Giuseppe Sanna Fisioterapista

Giuseppe Sanna Fisioterapista Mi sono specializzato nell’ambito delle problematiche muscolo- scheletriche, e nel 2015 ho co

Nel 2012 mi sono laureato in Fisioterapia presso l’Università di Sassari, da allora ho sempre lavorato come libero professionista collaborando con diversi studi.

È una condizione più complessa, in cui possono entrare in gioco nervi, sistema immunitario, cervello, infiammazione, son...
29/05/2026

È una condizione più complessa, in cui possono entrare in gioco nervi, sistema immunitario, cervello, infiammazione, sonno, stress, esperienze precedenti e anche il modo in cui il corpo ha imparato a proteggersi.

Nel dolore persistente non c’è quasi mai un solo interruttore da spegnere. 🧠

Negli ultimi anni la ricerca ha mostrato che i meccanismi che normalmente servono a percepire il dolore possono, in alcune persone, contribuire a mantenerlo o amplificarlo. Questo non vuol dire che il dolore sia “immaginario”. Vuol dire che il dolore è reale, ma non sempre corrisponde in modo lineare a un danno nei tessuti.

Per esempio: una schiena può continuare a far male anche quando non c’è una nuova lesione. Un ginocchio può restare dolente dopo mesi da un infortunio. Un movimento può fare paura perché in passato è stato associato al dolore.

In questi casi il problema non è solo trovare “il punto che fa male”. Serve capire come quella persona si muove, cosa evita, cosa tollera, cosa teme, quanto dorme, quanto riesce a gestire i carichi, quali attività ha perso per strada.

La fisioterapia, in questo contesto, non dovrebbe limitarsi a trattare una zona dolorosa. Può aiutare a ricostruire fiducia nel movimento, dosare gli esercizi, recuperare capacità fisiche e dare spiegazioni utili, senza ridurre tutto a “è colpa della postura” o “devi solo conviverci”.

Il dolore cronico non è semplice, ma capirlo meglio può cambiare il modo in cui lo affrontiamo: meno paura, più strumenti, più spazio per tornare a muoversi dentro la propria vita.



Odling-Smee L. Chronic pain can be treated - so why are millions still suffering? Nature. 2023;615(7954):782-786. doi:10.1038/d41586-023-00869-6.
Treede RD, Rief W, Barke A, Aziz Q, Bennett MI, Benoliel R, Cohen M, et al. Chronic pain as a symptom or a disease: the IASP Classification of Chronic Pain for the International Classification of Diseases ICD-11. Pain. 2019;160(1):19-27. doi:10.1097/j.pain.0000000000001384.

La fisioterapia non dovrebbe iniziare da una scheda di esercizi. Dovrebbe iniziare da una domanda semplice: “Che cosa st...
22/05/2026

La fisioterapia non dovrebbe iniziare da una scheda di esercizi. Dovrebbe iniziare da una domanda semplice: “Che cosa sta succedendo nella tua vita, oltre al dolore?”

Perché il dolore muscoloscheletrico non vive nel vuoto. Vive nelle scale che fai con fatica, nelle notti dormite male, nella paura di peggiorare, nel lavoro che ti irrigidisce, nella camminata che hai smesso di fare “per sicurezza”.

E no, non significa che “è tutto nella testa”: significa che una persona non è una radiografia con le gambe. 🙂

Un approccio centrato sulla persona serve proprio a questo: capire non solo dove fa male, ma che cosa quel dolore ti impedisce di fare, che cosa ti preoccupa, che cosa hai già provato, che obiettivi hanno senso per te.

In fisioterapia questo può voler dire:

*Ascoltare la storia del paziente senza ridurla a un’etichetta;
*Spiegare il dolore in modo comprensibile, senza spaventare;
*Costruire un percorso di esercizi realistico, non perfetto sulla carta e impossibile nella vita;
*Decidere insieme come procedere, passo dopo passo.

Perché recuperare non significa sempre “fare di più” subito. A volte significa riprendere fiducia in un movimento. Altre volte significa dosare meglio il carico, capire quando insistere e quando modificare.

Il ruolo della fisioterapia non è sostituirsi alla persona, ma aiutarla a capire il proprio corpo e a tornare gradualmente a usarlo, con meno paura, con più strumenti, con un piano che abbia senso nella vita reale.



Lin I, Wiles L, Waller R, Caneiro JP, Nagree Y, Straker L, et al. Patient-centred care: the cornerstone for high-value musculoskeletal pain management. Br J Sports Med. 2020;54(21):1240-1242. doi:10.1136/bjsports-2019-101918

Stare seduti a lungo non è solo “non fare sport”: è una condizione che il corpo registra.I muscoli lavorano poco, il con...
15/05/2026

Stare seduti a lungo non è solo “non fare sport”: è una condizione che il corpo registra.

I muscoli lavorano poco, il consumo energetico si abbassa, la circolazione rallenta, la gestione degli zuccheri e dei grassi può diventare meno efficiente.

Detto in modo semplice: il corpo non è progettato per restare in modalità salvaschermo tutto il giorno.

Questo non significa che ogni persona debba allenarsi come un atleta o sentirsi in colpa se lavora alla scrivania, guida molto o passa tante ore seduta.

Significa però che la sedentarietà non è neutra, soprattutto quando si somma per settimane, mesi, anni.

Alzarsi più spesso, camminare, fare esercizi semplici, recuperare forza e fiato in modo graduale: sono cambiamenti concreti che possono aiutare cuore, metabolismo e capacità di movimento.

A volte il primo passo è letterale: alzarsi, fare qualche minuto di movimento, interrompere una lunga permanenza seduti.

Il corpo per stare bene chiede di essere usato, in modo sostenibile e con continuità.



Biswas A, Oh PI, Faulkner GE, et al. Sedentary time and its association with risk for disease incidence, mortality, and hospitalization in adults: a systematic review and meta-analysis. Ann Intern Med. 2015;162(2):123-132. doi:10.7326/M14-1651.
Ekelund U, Steene-Johannessen J, Brown WJ, et al. Does physical activity attenuate, or even eliminate, the detrimental association of sitting time with mortality? A harmonised meta-analysis of data from more than 1 million men and women. Lancet. 2016;388(10051):1302-1310. doi:10.1016/S0140-6736(16)30370-1.
Bailey DP, Hewson DJ, Champion RB, Sayegh SM. Sitting time and risk of cardiovascular disease and diabetes: a systematic review and meta-analysis. Am J Prev Med. 2019;57(3):408-416. doi:10.1016/j.amepre.2019.04.015.

Quando si passa dall’adolescenza ai primi anni dell’età adulta, spesso ci si muove meno, e non sempre è una questione di...
08/05/2026

Quando si passa dall’adolescenza ai primi anni dell’età adulta, spesso ci si muove meno, e non sempre è una questione di pigrizia.

Cambiano le giornate, cambiano gli orari, aumentano studio, lavoro, spostamenti, tempo passato da seduti. Lo sport può diventare meno regolare, oppure sparire del tutto dalla quotidianità.

Gli studi longitudinali, cioè studi che seguono le persone nel tempo, mostrano che in questa fase i minuti quotidiani di attività fisica moderata-intensa tendono a diminuire, sia nei ragazzi sia nelle ragazze. 🚶‍♀️

È un dato utile perché aiuta a guardare il problema in modo più concreto.

Se il movimento cala, il corpo riceve meno stimoli: meno cammino, meno attività intensa, meno esercizio, meno occasioni per mantenere forza, resistenza e fiducia nei propri movimenti.

Questo può pesare ancora di più quando c’è un dolore, un infortunio o la sensazione di essere “fuori forma”.

La fisioterapia può aiutare anche in questo: non solo a trattare un disturbo specifico, ma a capire da dove ripartire, costruendo un percorso sostenibile, adatto alla situazione reale di quella persona.

Muoversi di più non significa per forza stravolgere la propria vita, a volte significa semplicemente iniziare a rimettere il movimento dove c’è spazio per farlo, in modo sensato, continuità e pazienza.



Corder K, Winpenny EM, Love R, et al. Change in physical activity from adolescence to early adulthood: a systematic review and meta-analysis of longitudinal cohort studies. Br J Sports Med. 2019;53(8):496-503. doi:10.1136/bjsports-2016-097330.
Winpenny EM, Smith M, Penney T, et al. Changes in physical activity, diet, and body weight across the education and employment transitions of early adulthood: a systematic review and meta-analysis. Obes Rev. 2020;21(4):e12962. doi:10.1111/obr.12962.

Esiste una convinzione diffusa, silenziosa e abbastanza tenace, secondo cui a un certo punto del percorso di recupero, o...
01/05/2026

Esiste una convinzione diffusa, silenziosa e abbastanza tenace, secondo cui a un certo punto del percorso di recupero, o della vita, il treno sia già passato. Che il momento giusto per muoversi fosse prima, non adesso.

Non è così.

Chi mantiene un livello costante di attività fisica nel corso degli anni riduce il rischio di morte per qualsiasi causa tra il 29 e il 39%. Chi invece aumenta progressivamente il proprio movimento, anche partendo da zero, ottiene una riduzione simile, intorno al 22-27%. E questi benefici si osservano anche quando l'attività resta al di sotto delle soglie raccomandate dall'OMS.

Il punto non è la performance. È la costanza. Anche piccoli aumenti progressivi del movimento producono effetti reali e misurabili sulla salute. Anche chi ha smesso per anni, per un dolore, per un infortunio, per paura di sbagliare, può riprendere a muoversi e ricavarne un vantaggio concreto.

Non importa da dove si parte. Importa che si parta.



Yu R, Duncombe SL, Nemoto Y, Araujo RHO, Chung HF, Mielke GI. Physical activity trajectories and accumulation over adulthood and their associations with all-cause and cause-specific mortality: a systematic review and meta-analysis. Br J Sports Med. 2025;59:1228-1241.

Artrosi al ginocchio e lesione meniscale. Una diagnosi doppia, spesso accompagnata da altrettanta incertezza su cosa far...
24/04/2026

Artrosi al ginocchio e lesione meniscale. Una diagnosi doppia, spesso accompagnata da altrettanta incertezza su cosa fare.

Uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine nel 2025 ha seguito 879 persone tra 45 e 85 anni con questa stessa combinazione. Tutti hanno eseguito un programma di esercizi a casa: 25 minuti di rinforzo ed elasticità agli arti inferiori, quattro volte a settimana. Una parte dei partecipanti ha aggiunto sedute in studio con un fisioterapista, alcune di fisioterapia reale, alcune simulate. Tutti i gruppi hanno ottenuto un miglioramento sostanziale del dolore e della funzione nel corso di tre mesi.

Il dato più rilevante: chi ha ricevuto fisioterapia simulata e chi ha ricevuto fisioterapia reale hanno avuto esiti simili. La variabile che ha fatto la differenza non era la tecnica applicata in studio: era l'esercizio strutturato.

Non significa che la fisioterapia sia irrilevante. Significa che il suo valore non sta nelle terapie passive, ma nel costruire un programma di movimento che funziona davvero.



Katz JN, Collins JE, Bisson L, et al. A randomized trial of physical therapy for meniscal tear and knee pain. N Engl J Med. 2025;393(17):1694-1703. doi: 10.1056/NEJMoa2503385

Tre italiani su dieci non svolgono né sport né attività fisica nel tempo libero. Non è una stima datata: è il dato dell'...
17/04/2026

Tre italiani su dieci non svolgono né sport né attività fisica nel tempo libero. Non è una stima datata: è il dato dell'ultima indagine Istat, pubblicata nell'aprile 2026 su dati del 2025. La notizia positiva è che il numero sta scendendo rispetto agli anni precedenti. Quella meno positiva è che tra gli ultra settantaquattrenni siamo a quasi sei persone su dieci.

Il movimento è uno dei pochi fattori di rischio davvero modificabili. Sedentarietà, eccesso di peso e malattia cronica si alimentano a vicenda, e muoversi meno è spesso la conseguenza di un dolore, di una diagnosi, di un corpo che ha fatto paura più che di una scelta deliberata. Tra le persone adulte con almeno una patologia cronica, la quota supera il 51%.

Il problema raramente è la mancanza di volontà. È che ricominciare a muoversi quando si convive con un dolore persistente, con un infortunio o con una condizione cronica non è intuitivo. Farlo senza guida può portare a fare troppo, troppo presto, oppure a non fare nulla per paura di peggiorare.

La fisioterapia serve a costruire un percorso progressivo, calibrato su quello che il corpo sa fare adesso, non su quello che faceva prima. Il movimento non si prescrive in dose uguale per tutti. Si costruisce, si adatta, si corregge nel tempo.

La sedentarietà è un dato. Non è un destino.



Istituto Nazionale di Statistica. Fattori di rischio per la salute: peso, sedentarietà, fumo e alcol. Anno 2025. Roma: Istat; 2026.

Si tende a pensare che perdere forza con il passare degli anni  sia "normale" e basta. Un po' vero, ma non significa che...
10/04/2026

Si tende a pensare che perdere forza con il passare degli anni sia "normale" e basta. Un po' vero, ma non significa che non ci si possa lavorare sopra.

La forza non serve per fare i bodybuilder. Serve per alzarsi da una sedia senza fatica, fare le scale, camminare con più sicurezza, portare le buste della spesa, reagire meglio a una perdita di equilibrio. In pratica: serve nella vita reale. 💪

L'allenamento di forza, se ben programmato, può aiutare le persone più adulte a migliorare mobilità, funzione fisica, attività quotidiane e autonomia. Può anche contribuire a ridurre il rischio di cadute.

Questo vuol dire allenarsi in modo progressivo, con esercizi adatti alla persona, ai suoi obiettivi e alla sua condizione di partenza.

A volte si parte da cose molto semplici: alzarsi e sedersi bene da una sedia, lavorare con un elastico, ripetere movimenti che assomigliano davvero a quelli che servono ogni giorno.

La fisioterapia, qui, non è fare due esercizi a caso, ma costruire un percorso sensato, su misura, che tenga conto di forza, equilibrio, eventuale fragilità, dolore, storia clinica e fiducia nel movimento.

Il punto non è tornare a 20 anni, ma continuare a usare bene il proprio corpo. Perché l'età cambia alcune cose, sì. Ma non decide da sola quanto puoi ancora fare. ✨



Fragala MS, Cadore EL, Dorgo S, Izquierdo M, Kraemer WJ, Peterson MD, Ryan ED. Resistance training for older adults: position statement from the National Strength and Conditioning Association. Journal of Strength and Conditioning Research. 2019;33(8):2019-2052.

Hai fatto l'operazione. Ti hanno messo la protesi. E il dolore è ancora lì.Succede a una persona su cinque dopo una prot...
03/04/2026

Hai fatto l'operazione. Ti hanno messo la protesi. E il dolore è ancora lì.

Succede a una persona su cinque dopo una protesi totale di ginocchio. La letteratura qualitativa documenta che questi pazienti si sentono spesso abbandonati dal sistema sanitario e finiscono per convincersi che non ci sia più nulla da fare.

Uno studio pubblicato su JAMA Network Open nel 2024 ha seguito pazienti con dolore persistente da almeno un anno dopo l'intervento. Persone in sovrappeso, con altre patologie, spesso con sintomi depressivi.

Alcuni hanno fatto esercizio supervisionato insieme a sessioni di educazione al dolore. Altri solo le sessioni educative. Il risultato è stato simile in entrambi i gruppi: circa una persona su tre ha ottenuto un miglioramento concreto e misurabile.

Non tutti, è onesto dirlo. Ma in un gruppo di pazienti che si era convinto di non avere più opzioni, un terzo ha cambiato traiettoria. Gli autori chiedono più ricerca per capire chi risponde a cosa, perché il dolore persistente non è uguale per tutti e non si tratta allo stesso modo in persone diverse.

Partire dal presupposto che non ci sia più niente da fare, prima ancora di provare, è la strada più sicura per non scoprirlo mai.



Larsen JB, Skou ST, Laursen M, Bruun NH, Arendt-Nielsen L, Madeleine P. Exercise and pain neuroscience education for patients with chronic pain after total knee arthroplasty: a randomized clinical trial. JAMA Netw Open. 2024;7(5):e2412179. doi:10.1001/jamanetworkopen.2024.12179

Quando la spalla fa male da settimane, quando alzare il braccio diventa difficile, si cerca qualcosa che risolva in fret...
27/03/2026

Quando la spalla fa male da settimane, quando alzare il braccio diventa difficile, si cerca qualcosa che risolva in fretta.

Uno studio pubblicato su The Lancet nel 2021 ha seguito 708 persone con patologia della cuffia dei rotatori, confrontando esercizio progressivo supervisionato, singola sessione di consulenza fisioterapica, e le stesse due opzioni con o senza infiltrazione di corticosteroide.

I risultati a 12 mesi sono stati netti: nessuna differenza tra esercizio progressivo e singola sessione fisioterapica. L'infiltrazione ha portato un beneficio modesto nelle prime settimane, ma nessun vantaggio misurabile nel lungo periodo.

Cosa significa concretamente?

Che un incontro con un fisioterapista capace di spiegare, orientare e dare strumenti per muoversi in autonomia produce gli stessi risultati a un anno rispetto a programmi intensivi e procedure iniettive. L'infiltrazione, su indicazione medica, può avere senso nelle fasi acute. Ma non è la soluzione definitiva che spesso ci si aspetta.



1. Hopewell S, Keene DJ, Marian IR, Dritsaki M, Heine P, Cureton L, Dutton SJ, Dakin H, Carr A, Hamilton W, Hansen Z, Jaggi A, Littlewood C, Barker KL, Gray A, Lamb SE; GRASP Trial Group. Progressive exercise compared with best practice advice, with or without corticosteroid injection, for the treatment of patients with rotator cuff disorders (GRASP): a multicentre, pragmatic, 2 x 2 factorial, randomised controlled trial. Lancet. 2021;398(10298):416-428. doi:10.1016/S0140-6736(21)00846-1

Se hai dolore da mesi, la tentazione è sempre la stessa: fermarti. Aspettare che passi, proteggere tutto.Il problema è c...
20/03/2026

Se hai dolore da mesi, la tentazione è sempre la stessa: fermarti. Aspettare che passi, proteggere tutto.

Il problema è che nel dolore muscoloscheletrico cronico il corpo non è “leso”. Spesso è diventato più sensibile. Il sistema nervoso continua a inviare segnali di allarme anche quando i tessuti non sono più in una fase acuta. È come se il volume della protezione fosse rimasto troppo alto..

Muoversi in modo progressivo e ragionato aiuta a modulare la sensibilità del sistema nervoso, a migliorare la funzione e a ridurre la disabilità. Non perché “fa sparire il dolore” con un colpo di bacchetta, ma perché riabitua il corpo al carico, alla fiducia, al movimento.

Questo significa che con un mal di schiena persistente, un ginocchio che ti limita nel fare le scale o una spalla che non ti fa dormire bene, la soluzione non è immobilizzarti per mesi. È costruire un percorso attivo, calibrato su di te, con intensità giusta, progressione chiara, obiettivi concreti.

La fisioterapia, in questo, non è una lista di esercizi generici. È valutazione, educazione al dolore, programmazione personalizzata. Un’ora in cui si lavora insieme per capire cosa puoi fare oggi e cosa potrai fare tra qualche settimana.

Il movimento non è una prova di forza. È un modo per ridare al corpo informazioni più accurate e meno spaventate.

E spesso il primo cambiamento non è solo nel dolore. È nella percezione di controllo che torni a sentire.



Geneen LJ, Moore RA, Clarke C, Martin D, Colvin LA, Smith BH. Physical activity and exercise for chronic pain in adults: an overview of Cochrane Reviews. Cochrane Database Syst Rev. 2017;4:CD011279. doi:10.1002/14651858.CD011279.pub3.

Indirizzo

Via Carlo Felice N42
Sassari
07100

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Lunedì 14:00 - 20:00
Martedì 14:00 - 20:00
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