Healthyfooditalia

Healthyfooditalia Dietista nel lavoro e nella vita: "healthy" nel food con uno sguardo attento al territorio, nel rispetto della salute e della convivialità prima di tutto.

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10/04/2026

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La Finlandia sta valutando una proposta importante per ripensare il mondo del lavoro: introdurre una settimana lavorativa di quattro giorni con giornate di sei ore. L’obiettivo principale è ridurre lo stress e aumentare la libertà personale, senza compromettere gli attuali livelli di produttività.

I sostenitori della proposta, tra cui la premier Sanna Marin, affermano che la ricchezza dovrebbe essere misurata in tempo, non soltanto in denaro. Questo cambiamento restituirebbe alle persone un tempo prezioso da dedicare al riposo, alla famiglia e ai propri interessi, con l’obiettivo di migliorare in modo significativo la qualità della vita.

Secondo i favorevoli, lavoratori più riposati sono anche più concentrati, e questo potrebbe tradursi in un aumento delle prestazioni e dell’innovazione. La proposta finlandese sta alimentando un dibattito globale su come trovare un equilibrio migliore tra lavoro, produttività e felicità.

10/04/2026

𝐒𝐜𝐚𝐭𝐭𝐢 𝐝𝐢 𝐜𝐫𝐞𝐬𝐜𝐢𝐭𝐚: 𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐚𝐟𝐟𝐫𝐨𝐧𝐭𝐚𝐫𝐥𝐢.

Quasi da un giorno all’altro, il tuo bimbo ti chiede il seno molto più spesso, è più appiccicoso del solito, lamentoso… e sembra non saziarsi mai?

Ti ritrovi tutto il giorno sul divano, con giusto il tempo per correre in bagno, e la sensazione che il seno sia vuoto — soprattutto la sera, quando lui si attacca ogni cinque minuti e tu ti chiedi: 𝑀𝑎 𝑚𝑖 𝑠𝑡𝑎𝑟𝑎̀ 𝑓𝑖𝑛𝑒𝑛𝑑𝑜 𝑖𝑙 𝑙𝑎𝑡𝑡𝑒?

È un continuo tira e molla, chiude gli occhi per pochi minuti e poi ricomincia da capo, tutto il giorno!

Tranquilla… se continua a bagnare i pannolini come sempre, molto probabilmente non c’è nulla che non va.

𝗠𝗼𝗹𝘁𝗼 𝗽𝗿𝗼𝗯𝗮𝗯𝗶𝗹𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗶𝗹 𝘁𝘂𝗼 𝗯𝗶𝗺𝗯𝗼 𝘀𝘁𝗮 𝘃𝗶𝘃𝗲𝗻𝗱𝗼 𝘂𝗻𝗼 𝗦𝗖𝗔𝗧𝗧𝗢 𝗗𝗜 𝗖𝗥𝗘𝗦𝗖𝗜𝗧𝗔 — 𝘂𝗻𝗮 𝗳𝗮𝘀𝗲 𝘀𝗽𝗲𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲, 𝗶𝗻 𝗰𝘂𝗶 𝘀𝘁𝗮 𝗳𝗮𝗰𝗲𝗻𝗱𝗼 𝗴𝗿𝗮𝗻𝗱𝗶 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗶 𝗮𝘃𝗮𝗻𝘁𝗶, 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗼𝗹𝗼 𝗻𝗲𝗹 𝗳𝗶𝘀𝗶𝗰𝗼, 𝗺𝗮 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗼 𝘀𝘃𝗶𝗹𝘂𝗽𝗽𝗼 𝗰𝗼𝗴𝗻𝗶𝘁𝗶𝘃𝗼 𝗲 𝗿𝗲𝗹𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲.

Sono momenti del tutto naturali in cui il corpo del tuo bambino “accelera” e ha bisogno di più latte. Infatti i bambini non crescono con ritmo costante, ma “a scatti”: ci sono fasi in cui crescono poco e altre in cui il loro fabbisogno aumenta… ed è proprio in quei giorni che sembrano più affamati, si attaccano più spesso e chiedono tanto contatto.

Questi momenti, chiamati anche “giorni di frequenza”, possono preoccupare, soprattutto se non si sa che esistono. Ma sono assolutamente normali e sì, il tuo bambino ti cerca di più al seno perché ha davvero bisogno di più latte.

▍𝗖𝗼𝗺𝗲 𝗰𝗮𝗽𝗶𝗿𝗲 𝘀𝗲 𝗶𝗹 𝘁𝘂𝗼 𝗯𝗶𝗺𝗯𝗼 𝘀𝘁𝗮 𝘃𝗶𝘃𝗲𝗻𝗱𝗼 𝘂𝗻𝗼 𝘀𝗰𝗮𝘁𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗰𝗿𝗲𝘀𝗰𝗶𝘁𝗮?

Durante questi momenti speciali, il suo comportamento cambia in modo evidente, proprio perché il suo corpo e la sua mente stanno facendo un grande salto in avanti.

Ecco i segnali più comuni:
▪️ Richiede il seno molto più spesso del solito.
▪️ La poppata è fatta di continui “attacca e stacca”.
▪️ È spesso irrequieto, sembra non accontentarsi mai.
▪️ Chiede il seno anche più frequentemente di notte.
▪️ In generale, dorme meno.
▪️ Ti sembra di rivivere i primi giorni di vita.
▪️ Può fare meno p**ì o c***a del solito.
▪️ Hai la sensazione di non capirlo più.
▪️ Ti senti disorientata.
▪️ Senti il seno “vuoto” e molle.

▍𝗔 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝘀𝗲𝗿𝘃𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗹𝗶 𝘀𝗰𝗮𝘁𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗰𝗿𝗲𝘀𝗰𝗶𝘁𝗮?

Sono fasi naturali in cui il tuo bambino ha bisogno di più energia, di più calorie, per affrontare i tanti cambiamenti che sta vivendo, sia nel corpo che nella mente.

Ed è proprio per questo che, anche se la tua produzione di latte in quel momento è “giusta”, ha bisogno che aumenti. Il suo modo per dirtelo? Chiederne di più. Più spesso, più a lungo, anche in orari insoliti.

𝗥𝗶𝗰𝗼𝗿𝗱𝗮 𝘀𝗲𝗺𝗽𝗿𝗲: 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗶𝗹 𝘀𝗲𝗻𝗼 𝘃𝗶𝗲𝗻𝗲 𝗱𝗿𝗲𝗻𝗮𝘁𝗼, 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗹𝗮𝘁𝘁𝗲 𝘀𝗶 𝗽𝗿𝗼𝗱𝘂𝗰𝗲.

Quando il tuo bimbo si attacca spesso in questi momenti, sta semplicemente stimolando il tuo corpo a produrre di più, perché sta crescendo… e il tuo latte si adatterà, come ha sempre fatto.

La ricerca ce lo dice chiaro: dopo soli tre giorni di poppate frequenti, i tuoi dotti lattiferi aumentano di numero e dimensione. Questo significa una cosa sola: più latte.

Il frequente e completo svuotamento del seno manda un segnale forte al tuo corpo: “qui serve più latte”. Ed è proprio questo che fa il tuo bimbo durante uno scatto di crescita: si attacca di più, stimola di più… e il corpo risponde.

Allattando più spesso, ogni volta che lo desidera e senza limiti di tempo, il tuo corpo produce più latte, seguendo perfettamente la logica della “domanda e offerta”.
Questo meccanismo è meraviglioso, perché consente al tuo bambino di imparare — fin da piccolissimo — ad autoregolarsi, mangiando secondo i suoi bisogni reali.

Dopo due o tre giorni di poppate intense, tutto si stabilizza: il tuo bambino torna ai suoi ritmi abituali… e tu potresti ritrovarti con i seni pieni e nessuno che li “ordina”! Ma niente panico: anche la produzione si adatterà di nuovo in pochi giorni. Il tuo corpo è saggio e fa squadra con il tuo bambino.

▍𝗤𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝘀𝗶 𝗽𝗿𝗲𝘀𝗲𝗻𝘁𝗮𝗻𝗼 𝗴𝗹𝗶 𝘀𝗰𝗮𝘁𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗰𝗿𝗲𝘀𝗰𝗶𝘁𝗮?

Non esiste una regola fissa, perché ogni bambino è diverso, con ritmi e bisogni unici.
Molto dipende dal tipo di parto, dall’inizio dell’allattamento, dal peso alla nascita e anche dalle settimane di gestazione.

I momenti più comuni in cui si verificano gli scatti di crescita sono nei primi giorni a casa e intorno ai 7-10 giorni, 2-3 settimane, 4-6 settimane, 3 mesi, 4 mesi, 6 mesi e 9 mesi (più o meno). Tuttavia, i bambini non seguono il calendario, quindi il tuo potrebbe comportarsi in modo diverso.
▹ kellymom.com/hot-topics/growth-spurts

A volte uno scatto di crescita può presentarsi anche dopo una fase in cui il bimbo ha poppato meno — magari per una difficoltà allattamento, una mastite o un malanno passeggero.

In genere, questi momenti intensi durano da un paio di giorni a circa una settimana.

▍𝗖𝗼𝗺𝗲 𝘀𝘂𝗽𝗲𝗿𝗮𝗿𝗲 𝗴𝗹𝗶 𝘀𝗰𝗮𝘁𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗰𝗿𝗲𝘀𝗰𝗶𝘁𝗮 𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗶𝗻𝘂𝗮𝗿𝗲 𝗮𝗱 𝗮𝗹𝗹𝗮𝘁𝘁𝗮𝗿𝗲 𝘀𝗲𝗿𝗲𝗻𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲?

La risposta è semplice: continua a fare quello che già stai facendo. Allatta. Asseconda il tuo bambino. Segui i suoi segnali. Sempre.

Attaccalo ogni volta che lo richiede, per tutto il tempo che vuole — anche se capita (spesso!) che abbia bisogno di poppare più durante la notte. Il tuo corpo lo sa: in breve tempo risponderà aumentando la produzione di latte… e il tuo bambino tornerà sereno e soddisfatto.

▍𝗣𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝗲̀ 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼𝗽𝗿𝗼𝗱𝘂𝗰𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗳𝗲𝗿𝗶𝗿𝗲 𝗰𝗼𝗻 𝗰𝗶𝘂𝗰𝗰𝗶 𝗼 𝘁𝗶𝘀𝗮𝗻𝗲 𝗱𝘂𝗿𝗮𝗻𝘁𝗲 𝘂𝗻𝗼 𝘀𝗰𝗮𝘁𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗰𝗿𝗲𝘀𝗰𝗶𝘁𝗮?

Il seno produce tanto più latte quanto più spesso viene svuotato e stimolato — e l’unico modo per farlo davvero è attraverso la suzione del bambino.

Se in quei momenti di grande richiesta offriamo il ciuccio, la camomilla o anche solo un po’ d’acqua, il bimbo sarà meno motivato ad attaccarsi. Questo riduce la frequenza e la durata delle poppate, e il tuo corpo riceverà un messaggio sbagliato: “non serve produrre di più”.

Anche una sola aggiunta può abbassare leggermente la produzione del giorno dopo.

▍𝗣𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝗶𝗻𝘁𝗿𝗼𝗱𝘂𝗿𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗹𝗮𝘁𝘁𝗲 𝗮𝗿𝘁𝗶𝗳𝗶𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲 𝗱𝘂𝗿𝗮𝗻𝘁𝗲 𝘂𝗻𝗼 𝘀𝗰𝗮𝘁𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗰𝗿𝗲𝘀𝗰𝗶𝘁𝗮 𝗽𝘂𝗼̀ 𝗿𝗶𝘀𝗰𝗵𝗶𝗮𝗿𝗲 𝗱𝗶 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼𝗽𝗿𝗼𝗱𝘂𝗰𝗲𝗻𝘁𝗲?

Certo, ci sono situazioni in cui l’aggiunta di latte artificiale è davvero necessaria — e in quei casi va data, senza sensi di colpa.
Negarla a tutti i costi quando serve, può essere dannoso.
Ma… è altrettanto vero che introdurre l’aggiunta quando non è necessaria può compromettere la produzione e la serenità dell’allattamento stesso, soprattutto se non vengono affiancate altre misure a protezione del seno.

Ecco cosa può accadere:
▪️Durante uno scatto di crescita, se il bambino riceve un biberon, si sazia velocemente e non sente più il bisogno di attaccarsi al seno. Ma se il seno non viene stimolato abbastanza, non aumenta la produzione.
▪️Il bambino inizierà a essere insoddisfatto al seno e cercherà sempre di più il biberon, rischiando col tempo di rifiutare il seno del tutto.
▪️L’allattamento misto, se non gestito con consapevolezza e supporto, può diventare faticoso e confuso: tra quantità di latte artificiale, segnali del bambino e gestione della giornata… può sembrare tutto più complicato.

▍𝗡𝗼𝗻 𝘀𝗲𝗶 𝘀𝗶𝗰𝘂𝗿𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝘀𝗶𝗮 𝘂𝗻𝗼 𝘀𝗰𝗮𝘁𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗰𝗿𝗲𝘀𝗰𝗶𝘁𝗮?

Se hai dubbi, se il tuo bambino ti sembra sempre insoddisfatto, se temi che non stia prendendo abbastanza latte o la situazione dura da più di qualche giorno… fermati un attimo e chiedi supporto.

🆘 Contatta un’ostetrica esperta in allattamento o una consulente IBCLC: potrà aiutarti a capire se si tratta davvero di uno scatto di crescita o se c’è qualcos’altro che sta ostacolando il vostro percorso.

Ricorda:
Gli scatti di crescita non causano dolore al seno o ragadi, non provocano ingorghi, e non iniziano nei primissimi giorni di vita.
Se noti questi segnali insieme a difficoltà nella crescita del bambino o dolore durante la poppata, probabilmente non è uno scatto di crescita — e hai bisogno di un aiuto competente, subito.

𝗡𝗼𝗻 𝗮𝘀𝗽𝗲𝘁𝘁𝗮𝗿𝗲 𝘁𝗿𝗼𝗽𝗽𝗼: 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝘃𝗲𝗻𝗶𝗿𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼 𝗽𝘂𝗼̀ 𝗱𝗮𝘃𝘃𝗲𝗿𝗼 𝗳𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝗱𝗶𝗳𝗳𝗲𝗿𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗲𝗴𝗴𝗲𝗿𝗶𝗿𝗲 𝗳𝗮𝘁𝗶𝗰𝗮 𝗲 𝗳𝗿𝘂𝘀𝘁𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲.

Questi momenti possono mettere davvero a dura prova: ci si sente stanche, sopraffatte, spesso ansiose. La preoccupazione di non avere abbastanza latte o di non riuscire a soddisfare il proprio bambino può diventare un pensiero fisso, e lo stress cresce.

Ma già il solo fatto di conoscere cosa sono gli scatti di crescita aiuta. Sapere che è tutto normale, che ha un senso, che è una fase e passerà… dà forza, chiarezza e ti permette di affrontare questi giorni con più sicurezza e fiducia.

★ Non sei sola. Il tuo corpo, il tuo bambino, e il vostro legame stanno facendo un lavoro meraviglioso. E tu stai facendo un lavoro incredibile.


𝒫𝓊𝑜𝒾 𝓁𝑒𝑔𝑔𝑒𝓇𝑒 𝒶𝓃𝒸𝒽𝑒:
“𝐂𝐨𝐬𝐚 𝐬𝐭𝐚 𝐬𝐮𝐜𝐜𝐞𝐝𝐞𝐧𝐝𝐨?!”: 𝐯𝐢𝐯𝐞𝐫𝐞 𝐮𝐧𝐨 𝐬𝐜𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐜𝐫𝐞𝐬𝐜𝐢𝐭𝐚.
https://www.facebook.com/share/1DZcCxEKu4/?mibextid=wwXIfr

▶️ Fonte:
✍🏻 lllitalia.org/21-domande-e-risposte/gestione-dell-8217allattamento/159-sara-uno-scatto-di-crescita.html
✍🏻 Dᴏᴛᴛ.ssᴀ Rᴏʙᴇʀᴛᴀ Tʀᴀᴍᴏɴᴛᴀɴᴏ, Iʙᴄʟᴄ
https://www.facebook.com/share/1A8KiXdBm3/?mibextid=wwXIfr
https://www.facebook.com/share/14FFQFbdeom/?mibextid=wwXIfr
✍🏻 latte-materno.com/come-affrontare-gli-scatti-di-crescita-e-continuare-ad-allattare
✍🏻 http://www.consulenteallattamento.it/2017/05/da-qualche-giorno-il-mio-bambino-vuole-stare-sempre-attaccato-che-succede-gli-scatti-di-crescita/
✍🏻 Pʀᴏғ.ssᴀ Aɴɢᴇʟɪᴄᴀ Dᴇssɪ̀, Pᴇᴅɪᴀᴛʀᴀ
https://www.instagram.com/reel/Coj0AuBtPid/?igshid=YmMyMTA2M2Y=



📷 wild.flow.her

!!!
04/04/2026

!!!

𝐌𝐚 𝐬𝐞𝐢 𝐬𝐢𝐜𝐮𝐫𝐚 𝐝𝐢 𝐚𝐯𝐞𝐫𝐞 𝐥𝐚𝐭𝐭𝐞?

𝑃𝑟𝑜𝑏𝑎𝑏𝑖𝑙𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑒̀ 𝑛𝑢𝑡𝑟𝑖𝑒𝑛𝑡𝑒.
𝐷𝑒𝑣𝑖 𝑎𝑠𝑝𝑒𝑡𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑡𝑟𝑒 𝑜𝑟𝑒 𝑡𝑟𝑎 𝑢𝑛𝑎 𝑝𝑜𝑝𝑝𝑎𝑡𝑎 𝑒 𝑙’𝑎𝑙𝑡𝑟𝑎.
𝐶𝑜𝑠𝑖̀ 𝑙𝑜 𝑣𝑖𝑧𝑖!
𝐸̀ 𝑐𝑜𝑙𝑝𝑎 𝑑𝑒𝑙 𝑡𝑢𝑜 𝑙𝑎𝑡𝑡𝑒 𝑠𝑒 𝑔𝑙𝑖 𝑣𝑒𝑛𝑔𝑜𝑛𝑜 𝑙𝑒 𝑐𝑜𝑙𝑖𝑐ℎ𝑒.
𝑁𝑜𝑛 𝑑𝑒𝑣𝑖 𝑚𝑎𝑛𝑔𝑖𝑎𝑟𝑒 𝑖 𝑏𝑟𝑜𝑐𝑐𝑜𝑙𝑖.
𝐿𝑜 𝑎𝑙𝑙𝑎𝑡𝑡𝑖 𝑎𝑛𝑐𝑜𝑟𝑎? 𝐺𝑢𝑎𝑟𝑑𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑜𝑟𝑚𝑎𝑖 𝑖𝑙 𝑙𝑎𝑡𝑡𝑒 𝑒̀ 𝑎𝑐𝑞𝑢𝑎.

Eccetera. Eccetera. Eccetera.
Quanti luoghi comuni, false credenze, pregiudizi deve affrontare una mamma che desidera nutrire al seno il suo bambino? Tanti. Così tanti che, tra le principali difficoltà incontrate nei primi tempi successivi alla nascita, molte madri ricordano proprio i consigli non richiesti e le critiche legate alle poppate.

Sì, perché, non si sa come né perché, ma di fronte a una mamma che allatta, tutti – ma proprio tutti – dalla suocera alla zia, dalla vicina di casa alla collega, allo sconosciuto incontrato per strada, si sentono in dovere e ovviamente in diritto di dire la loro. E la “loro”, in molti casi, se non tutti, è una sciocchezza.

Perché purtroppo tutti parlano di allattamento, ma pochi conoscono realmente l’argomento. La nostra è una società che ha perso confidenza con il normale funzionamento delle poppate. Siamo reduci da diversi decenni di blackout: con il boom del biberon e della formula artificiale, generazioni di donne non hanno allattato o hanno allattato per un periodo brevissimo, e non sappiamo più bene come si fa.

𝗘𝗱 𝗲̀ 𝘂𝗻 𝗽𝗿𝗼𝗯𝗹𝗲𝗺𝗮, 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝗼𝗴𝗴𝗶 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝘁𝗮𝗻𝘁𝗲, 𝘁𝗮𝗻𝘁𝗶𝘀𝘀𝗶𝗺𝗲, 𝗹𝗲 𝗱𝗼𝗻𝗻𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗮𝘃𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲𝗿𝗼 𝗱𝗲𝘀𝗶𝗱𝗲𝗿𝗮𝘁𝗼 𝗻𝘂𝘁𝗿𝗶𝗿𝗲 𝗮𝗹 𝘀𝗲𝗻𝗼 𝗶 𝗹𝗼𝗿𝗼 𝗯𝗮𝗺𝗯𝗶𝗻𝗶 𝗺𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝗰𝗶 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗿𝗶𝘂𝘀𝗰𝗶𝘁𝗲 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗿𝗶𝗼 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝗻𝗼𝗻 𝗵𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗿𝗶𝗰𝗲𝘃𝘂𝘁𝗼 𝗶𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗰𝗼𝗿𝗿𝗲𝘁𝘁𝗲, 𝗶𝗻𝗱𝗶𝘀𝗽𝗲𝗻𝘀𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶 𝗽𝗲𝗿 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗶𝗿𝗲 𝗰𝗼𝗻 𝗶𝗹 𝗽𝗶𝗲𝗱𝗲 𝗴𝗶𝘂𝘀𝘁𝗼, 𝗲 𝘀𝗼𝘀𝘁𝗲𝗴𝗻𝗼.

A intralciare la buona riuscita dell’allattamento sono i luoghi comuni, quelle vecchie credenze di cui la scienza ha ormai da tempo dimostrato l’infondatezza, ma che sono dure a morire. I falsi miti, ovvero tutte quelle aspettative irrealistiche relative al comportamento del bambino e alla gestione delle poppate (per intenderci, il bebè della pubblicità che mangia poche volte al giorno, dorme tutta la notte e sorride beato dalla sua sdraietta non è la norma, ma una rara eccezione); e infine i pregiudizi, quegli ingiustificati sospetti nei confronti, ad esempio, di un allattamento che prosegue dopo i primi mesi e, più in generale, della tenerezza e del profondo legame che unisce ogni mamma al suo bambino.

Tra indicazioni completamente sbagliate, critiche, mancanza di fiducia nei confronti delle potenzialità della madre di nutrire al meglio il proprio bambino, spesso allattare diventa un percorso a ostacoli, una strada in salita, anziché una piacevole esperienza.

A peggiorare la faccenda è il fatto che le “bufale” non arrivino solo dalla zia o dalla signora del piano di sotto. Può capitare infatti – ed è grave – che i consigli sconsiderati giungano da professionisti della salute, la cui voce risulta ovviamente più autorevole e può avere un forte impatto sulla fiducia in se stessa della neomamma e sulla riuscita dell’allattamento stesso.

Scientificamente parlando, ormai le risposte ci sono. I falsi miti sono già stati “sfatati”, ma nella nostra cultura – poco amica dell’allattamento – continuano imperterriti a circolare, interferendo spesso pesantemente con la buona riuscita delle poppate. E con il benessere (e il buon umore) delle mamme.

★ Mamme che, ricordiamolo, sono le prime esperte quando si parla del loro bambino e che dovrebbero ricevere parole di stima e di incoraggiamento, non appunti sul modo in cui allattano (davvero, tra un po’ dovremo scusarci per come, quanto, quando e dove allattiamo) e, più in generale, sulle loro scelte genitoriali.

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Gɪᴏʀɢɪᴀ Cᴏᴢᴢᴀ, Gɪᴏʀɴᴀʟɪsᴛᴀ ᴇ Sᴄʀɪᴛᴛʀɪᴄᴇ
𝑡𝑟𝑎𝑡𝑡𝑜 𝑑𝑎 https://www.facebook.com/share/15479ET5yH/?mibextid=wwXIfr



📷 Melbourne Photographer

🩵♥️
29/03/2026

🩵♥️


𝐋𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐥𝐮𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐧𝐚𝐭𝐮𝐫𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐥𝐥𝐚𝐭𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨.

Alcuni allattamenti finiscono da un giorno all'altro per decisione della mamma.
Altri finiscono gradualmente, sfumano nel tempo, il seno viene chiesto sempre più di rado, diventa una sola "ciucciatina" al giorno, poi a giorni alterni, poi si salta una settimana e... alla fine ci si dimentica entrambi.

La conclusione spontanea dell’allattamento infatti è un processo che spesso richiede molto tempo.

È difficile che un bambino di età inferiore a 2 o 3 anni decida di “svezzarsi”.

Non possiamo dire quando avverrà l’interruzione spontanea dell’allattamento di un piccolo, possiamo però dire che difficilmente sarà improvvisa. È un processo molto graduale e non si realizza dall’oggi al domani.

𝗡𝗲𝗹 𝗰𝗮𝘀𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗼 𝘀𝗰𝗶𝗼𝗽𝗲𝗿𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗽𝗼𝗽𝗽𝗮𝗻𝘁𝗲, 𝗶𝗻𝘃𝗲𝗰𝗲, 𝗰𝗶 𝘁𝗿𝗼𝘃𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗶𝗻 𝗽𝗿𝗲𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗱𝗶 𝘂𝗻 𝗿𝗲𝗽𝗲𝗻𝘁𝗶𝗻𝗼 𝗲 𝗳𝘂𝗹𝗺𝗶𝗻𝗲𝗼 𝗿𝗶𝗳𝗶𝘂𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝘀𝗲𝗻𝗼.


𝒫𝓊ℴ𝒾 𝓁ℯℊℊℯ𝓇ℯ 𝒶𝓃𝒸𝒽ℯ:
𝐐𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐢𝐥 𝐛𝐚𝐦𝐛𝐢𝐧𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐯𝐮𝐨𝐥𝐞 “𝐩𝐨𝐩𝐩𝐚𝐫𝐞”
www.lllitalia.org/quando-la-poppata-non-e-tranquilla/lm-cos-e-lo-sciopero-del-poppante/10019-articoli-e-approfondimenti/gestione-dell-allattamento/598-quando-il-bambino-non-vuole-poppare.html

La finestra biologica di slattamento si colloca tra i 2 e i 6 anni circa (in Occidente l’età media massima di slattamento si colloca intorno ai 4 anni).
Raggiunta questa età, una volta pronti, i bambini smettono da soli, senza bisogno di fare nulla, iniziano a perdere interesse per il seno, gradualmente, riducendo il numero delle poppate e la durata.

Sì, per davvero!

𝐶𝑜𝑚𝑒 𝑠𝑢𝑐𝑐𝑒𝑑𝑒𝑟𝑎̀?

La richiesta di poppare diurna e notturna diminuisce (una volta scavalcato il picco dei 24 mesi circa).
Iniziano a dormire tutta la notte, a “dimenticarsi” alcune poppate, ad essere sereni anche senza poppare tutto il giorno, cosa che alcuni mesi prima forse sembrava impossibile. E invece è così, i bambini crescono e a volte cambiano tantissimo nel giro di qualche settimana, qualche mese.

Noterai che di fronte a situazioni critiche (es. grandi emozioni) chiedono la tua presenza e contatto senza poppare (anche se potrebbe chiedere di mettere la mano sul seno o potrebbe poggiarci la testa).

Oppure cercheranno la tua interazione in nuove modalità, per esempio giocando e accogliendo le coccole in una modalità “nuova”.

Alcune volte i bimbi allattati smettono di chiedere il seno durante una successiva gravidanza della mamma. Anche se non ci sono gravidanze di mezzo, tra i due e i quattro anni arriva il momento in cui i nostri piccoli iniziano ad andare incontro al mondo senza bisogno del seno e del latte materno.

𝑄𝑢𝑎𝑛𝑑𝑜 𝑠𝑢𝑐𝑐𝑒𝑑𝑒𝑟𝑎̀?

I bambini non hanno bisogno del latte materno per un periodo standard uguale per tutti, un periodo deciso a priori da pediatri e esperti. Il latte materno, infatti, non è solo un insieme formidabile di sostanze nutritive che si adeguano al fabbisogno del bambino man mano che cresce, ma è anche un mezzo per sentire il calore e la sicurezza del contatto con la mamma.

Alcuni bambini spontaneamente decidono che non hanno più bisogno di poppare, svezzandosi abbastanza presto (comunque, di solito, non prima dei 2 anni). Ma altri bambini hanno bisogno di un contatto più prolungato con il seno materno.

▍𝗖𝗼𝗺𝗲 𝘀𝗶 𝘀𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗶𝗹 𝗯𝗮𝗺𝗯𝗶𝗻𝗼?

Se non ci sono forzature e il distacco avviene in modo molto graduale, e come ogni altro grande progresso, questo percorso può prevedere anche dei momenti di regressione, momenti che possono durare anche settimane o mesi. Come se il bambino facesse la prova di come si sta senza seno, ma poi si accorgesse di essere cresciuto troppo in fretta. Quindi decide di ritornare indietro per un pochino, per godersi ancora quei momenti. Spesso, poi, quando il momento regressivo si conclude, il salto è ancora più grande.

Infatti, questo non è un percorso lineare, ma ad ondate, finché non si stabilizza. In uno slattamento guidato dal bambino, questo cammino si sedimenta in mesi/anni.

Ci sono infiniti modi di allontanarsi dal seno, mille modalità diverse, e solo lasciando fare al nostro bambino saremo sicure di aver rispettato il suo particolare progetto, il suo particolare percorso che lo porterà a diventare “grande”.

▍𝗖𝗼𝗺𝗲 𝘀𝗶 𝘀𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗹𝗮 𝗺𝗮𝗺𝗺𝗮?

Se è arrivata fino a questo punto in modo sereno, senza provare ad accelerare il distacco, probabilmente si accorgerà che l’allattamento sta rallentando, senza sapere esattamente da quando sta avvenendo il cambiamento. Questo significa che davvero le cose sono andate gradualmente.

Proverà sentimenti contrastanti forse, come è normale che succeda. Gioia nel vedere il proprio piccolo che cresce e che riesce a fare a meno del seno, malinconia nel ricordare il proprio piccolo quando era sempre attaccato al seno, sollievo nel non sentirsi più “ostaggio” ogni qual volta si siede sul divano, e voglia di scoprire nuovi modi di stare insieme.

Allattare non deve diventare un modo per “legare a sé” il proprio bambino. Ci possono essere casi in cui le mamme hanno delle difficoltà in questo senso e “usano” l’allattamento come occasione di simbiosi, ma questi sono casi limite e sarebbero problematici anche senza allattamento.

▍𝗖𝗼𝘀𝗮 𝘀𝘂𝗰𝗰𝗲𝗱𝗲 𝗮𝗹 𝘀𝗲𝗻𝗼 𝗱𝗼𝗽𝗼 𝗮𝘃𝗲𝗿 𝘀𝗺𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗱𝗶 𝗮𝗹𝗹𝗮𝘁𝘁𝗮𝗿𝗲?

➤ Se il processo di slattamento è molto drastico e veloce (smettere da un giorno all’altro in particolare quando ci sono ancora molte poppate, fasciare il seno, non bere, assumere la cabergolina…), il seno viene esposto ad un rischio aumentato di sviluppare ingorghi (o peggio, mastiti).
In quel caso, l’ultima cosa da fare è proprio smettere di drenarlo. Un seno che è andato incontro ad un’involuzione forzatamente repentina, tende a perdere tonicità e pienezza in modo duraturo e definitivo (ovviamente parliamo in termini statistici).

➤ Se il percorso di slattamento, invece, è graduale, puoi vedere all’opera la grande competenza del tuo corpo. A seconda delle situazioni, si può percepire una leggera sensazione pienezza che delicatamente si ritira (eventualmente con il supporto della spremitura manuale) oppure potresti non notare nulla: il tuo corpo sta bene, è tutto ok. Il seno sta portando avanti l’involuzione con fluidità.
Potresti notare una transitoria minore tonicità del seno che solitamente tende a rientrare nel corso dei mesi (in alcuni casi anche un po’ di più).

𝐸 𝑐𝑜𝑠𝑎 𝑠𝑢𝑐𝑐𝑒𝑑𝑒 𝑎𝑙 𝑙𝑎𝑡𝑡𝑒?

Una volta sparita l’eventuale sensazione di pienezza, puoi rilassarti: tutto sta procedendo.
Prima, però, che il latte scompaia del tutto passeranno mesi, in alcuni casi anni.

È ciò che hanno notato le mamme che hanno fatto un’istintiva spremitura (per esempio sotto la doccia) e che hanno visto uscire una goccia di latte simil-colostro, a distanza di molto tempo dall’ultima poppata.


𝒫𝓊ℴ𝒾 𝓁ℯℊℊℯ𝓇ℯ 𝒶𝓃𝒸𝒽ℯ:
𝐋’𝐮𝐥𝐭𝐢𝐦𝐚 𝐠𝐨𝐜𝐜𝐢𝐚…
https://www.facebook.com/share/1CbNnLhyqH/?mibextid=WC7FNe

▶️ Fonte:
✍🏻 www.luciatrabbiapsicologa.com/articoli/2021/03/la-conclusione-naturale-dell-allattamento/
✍🏻 Mᴀʀɪᴋᴀ Nᴏᴠᴀʀᴇsɪᴏ, Iʙᴄʟᴄ
www.instagram.com/p/Cl_Zc_Soztj/?utm_source=ig_web_copy_link
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📷 thelapisu

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24/03/2026

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𝐄𝐜𝐜𝐨 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞̀ 𝐢 𝐛𝐢𝐦𝐛𝐢 𝐚𝐟𝐫𝐢𝐜𝐚𝐧𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐩𝐢𝐚𝐧𝐠𝐨𝐧𝐨.

𝐽. 𝐶𝑙𝑎𝑖𝑟𝑒 𝐾. 𝑁𝑖𝑎𝑙𝑎 𝑒̀ 𝑢𝑛𝑎 𝑑𝑜𝑛𝑛𝑎 𝑎𝑓𝑟𝑖𝑐𝑎𝑛𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑣𝑖𝑣𝑒 𝑛𝑒𝑙 𝑅𝑒𝑔𝑛𝑜 𝑈𝑛𝑖𝑡𝑜 𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑟𝑎𝑐𝑐𝑜𝑛𝑡𝑎 𝑖 𝑝𝑟𝑖𝑚𝑖 𝑚𝑒𝑠𝑖 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑠𝑢𝑎 𝑣𝑖𝑡𝑎 𝑖𝑛𝑠𝑖𝑒𝑚𝑒 𝑎 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑠𝑢𝑎 𝑏𝑎𝑚𝑏𝑖𝑛𝑎, 𝑟𝑎𝑐𝑐𝑜𝑛𝑡𝑎 𝑑𝑖 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑒̀ 𝑠𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑓𝑎𝑐𝑖𝑙𝑒 𝑒 𝑑𝑖 𝑐𝑜𝑚𝑒 ℎ𝑎 𝑎𝑓𝑓𝑟𝑜𝑛𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑙𝑒 𝑑𝑖𝑓𝑓𝑖𝑐𝑜𝑙𝑡𝑎̀ 𝑚𝑎 𝑠𝑜𝑝𝑟𝑎𝑡𝑡𝑢𝑡𝑡𝑜 𝑟𝑎𝑐𝑐𝑜𝑛𝑡𝑎 𝑑𝑖 𝑐𝑜𝑚𝑒 ℎ𝑎 𝑐𝑎𝑝𝑖𝑡𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑏𝑖𝑠𝑜𝑔𝑛𝑎 𝑠𝑎𝑝𝑒𝑟 “𝑙𝑒𝑔𝑔𝑒𝑟𝑒” 𝑖 𝑛𝑜𝑠𝑡𝑟𝑖 𝑓𝑖𝑔𝑙𝑖…

Sono nata e cresciuta in Kenya e in Costa d’Avorio. All’età di quindici anni mi sono trasferita nel Regno Unito. Tuttavia, ho sempre saputo che avrei voluto crescere i miei figli (quando li avrei avuti) nella mia terra, in Kenya. E sì, ho sempre dato per scontato che li avrei avuti. Sono una donna africana moderna, con due lauree e parte della quarta generazione di donne lavoratrici nella mia famiglia, ma quando si parla di figli, sono profondamente africana. La convinzione è che senza figli non si sia completi; i bambini sono una benedizione a cui sarebbe f***e rinunciare. In realtà, la questione nemmeno si pone.

Ho iniziato la mia gravidanza nel Regno Unito, ma il desiderio di partorire in Kenya era così forte che, nel giro di cinque mesi dalla scoperta della gravidanza, ho venduto la mia attività, avviato una nuova impresa e cambiato casa e Paese. Ho fatto quello che fanno molte future madri inglesi: ho letto voracemente 𝑂𝑢𝑟 𝐵𝑎𝑏𝑖𝑒𝑠, 𝑂𝑢𝑟𝑠𝑒𝑙𝑣𝑒𝑠, 𝑈𝑛𝑐𝑜𝑛𝑑𝑖𝑡𝑖𝑜𝑛𝑎𝑙 𝑃𝑎𝑟𝑒𝑛𝑡𝑖𝑛𝑔, tutto ciò che avevo a disposizione di Sears e molti altri testi. (Mia nonna in seguito mi avrebbe detto che i bambini non leggono libri e che l’unico libro da leggere era mia figlia). Tutto ciò che studiavo affermava che i neonati africani piangessero meno di quelli europei. Questo mi incuriosiva.

Una volta tornata in Kenya, ho osservato. Ho cercato madri e bambini e ho scoperto che erano ovunque, anche se i neonati molto piccoli, sotto le sei settimane, tendevano a restare a casa. La prima cosa che ho notato è che, nonostante la loro presenza diffusa, vedere davvero un neonato kenyota è quasi impossibile. Sono sempre avvolti con grande cura prima di essere portati in braccio o legati alla schiena della madre (o talvolta del padre). Persino i bambini più grandicelli, portati sulla schiena, sono ulteriormente protetti dagli agenti esterni da una coperta spessa. Se si riesce a scorgere una manina o un piedino, è già tanto, figuriamoci un occhio o un naso. Questo avvolgimento è una sorta di prolungamento del grembo materno, un bozzolo che protegge il neonato dalle sollecitazioni del mondo esterno in cui sta entrando.

La mia seconda osservazione è stata di natura culturale. Nel Regno Unito si accetta che i bambini piangano. In Kenya, invece, si dà per scontato che un bambino non debba piangere. Se lo fa, significa che qualcosa non va e bisogna intervenire immediatamente. Mia cognata inglese lo ha riassunto bene: “Qui la gente davvero non sopporta che un bambino pianga, vero?”

Tutto è diventato ancora più chiaro quando ho finalmente partorito e mia nonna è venuta dal villaggio a trovarmi. Mia figlia, in effetti, piangeva parecchio. Esausta e frustrata, dimenticavo tutto ciò che avevo letto e talvolta piangevo con lei. Per mia nonna, però, la soluzione era semplice: 𝑁𝑦𝑜𝑛𝑦𝑜 (allattala!). Era la risposta a ogni singolo vagito.

A volte era un pannolino bagnato, altre volte il bisogno di essere presa in braccio o di fare il ruttino, ma nella maggior parte dei casi voleva solo stare al seno, che si trattasse di nutrirsi o semplicemente di trovare conforto. La portavo addosso quasi sempre, dormivamo insieme, e l’allattamento continuo era la naturale estensione di questo legame.

Così ho scoperto il segreto – per nulla complicato – della calma dei neonati africani: una relazione simbiotica in cui i bisogni vengono soddisfatti immediatamente, senza preconcetti su cosa “dovrebbe” accadere, ma accogliendo ciò che realmente stava succedendo nel momento presente. La verità era che mia figlia si nutriva molto più frequentemente di quanto avessi mai letto e almeno cinque volte più spesso rispetto a certi rigidi schemi di allattamento.

Quando aveva circa quattro mesi, proprio quando molte madri iniziano a introdurre i cibi solidi come suggerito dalle linee guida precedenti, mia figlia tornò a chiedere il seno ogni ora, come un neonato. Fu uno shock. Fino a quel momento, gli intervalli tra le poppate si erano allungati gradualmente e avevo persino iniziato a trattare qualche paziente senza il timore che il mio seno colasse o che la tata interrompesse la seduta per dirmi che la bambina doveva mangiare.

La maggior parte delle madri nel mio gruppo aveva già introdotto il baby rice (per allungare il tempo tra una poppata e l’altra), e tutti i professionisti – pediatri, persino doule – ci rassicuravano che andava bene. Ci dicevano che avevamo fatto un lavoro straordinario ad allattare esclusivamente per quattro mesi e che anche noi madri avevamo bisogno di riposo. Ma qualcosa non mi convinceva. Quando provai, senza convinzione, a mescolare un po’ di papaya (il cibo tradizionale per lo svezzamento in Kenya) con il mio latte per offrirlo a mia figlia, lei lo rifiutò categoricamente.

Così chiamai mia nonna. Lei rise e mi chiese se stavo ancora leggendo libri. Poi mi spiegò con calma che l’allattamento non è un processo lineare. “Sarà lei a farti capire quando è pronta per il cibo – e anche il suo corpo lo farà.”

“E nel frattempo che faccio?” chiesi.

“Fai come prima: 𝑛𝑦𝑜𝑛𝑦𝑜 (allattala) regolarmente”.

Così la mia vita rallentò di nuovo, fino quasi a fermarsi. Mentre molte mie coetanee si vantavano di come i loro bambini dormissero di più dopo l’introduzione dei solidi, io mi svegliavo ogni ora o due con mia figlia e rimandavo il mio ritorno al lavoro.

Inconsapevolmente, stavo diventando un punto di riferimento per altre madri. Il mio numero circolava e, mentre allattavo, mi trovavo spesso a dire: “Sì, continua ad allattarlo/la. Sì, anche se l’hai appena fatto. Sì, oggi potresti non riuscire nemmeno a toglierti il pigiama. No, forse questo non è il momento di tornare al lavoro, se puoi permettertelo.” E, infine, rassicuravo sempre: “Andrà meglio.” Anche se, per me, ancora non era così.

Poco prima che mia figlia compisse cinque mesi, siamo tornate nel Regno Unito per un matrimonio. Non avendo molte altre distrazioni, sono riuscita a mantenere il suo ritmo di poppate. Anche se ricevevo sguardi perplessi mentre allattavo in pubblico (le stanze per l’allattamento erano spesso nei bagni, e non riuscivo a usarle), ho continuato.

A tavola, al ricevimento, qualcuno ha commentato: “È una bambina così tranquilla… anche se mangia molto.” Ho sorriso in silenzio. Un’altra persona ha aggiunto: “Ho letto da qualche parte che i bambini africani piangono meno.” Non ho potuto fare a meno di ridere.

La saggezza gentile di mia nonna:
▪️Offri il seno ogni volta che il tuo bambino è inquieto, anche se ha appena mangiato.
▪️Dormi con lui/lei: potrai allattarlo prima che si svegli completamente e riposare di più.
▪️Porta sempre a letto con te un thermos di acqua calda per rimanere idratata.
▪️Rendi l’allattamento la tua priorità, specialmente durante i periodi di crescita, e lascia che gli altri si occupino del resto.

★ Ascolta il tuo bambino, non i libri. L’allattamento non è lineare: segue un percorso fatto di alti e bassi e anche di cerchi. Tu sei l’esperta dei bisogni del tuo bambino.

🗨️
J. Cʟᴀɪʀᴇ K. Nɪᴀʟᴀ ɪs ᴀ ᴍᴏᴛʜᴇʀ, ᴏsᴛᴇᴏᴘᴀᴛʜ & ᴡʀɪᴛᴇʀ ʙᴀsᴇᴅ ɪɴ Nᴀɪʀᴏʙɪ, Kᴇɴʏᴀ
𝑡𝑟𝑎𝑡𝑡𝑜 𝑑𝑎 https://www.incultureparent.com/why-african-babies-dont-cry/



📷 freshpinephotos_stlmotherhood

Per questo le manine dei bimbi non si toccano..e i pavimenti puliti…♥️
22/03/2026

Per questo le manine dei bimbi non si toccano..e i pavimenti puliti…♥️

𝐋𝐞 𝐦𝐚𝐧𝐢𝐧𝐞: 𝐮𝐧 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐝𝐚 𝐬𝐜𝐨𝐩𝐫𝐢𝐫𝐞!

𝑇𝑖 𝑠𝑒𝑖 𝑚𝑎𝑖 𝑐ℎ𝑖𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑝𝑒𝑟𝑐ℎ𝑒́ 𝑡𝑢𝑜 𝑓𝑖𝑔𝑙𝑖𝑜 𝑚𝑒𝑡𝑡𝑒 𝑙𝑒 𝑚𝑎𝑛𝑖 𝑖𝑛 𝑏𝑜𝑐𝑐𝑎 𝑒 𝑝𝑜𝑖 𝑖𝑛𝑖𝑧𝑖𝑎 𝑎 𝑝𝑜𝑟𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑔𝑙𝑖 𝑜𝑔𝑔𝑒𝑡𝑡𝑖 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑏𝑜𝑐𝑐𝑎? 𝑇𝑖 𝑒̀ 𝑚𝑎𝑖 𝑣𝑒𝑛𝑢𝑡𝑜 𝑖𝑙 𝑑𝑢𝑏𝑏𝑖𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑓𝑜𝑠𝑠𝑒 𝑠𝑏𝑎𝑔𝑙𝑖𝑎𝑡𝑜 𝑒 𝑚𝑎𝑔𝑎𝑟𝑖 ℎ𝑎𝑖 𝑝𝑟𝑜𝑣𝑎𝑡𝑜 𝑎 𝑓𝑒𝑟𝑚𝑎𝑟𝑙𝑜?

Alla nascita, i movimenti dei neonati sono poco fluidi e poco coordinati, a causa dell’immaturità del sistema nervoso. È tutto normale!

Intorno al terzo mese di vita (più o meno, perché ogni bambino ha i suoi tempi), il piccolo inizia a unire le manine e a sviluppare la coordinazione tra le due mani. Questo è un momento fondamentale per la sua crescita e per la scoperta di sé. Lasciarlo esplorare liberamente e portare le mani alla bocca è un passo naturale e importante per il suo sviluppo sensoriale!

Sentiamo troppo spesso dire “togli le manine dalla bocca”, ma qui diciamo un bel NO!

𝗠𝗲𝘁𝘁𝗲𝗿𝗲 𝗹𝗲 𝗺𝗮𝗻𝗶 𝗶𝗻 𝗯𝗼𝗰𝗰𝗮 𝗲̀ 𝗳𝗼𝗻𝗱𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮𝗹𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗹’𝗲𝘀𝗽𝗹𝗼𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗲 𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗻𝗼𝘀𝗰𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗿𝗶𝗼 𝗰𝗼𝗿𝗽𝗼!

La mano e la bocca sono strumenti essenziali nello sviluppo del bambino, non solo da un punto di vista motorio, ma anche cognitivo e linguistico. Attraverso di loro, il piccolo impara, scopre il mondo e acquisisce nuove competenze.

È fisiologico e assolutamente corretto che i neonati mettano le mani in bocca. Questo gesto, che può sembrare banale, è in realtà un passaggio fondamentale per il loro sviluppo e porta con sé tanti benefici:
➤ il bambino prende consapevolezza del proprio corpo e impara a controllarlo
➤ attraverso la bocca scopre nuove sensazioni e prepara il terreno per la futura alimentazione
➤ utile soprattutto in fase di dentizione per alleviare il fastidio
➤ passaggi fondamentali per lo sviluppo del linguaggio
➤ aiuta il bambino a migliorare la precisione dei movimenti e la capacità di afferrare gli oggetti
➤ proprio come nel grembo materno, succhiare le manine aiuta il piccolo a calmarsi e a sentirsi al sicuro.
➤ le manine (così come i piedini) contribuiscono a mantenere l’equilibrio della temperatura corporea.

Durante le varie tappe dello sviluppo motorio, come rotolarsi, stare in posizione prona o sedersi, le manine svolgono un ruolo fondamentale. Lavorano intensamente per la formazione dell’arco palmare, una struttura essenziale per la motricità fine.
Infatti, alla nascita le mani dei neonati sono piatte e l’arco si sviluppa progressivamente attraverso il movimento e l’esplorazione. Più il bambino usa le mani, più questo processo si rinforza, permettendogli di acquisire abilità sempre più precise.

Nulla avviene per caso!

La mano e la bocca sono collegate a livello cerebrale. Quando il tuo bimbo esplora con le mani, sta facendo un’esperienza che, in modo indiretto, coinvolge anche la bocca. Questo gli servirà per mangiare, articolare i suoni e, più avanti, per parlare.

Quindi lascialo libero di esplorare: prima mettendo le mani in bocca, poi afferrando i giochi e portandoli alla bocca.

𝗟𝗮𝘀𝗰𝗶𝗮𝗹𝗼 𝗹𝗶𝗯𝗲𝗿𝗼 𝗱𝗶 𝘀𝗽𝗲𝗿𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮𝗿𝗲, 𝗱𝗶 𝘁𝗼𝗰𝗰𝗮𝗿𝗲 𝗺𝗮𝘁𝗲𝗿𝗶𝗮𝗹𝗶 𝗱𝗶𝘃𝗲𝗿𝘀𝗶, 𝗱𝗶 𝗲𝘀𝗽𝗹𝗼𝗿𝗮𝗿𝗲 𝗰𝗼𝗻 𝗹𝗲 𝗺𝗮𝗻𝗶 𝗹’𝗮𝗺𝗯𝗶𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗹𝗼 𝗰𝗶𝗿𝗰𝗼𝗻𝗱𝗮.

E non avere fretta di farlo stare in piedi! Impara molto di più con le mani che con i piedi.

𝐼𝑛 𝑐𝑜𝑛𝑐𝑙𝑢𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒, 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑝𝑢𝑜𝑖 𝑎𝑖𝑢𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑡𝑢𝑜 𝑓𝑖𝑔𝑙𝑖𝑜 𝑎 𝑠𝑣𝑖𝑙𝑢𝑝𝑝𝑎𝑟𝑒 𝑢𝑛 𝑏𝑢𝑜𝑛 𝑢𝑠𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑠𝑢𝑒 𝑚𝑎𝑛𝑖?⁣

Lasciandolo libero di esplorare, di muoversi, di toccare materiali e oggetti diversi, in modo che possa acquisire tutte le competenze di cui ha bisogno!⁣


𝒫𝓊ℴ𝒾 𝓁ℯℊℊℯ𝓇ℯ 𝒶𝓃𝒸𝒽ℯ:
𝐃𝐢𝐭𝐨, 𝐜𝐢𝐮𝐜𝐜𝐢𝐨 𝐨 𝐧𝐞𝐬𝐬𝐮𝐧𝐨 𝐝𝐞𝐢 𝐝𝐮𝐞? 𝐏𝐫𝐨 𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨.
www.uppa.it/ciuccio-si-no/

▶️ Fonte:
✍🏻 Eʟᴇɴᴀ Bᴏʟʟɪ, Osᴛᴇᴏᴘᴀᴛᴀ ᴇ Tɴᴘᴇᴇ
https://www.facebook.com/share/16E4nTt9oZ/?mibextid=wwXIfr
✍🏻 Vᴀʟᴇɴᴛɪɴᴀ Fᴀɢɴᴀɴɪ, Osᴛᴇᴏᴘᴀᴛᴀ
https://www.facebook.com/share/1AESWUa3Rq/?mibextid=wwXIfr
✍🏻 Lɪsᴀ D’Aᴍʙʀᴏsɪᴏ, Osᴛᴇᴏᴘᴀᴛᴀ
www.instagram.com/p/CMhU9bslkCd/?igshid=YmMyMTA2M2Y=

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