23/03/2026
Digiuno prolungato: alleato o rischio per la mente? 🧠
Negli ultimi anni il digiuno è diventato sempre più popolare, non solo per i benefici metabolici ma anche per i possibili effetti sul benessere psicologico. Ma è davvero una “cura” per la mente? La risposta è più complessa.
Il digiuno prolungato (oltre 24 ore senza calorie) agisce sul cervello attraverso un cambio metabolico: l’organismo passa alla chetosi, producendo corpi chetonici come il β-idrossibutirrato. Questa sostanza non è solo carburante per i neuroni, ma anche un segnale biologico che può influenzare umore, energia mentale e resilienza allo stress.
In alcuni casi, protocolli controllati – come il digiuno per tempo limitato o quello “modificato” – mostrano lievi miglioramenti di umore e stress percepito. Tuttavia, gli effetti non sono universali.
Il digiuno è infatti uno “strumento bidirezionale”: ciò che aiuta alcuni può destabilizzare altri. Nei soggetti più vulnerabili possono comparire segnali di allarme come:
• irritabilità e ansia
• insonnia
• peggioramento della depressione
• aumento della ruminazione su cibo e peso
• possibili viraggi verso stati maniacali o psicotici
Anche il contesto conta: pratiche religiose come il digiuno del Ramadan o ortodosso includono dimensioni rituali e sociali che possono modulare l’esperienza emotiva, ma comportano anche cambiamenti nei ritmi sonno-veglia e nelle abitudini quotidiane.
Se l’obiettivo è il benessere mentale, meglio un approccio prudente:
✔ limitarsi al digiuno notturno di 12–14 ore
✔ rispettare i ritmi circadiani
✔ monitorare sonno, umore ed energia
✔ evitare il “fai da te”
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