Giuseppe Sabella Omeopata

Giuseppe Sabella Omeopata Questo spazio è dedicato a far conoscere la Medicina Omeopatica,

Il Blog dell'Omeopatia

Scopo di questo blog è dare informazioni sull'omeopatia e sulla medicina in generale. Si cercherà di dare delle informazioni più approfondite di avvenimenti di carattere medico rispetto alle notizie che si ricevono dai media e da altre fonti. Verranno inoltre mostrati casi clinici risolti o molto migliorati con la terapia omeopatica, e poiché quasi tutti i pazienti che approdano all'omeopatia sono stati già trattati con le terapie della medicina ufficiale, un confronto tra le due metodologia sarà inevitabile.

25/12/2016
26/10/2016

PERCHE' SI USA TANTO IL CORTISONE

Il rapporto nazionale dell'AIFA ( Agenzia Italiana del Farmaco) del 2015, indica l'uso dei glucocorticoidi (cortisonici) soltanto nelle allergie, nell'asma bronchiale, nelle reazioni di rigetto nei trapianti, in alcune emergenze acute, per uso topico in alcune malattie dermatologiche e in poche altre malattie.
Nella pratica però, i cortisonici vengono utilizzati pressoché per ogni apparato, organo e tessuto infiammato, a qualsiasi età e condizione: i pediatri lo prescrivono sistematicamente per tonsilliti, riniti, otiti, bronchiti ecc., i medici generici lo danno per ogni malattia che finisca con" ite" e gli specialisti non riescono a farne a meno in molte malattie. Tutti i giorni vediamo ad esempio bambini trattati con cortisonici anche per una semplice tosse, con il risultato che il catarro bronchiale che si era formato proprio per aiutare a combattere i germi responsabili dell'infezione si asciuga, la tosse si fa secca, stizzosa ed inefficace e il bambino diventa pallido, con il respiro un po' asfittico e soprattutto agitato, iperattivo, insonne e a volte con disturbi del comportamento e aggressivo. In molte altre malattie in cui vengono somministrati i cortisonici, i sintomi collaterali non sono meno gravi, ciononostante il loro uso è estremamente diffuso.
Non è stato sempre così. Vediamo brevissimamente alcuni momenti della storia del cortisone.
Nel 1950 a Tadeus Reichestein, Edward Calvin Kendall e Philip Showalter Hensch, viene assegnato, un po' frettolosamente, il premio Nobel, (ma si deve capire il contesto: la medicina non aveva ancora quasi nulla, se si eccettuano gli antibiotici che cominciavano ad essere prodotti in quantità industriale, e i sulfamidici, sui quali però, dopo un periodo di ottimistici clamori cominciava a calare il silenzio per i letali effetti collaterali), al primo per aver sintetizzato il desossicorticosterone, agli altri due per aver utilizzato per primi il cortisone, nientedimeno in tre casi di poliartrite acuta, con risultati sorprendenti al punto che i pazienti "già attanagliati e immobilizzati dal male recuperano in breve tempo, salute e autonomia".
Nel corso degli anni Cinquanta l'impiego dei cortisonici fu esteso alle manifestazioni allergiche, all'asma bronchiale e ad alcuni casi di terapia d'urgenza, e sebbene non si sapesse esattamente come agissero e il loro avvenire in terapia non fosse ancora chiaro si aveva "motivo per confidare nella loro efficacia nelle molte malattie che oggi giudichiamo incurabili".
Ma soltanto dopo qualche anno dall'introduzione del suo utilizzo nella clinica, ci si accorge che i cortisonici attenuano la febbre e diminuiscono il dolore senza influire sull'andamento della malattia, mascherano cioè con un apparente miglioramento il quadro clinico mentre il decorso della malattia peggiora. I più prestigiosi clinici del periodo come Frugoni, Condorelli, Di Guglielmo e altri, consigliano di utilizzarli con cautela, " affinché con un vantaggio fittizio non producano un danno sicuro". E quando diventa del tutto evidente che l'uso del cortisone riattiva la tubercolosi nelle forme in cui la malattia era stata curata o ridotta a una forma latente, prendono più netta e decisa posizione e dalle più accreditate riviste mediche tra le quali il "Policlinico" ne consigliano "estrema cautela"; nelle stesse riviste inoltre si esprime parere contrario all'introduzione per via orale del cortisone perché si presta più facilmente ad un uso indiscriminato, accentuando i pericoli degli effetti collaterali.
Nel frattempo procede la sperimentazione clinica del cortisone finanziata dall'industria americana produttrice del farmaco, e quando, ultimata la fase sperimentale, il mercato italiano si apre definitivamente al farmaco, quelle riviste mediche che per alcuni numeri successivi avevano ancora persistito nel sottolineare conseguenze indesiderate, controindicazioni e pericolose complicanze, cominciano ad ospitare pagine pubblicitarie che non sono più in linea con la cautela a più riprese raccomandata: non si fa più cenno dei pericoli potenziali, né del fatto che la via orale facilita l'uso indiscriminato del farmaco, ma si mettono in evidenza le indicazioni e si fa silenzio sulle controindicazioni: decolla così il lancio dei cortisonici e scoppia anche in Italia la "febbre del cortisone".
Ma immediatamente si presentano, e nel giro di qualche hanno si moltiplicano nella popolazione gli effetti collaterali: improvvisi cambiamenti di umore talvolta con irascibilità e aggressività, astenia, disturbi del ciclo mestruale, ritenzione idrica, ritardata guarigione delle ferite, perdita di calcio dalle ossa con osteoporosi, diabete, ipertensione, glaucoma e cataratta, ulcere dello stomaco, aumento delle infezioni soprattutto varicella, herpes zoster e morbillo, calo della libido e impotenza sessuale, ansia, depressione e pensieri suicidi, per i citare solo i disturbi più frequenti. I medici che vivono a contatto con i pazienti e che ancora non sono del tutto assuefatti alla propaganda, cominciano ad avere dubbi e perplessità sulla bontà del farmaco e nonostante l'industria farmaceutica e la ricerca scientifica, che cominciano a diventare una cosa sola, si affannino a sintetizzare nuovi composti nella speranza di attenuare i disastrosi effetti collaterali, la "febbre del cortisone", che aveva contagiato tanti facendo sognare grandi profitti ad alcuni , vittorie sulle più gravi malattie ad altri, si spegne, e il consumo dei cortisonici tracolla, lasciando sul terreno sofferenze e delusioni.
Si dirà oggi che allora non si conosceva bene il sistema immunitario e la sua fondamentale funzione di difesa che i cortisonici sistematicamente sopprimono, e siamo d'accordo, anche se siamo del parere che bisognerebbe essere più prudenti quando tante cose si ignorano, ma ora, ora che queste conoscenze sono state acquisite ed è chiaro il loro il meccanismo d'azione, per cui non solo la tubercolosi ma tutte le malattie controllate dal sistema immunitario sotto l'azione dei cortisonici si riattivano, perché il loro consumo i negli ultimi vent'anni continua ad aumentare in maniera esponenziale?
Si sa benissimo che i cortisonici, ad eccezione del loro impiego in alcuni casi di terapia d'urgenza, lungi dal curare e figuriamoci dal guarire, danno soltanto un sollievo momentaneo e dopo il disturbo ricompare: come prima se l'organismo è forte e resistente, in un organo più importante se l'organismo non è in grado di resistere alla ripetuta soppressione, come malattia più grave se l'organismo è debole e la terapia cortisonica viene impiegata per periodi lunghi.
Ci si chiede allora perché la medicina oggi con tutti i suoi continui progressi, così ricca di mezzi e risorse, è costretta ad utilizzare per una miriade di malattie un farmaco che provoca i disturbi sopraddetti, tra cui diabete ed ipertensione, che insieme contribuiscono ad aumentare in maniera cospicua le patologie cardiocircolatorie che sono la prima causa di morte nel mondo occidentale; un farmaco che indebolendo il sistema immunitario facilita l'insorgenza e lo sviluppo dei tumori, seconda causa di morte nel mondo occidentale; un farmaco che contribuisce in maniera pesante all'aumento della iatrogenesi, cioè alle malattie da farmaci, terza causa di morte nel mondo occidentale?
Perché non utilizza farmaci più efficaci e meno dannosi?
Per quanto incredibile possa sembrare ai non addetti ai lavori - perché la classe medica invece lo sa bene, anche se l'assuefazione agli attuali modelli organizzativi e impositivi della medicina la sta portando verso l'inconsapevolezza - e almeno che non si pensi che la medicina abbia farmaci migliori e non li utilizzi, la risposta non può essere che una e una sola: perché almeno per questa miriade di malattie, la medicina ufficiale, non ha nulla di meglio.
G. Sabella

Riferimenti bibliografici: Storia della medicina e della sanità nell'Italia contemporanea. Giorgio Cosmacini. Editori Laterza.

28/11/2015

MILLE RAGIONI PER ESSERE OMEOPATA

Ecco un caso clinico che dimostra la grande differenza tra l'omeopatia e la medicina ufficiale.

Dedicato alle mamme che per qualche motivo devono stare lontano dai loro bambini piccolissimi.

Il titolo di questo caso potrebbe essere la diagnosi di una malattia autoimmune: ANTICORPI ANTINEUTROFILI o il quadro clinico che presentava il bambino: AUTOAGGRESSIVITA' DA PAURA DI ESSERE ABBANDONATO.

Si vogliono evidenziare le peculiarità dei due diversi metodi affinché chi legge possa farsi un'idea di come funziona l'omeopatia, cosa che non sa, e di come funziona la medicina ufficiale, cosa che a torto crede di sapere.

Nella seconda metà di giugno del 2002 quando lo vediamo per la prima volta a L. manca meno di un mese per compiere due anni. Viene portato dai genitori perché soffre di infezioni ricorrenti.
Le diagnosi che vengono fatte nella Divisione Pediatrica dell'ospedale della sua città dove è stato ricoverato il 27 02 2002 (uno dei tanti ricoveri nei momenti più critici della malattia) per infezioni respiratorie ricorrenti sono: faringotonsillite, bronchite acuta, neutropenia, anemia sideropenica, broncopneumopatia interstiziale, otite media acuta, dermatite atopica, ecc.; all'Istituto di Clinica e Biologia Età Evolutiva Università degli studi Ospedale Regionale Microcitemie dove attualmente viene seguito, in data 03 05 2002, viene fatta diagnosi di "Malattia autoimmune, neutropenia con positività per gli anticorpi anti-neutrofili".
Il valore dei neutrofili in percentuale è come si vede in tabella 1.



_____________TAB. 1

_______Data_________________Neutrofili_%

_____1 03 2002________________12,7
____26 04 2002_________________1,1
____03 05 2002_________________5,2
____13 05 2002_________________8,3
____29 05 2002_________________5,2
____10 06 2002_________________6,8

I monociti dello stesso periodo oscillano tra i 15 e i 18 punti percentuale.

La frequenza degli episodi infettivi è talmente elevata che IL BAMBINO DA UN ANNO CIRCA VIVE SOTTO ININTERROTTA TERAPIA ANTIBIOTICA E CORTISONICA.

E questo è tutto ciò che era riuscita a fare la medicina ufficiale: questo bambino è uguale a mille altri, ciò che conta sono le infezioni e i valori ematici.

Vediamo invece cosa valorizza e "cosa deve essere curato" secondo l'omeopatia.

All'apertura della porta compaiono una madre angosciata e dietro, un padre vacillante nel tentativo di trattenere il dimenarsi del bambino che tiene in braccio.
Per l’intera durata della visita, non meno di un’ora e mezza, L. non smette un solo attimo di scendere dalle braccia del padre, risalire, contorcersi per sfuggire alla presa, tentare di lanciarsi dalle braccia del padre a capofitto, riscendere, cercare di prendere gli oggetti dello studio e per ognuno chiedere cos'è, risalire in braccio, e così via; alla fine della visita il papà ha due ben evidenti graffi al viso e diversi morsi nelle mani e nelle braccia.
La madre assiste afflitta all'usuale scena, a tratti dà il cambio al padre. Dice che il bambino fa sempre così, e ormai non ce la fanno più, oltre al dolore per la malattia c'è la stanchezza per far fronte a questa continua intensa agitazione: bisogna sempre controllarlo, spesso picchia la sorella di cinque anni e gli altri bambini che frequentano, chiede degli oggetti, che vengono scagliati via con veemenza quando vengono dati, e a periodi sputa agli altri, sbava abbondantemente e si mangia le unghia.
Il bambino ha sofferto di crosta lattea e di eczema atopico, il pallore del viso contrasta notevolmente con il rossore ineguale delle guance.
Ricorda inoltre piangendo il periodo dell'inserimento all'asilo nido in cui L. piangeva continuamente, non mangiava e per tutto il tempo attendeva soltanto l'arrivo della madre; fa risalire ad allora l'inizio dell'aggressività del bambino.

La violenza dei sintomi mentali, l'intensa agitazione che non da tregua, fanno pensare a Stramonium, che viene dato alla mk e viene interrotta la terapia con cortisonici e antibiotici.

Il 10 agosto la mamma telefona dicendo che nonostante la sorellina avesse avuto la bronchite, L., e sarebbe la prima volta, non è stato contagiato, per tutto il periodo è stato bene ed anche un po’ più tranquillo; il 3 luglio i neutrofili hanno fatto segnare un 24,1%, ma sono scesi al 5% il 30 luglio. E scenderanno al 4% il 21 agosto.
Siamo a settembre, l'estate è andata bene ma ora L. ha ripreso ad essere aggressivo come prima. Prende una dose di Stramonium xmk.
Settembre ottobre e novembre passano senza alcun episodio febbrile, ma si manifestano frequenti episodi di aftosi al cavo orale che rispondono bene ad Hepar sulphur , e Mercurius solubilis; il bambino è di nuovo più tranquillo, la mamma riferisce che ha momenti di affettuosità manifestantesi con carezze e baci nei confronti della sorellina e altri bambini che frequentano.
I neutrofili di questi mesi sono rispettivamente 28,8%, 31,3% e 25,1%
Durante l'inverno non più aftosi, manifesta un episodio di eruzione sul palmo delle mani e sulla pianta dei piedi, che non viene trattato e scompare da solo, poi diversi episodi di tonsillite che rispondono bene a Belladonna, Mercurius e soprattutto a Phytolacca decandra; i neutrofili a dicembre, febbraio e marzo rispettivamente 23,0%, 14,5% e 17,1%.
A maggio la mamma dice che si sta accentuando un sintomo che il bambino ha sempre avuto, dorme con la bocca aperta e ora spesso va in apnea, inoltre appena addormentato suda in tutta la testa, ha forte desiderio di carne, l'otorino ha diagnosticato ipertrofia alle adenoidi.
Viene data Calcarea carbonica mk e dopo un mese Calcarea carbonica xmk con miglioramento della sintomatologia. Scomparso del tutto il rossore delle guance; due episodi di tosse con vomito si risolvono con Ipeca. I neutrofili a maggio sono 23.1%, a luglio 16,3%.
Fine agosto, il bambino in questo periodo si sta sviluppando notevolmente: in quattro mesi ha preso tre chili e si allungato di quattro centimetri, negli ultimi quindici giorni ha ripreso a mordere, sputare e mangiarsi le unghie, i neutrofili sono 5,3%. Prende Stramonium lmk.
Dall'ultima dose di Stramonium sono passati tre mesi, - L. dice la madre con una voce che non conoscevo - è un bambino dolcissimo e affettuoso, non si sta più ammalando e solo raramente ha i suoi cinque minuti che durano appunto, cinque minuti - poi mi dà il risultato delle analisi degli ultimi due prelievi ematici del Microcitemico.

_______________TAB. 2

________Data _______Neutrofili_%

_____03 07 2002______________24,1
_____30 07 2002 ______________5,0
_____21 08 2002 ______________4,0
_____25 09 2002_____________ 28,8
_____21 10 2002_____________ 31,3
_____20 11 2002______________25,1
_____19 12 2002______________23,0
_____05 02 2003_____________ 14,5
_____13 03 2003______________17,1
_____05 05 2003_____________ 23,1
_____10 07 2003 _____________16,3
_____27 08 2003______________ 5,3
_____01 10 2003_____________ 22,6
_____19 11 2003_____________ 34,1



Le analisi successive saranno sempre normali, l'agitazione e la violenza continua sono scomparse, L. è tornato un bambino sereno e affettuoso che come tutti i bambini sani si ammala raramente.

E questa è la mia prima ragione per essere omeopata.

Giuseppe Sabella

Samuel Hahemann
26/11/2015

Samuel Hahemann

26/11/2015

SAMUEL HAHNEMANN PADRE DELL'OMEOPATIA

quarta e ultima parte

Naturalmente quest'uomo singolare che fu in sommo grado uomo di scienza, in quando seppe, rimanendo sempre sul solido terreno dell'osservazione, notare dei fatti, verificarli e riprodurre degli esperimenti, sintetizzare le osservazioni ed estrarre la legge che ne condizionava i fenomeni, venne dapprima deriso, poi osteggiato e infine messo al bando dalle autorità della medicina ufficiale.
Soltanto Parigi, dove secondo Voltaire, la ragione vince sempre sul fanatismo, gli tributa il giusto onore, e Guizot, ministro della sanità, del re Luigi Filippo, nel 1837, alla potente Accademia di Medicina Francese - potenza basata su nulla, come vedremo - che vuole interdire l'omeopatia, risponde con le uniche parole che la saggezza e il disinteresse possono suggerire: "Se l'omeopatia è soltanto una chimera o un sistema privo di valore, finirà col cadere da se. Se invece rappresenta un progresso, essa si estenderà a dispetto di qualsiasi misura e l'Accademia, prima di tutti, deve augurarselo, essa che ha la missione di far progredire la scienza e d'incoraggiare le scoperte".
Sono passati circa due secoli, e dei farmaci utilizzati dalla medicina ufficiale che si oppose ad Hahnemann non è rimasta traccia.
E non ne rimarrà per quelli che saranno usati fino ad oltre un secolo dopo, essendo ritenuti primi farmaci efficaci - ed è una delle poche cose in cui vi è accordo nella medicina ufficiale - i sulfamidici nel 1935, e gli antibiotici nel decennio successivo. Ma i sulfamidici sono caduti ormai quasi del tutto in disuso, e gli antibiotici devono essere usati in dosi mille volte superiori di quando furono scoperti, e devono inoltre trovarsi sempre nuove molecole, perché nel giro di qualche anno i batteri imparano non solo a resistervi ma a utilizzarli come nutrimento. Basta del resto consultare un qualsiasi testo di terapia medica di trenta o quaranta anni fa, per accorgersi che la durata media della vita della stragrande maggioranza dei farmaci via via utilizzati dalla medicina ufficiale non supera i venti anni: il tempo dei clamori della scoperta per meglio lanciarli sul mercato, il tempo di imporli con tutti i mezzi alla popolazione, e il tempo di non riuscire più a nasconderne l' inutilità o più spesso la nocività, e silenziosamente ritirarli. Naturalmente la grave debolezza costituzionale che affligge tali farmaci e che li porta a fine così prematura, crea la necessità di cercarne continuamente di nuovi, questo periodico fallimento farmacologico, che obbliga ad un'affannosa ricerca permanente, viene propagandata dalla medicina ufficiale come "continuo progresso della scienza medica."
Al contrario, i farmaci sperimentati da Hahnemann e via via dagli altri maestri - e sono più di duemila sostanze provenienti dal regno minerale, vegetale e animale, un patrimonio di conoscenze che non ha eguali, colpevolmente ignorato dai tantissimi, che pure si fregiano del titolo di medico - si trovano nelle farmacie di mezzo mondo, ognuno con la stessa, immutata capacità di guarire da quei mali per i quali erano stati studiati, a patto però di saperli usare correttamente, rispettando cioè, sempre e completamente quella preziosissima legge, Similia similibus curentur, da sempre esistente in natura ma che soltanto il genio di Hahnemann seppe portare alla luce.

Fine

26/11/2015

SAMUEL HAHNEMANN PADRE DELL'OMEOPATIA

seconda parte

Per vivere utilizza la sua conoscenza delle lingue e si dà all'attività di traduttore di opere mediche.
Traduce dall'inglese in tedesco la Materia Medica di Cullen, professore di medicina all'Università di Edimburgo, e come spesso gli succede, Hahnemann non è convinto delle spiegazioni che dà l'autore riguardo le motivazioni dell'uso della China del Perù nelle febbri malariche.
Da quasi centocinquanta anni infatti la corteccia della china veniva usata con successo in tutta Europa contro le febbri malariche e Hahnemann nella sua esperienza aveva notato che i lavoratori delle piantagioni di china, spesso si ammalavano di violenti attacchi di febbre intermittente del tutto simili a quelli provocati dalla malaria, ma non era malaria perché dopo qualche giorno di allontanamento dal lavoro i sintomi sparivano.
Sperimenta su se stesso la china per vedere gli effetti della sostanza nell'organismo sano, assume qualche dose della sostanza e nel giro di ventiquattro ore è colto da forti febbri intermittenti come si hanno nella malaria.
La cosa lo colpisce alquanto e si chiede: è un caso che la china che cura le febbri malariche, nell'uomo sano provoca gli stessi sintomi?
Il lettore a questo punto capirà che Hahnemann con la sua intelligenza e sete di sapere non poteva più fermarsi, infatti comincia a sperimentare su se stesso tutte quelle piante e minerali che venivano utilizzate per certe malattie, come la pulsatilla per il morbillo, la belladonna per la scarlattina, il rame e l'helleboro per certe forme di colera, e scopre che in tutti i casi la sostanza usata con successo per una determinata malattia, nell'uomo sano provoca i sintomi di quella malattia.
Per sei anni, e con l'aiuto dei primi medici che cominciano ad avvicinarvisi, mette in atto, con il massimo rigore scientifico che si può vedere nei suoi scritti, questo nuovo procedimento di studiare gli effetti delle droghe nell'uomo sano e nel 1796 dopo la sperimentazione di sessantuno droghe, pubblica il suo primo lavoro fondamentale: "Saggio su un nuovo principio per scoprire le virtù curative delle sostanze medicinali", nel quale annuncia per la prima volta la legge dei simili: similia similibus curentur: la sostanza che nell'uomo sano provoca dei sintomi guarisce il malato di quei sintomi, legge sospettata in passato da Ippocrate, Paracelso e Stahl, ma mai verificata scientificamente.
E' un lavoro che non ha precedenti in tutta la storia della medicina. Mai infatti si era pensato che per scoprire gli effetti, le forze latenti di una determinata sostanza, da utilizzare poi terapeuticamente nell'uomo malato, l'unico modo fosse vederne gli effetti nell'uomo sano. Prima di allora infatti i farmaci venivano dati sulla base di teorie e speculazioni che nulla avevano a che fare con la conoscenza della sostanza stessa, ad eccezione di qualcuna di cui si aveva una evidente conoscenza empirica; e anche ora, nella medicina ufficiale, tutto il rigore scientifico si esaurisce tra provette, ratti, cavie e scimmie, saltando il soggetto a cui i farmaci sono destinati: l'uomo.

continua

25/11/2015

SAMUEL HAHNEMANN PADRE DELL'OMEOPATIA

Parte terza

Ma vediamo più da vicino come avveniva questo lavoro.
Hahnemann registra meticolosamente tutti i sintomi che compaiono negli sperimentatori man mano che assumono una determinata sostanza, ma ad un certo punto, non sappiamo se, poiché le sostanze da sperimentare spesso erano molto tossiche o velenose, - si pensi all'aconito, alla belladonna,all'arsenico, al mercurio ecc., - provocavano negli sperimentatori effetti molto gravi che impedivano di proseguire nella sperimentazione, o perché comincia a intuire che la malattia non è una semplice alterazione di organi o funzioni, ma l'alterazione della forza vitale,che regola l'organismo mantenendolo nello stato di salute, comincia prima a diluire e poi a dinamizzare le sostanze da sperimentare per vedere fino a che punto riescono ad avere effetti sull'organismo, e fa una scoperta eccezionale: se ad esempio Arsenicum album, un metallo normalmente presente nel corpo umano, veniva sperimentato in dose ponderale o poco diluito, provocava uno stato infiammatorio nella pelle e nelle mucose, caduta dei capelli e indebolimento delle unghie, anemia, astenia, crampi, paralisi ascendente, infiammazione ed ulcerazione del tubo digerente,una sindrome coleriforme, dispnea, asma ecc. ma se veniva sperimentato molto diluito e molto dinamizzato, allora si vedeva che i sintomi fisici che abbiamo ora detto, erano molto meno intensi, ma comparivano soprattutto nei soggetti che poi sarebbero stati definiti "tipi sensibili", sintomi emotivi, mentali e comportamentali, come ad esempio, ansia, debolezza, irrequietezza,insicurezza,tendenza all'ordine e alla pulizia fino alla pignoleria, avarizia, bisogno di controllare tutto, non poter riposare se tutto non era in ordine, e progredendo con la sperimentazione,compariva ansia per la salute, paura di stare da soli, paura dei ladri,paura della morte; inoltre tutti i sintomo peggioravano o comparivano dall'una alle tre di notte.
Cosa succedeva?: man mano che le sostanze con il trattamento della diluizione e della dinamizzazione perdevano materia provocavano nell'organismo umano sintomi non più organici ma più sottili, più emotivi, mentali.
Ma la vera importanza di questa scoperta fu il capire che i malati, ascoltandoli e osservandoli nella loro essere unici e inscindibili, presentavano un quadro patologico coerente, sia nei sintomi mentali che fisici con quello di una determinata sostanza sperimentata, e soprattutto ,quando c'era questa corrispondenza il paziente guariva.
Era la prima volta che le proprietà di una droga mostravano, per rigorosa esperienza scientifica, un quadro sintomatologico coerente con caratteristiche di personalità, esattamente come avveniva considerando olisticamente i pazienti.
Dopo quattordici anni di lavoro,nel 1810 Hahnemann pubblica l'"Esposizione della Dottrina Medica Omeopatica ossia Organon dell'Arte di Guarire", libro che segna la nascita dell'omeopatia.

continua

21/11/2015

SAMUEL HAHNEMANN PADRE DELL'OMEOPATIA

parte prima

Siamo a Lipsia nell'antica Sassonia nel 1810 e Samuel Hahnemann all'età di cinquantacinque anni, dopo una vita di studi e di originalissimi esperimenti pubblica l' "Esposizione della Dottrina Medica Omeopatica ossia Organon dell'Arte di Guarire". A chiusura dell'introduzione del libro mette queste parole: "... e siccome quest'arte - si riferisce alla medicina ufficiale del tempo - consiste solamente nella grossolana imitazione d'un processo insufficiente, o nocivo, con agevolezza mi si concederà che la vera medicina prima di me non si conosceva."
Chiunque avesse letto allora o ora queste parole, non può che averle trovate presuntuose, ma vediamo come ci sembreranno, dopo aver conosciuto, seppure brevemente, la vita e l'opera di quest'uomo.
Il primo atto del maestro delle elementari notata la spiccata intelligenza del piccolo Samuel Hahnemann, figlio di semplici ceramisti, è una supplica al re per ottenere una borsa di studio per accedere alle migliori scuole frequentate dai nobili, richiesta che viene accettata; all'età di dodici anni l'insegnante gli lascia impartire lezioni di Greco agli altri alunni appartenenti alla nobiltà, e alla fine delle superiori il giovane Hahnemann scrive e parla correttamente in sei lingue, comprese l'Ebraico e l'Aramaico.
Si scrive alla facoltà di medicina e si laurea dopo cinque anni di studio mentre i suoi colleghi per arrivare più rapidamente alla pratica e al guadagno riescono a laurearsi anche in sei mesi ( siamo nel 1779).
Nelle tre università che frequenta Leipzig, Vienna ed Erlangen, soprattutto nel famoso ospedale della Misericordia di Vienna, preferisce trascorrere la maggior parte del suo tempo anziché con i medici, con gli infermieri, ad accudire i malati per valutare personalmente gli effetti delle terapie che vengono declamate dalle cattedre, luoghi lontani dai malati.
Da neolaureato i suoi scritti di medicina e chimica, allora chiamata alchimia, suscitano subito il massimo interesse e rispetto nei circoli professionali.
Seguono dieci anni d'inquieta e intensa ricerca che si svolge negli ospedali, nel suo ambulatorio e in frequenti spostamenti nelle migliori università ed ospedali d'Europa, dove conosce i più famosi medici e scienziati dell'epoca con cui spesso finisce per polemizzare; quando le sue doti gli procurano una vasta clientela, un giorno esce dall'ambulatorio e ai pazienti nella sala d'attesa dice "andatevene perché non so curarvi e non voglio rubarvi i soldi". Smette di fare il medico: una medicina fatta di purganti, salassi, clisteri, vescicanti sanguisugi che indebolisce ulteriormente le forze dei malati non lo soddisfa.

fine prima parte continua

20/11/2015

I NOSTRI MORTI LE VOSTRE GUERRE

Quando all'indomani della terribile notte di Parigi dalle televisioni lentamente cominciavano a spuntare uomini dalle teste tanto strette che quasi non si differenziavano dalle relative colonne vertebrali, praticamente rettili a sangue freddo che ci spiegavano perché la guerra fosse ormai un nostro inevitabile dovere; facce dall'espressione forzatamente dura sotto la quale traspariva puerizia e immaturità che ci chiarivano che la guerra fosse ormai un nostro diritto; teste da uovo sui cui occhi a palla le palpebre a stento riuscivano a rimanere alzate, la cui evidente depressione cronica veniva scambiata per fredda lucidità intellettuale in virtù della quale ci ricordavano che non contano gli uomini ma i valori; direttori di giornali messi lì per divulgare sistematicamente la menzogna; quando insomma tutta una carrellata di una piccola umanità variamente degenerata, che l'evidenza dei terribili fatti appena accaduti rendeva forti, coraggiosi e giusti, inneggiavano alla guerra subito, noi, che angosciosamente cercavamo ancora di capire, già solo per questo, ci siamo sentiti in colpa e confusi.
Poi, tra i fiori e i ceri, nei luoghi ancora caldi dei corpi dei giovani innocenti uccisi, qualcuno ha lasciato un biglietto bianco, c'era scritto: " I NOSTRI MORTI, LE VOSTRE GUERRE"
E allora tutto è ritornato chiaro, l'evidenza era solo apparenza.
E abbiamo cominciato a vedere uomini, donne, bambini e famiglie che vivevano nelle case, nelle strade, nelle piazze dell'Occidente, e uomini, donne, bambini e famiglie che vivevano nelle case, nelle strade, nelle piazze del Medio Oriente, che non si sono mai visti, mai conosciuti e men che meno minacciati, come avrebbero potuto?, ma tutti, noi da poco, loro da trent'anni, costretti a vivere costantemente sotto i bombardamenti e tra gli attentati, vittime soltanto dei propri Governi che per i loro interessi, in maniera diretta o incrociata, CI fanno la guerra .

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