09/05/2026
Maestro 🙏🏽
Buona Serata Viaggiatori 🌆
In un'occasione chiesi a Gurdjieff, tramite un interprete, se fosse necessario superare ogni cosa dentro di sé. Egli rispose: «No», e sembrò poi parlare, in modo indiretto, più della necessità di creare nuovi atteggiamenti verso le cose; un processo che, per così dire, era paragonabile all'attraversare da un lato all'altro, proprio come quando si attraversa la strada. Compresi che intendeva dire questo: se rimaniamo ancorati ai nostri atteggiamenti attuali, ci troviamo su un lato; ma se cambiamo atteggiamento, possiamo passare all'altro lato di noi stessi. Ne dedussi, dunque, che un atteggiamento è sempre unilaterale. Egli indicò che ciò era possibile soltanto se si scattavano delle «fotografie» di se stessi. In diverse occasioni successive udii dire che scattare fotografie di se stessi è cosa ben diversa dal semplice osservarsi in un momento particolare. Se la qualità della propria auto-osservazione è sincera — e non dettata meramente dal senso del dovere, per il fatto di aver ricevuto l'istruzione di farlo — tali osservazioni si connettono tra loro, si raccolgono e formano gradualmente una fotografia di se stessi, estesa su un arco di tempo considerevole. Credo che Ouspensky definisse questo processo «Fotografia del Tempo» o, forse, una singola fotografia del proprio «Corpo del Tempo».
Quando si possiede una fotografia di se stessi in questo senso, ci si vede come un determinato tipo di persona che, nel corso di molti anni — forse fin dall'infanzia — è stata governata da certi atteggiamenti. Questo accrescimento di coscienza rivela la possibilità di accogliere ogni cosa in una maniera diversa; si potrebbe dunque paragonarlo al passaggio verso l'altro lato di se stessi, abbandonando quel lato che, fino a quel momento, ha esercitato il proprio dominio per mezzo di tipici atteggiamenti unilaterali...
~ Maurice Nicoll