dott.ssa_ilaria.fattori

dott.ssa_ilaria.fattori Sono una psicologa e psicoterapeuta iscritta all’albo degli Psicologi del Veneto n. 11213. Lavoro in libera professione a San Bonifacio (VR) e a Schio (VI).

Sono specializzata in Analisi Transazionale, utilizzo un approccio integrato che mi permette di proporre alla persona tecniche diversificate. Ho svolgo per diversi anni un' esperienza formativa all’interno di un Servizio di accoglienza, sostegno e trattamento per giovani adolescenti (14-21 anni) con indici di disagio o presenza di disturbi psichici dell’ulss Pedemontana. Collaboro come consulente

psicologa all'interno del servizio tutela minori in provincia di Verona e all'interno del Consultorio Familiare Aulss7. In privato, svolgo attività di:
- consulenza in ambito clinico e forense (in materia civile, separazione e divorzio; stress),
- valutazione psicodiagnostica,
- sostegno per genitori separati
- sostegno psicologico per adulti, adolescenti e genitori.

18/05/2026

Fermarsi è una grande arte.
E' un'arte umile, è quella di intuire quando siamo stanchi o quando abbiamo bisogno di camminare piano piano verso noi stessi e non verso qualcosa o qualcun altro.
Fermarsi è ascoltare il battito delle cose, sentire il silenzio, le sue sfumature.
–Chandra Livia Candiani–






Illustrazione di David Pogran

A cura della collega Dott.ssa Garduzzo Centro Cosmos 🩷*Corso di Accompagnamento alla Nascita*🩵Siamo felici di invitarvi ...
14/05/2026

A cura della collega Dott.ssa Garduzzo Centro Cosmos

🩷*Corso di Accompagnamento alla Nascita*🩵

Siamo felici di invitarvi a un percorso di 6 incontri pensato per le coppie, per vivere l'attesa con consapevolezza e prepararsi concretamente all'arrivo del bambino.

Il percorso è strutturato per accompagnarvi passo dopo passo, grazie al contributo di diverse figure esperte:

* *Incontri 1, 2, 3 e 4 (con l'Ostetrica)*:
_Dalla fisiologia del parto all’allattamento._ Quattro appuntamenti dedicati al corpo, alla gestione del dolore, al travaglio, all’allattamento e alle prime cure del neonato per arrivare al momento della nascita con fiducia.
- *Incontro 5 (con la Psicologa)*:
_Diventare genitori: emozioni e cambiamenti. Uno_ spazio dedicato al benessere emotivo della coppia, per accogliere le paure e scoprire le nuove dinamiche della famiglia che nasce, esplorando i nuovi ruoli di mamma e di papà.
- *Incontro 6 (con la Neuropsicomotricista)*:
_Lo sviluppo psicomotorio nel primo anno._ Come favorire la crescita armonica del bambino attraverso il movimento, il contatto e la creazione di un ambiente stimolante in casa.

📍 *Dove*: Via Trentino, 10/c - Thiene (VI)
📅 *Quando*: Dal 4 giugno al 9 luglio 2026 dalle ore 18:30 - 20:30

📞 *Info e iscrizioni*: +39 3516035956
📧 : studiopsicomotricitathiene@gmail.com

"Il CNOP celebra il 6 maggio 2026 la Giornata mondiale della salute mentale materna, che ricorre ogni anno il primo merc...
06/05/2026

"Il CNOP celebra il 6 maggio 2026 la Giornata mondiale della salute mentale materna, che ricorre ogni anno il primo mercoledì di maggio, con l’obiettivo di sensibilizzare sull’importanza del benessere psicologico in gravidanza e nel post-partum, promuovendo prevenzione, diagnosi e cura dei disturbi psichici perinatali. Istituita nel 2016, questa giornata invita a superare stigma e tabù, sostenendo le madri e il nuovo nucleo familiare.

Diventare genitori è un processo complesso e trasformativo, spesso accompagnato da emozioni contrastanti, stress e cambiamenti profondi. L’idea di una maternità sempre serena non riflette la realtà: secondo l’OMS, circa 1 donna su 5 sperimenta ansia o depressione nel periodo perinatale, con possibili conseguenze anche gravi per la salute della madre e per lo sviluppo del bambino.

Nonostante ciò, il disagio psichico perinatale è ancora poco riconosciuto, anche a causa di condizionamenti culturali e aspettative idealizzate che rendono difficile chiedere aiuto. I sintomi possono emergere durante la gravidanza e nei primi anni dopo il parto e riguardano donne di ogni età, cultura e condizione sociale.

Riconoscere precocemente i segnali, promuovere una cultura del supporto e rafforzare le reti di sostegno, a partire dal ruolo dei partner, è fondamentale per intervenire in modo efficace. Allo stesso tempo, è necessario un impegno delle istituzioni per garantire servizi adeguati e accessibili, aumentando la consapevolezza e il sostegno alla salute mentale materna, che riguarda l’intera famiglia e la comunità.

“𝑃𝑒𝑟 𝑐𝑟𝑒𝑠𝑐𝑒𝑟𝑒 𝑢𝑛 𝑏𝑎𝑚𝑏𝑖𝑛𝑜 𝑐𝑖 𝑣𝑢𝑜𝑙𝑒 𝑢𝑛 𝑖𝑛𝑡𝑒𝑟𝑜 𝑣𝑖𝑙𝑙𝑎𝑔𝑔𝑖𝑜.”
𝐸̀ 𝑖𝑚𝑝𝑜𝑟𝑡𝑎𝑛𝑡𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑙𝑎 𝑣𝑎𝑠𝑡𝑎 𝑐𝑜𝑚𝑢𝑛𝑖𝑡𝑎̀ 𝑒𝑑𝑢𝑐𝑎𝑛𝑡𝑒 𝑣𝑒𝑑𝑎 𝑙𝑎 𝑔𝑟𝑎𝑣𝑖𝑑𝑎𝑛𝑧𝑎 𝑒 𝑙𝑎 𝑚𝑎𝑡𝑒𝑟𝑛𝑖𝑡𝑎̀ 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑜𝑙𝑜 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑢𝑛𝑎 𝑓𝑒𝑙𝑖𝑐𝑒 𝑟𝑒𝑎𝑙𝑖𝑧𝑧𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑑𝑜𝑛𝑛𝑎 𝑚𝑎 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑢𝑛𝑎 𝑠𝑐𝑒𝑙𝑡𝑎 𝑟𝑒𝑠𝑝𝑜𝑛𝑠𝑎𝑏𝑖𝑙𝑒 𝑒 𝑐𝑜𝑚𝑝𝑙𝑒𝑠𝑠𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑐𝑜𝑖𝑛𝑣𝑜𝑙𝑔𝑒 𝑙𝑎 𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑓𝑎𝑚𝑖𝑙𝑖𝑎𝑟𝑒 𝑑𝑖 𝑜𝑔𝑛𝑖 𝑑𝑜𝑛𝑛𝑎, 𝑖𝑙 𝑟𝑎𝑝𝑝𝑜𝑟𝑡𝑜 𝑐𝑜𝑛 𝑙𝑎 𝑝𝑟𝑜𝑝𝑟𝑖𝑎 𝑚𝑎𝑑𝑟𝑒 𝑒 𝑎𝑙 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑒𝑚𝑝𝑜 𝑙𝑎 𝑣𝑎𝑠𝑡𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑠𝑢𝑒 𝑟𝑒𝑙𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑒 𝑙’𝑖𝑛𝑡𝑟𝑒𝑐𝑐𝑖𝑜 𝑒𝑚𝑜𝑡𝑖𝑣𝑜 𝑑𝑒𝑖 𝑠𝑢𝑜𝑖 𝑣𝑖𝑠𝑠𝑢𝑡𝑖.
𝑅𝑖𝑐𝑜𝑛𝑜𝑠𝑐𝑒𝑟𝑒 𝑙𝑎 𝑓𝑎𝑡𝑖𝑐𝑎 𝑒 𝑙𝑎 𝑐𝑜𝑚𝑝𝑙𝑒𝑠𝑠𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑒𝑙 “𝑛𝑎𝑠𝑐𝑒𝑟𝑒 𝑚𝑎𝑑𝑟𝑒” 𝑠𝑖𝑔𝑛𝑖𝑓𝑖𝑐𝑎 𝑎𝑐𝑐𝑜𝑔𝑙𝑖𝑒𝑟𝑒 𝑒 𝑟𝑖𝑚𝑎𝑛𝑒𝑟𝑒 𝑠𝑒𝑛𝑠𝑖𝑏𝑖𝑙𝑖 𝑎𝑙 𝑔𝑟𝑖𝑑𝑜 𝑑𝑖 𝑠𝑜𝑓𝑓𝑒𝑟𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑠𝑝𝑒𝑠𝑠𝑜 𝑠𝑖𝑙𝑒𝑛𝑧𝑖𝑜𝑠𝑜 𝑑𝑖 𝑚𝑜𝑙𝑡𝑒 𝑑𝑜𝑛𝑛𝑒 𝑒 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑛𝑒𝑐𝑒𝑠𝑠𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑖 𝑎𝑖𝑢𝑡𝑜."

"AMABILI O CONTROLLABILI? Alice Miller, psicologa, nei suoi testi ci ha mostrato qualcosa di spietato e scomodo: molti b...
29/04/2026

"AMABILI O CONTROLLABILI?

Alice Miller, psicologa, nei suoi testi ci ha mostrato qualcosa di spietato e scomodo: molti bambini non vengono educati alla vita, vengono addestrati alla rinuncia di sé.

La cosiddetta pedagogia nera non spezza il bambino solo attraverso la violenza esplicita, ma attraverso una forma più sottile e devastante di violenza: convincerlo che la sua spontaneità sia un problema.

Il bambino vivace diventa “troppo”.
Il bambino arrabbiato diventa “cattivo”.
Il bambino desiderante diventa “egoista”.
Il bambino sensibile diventa “pesante”.
Il bambino libero diventa “ingrato”.

Così il bambino impara una cosa tremenda da subito:
per essere amato deve tradire la propria verità interna.

Da qui nasce una frattura psichica enorme che causa poi tutte le nostre nevrosi da adulti: una parte di sé continua a sentire, desiderare, tremare, ribellarsi, cercare piacere, contatto, espressione, vita.

Ma Un’altra parte, invece, diventa il guardiano persecutore e molesto: controlla, giudica, corregge, punisce, zittisce.

Questa è la nascita del falso Sé impeccabile.

Eccola: una creatura educata, adattata, performante, gentile al momento giusto, intelligente al momento giusto, composta al momento giusto, capace di intuire cosa l’ambiente si aspetta e di offrirlo prima ancora che venga chiesto.

Ma il prezzo è altissimo…
La persona diventa amata per la propria maschera e abbandonata nella propria verità.

Qui il piacere si blocca, in questo passaggio.

Perché il piacere appartiene alla parte vera.

Appartiene al corpo non addestrato, alla voce non corretta, al gesto non previsto, alla fame non giustificata, al desiderio non approvato, alla pelle sudata, al tremolio, allo scivolone, ai capelli spettinati.

Il piacere porta sempre con sé un elemento di disobbedienza.

Chi è stato educato a essere buono, composto, utile e leggibile sente il piacere come una minaccia al patto originario.

Godere significa uscire dal personaggio.

Significa smettere di essere il figlio che non crea problemi.
Significa rompere la liturgia familiare della rinuncia.
Significa lasciare che il corpo dica qualcosa che l’immagine non può controllare.

La pedagogia nera e un po’ tutto il sistema in cui viviamo, produce adulti che hanno paura della propria vitalità più che della propria sofferenza.

Soffrire è conosciuto.
Sacrificarsi è conosciuto.
Controllarsi è conosciuto.
Meritare è conosciuto.

Il piacere, invece, è ignoto.
Il piacere non garantisce approvazione.
Il piacere non rende necessariamente migliori.
Il piacere non serve il sistema.
Il piacere sottrae energia al dovere cieco e la restituisce al corpo.

Per questo molte persone riescono a tollerare anni di fatica, ansia, ipercontrollo, relazioni contratte, vite senza respiro, ma entrano in panico appena qualcosa diventa semplice, caldo, accessibile, gratuito.

La gioia senza prezzo crea sospetto.
La leggerezza senza sacrificio genera colpa.
Il desiderio senza giustificazione accende vergogna.

Nel linguaggio della Miller, il dramma del bambino dotato, consiste proprio in questo: essere diventato brillante nel percepire i bisogni dell’altro e tragicamente analfabeta rispetto ai propri.

Quel bambino impara a leggere il volto della madre prima del proprio corpo, impara a misurare l’umore del padre prima del proprio desiderio, impara a plasmarsi per non perdere l’amore.

E quando diventa adulto porta dentro di sé una domanda muta e feroce: posso esistere anche quando non servo?

Posso godere anche e soprattutto se nessuno mi approva?

Posso essere amato anche quando smetto di performare?
Di essere utile?
Di essere educato?

Posso avere piacere senza trasformarlo subito in colpa, risultato o debito?

Se la guardiamo dal punto di vista karmico ed energetico, questa ferita crea una distorsione del campo vitale: l’energia non scorre verso l’espansione, ma verso la sorveglianza, la tensione e la contrazione costante.

Il corpo non si apre, si organizza stabilendo dei puntelli sintomatici su cui costruisce la sopravvivenza.

Il respiro non scende verso il pavimento pelvico, resta alto, in affanno, controllore dell’ambiente circostante.

Il bacino non pulsa, non è vivo né pieno, non scorre l’acqua del secondo chakra, ma trattiene, ristagna, duole, è spento.

La voce non vibra, si modula, si adatta, si fa flebile.

Lo sguardo non incontra e non accoglie, ma controlla, scruta, soppesa.

La presenza non emana, si adatta e assorbe l’energia dell’ambiente.

La persona diventa impeccabile, come se avesse ingoiato un manuale di bon ton, ma è spenta e non vitale, non crea, si omologa, non ama: sopporta, non gode: giudica.

Bello/a, capace, certamente, ammirato, spesso, viva, molto meno,autentica, ancora meno, creativa e gioiosa… zero.

Chi stai ancora cercando di non deludere mentre ti neghi il piacere?

Quale adulto interiorizzato continua a guardarti da dentro?

Quale punizione temi se diventi troppo felice, troppo sensuale, troppo libero, troppo pieno?

Quale parte di te crede ancora che la sofferenza ti renda più degno d’amore?

Quale sacrificio continui a scambiare per maturità?

La guarigione inizia quando l’immagine del bambino perfetto viene smascherata per ciò che è: una strategia antica di sopravvivenza, non una vocazione dell’anima come cerchi di raccontarti.

Il passaggio più difficile è accettare che diventare vivi possa farci sentire inizialmente sleali. Sleali verso la madre che ha rinunciato. Sleali verso il padre che ha preteso forza. Sleali verso il sistema che ci ha premiato quando eravamo bravi, utili, composti, silenziosi. Ma ogni rinascita reale contiene una quota di tradimento simbolico.

Tradire l’immagine che ci ha salvato. Tradire il personaggio che ci ha garantito appartenenza. Tradire la versione addomesticata di noi stessi.

E il piacere comincia esattamente lì: nel punto in cui smettiamo di chiedere al passato il permesso di essere vivi."

C.C

  🤗
05/04/2026

🤗

A curaA.S Silvia Soldá
23/02/2026

A cura
A.S Silvia Soldá

11/02/2026

" L'INCAPACITÀ DI AFFRONTARE I CONFLITTI

Il conflitto, nelle relazioni, è inevitabile. Ma per chi ha un attaccamento insicuro, il conflitto non è solo un disaccordo. È una minaccia. Una minaccia alla relazione, al proprio valore, alla stabilità emotiva.

Questo accade perché il sistema di attaccamento, che regola come cerchiamo sicurezza nelle relazioni, si attiva soprattutto nei momenti di tensione. E quando quel sistema è insicuro, reagisce in modo disfunzionale: o troppo, o troppo poco.

Chi ha uno stile ansioso vive il conflitto come un campanello d’allarme: “Se litighiamo, potrei perderti”. Questo porta a comportamenti come:

- Ricerca immediata di rassicurazione (“Dimmi che non mi lasci”).
- Iper-analisi del problema, spesso ingigantendolo.
- Paura di esprimere bisogni autentici, per timore di sembrare “troppo”.
- Tendenza a cedere pur di mantenere la connessione, anche quando sarebbe necessario affermarsi.

Il paradosso è che il tentativo di evitare l’abbandono può diventare così intenso da mettere davvero in difficoltà la relazione.

Per chi ha uno stile evitante, il conflitto non è tanto una minaccia di abbandono quanto una minaccia alla propria autonomia. Il disagio nasce dall’idea di essere “risucchiati” in un vortice emotivo che non sanno gestire.

Le reazioni tipiche includono:

- Chiusura emotiva (“Non è un problema, lasciamo perdere”).
- Distanza fisica o mentale, fino al silenzio.
- Minimizzazione del conflitto, come se non valesse la pena parlarne.
- Difficoltà a tollerare la vulnerabilità, propria e altrui.

Il risultato è che il partner può sentirsi ignorato o non importante, mentre l’evitante vive la distanza come l’unico modo per mantenere equilibrio.

Due strategie opposte, una radice comune:

Ansioso ed evitante sembrano agli antipodi, ma condividono lo stesso nucleo: la difficoltà di credere che la relazione possa reggere il peso del conflitto.

- L’ansioso teme che il conflitto spezzi il legame.
- L’evitante teme che il conflitto spezzi se stesso.

Entrambi, però, evitano il confronto autentico: uno inseguendo, l’altro fuggendo.

La buona notizia è che la capacità di gestire il conflitto non è un tratto fisso. Si può imparare, con consapevolezza e pratica, a:

- tollerare le emozioni difficili
- comunicare bisogni e limiti
- restare presenti senza scappare o invadere
- vedere il conflitto come un ponte, non come una minaccia

È un percorso che richiede tempo, ma che può trasformare profondamente il modo in cui ci si relaziona."

T.C.

"Il 𝗿𝘂𝗼𝗹𝗼 𝗱𝗶 𝗖𝗧𝗣 in un procedimento di separazione conflittuale.La presenza del 𝗖𝗼𝗻𝘀𝘂𝗹𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗧𝗲𝗰𝗻𝗶𝗰𝗼 𝗱𝗶 𝗣𝗮𝗿𝘁𝗲 (𝗖𝗧𝗣) può es...
05/02/2026

"Il 𝗿𝘂𝗼𝗹𝗼 𝗱𝗶 𝗖𝗧𝗣 in un procedimento di separazione conflittuale.

La presenza del 𝗖𝗼𝗻𝘀𝘂𝗹𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗧𝗲𝗰𝗻𝗶𝗰𝗼 𝗱𝗶 𝗣𝗮𝗿𝘁𝗲 (𝗖𝗧𝗣) può essere molto importante quando, durante una separazione o un divorzio, il giudice dispone una 𝗖𝗼𝗻𝘀𝘂𝗹𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗧𝗲𝗰𝗻𝗶𝗰𝗮 𝗱'𝗨𝗳𝗳𝗶𝗰𝗶𝗼 (𝗖𝗧𝗨).

❓Chi è il CTP e chi può nominarlo; chi è un CTU e cosa fa; in cosa consiste concretamente il lavoro del CTP❓️"

📍Per info
340 5657130
ilaria.fattori@ordinepsicologiveneto.it

"Oggi, 24 gennaio, si celebra la Giornata Internazionale dell’Educazione, un’occasione per riconoscere l’importanza del ...
24/01/2026

"Oggi, 24 gennaio, si celebra la Giornata Internazionale dell’Educazione, un’occasione per riconoscere l’importanza del rapporto educativo come strumento di crescita personale, sviluppo sociale e benessere psicologico."

13/01/2026

La dissonanza cognitiva è uno dei meccanismi psicologici più potenti e meno riconosciuti che guidano il nostro comportamento.
Succede quando dentro di noi convivono due elementi che non stanno bene insieme: ciò che sappiamo e ciò che facciamo, ciò in cui crediamo e ciò che tolleriamo, ciò che desideriamo e ciò che scegliamo davvero. Questa incoerenza genera una tensione interna che il sistema cerca immediatamente di ridurre. Non cambiando quasi mai il comportamento, ma cambiando il significato che gli attribuiamo.
È per questo che una persona può restare in una relazione che la fa soffrire dicendosi che “in fondo non è poi così male”, continuare in un lavoro che la svuota convincendosi che “almeno è stabile”, accettare situazioni che la feriscono minimizzandole o razionalizzandole.
La mente non cerca la verità. Cerca la coerenza interna. E quando il comportamento non si muove, è il pensiero che si piega.
Ma la dissonanza funziona anche al contrario. Se non possiamo cambiare subito ciò che sentiamo o pensiamo, possiamo cambiare ciò che facciamo. E nel tempo il sistema si riallinea.
È uno dei principi della riattivazione comportamentale nella depressione: non si aspetta che torni la motivazione per agire, si agisce anche senza motivazione. E poco a poco il tono emotivo, il senso di efficacia e l’immagine di sé iniziano a seguire il comportamento.
Non è ipocrisia. È neuropsicologia applicata: il cervello si ricalibra su ciò che facciamo in modo ripetuto.
Metafora. È come rimettere in movimento un ingranaggio arrugginito. All’inizio fa attrito, sembra forzato. Ma è proprio quel movimento che lentamente scioglie il blocco.
Esercizio. Chiediti: che cosa sto facendo che è incoerente con ciò che so essere sano per me? Qual è la più piccola azione concreta che potrei fare oggi nella direzione giusta, anche senza sentirla ancora mia? Se continuassi a farla per due settimane, che idea di me inizierei a costruire?
La dissonanza non è un difetto. È una leva di cambiamento.

11/01/2026

Indirizzo

Schio

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 14:00
Mercoledì 08:30 - 20:00
Giovedì 09:00 - 12:00
Sabato 09:00 - 12:30

Telefono

+393405657130

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