Io Non Mi Stresso

Io Non Mi Stresso Psicoterapeuta per passione �
Sorridente per natura �
Insieme capiremo come affrontare ansia, pa Un martedì ogni 15 giorni esce un nuovo TeaPost sul blog.

Ogni giorno lancio un sassolino qui sui social sperando apra nuovi spunti di riflessione. Mi trovate in studio a Saronno, ma grazie a Skype faccio sedute in tutto il mondo!

Ho appena cambiato la scatola dei fazzoletti in studio. Ho aperto l'armadio delle scorte e ci ho trovato dentro una scat...
29/05/2026

Ho appena cambiato la scatola dei fazzoletti in studio.
Ho aperto l'armadio delle scorte e ci ho trovato dentro una scatola con questa frase e ho sorriso. Ho pensato a quanti cuori spezzati si siedono su questo divano.

Pensavo che quando le persone piangono, in terapia e nella vita, spesso si scusano. Siamo così abituati a dover essere forti, performanti e "messi insieme" che ci scusiamo per le nostre lacrime come se stessimo sporcando il pavimento. Viviamo il pianto come un fallimento del nostro autocontrollo, una rottura della diga che doveva tenere tutto dentro.

Alle spalle della scrivania, sempre in studio, ho un quadretto con la frase: "Date parole al vostro dolore, altrimenti il vostro cuore si spezza".

Si spezza e quindi poi tiri su il fazzoletto dalla scatola dei cuori spezzati. Puoi davvero riparare un cuore con la parola? O forse, più probabilmente, è quello che ci sta dietro alle parole. C'è che quando qualcuno prende un fazzoletto, si spezza un po' la voce anche a me. O gli dico qualcosa che però contiene l'immagine di un abbraccio. O sorrido mentre penso che quello con il cuore spezzato è il bambino che sono stati. Che poi, ora che ci penso, invece i bambini piangono meno frequentemente in terapia. Curioso.

In terapia di gruppo, all'inizio, ci si vergogna perché si piange davanti a tanti occhi. Si scopre, col tempo, che quei tanti occhi sono anche tante mani che accolgono, sono ancora più parole che validano. E la vergogna fa un po' dietrofront.

Non c'è cuore spezzato che non possa essere riparato.
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Pensieri estemporanei dalla stanza di terapia

Condivide 15 post su "Normalizziamo il cancellare i piani all'ultimo minuto per tutelare la nostra energia". Gli amici n...
26/05/2026

Condivide 15 post su "Normalizziamo il cancellare i piani all'ultimo minuto per tutelare la nostra energia". Gli amici normalizzano il non invitarla mai più.

Ormai è normalizzazione libera. E quindi sbizzarriamoci: qual è la cosa più pazza che vorreste normalizzare oggi stesso?

📰 LA GAZZETTA TOSSICA | L'informazione che ti fa gaslighting.

⚠️ Avvertenze: Questo post è un concentrato satirico ad alto tasso di psico-fuffa. La Gazzetta Tossica non si assume alcuna responsabilità per vibrazioni abbassate, traumi transgenerazionali risvegliati o crolli improvvisi del mindset. Nessuna patologia reale è stata maltrattata per la stesura di questo post. I guru, invece, sì. Leggere attentamente le istruzioni, può indurre un sano senso di realtà.

Stavolta ho scelto di far parlare un’Avocada, perché ho l’impressione che questa faccenda del piangere quando si è arrab...
25/05/2026

Stavolta ho scelto di far parlare un’Avocada, perché ho l’impressione che questa faccenda del piangere quando si è arrabbiati mi venga raccontata più spesso dalle donne. Potrebbe essere un bias legato al mio punto di osservazione (quindi...parliamone!).

Fatto sta che io me la son spiegata così: le bambine vengono più spesso educate con l’idea che la rabbia sia un’emozione sbagliata, poco femminile o aggressiva. Cosa succede allora? Si crea un cortocircuito interno: la rabbia spinge per uscire, il divieto sociale la blocca (non solo sociale, anche familiare) e il corpo devia la rotta trasformandola in pianto, un’espressione emotiva storicamente più tollerata per le donne.

Nel post vi racconto cosa osservo nella mia esperienza clinica, con i pazienti. Sarei interessata a capire se questa spiegazione abbia un fondamento più ampio e se ci sia una spiegazione simile anche quando capita negli uomini. Tipo: a quali uomini capita? Che tipo di funzionamento e di storia hanno? In che frangenti gli capita?
Attiviamo il pensiero critico e pensiamoci insieme!

Capita anche a voi? Ve ne vergognate o vi fa arrabbiare il doppio? Che spiegazione vi eravate dati?

21/05/2026

Trovare involucri di merendine sotto il letto o accorgersi che mancano cibi dalla dispensa può far sentire spaventati o traditi. Ma quel "nascondersi" non è una bugia contro di voi: è il sintomo di una solitudine emotiva che il bambino cerca di curare da solo.

In questo video esploriamo come il cibo possa diventare un’anestesia per mandare giù emozioni "troppo grandi" (come ansia, noia o senso di inadeguatezza) e perché l'obiettivo clinico non è mettere lucchetti alla dispensa, ma trasformare il "mandare giù" in "buttare fuori".

Visto che non è sempre così intuitivo creare uno spazio per le emozioni, ecco un paio di idee pratiche da sperimentare a casa per rompere il ciclo del segreto:
1️⃣ La tecnica del "Terzo Elemento": Non chiedetegli direttamente "Perché sei triste?". Parlate attraverso una storia, un personaggio o un cartone animato. Dite ad esempio: "Oggi ho letto la storia di un orsetto che quando si sentiva solo apriva sempre la dispensa... secondo te cosa voleva dire alla sua mamma?". Spostare il problema fuori da lui gli permetterà di aprirsi senza sentirsi sotto accusa.

2️⃣ Il "Momento del Fuori Tutto": Create un piccolo rito serale, magari prima di dormire, in cui anche voi adulti raccontate una cosa andata storta nella giornata e l'emozione che avete. Quando il bambino vede che a casa c'è spazio per la noia, la rabbia o la tristezza, impara che non c'è bisogno di nasconderle (e di mandarle giù) insieme al cibo.

Quando le emozioni possono essere "dette", il cibo può finalmente tornare a fare solo il cibo.

👇 Vi è mai capitato di accorgervi di questo comportamento?

Urlare al cameriere, paccare all'ultimo momento o rubare l'ultimo pezzo di pizza non sono atti di maleducazione, ma risp...
20/05/2026

Urlare al cameriere, paccare all'ultimo momento o rubare l'ultimo pezzo di pizza non sono atti di maleducazione, ma risposte involontarie del sistema nervoso a un trauma subito dal vostro trisavolo nel 1894.

La responsabilità civile è superata, l'importante non è chiedere scusa, ma saper usare bene la parola trigger.

E a voi? Qual è il comportamento più agghiacciante che qualcuno ha provato a giustificare spacciandolo per "reazione a un trauma" o "autodifesa emotiva"? Svuotate il sacco nei commenti: i casi clinici più tossici finiranno nei prossimi numeri!

📰 LA GAZZETTA TOSSICA | L'informazione che ti fa gaslighting.

⚠️ Avvertenze: Questo post è un concentrato satirico ad alto tasso di psico-fuffa. La Gazzetta Tossica non si assume alcuna responsabilità per vibrazioni abbassate, traumi transgenerazionali risvegliati o crolli improvvisi del mindset. Nessuna patologia reale è stata maltrattata per la stesura di questo post. I guru, invece, sì. Leggere attentamente le istruzioni, può indurre un sano senso di realtà.

“So che è passato, ma non riesco a smettere di tremare.”Quante volte te lo sei detto? È una delle sensazioni più frustra...
11/05/2026

“So che è passato, ma non riesco a smettere di tremare.”

Quante volte te lo sei detto? È una delle sensazioni più frustranti: avere la consapevolezza razionale che un pericolo è finito, ma avere un corpo che continua a urlare "emergenza!".

Bread&Avocado ci raccontano perché succede e come può aiutarci la terapia EMDR (in realtà, non si fa solo con l'EMDR, ma loro oggi hanno deciso di focalizzarsi su quel metodo lì!).

"Volevo sprofondare!" Quante volte lo abbiamo detto dopo una gaffe? Ma quello che provavamo in quel momento era imbarazz...
08/05/2026

"Volevo sprofondare!" Quante volte lo abbiamo detto dopo una gaffe? Ma quello che provavamo in quel momento era imbarazzo o vera vergogna?

Vediamolo insieme!

Not the same tea ☕️
La rubrica che distingue ciò che sembra uguale, ma non lo è.

06/05/2026

Qualche settimana fa, nel carosello "perché tuo figlio mangia solo tre cose?" abbiamo iniziato un viaggio lungo la selettività alimentare dei bambini.

Avevamo visto diverse motivazioni per cui si presenta selettività alimentare e in questa serie di video, le approfondiamo una ad una.

Eccoci dunque al primo capitolo: la selettività alimentare come lotta di potere.

Quando la cena diventa un campo di battaglia fatto di urla e suppliche, la nutrizione passa in secondo piano. Il cibo smette di essere nutrimento e diventa lo strumento con cui il bambino misura la tenuta del legame.

In questo Reel esploriamo cosa succede quando la lotta di potere prende il sopravvento e come, facendo un passo indietro, possiamo restituire al "pancino" del bambino la possibilità di sentire di nuovo la sua fame naturale, invece della sua modalità di difesa.
Nel prossimo video vedremo un gioco pratico, da usare a tavola!

I life coach ci avevano promesso il successo. Si sono dimenticati di menzionare le occhiaie e le crisi d'identità precoc...
05/05/2026

I life coach ci avevano promesso il successo. Si sono dimenticati di menzionare le occhiaie e le crisi d'identità precoci.

E a voi come va col "Miracle Morning"? Scrivete nei commenti la peggior frase motivazionale che vi direbbe la vostra "versione migliore" alle 5 del mattino. I commenti più tossici (😂) finiranno nei prossimi numeri!
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Indirizzo

Via Piave, 3
Saronno

Orario di apertura

Lunedì 14:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Mercoledì 14:00 - 22:30
Giovedì 09:30 - 15:30
Venerdì 09:30 - 15:30

Telefono

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