29/11/2024
Se solo potessimo guardare alle nostre vulnerabilità come varchi verso la nostra sensibilità, allora potremmo davvero cogliere la preziosità dei nostri punti fragili.
Tanto affascinanti quanto delicati, questo siamo.
E solo quando possiamo accogliere in noi tutta quella bellezza, di quella drammaticità, allora possiamo creare. Possiamo creare arte, possiamo esprimere, possiamo trovare soluzioni, possiamo esplorare.
Certo, a volte quella nostra parte fragile può essere il nostro tallone d’Achille, quella ferita aperta e mai veramente riemarginata, quel dolore acuto che suona come una pugnalata al cuore.
Ma quando impariamo a prenderci cura di quella nostra parte, allora lì c’è lo spazio per la nostra unicità. Quella nostra punta di “follia”, di malessere, di stranezza, di peculiarità, è proprio quello che ci può portare alla nostra più personale espressione artistica.
E non sto parlando di vere e proprie opere d’arte, parlo del nostro poterci esprimere con una canzone, delle frasi, un disegno, una qualsiasi altra cosa.
Ci penso spesso, a questa storia.
Ho un libro in libreria la cui prima pagina recita “La poesia è una malattia dell’uomo, così come la perla è la malattia dell’ostrica” di Heine.
Lo tengo lì, con me e i miei pazienti, quasi a ricordarmi cosa andare a cercare: quella perla nascosta in ognuno di noi. 🦪