29/05/2026
È una condizione più complessa, in cui possono entrare in gioco nervi, sistema immunitario, cervello, infiammazione, sonno, stress, esperienze precedenti e anche il modo in cui il corpo ha imparato a proteggersi.
Nel dolore persistente non c’è quasi mai un solo interruttore da spegnere. 🧠
Negli ultimi anni la ricerca ha mostrato che i meccanismi che normalmente servono a percepire il dolore possono, in alcune persone, contribuire a mantenerlo o amplificarlo. Questo non vuol dire che il dolore sia “immaginario”. Vuol dire che il dolore è reale, ma non sempre corrisponde in modo lineare a un danno nei tessuti.
Per esempio: una schiena può continuare a far male anche quando non c’è una nuova lesione. Un ginocchio può restare dolente dopo mesi da un infortunio. Un movimento può fare paura perché in passato è stato associato al dolore.
In questi casi il problema non è solo trovare “il punto che fa male”. Serve capire come quella persona si muove, cosa evita, cosa tollera, cosa teme, quanto dorme, quanto riesce a gestire i carichi, quali attività ha perso per strada.
La fisioterapia, in questo contesto, non dovrebbe limitarsi a trattare una zona dolorosa. Può aiutare a ricostruire fiducia nel movimento, dosare gli esercizi, recuperare capacità fisiche e dare spiegazioni utili, senza ridurre tutto a “è colpa della postura” o “devi solo conviverci”.
Il dolore cronico non è semplice, ma capirlo meglio può cambiare il modo in cui lo affrontiamo: meno paura, più strumenti, più spazio per tornare a muoversi dentro la propria vita.
Odling-Smee L. Chronic pain can be treated - so why are millions still suffering? Nature. 2023;615(7954):782-786. doi:10.1038/d41586-023-00869-6.
Treede RD, Rief W, Barke A, Aziz Q, Bennett MI, Benoliel R, Cohen M, et al. Chronic pain as a symptom or a disease: the IASP Classification of Chronic Pain for the International Classification of Diseases ICD-11. Pain. 2019;160(1):19-27. doi:10.1097/j.pain.0000000000001384.