Io Non Mi Stresso

Io Non Mi Stresso Psicoterapeuta per passione �
Sorridente per natura �
Insieme capiremo come affrontare ansia, pa Un martedì ogni 15 giorni esce un nuovo TeaPost sul blog.

Ogni giorno lancio un sassolino qui sui social sperando apra nuovi spunti di riflessione. Mi trovate in studio a Saronno, ma grazie a Skype faccio sedute in tutto il mondo!

A volte restiamo incastrati in relazioni che ci fanno male perché abbiamo scambiato la compassione per un dovere. Pensia...
23/02/2026

A volte restiamo incastrati in relazioni che ci fanno male perché abbiamo scambiato la compassione per un dovere. Pensiamo che la difficolta a lasciare abbia a che fare solo con l'Altro e invece..invece ci siamo dentro anche noi!

In ambito clinico, questo stallo viene spesso alimentato da un meccanismo di difesa chiamato identificazione proiettiva: non stiamo reagendo solo al dolore oggettivo dell'Altro, ma alle nostre "parti bambine" (bisognose, vulnerabili, spaventate o trascurate), che abbiamo inconsciamente "depositato nel partner".

Lasciare lui ci sembra come abbandonare "noi piccoli". E allora restiamo, trasformando l'empatia in una catena.

Spesso, quando alcune caratteristiche degli altri ci smuovono qualcosa di forte, ci raccontano anche un pezzo di noi. Ce lo raccontano per bene Bread&Avocado!

20/02/2026

Molte persone pensano che un terapeuta non debba mai piangere (lo pensavo anche io, all'inizio della mia professione).

Che significhi perdere il controllo, essere poco professionale o mettere a disagio il paziente...

Ma, se ben gestito, il pianto del terapeuta non è né un “crollo” né un errore tecnico: è una forma di presenza emotiva

Certo, richiede sensibilità, confini chiari e consapevolezza del proprio ruolo, ma può essere un momento di profonda connessione: "è così forte quello che dici, che mi fa commuovere".

Vi è mai capitato di vedere un terapeuta commuoversi? Come vi siete sentiti?

Quante volte abbiamo sentito dire (o abbiamo detto): "Scusa, è che ho la mania del controllo"? Nel linguaggio di tutti i...
17/02/2026

Quante volte abbiamo sentito dire (o abbiamo detto): "Scusa, è che ho la mania del controllo"?

Nel linguaggio di tutti i giorni usiamo "mania" e "ossessione" come sinonimi, ma in clinica sono due tè completamente diversi. E confonderli può portare fuori strada.

L'Ossessione è figlia dell'ansia. È un pensiero che non vuoi, che ti bussa alla testa e ti costringe a controllare, pulire o verificare per sentirti al sicuro. È un meccanismo di difesa rigido.

La Mania, invece, è una "festa chimica” nel cervello (passatemi il termine, è per rendere l’idea dell’attivazione moooolto colorata!). È una fase del Disturbo Bipolare in cui l'umore è così alto che ci si sente Dio: si spende troppo, si corre troppo, non si dorme. Non è rigidità, è esplosione.

Ogni tanto, guardo i pazienti con l’uno o l’altro sintomo, e penso che si dovrebbero confrontare: il sintomo dei primi mi sembra indossato per la paura di diventare come l’Altro. In terapia di gruppo lavoreremmo per trovare insieme una via di mezzo, proprio rispecchiandosi nel funzionamento altrui.

Capire la differenza è fondamentale: l'ossessivo soffre perché ha paura di perdere il controllo. Chi è in fase maniacale, spesso, soffre perché qualcosa ha strizzato le sue emozioni, ha rischiato di fargli toccare il fondo.

Not the same tea ☕️
La rubrica che distingue ciò che sembra uguale, ma non lo è.

Partiamo da qui: ne parliamo affinché le persone possano dare un nome a ciò che provano, non per salire sul carro di que...
16/02/2026

Partiamo da qui: ne parliamo affinché le persone possano dare un nome a ciò che provano, non per salire sul carro di quelli che puntano il dito (non serve a granché e alimenta dinamiche di rabbia e disprezzo).

Fatto sta che esiste una forma di dolore invisibile che non deriva da quello che ci hanno fatto, ma da quello che non hanno fatto.

La trascuratezza emotiva non lascia lividi. È fatta di:
❌ Emozioni minimizzate ("Non piangere per queste sciocchezze").
❌ Successi non condivisi ("Bravo, ora però vai a studiare").
❌ Solitudine interiore nonostante la presenza fisica.

Questo "trauma da omissione" ci insegna che i nostri bisogni non sono importanti e che dobbiamo cavarcela da soli.

NOTA: Non basta il singolo episodio per costruire il problema e, allo stesso tempo, questa dinamica interagisce con molte altre variabili, di cui non teniamo conto nel post. La realtà è sempre più complessa di un singolo post.

13.02.2026 - GIORNO DI NEWSLETTER 📬Si parla di case, ladri, sogni di invasioni e porte controllate più volte.Nella newsl...
13/02/2026

13.02.2026 - GIORNO DI NEWSLETTER 📬
Si parla di case, ladri, sogni di invasioni e porte controllate più volte.

Nella newsletter di questo mese troverete:
🛋️ Appunti dal divano
Spunti che ho messo insieme dalle sedute di terapia. Li appoggio sul tavolo e li trasformo in spunti di riflessione.

📬La posta che non stressa
Una vostra lettera e qualche sassolino di riflessione, senza soluzioni pronte.

📺 L’angolo TV Therapy
Le serie come specchio. Prendiamo una serie e la usiamo come spunto per capire meglio noi stessi, stando sul tema del mese.

☕️ Il tutto arriva, come sempre, dritto nella vostra casella mail all’ora del the.

ℹ️📬 La newsletter che non stressa arriva una volta al mese.
Nasce dalle lettere che mi scrivete e prova a fare una cosa semplice: tenervi compagnia mentre ci pensate.
Se non siete iscritti, trovate il link in bio o su Substack.

11/02/2026

"Facciamo che tu eri il cattivo e io ti sparavo?"

Come genitori ed educatori, la vista di un bambino che gioca alla guerra ci spaventa. Temiamo che quel gesto possa trasformarsi in realtà. Ma la psicologia ci dice qualcosa di molto diverso.

Nel video di oggi esploriamo perché il gioco con le armi non solo non è pericoloso, ma è spesso necessario:

Perché questo gioco è importante?

1. Senso di Potere: In un mondo di adulti, il gioco permette al bambino di sentirsi, per una volta, quello "forte".

2. Regolazione Emotiva: È una valvola di sfogo per l'aggressività vitale. Meglio gestirla nel gioco che subirla dentro.

3. Negoziazione sociale: Giocare alla lotta richiede regole ferree e un accordo costante tra i giocatori.

Ricordiamoci: non è il materiale (o il tipo di gioco) a fare il bambino, ma la "stoffa" del suo mondo interno e la qualità della nostra presenza.

E a casa vostra? Le armi giocattolo sono ammesse o sono zona off-limits?

Molte persone mettono la vita in pausain attesa che l’ansia se ne vada, ma l’ansia raramente sparisce prima.Spesso cambi...
09/02/2026

Molte persone mettono la vita in pausa
in attesa che l’ansia se ne vada, ma l’ansia raramente sparisce prima.

Spesso cambia mentre impariamo a muoverci con lei.
Non si tratta di forzarsi, eh? Si tratta di dosarsi, di muoversi a piccoli passi (da queste parti, si è grandi fan dei piccoli passi e...non solo perché sono alta un metro e mezzo 😂).

Possiamo immaginare l'ansia come un bimbo: non gli lasceremmo mai in mano il volante, né lo lasceremmo mai giù dall'auto. Dobbiamo imparare a capire come portarlo con noi e come calmarlo.

Ce lo raccontano per bene Bread&Avocado!

In clinica, la chiamiamo reiterazione. È quel fenomeno per cui, nonostante il dolore provato, ci ritroviamo incastrati i...
06/02/2026

In clinica, la chiamiamo reiterazione. È quel fenomeno per cui, nonostante il dolore provato, ci ritroviamo incastrati in dinamiche che lo ricordano.

Non succede perché "ci piace soffrire" o perché siamo incapaci di imparare. Succede perché il nostro sistema nervoso sta provando a fare una cosa difficilissima: dare un finale diverso a una storia che ci ha visti impotenti.

Accanto al trauma, agiscono i nostri schemi: lenti invisibili attraverso cui guardiamo noi stessi e gli altri. Questi schemi si cristallizzano nel tempo e diventano binari familiari su cui il nostro comportamento corre in automatico.

Se ho imparato che l’amore è controllo, o che il mio valore dipende da quanto sono utile agli altri, il mio sistema cercherà attivamente quelle conferme, perché il "noto", per quanto doloroso, spaventa meno dell'ignoto.

"

03/02/2026

In psicoterapia dell’età evolutiva, così come a casa e a scuola, il gioco non è mai "solo gioco". È la messa in scena del mondo interno del bambino.

Quando un bambino costruisce un fortino insormontabile, è possibile ci stia parlando del suo bisogno di confini. Forse testando se siamo degli adulti intrusivi o se sappiamo rispettare la sua distanza di sicurezza.

Ma la vera magia clinica accade in un secondo momento, quando quel confine viene abbassato. Anche in quel caso, non sta solo spostando una calamita: sta abbassando le sue difese. È l'invito nel suo spazio interiore, dove finalmente possiamo guardare insieme cosa succede in quel "pancino emotivo" che prima faceva così male da dover essere protetto dietro un muro.

Rispettare il "no" è l'unico modo per creare fiducia e poter stare a contatto con le sue emozioni.

Da voi costruiscono muri e fortini? Avevate mai fatto caso ai loro possibili significati?

02/02/2026
27/01/2026

Sono stati criticati, demonizzati, banditi dalle camerette “a misura di Montessori”.

Eppure, in terapia (e non solo in terapia!!), i giochi di plastica salvano il mondo ogni giorno.

Ecco un esempio: mentre il legno è spesso minimalista e astratto (ottimo per l'immaginazione, ma faticoso per alcuni altri passaggi), la plastica permette una precisione dei dettagli che aiuta il bambino nel riconoscimento del mondo reale.

Posso aggiungere un pezzo? In tanti casi mi domando se le camerette che contengono solo legno siano più "estetica/status del genitore" o reale bisogno del bambino. La domanda, ovviamente, è retorica!

NOTA: Questo video non è un invito all'acquisto compulsivo di plastica, ma una riflessione clinica sulla sua utilità psicologica. L'impatto ambientale è un tema che sta a cuore anche a me. Proprio per questo credo nel recupero: molti dei giochi di plastica che vedete nel mio studio sono recuperati dalla mia infanzia, ereditati da chi non li voleva più o scambiati. La plastica di qualità è quasi indistruttibile e, se passa di bambino in bambino anziché finire in discarica, diventa uno strumento educativo sostenibile e prezioso.

Durante le separazioni, affettive o lavorative, non perdiamo solo una persona o un ruolo.Perdiamo certezze, abitudini, p...
26/01/2026

Durante le separazioni, affettive o lavorative, non perdiamo solo una persona o un ruolo.

Perdiamo certezze, abitudini, parti di noi... Quando il carico emotivo è troppo alto, il corpo entra in modalità di protezione e alcune funzioni, come l’appetito, si spengono temporaneamente.

Non è un rifiuto del cibo. È un segnale, una roba tipo: "Sono già pieno di emozioni”.

Ascoltarlo, invece di combatterlo, è spesso il primo passo per tornare a nutrirsi, dentro e fuori.

In altri casi, al contrario, “lo stomaco si apre”. Non è contraddizione: è il corpo che cerca, ogni volta, il modo migliore che ha per reggere ciò che stiamo vivendo.

Indirizzo

Via Piave, 3
Saronno

Orario di apertura

Lunedì 14:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Mercoledì 14:00 - 22:30
Giovedì 09:30 - 15:30
Venerdì 09:30 - 15:30

Telefono

+393454988428

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Aiuto le persone ad affrontare momenti di stress temporanei o prolungati. Insieme cercheremo la tua personalissima soluzione per superare il momento critico. In particolare mi occupo di Ansia, Attacchi di Panico, Fame Nervosa e Stress. Mi trovi in studio a Saronno e a Milano. Attraverso Skype in tutto il mondo!