26/10/2022
Spesso un elemento frequente della sofferenza e della psicopatologia è il rimuginio, il cristallizzarsi cioé di configurazioni di pensieri, ricordi, emozioni e reazioni corporee che diventano automatici, oltre la nostra consapevolezza e la volontà di controllo.
Il danno peggiore provocato dal rimuginio consiste nel fatto che questo processo si autoalimenta ininterrottamente, generando pensieri e quindi emozioni sempre più intense e lontane dalla situazione reale, tanto che nel tempo risulterà sempre più difficile separare la realtà dal giudizio su di essa.
Quando una persona è preoccupata e rimugina sui propri problemi, in realtà si allontana ancor di più dalla percezione diretta della natura della difficoltà, anche se sembra che la stia affrontando.
Questa è semplicemente la natura della nostra mente: transitoria e fluttuante.
Proprio l’idea che noi non siamo i nostri pensieri è uno dei principi più importanti del lavoro in terapia.
Spesso tra gli obiettivi vi è proprio quello di favorire processi di decentramento e disidentificazione dai pensieri troppo presenti, favorendo l’atteggiamento del “lasciar essere” e del “lasciar andare” i pensieri.
Quando la mente si identifica sempre meno con il contenuto dei pensieri aiuta la persona a non rimanere bloccata in circoli viziosi dannosi, aumenta la capacità di concentrazione e il conseguente senso di calma ed equilibrio.