Io Non Mi Stresso

Io Non Mi Stresso Psicoterapeuta per passione �
Sorridente per natura �
Insieme capiremo come affrontare ansia, pa Un martedì ogni 15 giorni esce un nuovo TeaPost sul blog.

Ogni giorno lancio un sassolino qui sui social sperando apra nuovi spunti di riflessione. Mi trovate in studio a Saronno, ma grazie a Skype faccio sedute in tutto il mondo!

15/04/2026

Parliamo spesso di cosa succede durante un attacco di panico, ma anche i momenti successivi (e spesso anche i giorni successivi) non è che siano 'sta passeggiata di salute!

Come ci si sente dopo un attacco di panico? Vi riassumo quello che mi viene raccontato più spesso. Anche voi vi sentite a terra dopo un attacco di panico? E come vivete quei momenti?

Quando si parla di procrastinazione, sui social diamo quasi sempre la colpa al "perfezionismo" (con un certo grado di au...
14/04/2026

Quando si parla di procrastinazione, sui social diamo quasi sempre la colpa al "perfezionismo" (con un certo grado di autocompiacimento, in molti casi), ma la verità è che ognuno di noi ha il suo innesco personale. Magari rimandiamo perché iniziare quella cosa nuova ci fa scontrare con la sensazione di sentirci incapaci, vulnerabili o semplicemente sopraffatti.

Il punto centrale è che non esiste una spiegazione universale, ma sappiamo che la procrastinazione è in realtà una strategia di regolazione emotiva. Non stiamo fuggendo dal compito in sé: stiamo fuggendo dall'emozione scomoda che quel compito ci suscita.

La prossima volta che vi scoprite a rimandare, fatevi questa domanda: "Quale emozione sto cercando disperatamente di non sentire in questo momento?".

Qual è la cosa che stiamo rimandando da più tempo? Proviamo a fare gli investigatori: che emozione si nasconde davvero dietro quel "blocco"?

13.04.2026 - GIORNO DI NEWSLETTER 📬Stare in silenzio può avere tante sfaccettature: può essere rilassante o addirittura ...
12/04/2026

13.04.2026 - GIORNO DI NEWSLETTER 📬
Stare in silenzio può avere tante sfaccettature: può essere rilassante o addirittura rigenerante, può essere fonte di imbarazzo e ansia. In terapia, è spesso associato a qualcosa di negativo e sbagliato. In realtà, ha una sua utilità.

Nella newsletter di questo mese troverete:
🛋️ Appunti dal divano
Spunti che ho messo insieme dalle sedute di terapia. Li appoggio sul tavolo e li trasformo in spunti di riflessione.

📬La posta che non stressa
Una vostra lettera e qualche sassolino di riflessione, senza soluzioni pronte.

📺 L’angolo TV Therapy
Le serie come specchio. Prendiamo una serie e la usiamo come spunto per capire meglio noi stessi, stando sul tema del mese.

☕️ Il tutto arriva, come sempre, dritto nella vostra casella mail all’ora del the.
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ℹ️📬 La newsletter che non stressa arriva una volta al mese.
Nasce dalle lettere che mi scrivete e prova a fare una cosa semplice: tenervi compagnia mentre ci pensate.
Se non siete iscritti, trovate il link in bio o su Substack.

07/04/2026

In clinica ci sono moltissimi modi per leggere e affrontare la fame nervosa (o emotional eating).

Personalmente, trovo che il "lavoro sulle parti" sia uno dei metodi più potenti ed efficaci in assoluto. Perché ti permette di vedere chiaramente una cosa fondamentale: non sei tu ad essere "sbagliato" o senza forza di volontà, ma ci sono diverse voci dentro di te che si attivano e, spesso, entrano in lotta tra loro.

L'innesco di un'abbuffata non è sempre lo stesso.
Non è detto che tutto parta per forza da un severo "Critico Interno" che ti giudica. A volte a far scattare la scintilla è un senso di profonda sopraffazione, una giornata che ti ha richiesto troppe energie, un senso di solitudine o una tristezza che ti cade addosso all'improvviso.

Ma in mezzo a questa varietà di inneschi, c'è una verità clinica che rimane sempre costante: tutte queste emozioni pesanti finiscono per premere sul nostro Bambino Vulnerabile. Il Bambino Vulnerabile è quella parte di noi bambina che si sente schiacciata, spaventata, stanca o non vista.

Quando il dolore o l'ansia di questo bambino diventano troppo forti da tollerare, il nostro sistema va in allarme. Ed è qui che scende in campo un'altra parte di noi: il Protettore.

Il Protettore vede il bambino in difficoltà e si affretta a consolarlo, a metterlo al riparo dal dolore. E per farlo, usa lo strumento più veloce, accessibile e anestetizzante che conosce: il cibo.

Svuotare la dispensa non è un atto di auto-sabotaggio, è un disperato tentativo di auto-cura andato in tilt. È una parte di te che sta cercando di proteggerne un'altra.

Guarire dalla fame nervosa in terapia non significa mettersi a dieta o combattere contro il cibo. Significa imparare a consolare quel Bambino Vulnerabile in modo nuovo, così che il tuo Protettore non debba più usare il cibo per salvarti.

Troppo spesso etichettiamo come "capricci" quelli che in realtà sono messaggi cifrati del mondo interno del bambino. Ma ...
31/03/2026

Troppo spesso etichettiamo come "capricci" quelli che in realtà sono messaggi cifrati del mondo interno del bambino. Ma la selettività alimentare ha radici profonde, che vanno ben oltre il gusto.

I motivi della selettività vanno ricercati nella storia personale e familiare. In questo carosello vediamo qualche possibile motivo (poi ce li approfondiremo uno per uno con dei video).

Comprendere perché accade è il primo passo per abbassare la tensione a tavola e ritrovare la un minimo di serenità durante i pasti.

In psicologia esiste una distinzione fondamentale che spesso non viene spiegata fuori dagli studi: quella tra diagnosi d...
30/03/2026

In psicologia esiste una distinzione fondamentale che spesso non viene spiegata fuori dagli studi: quella tra diagnosi descrittiva (cosa ho) e diagnosi di funzionamento (chi sono).

❓A cosa serve la diagnosi di funzionamento?
A differenza dei manuali che raggruppano i sintomi, la diagnosi di funzionamento è un abito su misura. Serve a dare un senso logico a comportamenti che oggi ti sembrano assurdi o autodistruttivi, ma che un tempo sono stati la tua migliore strategia di difesa.

🧐 Come si fa?
Non esiste un metodo unico. Ogni terapeuta, in base al suo approccio (psicoterapia dinamica, cognitiva, sistemica, ecc.), userà lenti diverse:
- Alcuni si concentreranno sui tuoi primi legami affettivi.
- Altri sui tuoi schemi di pensiero attuali.
- Altri ancora sul modo in cui le tue emozioni si manifestano nel corpo.

L'obiettivo però è lo stesso per tutti: costruire la mappa del modo in cui il paziente si muove con sé stesso, con gli altri e nel mondo.

26/03/2026

Capita spesso: una festa di compleanno, l'attesa del Natale, una gita desiderata. Tutto bellissimo, ma all'improvviso...è crisi!
Come genitori ci sentiamo spiazzati: "Ma come, non eri felice?".

Sì, ero (e sono) anche felice, ma sono scoppiate anche altre emozioni che non so integrare tra loro e, non sapendolo fare, vado in crisi.

I bambini (ma, diciamolo, capita anche a noi grandi!) fanno fatica a tenere insieme due emozioni opposte. Per loro, due robe così giganti non possono convivere pacificamente: si scontrano, li tirano da una parte all'altra, creando un cortocircuito che scaricano con il pianto o la rabbia.

Un buon primo passo per aiutarli a regolare meglio queste emozioni, è proprio riconoscerle: esistono diverse sfumature nei nostro pancini e a volte si mescolano, così, come con il didò.

Ecco un modo per spiegarlo che usiamo spesso in terapia e potete replicare anche a casa.
Bonus con i più grandicelli: lasciate scegliere loro i colori e potete spingervi anche su sfumature più raffinate (delusione, vergogna...).

Spesso, quando stiamo male, abbiamo un bisogno disperato di dare un nome a quello che ci succede. Vogliamo sapere che no...
23/03/2026

Spesso, quando stiamo male, abbiamo un bisogno disperato di dare un nome a quello che ci succede. Vogliamo sapere che non siamo "pazzi", che qualcun altro ha provato le stesse cose, che esiste una spiegazione scientifica per il nostro dolore.
Poi però, quando la diagnosi arriva, andiamo in tilt perché sembra un’etichetta stampata in fronte, che descrive la nostra identità.

A cosa serve una diagnosi?
Serve a capire come si sono organizzati i nostri sintomi, a orientare la cura, a legittimare la sofferenza e a togliere quel senso di colpa paralizzante che ci fa sentire "sbagliati".

⚠️ Il rischio però è l'identificazione.
C'è una sottile differenza tra dire "Soffro di un disturbo d'ansia" e "Sono un ansioso". La prima frase descrive una condizione, la seconda definisce un'identità.
Il manuale clinico è uno strumento di lavoro, non è la nostra biografia. Descrive i sintomi, ma non può descrivere la nostra storia, i nostri sogni, la nostra resilienza o il modo unico in cui reagiamo alle difficoltà.

In terapia, usiamo la diagnosi come una bussola, non come una carta di identità.

20/03/2026

Ti è mai capitato, durante un momento di forte stress o un litigio, di sentirti improvvisamente distante? Come se le voci diventassero ovattate e tu fossi un’osservatrice esterna della tua stessa vita.

In clinica, la chiamiamo dissociazione.

Non è un errore della tua mente e non significa che tu stia impazzendo. È il "salvavita" del tuo sistema nervoso: quando il dolore o la paura superano la tua soglia di sopportazione, la mente stacca la spina per proteggerti. È un'anestesia psicologica che si attiva in automatico.

Spesso, questo diventa uno schema rigido: se da piccola/o scappare internamente era l'unica via d'uscita possibile da una situazione intollerabile, oggi il tuo cervello continua a usare quella stessa via di fuga ogni volta che si sente in pericolo. Anche quando, nel presente, saresti al sicuro.

È una strategia creativa e potente, che però ha un costo: quando spegniamo il dolore, finiamo per spegnere anche la vitalità, la connessione con gli altri e con noi stessi.

In questa "infusione clinica" diamo un nome a questa nebbia.
Il lavoro della terapia non è combatterla, ma costruire insieme un terreno abbastanza sicuro da permetterti di restare, un pezzetto alla volta.

E a te capita mai di sentirti "dietro un vetro"?

In terapia capita spesso un momento di crisi: iniziamo a stare meglio, ma ci sentiamo stranamente male. Sembra un parado...
16/03/2026

In terapia capita spesso un momento di crisi: iniziamo a stare meglio, ma ci sentiamo stranamente male. Sembra un paradosso, eh? Eppure, è frequentissimo lavorare si questa cosa, con i pazienti.

Ci manca quella versione di noi che conoscevamo così bene, anche se ci faceva soffrire.

Spesso restiamo legati ai nostri vecchi sintomi perché ci davano un’identità, un modo di stare al mondo, una protezione. Lasciarli andare sembra quasi un tradimento.

💡 Il punto è questo:
Guarire non è un processo lineare che cancella il passato. È un lutto. Dobbiamo avere la pazienza di salutare chi eravamo, ringraziando quella versione di noi per averci protetto durante la tempesta e darci il permesso di scoprire chi siamo oggi, alla luce del sole.

Vi e mai capitato di sentirvi così, di stare male quando sembrava andare meglio?

13.03.2026 - GIORNO DI NEWSLETTER 📬La realtà esterna, anche quella globale, entra sempre in terapia. Ci sono periodi, pe...
13/03/2026

13.03.2026 - GIORNO DI NEWSLETTER 📬
La realtà esterna, anche quella globale, entra sempre in terapia. Ci sono periodi, però, in cui entra in modo più prepotente e ci destabilizza.

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Spunti che ho messo insieme dalle sedute di terapia. Li appoggio sul tavolo e li trasformo in spunti di riflessione.

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📺 L’angolo TV Therapy
Le serie come specchio. Prendiamo una serie e la usiamo come spunto per capire meglio noi stessi, stando sul tema del mese.

☕️ Il tutto arriva, come sempre, dritto nella vostra casella mail all’ora del the.

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10/03/2026

Non dire a un bambino arrabbiato di calmarsi (ma manco a un adulto!). Non solo non risolve la rabbia, ma non centra il punto: il punto è capire dove canalizzarla.
In terapia usiamo il corpo per arrivare alla mente.

Lo “Schiacciapensieri” funziona per due motivi clinici:
1. Dà un nome all'invisibile: Dire sono arrabbiato è difficile. Indicare una pallina rossa e dire "questo è il litigio con Marco" è molto più facile (in psicologese: rende concreto un pensiero astratto).
2. Scarica la tensione: Schiacciare con forza un materiale che oppone una morbida resistenza (come il pongo) permette al sistema nervoso di scaricare la tensione muscolare in modo del tutto sicuro e contenuto. Nessun oggetto rotto, nessuna porta sbattuta…senza tuttavia annullare l’emozione.

C’è poi il bonus della condivisione con l’adulto e, magari, di una risata insieme!

Qual è la pallina più grande che tuo figlio ha bisogno di schiacciare oggi?

Indirizzo

Via Piave, 3
Saronno

Orario di apertura

Lunedì 14:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Mercoledì 14:00 - 22:30
Giovedì 09:30 - 15:30
Venerdì 09:30 - 15:30

Telefono

+393454988428

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Aiuto le persone ad affrontare momenti di stress temporanei o prolungati. Insieme cercheremo la tua personalissima soluzione per superare il momento critico. In particolare mi occupo di Ansia, Attacchi di Panico, Fame Nervosa e Stress. Mi trovi in studio a Saronno e a Milano. Attraverso Skype in tutto il mondo!