Dr. Paolo Corona - Chirurgia generale e Laparoscopica

Dr. Paolo Corona - Chirurgia generale e Laparoscopica Visite specialistiche di Chirurgia Generale e Proctologia.

Diagnosi e trattamento medico/chirurgico di patologie della via biliare, ernie di parete addominale, proctologia e chirurgia di superficie. Laureato in Medicina e Chirurgia nel 2011 presso l'Università degli Studi di Sassari, nel 2016 ho frequentato la Scuola Speciale ACOI di Chirurgia Abulatoriale e Day Surgery presso l'ospedale di Terni e poi conseguito nel 2017 la specializzazione in Chirurgia

dell'Apparato Digerente ed Endoscopia Digestiva presso l'Universitá degli Studi di Cagliari, sede aggregata di Sassari. Nel 2014-2015 ho maturato esperienza in chirurgia d'urgenza in America presso l'IGSS e l'Hospital San Juan de Diós (Guatemala City). Nel 2017 ho lavorato come fellow sempre in America presso l'Hospital Roosevelt di Cittá del Guatemala conseguendo a fine 2017 il Diploma di Chirurgia Laparoscopica Avanzata. Dal 2018 son rientrato in Sardegna e mi dedico principalmente alla Chirugia di parete (ernie e laparoceli), alla Chirugia delle vie biliari e alla Chirurgia di superficie, sia per via tradizionale che laparoscopica. Ricevo presso il Centro Medico Multidisciplinare a Sassari (Viale Italia 48d) e ad Oristano presso il Centro Multimed (Via XX Settembre 14). Svolgo l'attività operatoria in regime convenzionato a Sassari presso il Policlinico Sassarese e ad Oristano presso la Casa di Cura Madonna del Rimedio. Nella maggior parte dei casi in cui è necessario l'intervento chirurgico è possibile essere ricoverati in regime di Day Surgery o One Day Surgery ed essere quindi dimessi la sera stessa dell'intervento, o la mattina successiva, in modo da poter rientrare alla normale vita quotidiana con il minor disagio possibile.

18/01/2026

Ho visto con interesse l’intervento di Andrea Crisanti andato in onda su LA7, in cui si affrontano temi centrali come sanità pubblica, liste d’attesa e ruolo del privato accreditato.

Pur riconoscendo il valore di molte sue analisi, credo che in questo caso la critica finisca per colpire il bersaglio sbagliato, semplificando un problema che avrebbe invece bisogno di essere affrontato in termini più tecnici e strutturali.

Da chirurgo che opera nel privato accreditato, ritengo infatti che il nodo centrale non sia la contrapposizione tra pubblico e privato, ma il modo in cui le prestazioni sanitarie vengono quantificate e valorizzate, attraverso un sistema di DRG che da anni — o forse sarebbe più corretto dire fin dalla sua introduzione — non riflette la complessità reale della medicina e della chirurgia attuali.

Le prestazioni erogate sia dal pubblico sia dal privato accreditato vengono quantificate sulla base dello stesso meccanismo tariffario. Questo non significa che il pubblico “venga pagato” come il privato: il pubblico non riceve un pagamento diretto per singola prestazione, ma utilizza comunque quei valori come riferimento economico e di produttività. Ed è proprio qui che sta il problema.
Quando un DRG è sottostimato, quella prestazione diventa economicamente penalizzante per il sistema nel suo complesso, indipendentemente da chi la eroga.

Il risultato è che alcuni interventi più complessi, più lunghi e più costosi tendono a non essere sostenibili nelle strutture private perché non adeguatamente valorizzati. Nel pubblico, invece, l’assenza di incentivi legati alla produttività e alla complessità delle prestazioni fa sì che l’attività clinica sia spesso guidata dall’iniziativa dei singoli reparti — o talvolta dei singoli operatori — più che da una reale programmazione e da un controllo organizzativo dall’alto. Questo assetto finisce per generare inefficienze e un progressivo accumulo di liste d’attesa.

A ciò si aggiunge un ulteriore aspetto spesso poco discusso: l’assenza di incentivi reali nel sistema pubblico. Chi opera all’interno del SSN non ha un interesse diretto a far quadrare i conti né a sollecitare DRG più aderenti alla realtà clinica, anche perché i premi di produttività vengono frequentemente distribuiti in modo uniforme, senza una reale correlazione con volumi, complessità delle prestazioni o impatto economico. In questo contesto, è comprensibile che non si sviluppi una spinta strutturata verso una revisione delle tariffe.

Nei sistemi europei più efficienti, come Germania e Francia, il privato è ampiamente integrato nel servizio sanitario, ma con DRG aggiornati e meccanismi di responsabilizzazione più chiari. Non a caso, lì il dibattito è prevalentemente tecnico, non ideologico.

Se l’obiettivo è ridurre davvero le liste d’attesa e migliorare l’equità di accesso alle cure, credo sia necessario spostare l’attenzione dal “chi eroga” al “come viene valorizzata la prestazione”.

Un sistema di DRG costantemente aggiornato, in cui nessuna prestazione risulti economicamente più vantaggiosa di un’altra, ridurrebbe alla radice qualsiasi incentivo selettivo anche da parte del privato accreditato.

Il problema, quindi, non è la natura giuridica delle strutture, ma un sistema che si definisce “aziendale” pur basandosi su tariffe non allineate alla realtà clinica, finendo per distorcere la risposta alle reali necessità dei pazienti.

Indirizzo

CMM (Centro Medico Multidisciplinare), Viale Italia 48d, 2°piano
Sassari
07100

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