Giuseppe Sanna Fisioterapista

Giuseppe Sanna Fisioterapista Mi sono specializzato nell’ambito delle problematiche muscolo- scheletriche, e nel 2015 ho co

Nel 2012 mi sono laureato in Fisioterapia presso l’Università di Sassari, da allora ho sempre lavorato come libero professionista collaborando con diversi studi.

Si tende a pensare che perdere forza con il passare degli anni  sia "normale" e basta. Un po' vero, ma non significa che...
10/04/2026

Si tende a pensare che perdere forza con il passare degli anni sia "normale" e basta. Un po' vero, ma non significa che non ci si possa lavorare sopra.

La forza non serve per fare i bodybuilder. Serve per alzarsi da una sedia senza fatica, fare le scale, camminare con più sicurezza, portare le buste della spesa, reagire meglio a una perdita di equilibrio. In pratica: serve nella vita reale. 💪

L'allenamento di forza, se ben programmato, può aiutare le persone più adulte a migliorare mobilità, funzione fisica, attività quotidiane e autonomia. Può anche contribuire a ridurre il rischio di cadute.

Questo vuol dire allenarsi in modo progressivo, con esercizi adatti alla persona, ai suoi obiettivi e alla sua condizione di partenza.

A volte si parte da cose molto semplici: alzarsi e sedersi bene da una sedia, lavorare con un elastico, ripetere movimenti che assomigliano davvero a quelli che servono ogni giorno.

La fisioterapia, qui, non è fare due esercizi a caso, ma costruire un percorso sensato, su misura, che tenga conto di forza, equilibrio, eventuale fragilità, dolore, storia clinica e fiducia nel movimento.

Il punto non è tornare a 20 anni, ma continuare a usare bene il proprio corpo. Perché l'età cambia alcune cose, sì. Ma non decide da sola quanto puoi ancora fare. ✨



Fragala MS, Cadore EL, Dorgo S, Izquierdo M, Kraemer WJ, Peterson MD, Ryan ED. Resistance training for older adults: position statement from the National Strength and Conditioning Association. Journal of Strength and Conditioning Research. 2019;33(8):2019-2052.

Hai fatto l'operazione. Ti hanno messo la protesi. E il dolore è ancora lì.Succede a una persona su cinque dopo una prot...
03/04/2026

Hai fatto l'operazione. Ti hanno messo la protesi. E il dolore è ancora lì.

Succede a una persona su cinque dopo una protesi totale di ginocchio. La letteratura qualitativa documenta che questi pazienti si sentono spesso abbandonati dal sistema sanitario e finiscono per convincersi che non ci sia più nulla da fare.

Uno studio pubblicato su JAMA Network Open nel 2024 ha seguito pazienti con dolore persistente da almeno un anno dopo l'intervento. Persone in sovrappeso, con altre patologie, spesso con sintomi depressivi.

Alcuni hanno fatto esercizio supervisionato insieme a sessioni di educazione al dolore. Altri solo le sessioni educative. Il risultato è stato simile in entrambi i gruppi: circa una persona su tre ha ottenuto un miglioramento concreto e misurabile.

Non tutti, è onesto dirlo. Ma in un gruppo di pazienti che si era convinto di non avere più opzioni, un terzo ha cambiato traiettoria. Gli autori chiedono più ricerca per capire chi risponde a cosa, perché il dolore persistente non è uguale per tutti e non si tratta allo stesso modo in persone diverse.

Partire dal presupposto che non ci sia più niente da fare, prima ancora di provare, è la strada più sicura per non scoprirlo mai.



Larsen JB, Skou ST, Laursen M, Bruun NH, Arendt-Nielsen L, Madeleine P. Exercise and pain neuroscience education for patients with chronic pain after total knee arthroplasty: a randomized clinical trial. JAMA Netw Open. 2024;7(5):e2412179. doi:10.1001/jamanetworkopen.2024.12179

Quando la spalla fa male da settimane, quando alzare il braccio diventa difficile, si cerca qualcosa che risolva in fret...
27/03/2026

Quando la spalla fa male da settimane, quando alzare il braccio diventa difficile, si cerca qualcosa che risolva in fretta.

Uno studio pubblicato su The Lancet nel 2021 ha seguito 708 persone con patologia della cuffia dei rotatori, confrontando esercizio progressivo supervisionato, singola sessione di consulenza fisioterapica, e le stesse due opzioni con o senza infiltrazione di corticosteroide.

I risultati a 12 mesi sono stati netti: nessuna differenza tra esercizio progressivo e singola sessione fisioterapica. L'infiltrazione ha portato un beneficio modesto nelle prime settimane, ma nessun vantaggio misurabile nel lungo periodo.

Cosa significa concretamente?

Che un incontro con un fisioterapista capace di spiegare, orientare e dare strumenti per muoversi in autonomia produce gli stessi risultati a un anno rispetto a programmi intensivi e procedure iniettive. L'infiltrazione, su indicazione medica, può avere senso nelle fasi acute. Ma non è la soluzione definitiva che spesso ci si aspetta.



1. Hopewell S, Keene DJ, Marian IR, Dritsaki M, Heine P, Cureton L, Dutton SJ, Dakin H, Carr A, Hamilton W, Hansen Z, Jaggi A, Littlewood C, Barker KL, Gray A, Lamb SE; GRASP Trial Group. Progressive exercise compared with best practice advice, with or without corticosteroid injection, for the treatment of patients with rotator cuff disorders (GRASP): a multicentre, pragmatic, 2 x 2 factorial, randomised controlled trial. Lancet. 2021;398(10298):416-428. doi:10.1016/S0140-6736(21)00846-1

Se hai dolore da mesi, la tentazione è sempre la stessa: fermarti. Aspettare che passi, proteggere tutto.Il problema è c...
20/03/2026

Se hai dolore da mesi, la tentazione è sempre la stessa: fermarti. Aspettare che passi, proteggere tutto.

Il problema è che nel dolore muscoloscheletrico cronico il corpo non è “leso”. Spesso è diventato più sensibile. Il sistema nervoso continua a inviare segnali di allarme anche quando i tessuti non sono più in una fase acuta. È come se il volume della protezione fosse rimasto troppo alto..

Muoversi in modo progressivo e ragionato aiuta a modulare la sensibilità del sistema nervoso, a migliorare la funzione e a ridurre la disabilità. Non perché “fa sparire il dolore” con un colpo di bacchetta, ma perché riabitua il corpo al carico, alla fiducia, al movimento.

Questo significa che con un mal di schiena persistente, un ginocchio che ti limita nel fare le scale o una spalla che non ti fa dormire bene, la soluzione non è immobilizzarti per mesi. È costruire un percorso attivo, calibrato su di te, con intensità giusta, progressione chiara, obiettivi concreti.

La fisioterapia, in questo, non è una lista di esercizi generici. È valutazione, educazione al dolore, programmazione personalizzata. Un’ora in cui si lavora insieme per capire cosa puoi fare oggi e cosa potrai fare tra qualche settimana.

Il movimento non è una prova di forza. È un modo per ridare al corpo informazioni più accurate e meno spaventate.

E spesso il primo cambiamento non è solo nel dolore. È nella percezione di controllo che torni a sentire.



Geneen LJ, Moore RA, Clarke C, Martin D, Colvin LA, Smith BH. Physical activity and exercise for chronic pain in adults: an overview of Cochrane Reviews. Cochrane Database Syst Rev. 2017;4:CD011279. doi:10.1002/14651858.CD011279.pub3.

Allenare la forza dopo i 60 anni non serve a “ringiovanire”. Serve a muoversi meglio.Alzarsi da una sedia senza spingers...
13/03/2026

Allenare la forza dopo i 60 anni non serve a “ringiovanire”. Serve a muoversi meglio.

Alzarsi da una sedia senza spingersi con le braccia. Salire le scale senza fermarsi. Camminare senza la sensazione di essere instabili. Sono gesti quotidiani, ma dipendono in larga parte dalla forza muscolare.

Con l’età la massa e la funzione del muscolo tendono a ridursi. È un processo fisiologico. Non significa che non si possa intervenire. Il muscolo, anche in età avanzata, risponde all’allenamento se lo stimolo è adeguato e progressivo.

La fisioterapia ha un ruolo preciso in questo percorso: valutare la persona, il dolore, le limitazioni, e costruire un lavoro di forza che sia sicuro, realistico e sostenibile. Non esercizi generici, ma carichi e movimenti adattati alla situazione concreta.

Allenare la forza migliora l’autonomia, riduce il rischio di cadute e aumenta la fiducia nei propri movimenti. Non esiste un’età oltre la quale questo non sia possibile. Esiste solo la necessità di farlo nel modo giusto.

La forza non è una prestazione. È una condizione di base per continuare a vivere il proprio corpo con meno dipendenza e più controllo.



Fragala MS, et al. Resistance training for older adults. Journal of Strength and Conditioning Research. 2019;33(8):2019–2052. DOI: 10.1519/JSC.0000000000003230.
Liu CJ, Latham NK. Progressive resistance strength training for older adults. Cochrane Database of Systematic Reviews. 2009;3:CD002759. DOI: 10.1002/14651858.CD002759.pub2.

Il mal di schiena è uno dei motivi più comuni per cui una persona smette di fare quello che ama fare, perché il dolore p...
06/03/2026

Il mal di schiena è uno dei motivi più comuni per cui una persona smette di fare quello che ama fare, perché il dolore prende spazio, condiziona le scelte, cambia il modo di muoversi.

La ricerca ci dice che nella grande maggioranza dei casi il mal di schiena non ha una causa strutturale identificabile. Non c’è un singolo tessuto da “aggiustare”, né un danno preciso da eliminare. Il dolore è un’esperienza complessa, influenzata dal corpo, dal sistema nervoso, dalle emozioni, dalle esperienze precedenti e dal contesto di vita.

Per molte persone un episodio passa in poche settimane. Per altre, invece, il dolore tende a tornare o a restare nel tempo. In questi casi entrano in gioco fattori come la paura del movimento, la riduzione dell’attività, lo stress, altre condizioni di salute e il modo in cui il cervello elabora i segnali di dolore.

È qui che la fisioterapia cambia prospettiva. Non si limita a cercare “il punto che fa male”, ma lavora sul recupero della funzione, sul movimento progressivo, sull’autonomia. Muoversi in modo guidato e graduale aiuta il sistema nervoso a modulare meglio il dolore e il corpo a ritrovare fiducia nel carico e nel gesto.

Non significa ignorare il dolore o forzare. Significa capire cosa sta succedendo, dare senso ai sintomi e costruire un percorso attivo che tenga conto della persona nel suo insieme.

Il mal di schiena non è una condanna né un messaggio di stop definitivo. Spesso è un segnale che chiede attenzione, adattamento e movimento fatto con criterio. Ripartire si può, anche quando il dolore c’è da tempo.



Hartvigsen J, Hancock MJ, Kongsted A, et al. What low back pain is and why we need to pay attention. The Lancet. 2018; published online March 21. doi:10.1016/S0140-6736(18)30480-X

Per chi si sottopone a una protesi d’anca, uno degli obiettivi più importanti dopo l’intervento è recuperare forza. Non ...
27/02/2026

Per chi si sottopone a una protesi d’anca, uno degli obiettivi più importanti dopo l’intervento è recuperare forza. Non solo per camminare meglio, ma per tornare a vivere davvero: salire le scale senza fatica, rialzarsi facilmente da una sedia, sentirsi sicuri nei movimenti.

Eppure spesso la riabilitazione si ferma a esercizi blandi, senza carichi reali. Peccato che la forza muscolare non torni da sola, e nemmeno con il “movimento leggero”.

In uno studio clinico, un gruppo di pazienti ha seguito un programma di esercizi di forza veri, intensi ma sicuri, con carichi vicini al massimo tollerato, 3 volte a settimana. Dopo 3 mesi, avevano gambe più forti rispetto a chi aveva fatto solo esercizi leggeri, e si sentivano più autonomi.

La parte interessante? Il programma durava 30 minuti a seduta. Meno tempo, più forza.

La fisioterapia non è solo “fare qualcosa”: è scegliere cosa serve davvero a quel corpo, in quel momento. Anche quando è faticoso. Anche quando sembra “troppo presto”.

🏋️‍♀️ Tornare a muoversi va bene. Tornare forti è meglio.



Winther SB, Foss OA, Husby OS, et al. A randomized controlled trial on maximal strength training in 60 patients undergoing total hip arthroplasty. Acta Orthop. 2018;89(3):295–301. doi:10.1080/17453674.2018.1441362

Il tendine d’Achille non si “rovina” all’improvviso 🦶Nella maggior parte dei casi, il dolore nasce quando il carico supe...
20/02/2026

Il tendine d’Achille non si “rovina” all’improvviso 🦶

Nella maggior parte dei casi, il dolore nasce quando il carico supera la capacità del tendine di adattarsi. Può succedere a chi corre molto, ma anche a chi è fermo da tempo e riprende a muoversi. Il punto non è il movimento, ma come e quanto viene dosato.

La tendinopatia achillea si riconosce soprattutto con la valutazione clinica: dolore localizzato, legato al carico, a volte associato a un ispessimento del tendine e alla sensibilità al tatto. Gli esami non sono sempre necessari e, da soli, non dicono se il recupero sarà più o meno rapido.

Il trattamento efficace è attivo 💪
Educazione, gestione graduale del carico ed esercizio specifico per il polpaccio, portati avanti con continuità per settimane. Aspettare che “passi da solo” raramente porta a miglioramenti reali, soprattutto quando il dolore dura da mesi.

Il recupero non è immediato e non è lineare ⏳
Ci possono essere fasi di miglioramento e momenti di stallo. Non è un segno di fragilità, ma di adattamento a uno stimolo nuovo.

La fisioterapia serve a questo: aiutare il tendine a tornare progressivamente tollerante al carico, senza scorciatoie e senza promesse irrealistiche. Non per azzerare il fastidio in pochi giorni, ma per tornare a muoversi con più fiducia e controllo.



de Vos RJ, van der Vlist AC, Zwerver J, et al. Dutch multidisciplinary guideline on Achilles tendinopathy. British Journal of Sports Medicine. 2021;55:1125–1134. doi:10.1136/bjsports-2020-103867.

"Correre rovina le ginocchia".È una frase che molti runner hanno sentito dire almeno una volta. A volte arriva come avve...
13/02/2026

"Correre rovina le ginocchia".
È una frase che molti runner hanno sentito dire almeno una volta. A volte arriva come avvertimento, altre come consiglio non richiesto. Il risultato è spesso lo stesso: smettere di muoversi per paura di “consumare” il ginocchio.

Il ginocchio, però, non è un pezzo di porcellana. È un’articolazione viva, fatta per adattarsi ai carichi. Il movimento, se ben tollerato, non è un nemico automatico.

Gli studi che hanno confrontato persone che corrono con persone che non corrono mostrano un dato interessante: nel breve e medio periodo la corsa non è associata a un peggioramento dei segni radiologici di artrosi del ginocchio. In molti casi, chi non corre riferisce più dolore al ginocchio rispetto a chi corre. Anche sul piano strutturale, cartilagine e spazio articolare non risultano sistematicamente peggiori nei runner rispetto ai non runner.

Questo non significa che correre sia sempre la scelta giusta per tutti, né che il dolore vada ignorato. Significa una cosa più semplice: il carico, come il movimento, va dosato. Il corpo risponde agli stimoli in base a quanto sono progressivi, coerenti con la storia della persona e compatibili con il suo livello di tolleranza.

Qui entra in gioco la fisioterapia. Non per dire “puoi correre” o “non puoi correre”, ma per aiutare a capire come, quanto e quando muoversi. A volte il lavoro è riprendere fiducia nel carico. Altre volte è modificare abitudini, tempi, intensità. È un percorso di adattamento, non una ricetta uguale per tutti.

Il movimento non è una minaccia da evitare per principio. È uno strumento. Come tutti gli strumenti, funziona se usato bene. 🏃‍♂️



Dhillon J, Kraeutler MJ, Belk JW, et al. Effects of running on the development of knee osteoarthritis: an updated systematic review at short-term follow-up. Orthopaedic Journal of Sports Medicine. 2023;11(3). doi:10.1177/23259671231152900

Non quando il carico è alto, ma quando aumenta troppo rapidamente rispetto a quello a cui il corpo era adattato.Allename...
06/02/2026

Non quando il carico è alto, ma quando aumenta troppo rapidamente rispetto a quello a cui il corpo era adattato.

Allenamento, lavoro fisico, ritorno al movimento dopo uno stop: tutto questo è carico. Se il carico cresce in modo progressivo, i tessuti si adattano. Se cresce in modo brusco, la capacità di recupero non tiene il passo e il rischio di infortunio aumenta.

È un meccanismo osservato in modo costante:
*negli sportivi che aumentano volume o intensità da una settimana all’altra;
*nelle persone che riprendono attività dopo un periodo di inattività;
*nei rientri affrettati dopo un infortunio.

Il punto non è “fare poco” o “fare tanto”. Il punto è il rapporto tra carico recente e carico abituale.

La fisioterapia interviene qui:
*valutare il livello di carico tollerabile oggi
*e costruire una progressione che riduca il rischio di nuovi infortuni, senza bloccare il movimento.

Muoversi resta necessario. Gestire il carico è ciò che permette di farlo in sicurezza, in qualsiasi contesto.



Soligard T, Schwellnus M, Alonso JM, et al. How much is too much? International Olympic Committee consensus statement on load in sport and risk of injury. Br J Sports Med. 2016;50(17):1030–1041. doi:10.1136/bjsports-2016-096581.

Le bone stress injuries non sono fratture traumatiche. Sono lesioni da sovraccarico: il tessuto osseo, esposto a carichi...
30/01/2026

Le bone stress injuries non sono fratture traumatiche. Sono lesioni da sovraccarico: il tessuto osseo, esposto a carichi ripetuti senza tempo sufficiente per recuperare, comincia a cedere. Non servono incidenti. Basta uno squilibrio costante tra quanto chiedi al corpo e quanto gli permetti di adattarsi.

Le zone più colpite? Tibia, metatarsi, femore, bacino. Ma non è solo questione di chilometri o scarpe sbagliate. Contano anche: salute ossea, alimentazione, forza muscolare, ritmo degli allenamenti, variazioni nei carichi.

💡 La fisioterapia può intervenire in modo mirato:
• analisi del carico e del gesto atletico;
• esercizi per migliorare forza, coordinazione, controllo;
• adattamento progressivo del carico;
• collaborazione con medici e nutrizionisti se servono accertamenti clinici.

Ogni piano di recupero deve tenere conto della sede della lesione, della gravità e del tipo di attività sportiva. Non esistono scorciatoie, ma percorsi strutturati per tornare in attività con una base più solida.



Hoenig T, Hollander K, Popp KL, et al. International Delphi consensus on bone stress injuries in athletes. Br J Sports Med. 2025;59:78–90. doi:10.1136/bjsports-2024-108616

Crociato rotto, intervento fatto… e la domanda che gira in testa è sempre la stessa: “Tornerò a giocare come prima?” ⚽🏀⛷...
23/01/2026

Crociato rotto, intervento fatto… e la domanda che gira in testa è sempre la stessa: “Tornerò a giocare come prima?” ⚽🏀⛷️

Una grande revisione su atleti d’élite ha guardato cosa succede dopo la ricostruzione del legamento crociato anteriore (LCA):

*circa 8 atleti su 10 tornano al loro livello sportivo pre-infortunio
*la maggior parte rientra tra i 6 e i 13 mesi dall’intervento
*circa 1 su 20 va incontro a una nuova rottura del trapianto

Chi torna in campo, spesso, riesce a mantenere prestazioni simili ai colleghi che non hanno mai avuto un infortunio al LCA. Non sempre identiche a prima, ma abbastanza vicine da restare ad alto livello.

Cosa significa tutto questo per te, che magari non giochi in Serie A ma hai una vita fatta di lavoro, famiglia, partita di calcetto o corsa la domenica?

Che il ritorno allo sport è un percorso. I numeri dicono che il recupero è possibile, ma richiede mesi, pazienza e obiettivi realistici. La fisioterapia serve proprio a questo: costruire passo dopo passo il rientro, rispettando i tempi del ginocchio, del tuo sport e della tua testa.

Non è una gara a chi torna prima, è un lavoro per tornare meglio protetti. Se hai subito un intervento al crociato, il punto non è “ce la farò sì o no?”, ma “come posso darmi le migliori condizioni per tornare a muovermi, giocare e sentirmi di nuovo me stesso?”.



Lai CCH, Ardern CL, Feller JA, Webster KE. Eighty-three per cent of elite athletes return to preinjury sport after anterior cruciate ligament reconstruction: a systematic review with meta-analysis of return to sport rates, graft rupture rates and performance outcomes. Br J Sports Med. 2018;52(2):128-138. doi:10.1136/bjsports-2016-096836.

Indirizzo

Via Carlo Felice N42
Sassari
07100

Orario di apertura

Lunedì 14:00 - 20:00
Martedì 14:00 - 20:00
Mercoledì 14:00 - 20:00
Giovedì 14:00 - 20:00
Venerdì 14:00 - 20:00

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