Ada Fabro, Psicologa - Neuropsicologia e Sostegno Psicologico

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Quando si parla di intelligenza, spesso compare subito una domanda: “Che QI ha?”Ma il quoziente intellettivo non è l’int...
19/04/2026

Quando si parla di intelligenza, spesso compare subito una domanda: “Che QI ha?”

Ma il quoziente intellettivo non è l’intelligenza.

È un indice ricavato da test psicometrici progettati per misurare alcune abilità cognitive specifiche: memoria di lavoro, ragionamento, velocità di elaborazione, competenze verbali e visuo-spaziali.

Questi strumenti sono molto utili in ambito clinico e di ricerca perché permettono di quantificare funzioni cognitive in modo standardizzato.

Il punto, però, è un altro.

In psicologia l’intelligenza è considerata un costrutto teorico: un concetto che descrive la capacità generale di apprendere, ragionare, adattarsi e risolvere problemi.

E questa capacità non può essere ridotta completamente a un numero.

Il QI misura alcune componenti dell’intelligenza.
Non l’intelligenza nella sua interezza.

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La fatica nella depressione è spesso interpretata come mancanza di motivazione o ridotta volontà. Ma la letteratura scie...
17/04/2026

La fatica nella depressione è spesso interpretata come mancanza di motivazione o ridotta volontà. Ma la letteratura scientifica suggerisce una prospettiva diversa.
Uno studio recente ha analizzato la bioenergetica dell’ATP nel cervello di giovani adulti con e senza depressione, osservando differenze nei processi metabolici legati alla produzione e all’utilizzo dell’energia cellulare.
Dato che l’ATP è il principale “carburante” delle cellule — inclusi i neuroni — queste alterazioni potrebbero contribuire alla sensazione di esaurimento cognitivo e fisico frequentemente riportata nel disturbo depressivo maggiore.
Questi risultati si inseriscono in un filone di ricerca sempre più ampio che considera la depressione anche come una condizione che coinvolge metabolismo cerebrale, neuroinfiammazione e regolazione energetica.
Comprendere questi meccanismi potrebbe aprire la strada a nuovi approcci terapeutici e a una visione meno stigmatizzante dei sintomi.

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Ci sono esperienze che, mentre le viviamo, sembrano solo un intreccio disordinato.Eventi che non riusciamo a collocare, ...
15/04/2026

Ci sono esperienze che, mentre le viviamo, sembrano solo un intreccio disordinato.

Eventi che non riusciamo a collocare, emozioni che non sappiamo ancora interpretare, passaggi della vita che appaiono privi di un filo logico.

Eppure, con il tempo, qualcosa cambia.

Quando torniamo a guardare quelle stesse esperienze da una certa distanza, iniziamo a vedere collegamenti che prima non erano visibili. Alcuni nodi trovano una collocazione, alcune scelte acquistano senso, alcuni passaggi rivelano la loro funzione nel percorso.

In psicologia questa prospettiva retrospettiva è spesso ciò che permette di trasformare una sequenza di eventi isolati in una storia dotata di significato.

Come nel tappeto della citazione: il disegno è davanti ai nostri occhi, ma la trama che lo sostiene diventa più chiara solo quando lo osserviamo dal rovescio.

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A volte lo chiamiamo “pensarci troppo”.In psicologia, invece, parliamo di overthinking o di pensiero ruminativo.È quella...
11/04/2026

A volte lo chiamiamo “pensarci troppo”.
In psicologia, invece, parliamo di overthinking o di pensiero ruminativo.

È quella situazione in cui la mente continua a tornare sugli stessi scenari: conversazioni passate, decisioni prese, possibilità future.

Il punto interessante è che il cervello non lo fa per farci stare male.

Lo fa perché il pensiero analitico è uno strumento evolutivo: serve a prevedere problemi, ridurre l’incertezza e aumentare il controllo sull’ambiente.

Il problema nasce quando questo sistema rimane attivo anche quando non ci sono più informazioni utili da elaborare.

A quel punto il pensiero smette di essere uno strumento e diventa un loop cognitivo.

Non è più riflessione.
È solo ripetizione.

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Quanto influenzano gli altri ciò che percepiamo?Un recente studio ha mostrato che **le informazioni sociali possono crea...
09/04/2026

Quanto influenzano gli altri ciò che percepiamo?
Un recente studio ha mostrato che **le informazioni sociali possono creare vere e proprie profezie che si autoavverano** quando valutiamo il dolore, il dolore osservato negli altri e perfino lo sforzo mentale.
Quando ai partecipanti veniva suggerito che un’esperienza fosse particolarmente intensa, tendevano a giudicarla **più intensa anche loro**.
In altre parole, le aspettative create dal contesto sociale non rimangono semplici opinioni: possono **modellare la percezione stessa**.
Il fenomeno emerge non solo per il dolore personale, ma anche per il **dolore vicariante** — cioè quello che percepiamo osservando gli altri — e per la valutazione dello **sforzo cognitivo**.
Un risultato che ricorda quanto la nostra esperienza del mondo non sia mai puramente individuale: è sempre influenzata dalle **informazioni, dalle aspettative e dalle dinamiche sociali** che ci circondano.

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Nella vita possiamo muoverci in molti modi.Possiamo andare avanti per inerzia, seguendo abitudini e percorsi già traccia...
06/04/2026

Nella vita possiamo muoverci in molti modi.
Possiamo andare avanti per inerzia, seguendo abitudini e percorsi già tracciati.
Possiamo cambiare direzione, cercando qualcosa di diverso.
Ma non sempre muoversi significa davvero crescere.
“Andare oltre” richiede qualcosa in più: consapevolezza.
Significa avere una direzione che nasce da dentro, non solo dalle circostanze esterne.
Perché quando sappiamo davvero chi siamo, le nostre scelte smettono di essere casuali e diventano coerenti con ciò che conta per noi.
E forse è proprio da lì che inizia il cambiamento più autentico.

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Uno degli aspetti più affascinanti della mente umana è che non reagiamo semplicemente agli eventi della realtà, ma al si...
04/04/2026

Uno degli aspetti più affascinanti della mente umana è che non reagiamo semplicemente agli eventi della realtà, ma al significato che attribuiamo a quegli eventi.
In psicologia si parla spesso della distinzione tra fatti e rappresentazioni dei fatti. I fatti sono ciò che accade nel mondo; le rappresentazioni sono le interpretazioni che la nostra mente costruisce per dare senso a ciò che accade.
Questo processo è naturale e necessario: il cervello è progettato per interpretare, inferire e prevedere. Tuttavia, a volte le interpretazioni vengono percepite come se fossero dati oggettivi della realtà.
Ed è proprio in questo spazio — tra evento e interpretazione — che spesso nascono incomprensioni, conflitti o sofferenza psicologica.
Imparare a distinguere tra ciò che è accaduto e il significato che gli attribuiamo non significa negare le emozioni, ma sviluppare una maggiore consapevolezza di come funziona la nostra mente.

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Il termine **hyperarousal** compare in molti ambiti della psicopatologia: disturbi dell’umore, disturbi d’ansia, insonni...
02/04/2026

Il termine **hyperarousal** compare in molti ambiti della psicopatologia: disturbi dell’umore, disturbi d’ansia, insonnia, PTSD, ADHD.
Ma siamo sicuri che indichi sempre lo stesso fenomeno?
Un recente studio ha analizzato l’hyperarousal da una prospettiva **transdiagnostica**, cercando di scomporlo nelle sue diverse dimensioni psicofisiologiche.
Il risultato suggerisce che non si tratti di un costrutto unitario: l’iperattivazione sembra essere composta da **diverse componenti**, tra cui attivazione fisiologica, ipervigilanza attentiva, reattività emotiva e difficoltà nella regolazione del sonno.
Queste dimensioni non si presentano allo stesso modo in tutti i disturbi, ma **si combinano in configurazioni diverse** a seconda del quadro clinico.
Un’ulteriore conferma di quanto la psicopatologia stia andando sempre più verso modelli **dimensionale e transdiagnostici**, che cercano di comprendere i processi di base condivisi tra più diagnosi.

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La mente non è un contenitore neutro.È più simile a una superficie sensibile che assorbe ciò con cui entra in contatto: ...
30/03/2026

La mente non è un contenitore neutro.

È più simile a una superficie sensibile che assorbe ciò con cui entra in contatto: pensieri, immagini, parole, ambienti, relazioni.

Per questo l’attenzione è una risorsa preziosa.
Ciò su cui la posiamo con maggiore frequenza finisce per influenzare il nostro modo di interpretare la realtà.

Non significa ignorare ciò che è difficile o problematico.
Significa ricordare che anche ciò che scegliamo di guardare, leggere, ascoltare e coltivare mentalmente contribuisce a modellare chi diventiamo.

A volte cambiare prospettiva inizia proprio da qui:
da dove decidiamo di posare lo sguardo.

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L’idea che utilizziamo solo il 10% o il 20% del cervello è uno dei miti neuroscientifici più diffusi nella cultura popol...
29/03/2026

L’idea che utilizziamo solo il 10% o il 20% del cervello è uno dei miti neuroscientifici più diffusi nella cultura popolare.
In realtà, le evidenze scientifiche raccontano una storia molto diversa.
Le tecniche di neuroimaging mostrano che il cervello funziona come una rete complessa e altamente integrata, in cui diverse aree si attivano a seconda del compito, del contesto e dello stato mentale.
Inoltre, il cervello è uno degli organi più energeticamente costosi del nostro organismo: pur rappresentando solo circa il 2% del peso corporeo, consuma circa il 20% dell’energia totale. Dal punto di vista evolutivo, sarebbe difficile spiegare un investimento biologico così grande per un organo largamente inutilizzato.
Questo non significa che tutte le aree cerebrali siano attive allo stesso modo in ogni momento, ma piuttosto che il cervello lavora attraverso configurazioni dinamiche di reti neurali che cambiano continuamente.
Più che chiederci quanta parte del cervello usiamo, la domanda scientificamente più interessante è: come le diverse regioni cerebrali collaborano per produrre mente e comportamento.

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Ogni secondo i nostri occhi compiono piccoli salti rapidissimi chiamati saccadi. Eppure il mondo non ci appare mai come ...
26/03/2026

Ogni secondo i nostri occhi compiono piccoli salti rapidissimi chiamati saccadi. Eppure il mondo non ci appare mai come una sequenza di immagini spezzate: lo percepiamo stabile, continuo.
Come fa il cervello a mantenere questa stabilità se l’immagine sulla retina cambia continuamente?
Uno studio recente ha usato le afterimages — quelle immagini che restano “impresse” per qualche istante dopo uno stimolo luminoso — per capire cosa succede quando spostiamo lo sguardo.
Il risultato è affascinante:
il cervello aggiorna la posizione dell’immagine nello spazio con alta precisione, ma con una piccola sottostima dello spostamento.
In altre parole, la direzione è corretta, ma la distanza percepita risulta leggermente compressa.
Un errore sistematico, minuscolo ma rivelatore, che ci dice molto su come il sistema visivo integra informazioni sensoriali e segnali motori per costruire la stabilità del mondo che vediamo.
Ancora una volta, la percezione non è una semplice fotografia della realtà, ma il risultato di un sofisticato lavoro di integrazione e predizione del cervello.

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Quando qualcosa ci fa soffrire o ci mette in difficoltà, la nostra mente cerca automaticamente una spiegazione.Perché mi...
23/03/2026

Quando qualcosa ci fa soffrire o ci mette in difficoltà, la nostra mente cerca automaticamente una spiegazione.
Perché mi succede?
Da dove nasce questo problema?
Qual è la causa?
Comprendere può essere importante. Ma non sempre è sufficiente.
A volte passiamo molto tempo a ricostruire il passato o a cercare l’origine del problema, mentre ciò che potrebbe davvero cambiare la situazione è provare qualcosa di diverso nel presente.
È una prospettiva che nella psicoterapia strategica viene spesso sottolineata: non sempre serve capire tutto per iniziare a stare meglio.
In certi momenti la domanda più trasformativa non è “perché?”, ma “che cosa posso fare adesso per cambiare qualcosa?”.

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