Psicologa Psicoterapeuta Veronica Buccoliero

Psicologa Psicoterapeuta Veronica Buccoliero Studio PsicoLab
📍via: Leonardo Da Vinci, 83 - 74028 Sava (TA) 📞3475320176

09/04/2026

Il Digital Babysitting, ossia lo strumento tecnologico che intrattiene il bambinə, attiva il circuito della RICOMPENSA, dando tutta la propria attenzione al bambino o alla bambina.

Sin dai tempi della evoluzione della specie umana, tutti gli studi confermano invece l’importanza dello SGUARDO GENITORE-FIGLIO, che determina l’IO-TE,
che fa pensare al bambino: “Se la mamma mi guarda, sto bene”.

Lo sguardo dell’adulto sui devices, sul cellulare, sui mezzi tecnologici, ecc, interrompe e ribalta questa certezza.

“La mamma non mi guarda, allora non sto bene.
Non esisto.
Però c’è il cellulare, il tablet, la consolle che mi guarda e soddisfa tutti i mie bisogni immediati. Mi ricompensa (appunto)”.

Nasce così il più grande pericolo per l’evoluzione del bambino e per l’adulto.

Il bambino sentirà illusoriamente che i click sostituiranno l’amore materno (e paterno) da piccoli [e l’amore del potenziale partner poi].
L’adulto penserà che sia normale perché “è normale”.

Non è normale. E non è sano.
Niente può sostituire gli OCCHI NEGLI OCCHI tra un genitore e un figliə.
Niente.

Psicologa Psicoterapeuta Veronica Buccoliero
Veronica Buccoliero

Nel video: la Prof.ssa Daniela Lucangeli

06/04/2026

LETTERA A GIORGIA MELONI

Spettabile Presidente del Consiglio dei Ministri Italiani, Giorgia Meloni.

Scrivo a lei come nostro leader politico. Ma anche come madre di una figlia. Le chiedo di riflettere su quanto il suo ruolo politico oggi più che mai deve coincidere anche con il suo ruolo di madre di una (quasi) preadolescente. So che sua figlia ha quasi 10 anni. E’ sulla rampa di lancio per l’ingresso in pubertà. La preadolescenza dei nostri figli oggi è stata catapultata nel mondo virtuale dove – e le cronache di questi giorni ce lo hanno raccontato in più modi – i nostri figli si fanno male, molto male. E fanno anche molto male agli altri. E stanno male.

In queste settimane ho parlato con tantissimi genitori in eventi pubblici. Mi accorgo che mamme e papà oggi si interrogano sulle vite digitali dei loro figli. Eppure continuano a sperimentare un vissuto di profonda impotenza. Queste sono le domande che spesso fanno a noi esperti: Come possiamo imporre ai nostri figli di stare fuori dai social media, se tutti i loro compagni ci sono dentro? Come si può crescerli senza che possiedano uno smartphone, se tutti ce l’hanno? Come si può non farli giocare con i videogiochi, se tra di loro non parlano d’altro e non desiderano che fare questo?
Tutte queste domande sono costantemente lì: come genitore vorrei per mio figlio un’altra cosa, ma poi non posso che cedere alle sue richieste perché altrimenti lo farei soffrire, lo terrei fuori dal mondo, gli impedirei di vivere il suo tempo.

Il dato di fatto è che i figli che hanno precocemente in mano uno smartphone, che si iscrivono ad un social media e che possiedono una consolle connessa con le communities multiplayer stanno molto peggio di quelli che non hanno e non vivono tutto questo.
Il dato di fatto è che la Società Italiana di Pediatria a novembre 2025 ha invitato tutti i genitori a ritardare il possesso dello smartphone e l’accesso ai social media nella vita dei loro figli.

Il dato di fatto è che quel senso di impotenza di noi genitori continuerà a rimanere lì con noi se non torneremo a fare gli adulti nella vita di chi cresce, cosa che però ci risulta impossibile fare visto che le multinazionali del digitale hanno imposto al mondo, alla scuola e alla famiglia la loro agenda: ovvero trasformare i nostri figli nel loro prodotto principale, così da generare profitti enormi proprio sfruttando la loro vulnerabilità psicologica così sensibile all’ingaggio dopaminergico di cui le loro piattaforme sono state scientemente e consapevolmente riempite. La condanna subita la scorsa settimana da Meta e Google a Losa Angeles dimostra la loro totale colpevolezza nel trattare i nostri figli allo stesso modo con cui il Gatto e la Volpe avevano trattato Pinocchio: sfruttarne l’ingenuità per portarsi a casa i loro Zecchini d’oro.

Oggi una politica che si dichiara vicina e attenta ai bisogni dei suoi cittadini non può rimanere indifferente al richiamo che la Comunità Europea ha fatto ad ogni suo singolo stato, con l’invito a legiferare a tutela dei minori. Molte nazioni lo stanno già facendo. L’Italia no. Nonostante le infinite richieste provenienti da più parti. Anche io, insieme a Daniele Novara, sono stato primo firmatario di una petizione in cui chiediamo al governo di intervenire velocemente e con fermezza per salvare il cervello dei nostri figli, la loro salute e tutelare la loro vita. Più di centomila persone l’hanno firmata, ma ad oggi siamo stati inascoltati.

Il 13 aprile alla Camera dei Deputati un folto gruppo di esperti e di rappresentanti dei cittadini invocherà nuovamente il bisogno che la politica intervenga velocemente su questa che è un’emergenza di sanità pubblica. La prego, se le sarà possibile, di non perdersi quell’evento. Le sarà utile come madre. Spero che ispirerà le sue decisioni politiche. I nostri figli ne hanno bisogno. Sua figlia ne ha bisogno. Glielo chiedo da medico, ricercatore universitario, specialista di Medicina Preventiva e Psicoterapeuta dell’età evolutiva. Ma soprattutto glielo chiedo da padre di quattro figli.

La saluto cordialmente. Alberto Pellai

Se potete e volete, commentate e soprattutto condividete questo messaggio. Se ci facciamo sentire, magari tutti insieme lo cambiamo questo mondo.

26/03/2026

♥️ “Da Cuore a Cuore” ♥️
incontri di Mindfulness e Psicoterapia in Gruppo

Un Diario della Mindfulness dove scrivere e custodire la propria esperienza.

In contatto con se stessi.
Per sperimentare la calma, la consapevolezza e l’appartenenza.
Per INFO COSTI e PRENOTAZIONI: 3475320176.
Posti disponibili.

19/03/2026

Mio padre m’ha ditto �ca ‘o pate l’ha ditto �ca ‘e figlie se vasano n’suonno? �Adesso capisco pecché si me vase me pare ca me mette scuorno! �E figlie si dormono non ponnu sapé si ‘o pate po se l’ha vasate. �Quand’ero vuaglione io desiderava sti gest d’affette a papà.�Lui condizionato dei detti do pate non è riuscito a me fa. �Aspettava ca papà mi veniva a vasà, quante notti so state scitate, �po quande veniva fingevo e durmì �e non mo puteva abbraccia teneva paura ca si mi scopriva po’ non mo veniva chiu a dà. �E figlie si dormono non ponnu sapé si ‘o pate po se l’ha vasate. �“Mio padre m’ha ditto �ca ‘o pate l’ha ditto �ca ‘e figlie se vasano n’suonno? �Però certi detti, �sono detti sbagliati, �è inutile a ce girà attuorno. �I’so’ stato figlio,ma mò, songo pate, �‘sti ‘ccose me songo mancate. �Picciò, nun aspettoca vanno a durmì, �I’ ‘e figlie m’è vaso scetate.
(Lello Florio)
I figli
Mio padre mi ha detto che il padre gli ha detto�che i figli sì baciano quando dormono?�Adesso capisco perché se mi bacia sembra che ho vergogna!�I figli se dormono non possono sapere se il padre poi se li è baciati.�Quando ero ragazzo io desideravo questi gesti di affetto da parte di mio padre.�Lui condizionato dai detti del padre non è riuscito a farmeli.�Aspettavo che mio padre mi veniva a baciare, quante notti sono stato sveglio,�poi quando arrivava fingevo di dormire�e non potevo abbracciarlo, avevo paura che se mi scopriva non veniva più a baciarmi.�I figli se dormono non possono sapere se il padre poi se li è baciati.�Mio padre mi ha detto che il padre gli ha detto che i figli sì baciano quando dormono?�Però certi detti sono sbagliati,�è inutile che ci giri intorno.�Io sono stato figlio, ma ora sono padre,�queste cose mi sono mancate. perciò, non aspetto che vanno a dormire,�i figli me li bacio quando sono svegli.
❤️
Una poesia per spiegare l’Attaccamento Paterno, fondamentale per la crescita del figlio.

25/11/2025
25/11/2025

C’È ANCORA DOMANI
(post con spoiler)

Un film capace di lasciare davvero a bocca chiusa.
Nel pianto strozzato.
Perché a fine film, nel silenzio di un finale storico…che vuoi aggiungere?
Niente.

È una storia che va avanti da due millenni.

A fine film fai i conti solo con l’immensa gratitudine verso le donne che la storia l’hanno cambiata.
L’hanno fatta.
Andando a votare.
Le nostre madri.
Le nostre nonne.
Le nostre bisnonne.
Se c’è ancora domani è grazie a loro.
A quel 2 e 3 Giugno 1946.

Mentre le scene vanno avanti…
qualcuno alle mie spalle chiede “perché lui l’ha abbracciata?
(Dopo che lui l’ha appena picchiata”…)
Perché la violenza è anche questo.
Pretendere di fare di quel corpo e quella mente ciò che si vuole…
Lui…
Prima je mena.
Poi s’accolla.
Un’immagine terribilmente comune.
Fatta di manipolazione e dissociazione.

Che fa rabbia e disgusto a vederla.

Così come “che vuol dire?”…
Quando la ragazzina, sorella di Giulio…
a tavola chiede che qualcuno le passi il sale…
Ma Ivano glielo sbatte lì il suo dissenso “perché il sale nun se chiede…porta male”
E in realtà sta dicendo
“Sei femmina, non puoi chiedere.
Te lo piji da sola er sale.”

Ed è nella mente romantica di tutti l’idea che Delia mò scappa con l’altro e si salva…
Ma in realtà non poteva mai e poi mai finire così…
Perché Delia non si sarebbe mai fatta salvare da un altro uomo.

Delia non vuole salvare se stessa.
Ma l’intera società.
Quella società di cui fanno parte i suoi figli maschi.
…E la sua figlia femmina.
Marcella.

E Marcella crede ancora nell’amore…
Prova rabbia per tutto e tutti.
Madre compresa.
A cui chiede “Ma non te vergogni? Non vali niente!”
E non è un’offesa.
È più una richiesta d’aiuto.
Perché le figlie femmine sperano sempre che le madri si salvino.
E i figli maschi…pure.
Però non hanno tutta questa forza e questa maturità per dirlo.
Marcella che…”con cuesti mò vai a scuola”…nella speranza che impari ad amare se stessa più dell’abito bianco.

I figli maschi litigano.
Per stabilire sempre chi è il più forte.
Perché devi essere forte.
Fisicamente forte.
E puoi anda’ a scola.
Perché sei maschio e allora pensi che puoi tutto… quasi tutto.
Perché devi sempre portare rispetto a papà tuo che te fa studia’…
Al punto da dirgli che i Fenici e i fenicotteri so’ due cose diverse…
‘Gnorante!
E però questo non te lo dico, ma lo penso.

Ivano…che rientra in casa con le scarpe sporche, per poi dire che ‘sta casa è sempre un porcile.
Appunto.
Ivano che va a gioca’ a carte coll’amici, e chiede a lei di mettergli il profumo per andare a donnacce.
Ivano che prima alla moglie je dà “du’ botte” e poi je dà “du’ colpi”… perché…vedi alla fine te vojo pure bene…mentre lei spolvera con un dito il suo stesso comodino…e per lui non prova niente.
A parte un silenziosissimo…disprezzo.
Ivano…che dietro all’alibi delle du’ guerre…picchia e picchia…
Perché che vuoi fa’?
Ha fatto “du’ guere”…

Delia.
Il nome di un fiore, che fa rima con Italia.
Delia che per tutto tutto il film ha gli occhi spalancati…pieni di terrore in casa…in cerca di cose belle fuori.
Sottopagata perché donna.
Necessaria perché donna.
Delia che quegli occhi li rilassa mentre fuma, mentre mangia cioccolato, mentre guarda il suo “Fabio Concato”…Nino.
E s’innamora davvero.
Ma lui, anche lui…Nino, il meccanico…è chiaro che non avrà mai la forza, la lucidità, la tempra per darle una soluzione vera.
Lei…aridaje…non si sarebbe mai fatta salvare da un altro uomo!

E l’amico americano…William.
Willian dice lei.
Lui…Grato a lei…perché i soldati vivono di fotoricordo che tengano sempre viva la memoria per non impazzire.
Lui, convinto che lei si chiami Devoannà…e a lei questo nome le sta proprio bene in effetti…perché lei deve sempre anna’.
Non può mai restare.
Non può mai fermarsi.
Lui che ha tutti i denti.
Perché sorride e si vedono.
E perché è in salute e di denti “ne ha più de noi, me sa”.

Il suocero. Sor Ottorino.
Un ludopatico che si è giocato tutto nella sua “febbre da cavalli”…che induce la moglie al suicidio, palpeggia la nuora senza vergogna, redarguisce il figlio che se mena alla moglie non deve fa’ rumore perché lui ha il diritto di riposare in santa pace.
Lui…fissato con le cugine.
Perché le cugine stanno zitte.
A bocca chiusa.
Perché lo sanno già che funziona così.
Lui che guasta le feste sempre.
Sempre.
Pure nel giorno del coraggio di lei.
Lui che ti viene di odiarlo pure da morto.
Senza pietà.

E poi c’è lei…l’amica. Marisa.
La fruttivendola.
Che vive con un marito che ci tiene a fare il virile.
Lei…che è libera di fumare, di ridere, di saper mantenere i segreti…
E che le dice:
“Se te ne vai…”
“No, ma ‘ndo vado?”
“Se te ne vai…vedi di non torna’…perché quello ‘sta volta t’ammazza davero”…
E dice la più grande verità.
Ma lei…Delia…non ha intenzione di andar via.
Delia vuole salvare tutti.
Non se stessa.

E semmai una madre andasse via…porta con sè i suoi figli.
Sempre.

Delia è figlia di una cultura malata.
Viziata.
Delia è madre di un cambiamento grande.
Nazionale.
Delia…non si sarebbe mai fatta salvare da un altro uomo.
Si salva da sola.
E ha salvato tutte noi.
Mettendo il vestito più bello e mettendosi e togliendosi il rossetto insieme a tutte le altre Donne.
A bocca chiusa.

Perché il voto è segreto.
Come il dolore.
Ma anche come il riscatto.

Veronica Buccoliero
Psicologa Psicoterapeuta Veronica Buccoliero

🥰Essere fedeli a se stessə🥰Promettere: dal latino Pre (prima, avanti) + Mittere (mandare avanti, lasciar andare) = Manda...
22/10/2025

🥰Essere fedeli a se stessə🥰

Promettere:
dal latino Pre (prima, avanti) +
Mittere (mandare avanti, lasciar andare) =
Mandare avanti, lasciar andare avanti.

Se prometto a me stesso, lascio andare avanti me stessə e le mie scelte, le mie decisioni, il mio “IO” nella sua identità più fedele al Sè.

Promettere agli altri è un debito.
Promettere a se stessə è un impegno che crea sicurezza e coscienza.
Alleanza.
E dunque cura di sè.
Soprattutto quando ci si promette di prendersi cura di Sè.

Me lo prometto vuol dire dunque “Prima Me”.
Non è individualismo o egoismo, in questo caso.
È certezza che se resto fedele a me, poi posso esserlo anche con te.
❤️



Psicologa Psicoterapeuta Veronica Buccoliero
Veronica Buccoliero
PsicoLab Sava

People have the power.Ieri sono stata nella Casa di Cura Bernardini.Questo foglio mi ha colpito.Perché credo nell’intent...
21/10/2025

People have the power.

Ieri sono stata nella Casa di Cura Bernardini.
Questo foglio mi ha colpito.
Perché credo nell’intento, prima di tutto.

Lavorare nel settore sanitario oggi più che mai è una missione.
Mi sono chiesta cosa spinga tutte queste persone a lavorare per gli altri così umanamente, a ritmo di campanelli e spie accese.

Poi mi sono ricordata che anche io faccio lo stesso.
E che il campanello è quello della porta del mio studio.

Ognuno chiede aiuto a modo suo.

Il lavoro di squadra può riguardare un intero ospedale, un intero reparto o un’alleanza a due…
Medico-Paziente
Infermierə-Paziente
Terapeuta-Paziente.

In ogni caso, l’obiettivo primario è uno: la Cura.

Gli operatori sanitari alleviano ogni giorno le sofferenze psico-fisiche delle Persone.

È Umanità.

Indirizzo

Via Leonardo Da Vinci, 83
Sava
74028

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Psicologa Psicoterapeuta Veronica Buccoliero pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta Lo Studio

Invia un messaggio a Psicologa Psicoterapeuta Veronica Buccoliero:

Condividi