02/01/2026
La morte di un lavoratore nella nostra città ci ricorda, ancora una volta, che in Italia ogni otto ore una persona muore lavorando 😔
Tre morti al giorno, oltre mille l’anno, numeri che non possono diventare abitudine.
Nel territorio di Sassari e del Nord Sardegna la situazione resta preoccupante.
Edilizia, agricoltura, trasporti, servizi, precarietà, appalti e subappalti continuano a pesare sulla sicurezza di chi lavora
Nei primi mesi del 2025, anche la nostra provincia ha contato vittime sul lavoro, un dato che rende questa battaglia ancora più urgente.
Il Protocollo sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, firmato in Prefettura insieme a istituzioni e parti sociali, è un passo importante 👍
Ma ora servono fatti, controlli, formazione vera, prevenzione, responsabilità condivisa.
👉 Al post è allegato il comunicato stampa completo.
💬 Sergio Mura, Segretario Generale della Cisl Sassari:
“Non ci rassegneremo mai a un territorio in cui andare a lavorare possa significare rischiare la vita. La sicurezza non è un costo, è civiltà."
Continueremo a fare la nostra parte, senza sconti per nessuno 💪🏻
Per rispetto di chi non c’è più e per tutela di chi ogni giorno lavora.
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Sicurezza sul lavoro: serve una svolta vera anche nel Nord Sardegna
di Sergio Mura – Segretario Generale CISL Sassari
Parlare di morti sul lavoro fa sempre male perché dietro i numeri ci sono persone famiglie co-
munità spezzate e l’ultima tragedia avvenuta nella nostra città proprio in un momento che doveva
essere di festa ce lo ha ricordato con una forza brutale.
In Italia ogni otto ore un lavoratore perde la vita tre morti al giorno oltre mille l’anno non è una
statistica è un grido di allarme che chiama tutti alla responsabilità istituzioni imprese cittadini
parti sociali la morte sul lavoro non può diventare un’abitudine né il prezzo da pagare per il
progresso.
Ogni otto ore significa tre morti al giorno, oltre mille l’anno. È una ferita che riguarda tutti:
istituzioni, imprese, cittadini, parti sociali.
Nel Nord Sardegna, e in particolare nel territorio di Sassari, la situazione resta difficile. Le
morti sono numerose. Gli infortuni gravi continuano a colpire settori fondamentali come l’edili-
zia, l’agricoltura, i trasporti e i servizi, e la precarietà di molti rapporti di lavoro amplifica il
rischio. Le dimensioni ridotte delle imprese, la catena degli appalti e subappalti e la mancanza
di formazione strutturata rendono ancora più fragile il sistema di prevenzione.
In questo contesto, il Protocollo d’Intesa sulla Sicurezza nei Luoghi di Lavoro, promosso dal
Prefetto di Sassari e sottoscritto a fine gennaio di quest’anno da tutte le parti sociali – comprese
Cisl, Cgil e Uil – e dalle istituzioni territoriali rappresenta un passo importante e concreto. Un
passo innovativo e prezioso. È un segnale di unità, un impegno comune che coinvolge enti pub-
blici, organi ispettivi, scuole, imprese e sindacati, per costruire una rete stabile di collaborazione
e vigilanza.
Il protocollo istituisce un Osservatorio provinciale per la prevenzione degli infortuni che
produrrà report semestrali, analizzando dati, tendenze e buone pratiche, e prevede anche percorsi
di sensibilizzazione e formazione rivolti non solo ai lavoratori ma anche agli studenti, perché
la cultura della sicurezza deve nascere prima di entrare nel mondo del lavoro. È un approccio
innovativo e inclusivo, che parte dalla conoscenza e dall’educazione per arrivare alla responsa-
bilità condivisa.
Tuttavia, non possiamo fermarci alla firma. Ora dobbiamo dedicarci tutti insieme ai fatti: più
coordinamento tra gli organi di controllo, più ispettori sul campo, formazione continua, rispetto
rigoroso delle norme su appalti e subappalti, investimenti mirati nella prevenzione. La sicurezza
deve diventare un indicatore di civiltà e di sviluppo, non una voce di costo.
Come CISL di Sassari, ribadiamo la nostra piena disponibilità a collaborare in modo costruttivo
con tutte le istituzioni e con le altre organizzazioni sindacali per far vivere davvero il protocollo
e tradurlo in risultati concreti. Perché non ci rassegneremo mai a un Paese – e a un territorio – in
cui andare a lavorare possa significare rischiare la vita.
La sicurezza non è solo un diritto: è il fondamento del lavoro, della dignità e del rispetto di ogni
persona.