06/03/2026
Ieri S. è arrivato in studio molto nervoso, urlava e si muoveva in modo molto disorganizzato.
Mentre andavo a prendere il materiale di lavoro, lui si è accucciato in un angolo della stanza dietro al porta tappetini.
Ho inteso volesse spazio per sé, magari uno spazio stretto, una sorta di abbraccio?
“Oggi devo essere cauta” mi sono detta.
Ho creato una casetta con i tappeti, ben chiusa. Tempo 2 secondi ed era già dentro. E io dentro di me sorridevo.
Sono rimasta in disparte, seduta in ascolto del suo silenzio. Sono andata a prendere il tunnel, l’ho avvicinato all’entrata della casetta. Dopo poco S. è entrato anche lì, me lo aspettavo.
Il tunnel, da dove inizialmente non è mai uscito, ci ha permesso di avvicinarci. Piano piano ha iniziato a muoversi nella stanza e a farsi più vicino a me.
La palla grande, che lui adora, era l’elemento di reale contatto. Prima la lanciava nella stanza sperando che io la andassi a recuperare, poi abbiamo iniziato un vero e proprio scambio, prima più impetuoso da parte sua, poi sempre più lento.
Ad un certo punto, dopo circa una mezz’ora, ha distrutto la casetta ed è uscito dal tunnel. Voleva costruire una sorta di recinto, l’ho aiutato. Voleva stare lì dentro sdraiato e con la palla. Dopo ha tolto i tappeti e li ha messi a terra, ci siamo sdraiati. S. ha iniziato a far rotolare la palla verso di me con estrema delicatezza.
Sul suo volto finalmente dei grandi sorrisi.
È stata una bellissima seduta. Grazie S. per questo regalo 💝