RespiroEmozioni- dott.ssa AnnaLisa Bertoletti

RespiroEmozioni- dott.ssa AnnaLisa Bertoletti Sono psicologa-psicoterapeuta e guida mindfulness. Ascolto grandi e piccini per coltivare presenza, emozioni, accompagnando in un percorso di cura.

Valutazioni e diagnosi DSA. Sedriano e online. Consulenza e sostegno psicologico per adulti, adolescenti e bambini. Sostegno alla genitorialità e CTP in caso di separazioni / divorzi. Valutazione dei disturbi specifici dell'apprendimento, aiuto nel metodo di studio. Formazione per insegnanti ed enti pubblici/privati.

In ambito aziendale quanto senti parlare di emozioni? in che modo?Chi ricopre una posizione di leardeship, viene spesso ...
06/05/2026

In ambito aziendale quanto senti parlare di emozioni? in che modo?

Chi ricopre una posizione di leardeship, viene spesso influenzata/o da un bias cognitivo in cui crede di dover essere sempre lucida/o, controllata/o, distaccata/o...come se le emozioni fossero un ostacolo.

Ma come si " guida" un gruppo senza emozioni?
C'è una grande differenza tra guidare e gestire.

Se impariamo "a stare", integrare le competenze cognitive, al nostro sentire emotivo, riusciamo a guidare regolando meglio le interazioni, le reazioni, il tipo di comunicazione, ed esser un modello sicuro.

Una guida stabile, regolata, non è quella che non sente, ma quella che sa cosa fare con ciò che sente, senza agirlo d'impulso.

E tu come ti sintonizzi al tuo sentire al lavoro?

04/05/2026

Qualche giorno fa ero in una lunga coda in attesa. Il signore accanto a me ha iniziato parlando di cose semplici, finché all’improvviso ha toccato un tema molto più profondo.

Mi ha detto una frase che sento spesso, da adulti e bambini: “io ho un problema con la rabbia.”

E ogni volta che ascolto parole così, penso a quanto spesso la rabbia venga raccontata come un difetto, una colpa, qualcosa che rovina.

Ma è davvero la rabbia il problema?

La rabbia, arriva quando qualcosa dentro di noi sente di aver subito un'ingiustizia, non sta venendo considerato, qualcuno ha superato i confini, a volte anche noi superiamo i limiti con noi stessi. Quell'emozione si attiva, come un allarme per farti capire che qualcosa non va, per capire se dobbiamo proteggerci.

Ma da cosa ti sta proteggendo?

Quando la ignoriamo, finiamo per esplodere in modo meno costruttivo possibile, per noi e per gli altri.

Ed è qui che la mindfulness può fare una differenza profonda.
A volte proviamo rabbia anche durante la mindfulness, ma ci dona un'occasione per fermarci e riconoscerla. Osservare:
Cosa succede nel corpo? Come cambia il respiro? Dove senti tensione? Come sono i tuoi pensieri?Cosa mi ha attivato tutto ciò? Si crea uno spazio tra l’emozione e la reazione.

Da quell’incontro mi è rimasta addosso questa idea:
a volte non siamo “persone arrabbiate”, ma persone che per troppo tempo non si sono potute ascoltare davvero.
E la rabbia, prima di essere qualcosa da controllare,
è qualcosa da capire.....da attraversare con consapevolezza.

Controllare tutto: prevedo, organizzo, evito errori, mi sento più al sicuro e tranquilla/o. E' davvero così?Nella compas...
29/04/2026

Controllare tutto: prevedo, organizzo, evito errori, mi sento più al sicuro e tranquilla/o. E' davvero così?

Nella compassion focused therapy, si pensa al nostro funzionamento come a 3 sistemi:

• sistema di minaccia → difesa, allerta, critica
• sistema di attivazione → obiettivi, energia, performance
• sistema calmante → calma, connessione, regolazione

Se il sistema di minaccia domina,
il controllo sembra l'unica strategia, qualcosa di necessario.

Ma responsabilità significa poter scegliere.
Non reagire sempre per paura.

Quando il sistema di sicurezza è attivo,
la responsabilità non è tensione, ma stabilità, connessione, ascolto.

Chi fa un lavoro di cura, sotto pressione, spesso non chiede.E' abituato a "funzionare", capire, sostenere, esserci. Ma ...
27/04/2026

Chi fa un lavoro di cura, sotto pressione, spesso non chiede.
E' abituato a "funzionare", capire, sostenere, esserci.

Ma anche chi sostiene ha bisogno di essere sostenuto.

Chi fa un lavoro di cura, in qualche modo ce l'ha scritto nella sua esperienza di vita, di attaccamento...: si è orientati ai bisogni degli altri, a contenere le emozioni altrui, a scegliere le parole, a mettere da parte i propri bisogni.

Questa fatica ha anche un nome: compassion fatigue.
È, in breve, quello stato di esaurimento emotivo che può emergere quando, ci si prende cura della sofferenza degli altri senza avere abbastanza spazio per sé. Uno stato di carico emotivo, portato troppo a lungo senza equilibrio e auto- cura.

La cura per chi si prende cura diventa così fondamentale,
perchè la fatica esiste, per tutti: nel corpo, nella mente, nel respiro, nella sensazione di non avere più spazio per sé, del sentirsi stanchi, irritabili o emotivamente pieni.
Ciò non significa essere meno capaci, ma essere umani.

I percorsi di mindfulness sono pensati anche per le professioni sanitarie, perchè centrarsi, ascoltarsi, è il primo passo per esserci per l'altro in modo equilibrato e funzionarle, senza svuotarsi e perdersi.

Ci sono giorni in cui ti chiedi tantissimo. Ti sei mai accorta/o?Ti chiedi di: essere forte, lucida, presente, capace, n...
22/04/2026

Ci sono giorni in cui ti chiedi tantissimo. Ti sei mai accorta/o?
Ti chiedi di: essere forte, lucida, presente, capace, non rallentare, non sbagliare etc etc...

Ma ti quanta dolcezza e gentilezza avresti in realtà bisogno?

La self-compassion, inizia da lì:
dal modo in cui puoi provare a guardarti quando non sei al massimo,
dal tono che usi per parlarti quando qualcosa non va come vorresti,
dall'accogliere le tue imperfezioni dell'esser semplicemente umana/o.

Forse praticarla ogni giorno non significa fare grandi cose.
Prova per oggi:

- a mettere una mano sul cuore e respirare, come una coccola per te
- dirti" oggi va bene così, sto facendo del mio meglio"
- chiederti onestamente " ti che tipo di sostegno ho bisogno ora?"

Non serve essere perfezione per meritare amore.
Non serve avere tutto sotto controllo per accogliersi.

Proviamo a fare questo primo passo, per coltivare un posto più gentile dentro cui abitare.

Un team può funzionare anche in costante tensione, allerta, minaccia, ma non cresce.Si crea, paradossalmente un ambiente...
20/04/2026

Un team può funzionare anche in costante tensione, allerta, minaccia, ma non cresce.
Si crea, paradossalmente un ambiente dove:

• vi è meno dialogo e interazione costruttiva
• il problem solving e l'intraprendenza si bloccano
• meno presa di responsabilità personale

Le persone del team di lavoro non percepiscono un ambiente mediamente sicuro, ma di allerta, dove la prima cosa da fare sempre è proteggersi, perdendo così la collaborazione.

La sicurezza non è un valore aziendale, ma è una condizione biologica che impariamo fin da bambini: esploriamo se ci sentiamo mediamente sicuri.

E tu quanta sicurezza percepisci nel tuo ambiente di lavoro?

Per molti prendere un mezzo di trasporto: metro, bus, treno, aereo  non è "solo" prendere un mezzo di trasporto.Può vole...
17/04/2026

Per molti prendere un mezzo di trasporto: metro, bus, treno, aereo non è "solo" prendere un mezzo di trasporto.

Può voler dire sentire il cuore accelerare, il respiro corto, la testa che inizia a immaginare scenari difficili. Sentire di avere voglia di scendere subito, evitare, rimandare, sentirsi in allerta ancora prima di partire.

Se ti succede, non sei sbagliatə.
E soprattutto non sei solə.

L’ansia sui mezzi di trasporto può farsi sentire in tanti modi, e spesso porta con sé vergogna, frustrazione e senso di impotenza. Ma si può iniziare ad attraversarla con più gentilezza, un passo alla volta.

Nella nuova puntata del podcast parlo proprio di questo e ti accompagno anche in una pratica da fare insieme, pensata per aiutarti a ritrovare un po’ di spazio e presenza.

🎧 Trovi la puntata al link in bio

Qualche tempo fa leggevo " Do Hard Things", i libri di coaching non sono le mie scelte preferite, ma quando i pazienti m...
15/04/2026

Qualche tempo fa leggevo " Do Hard Things", i libri di coaching non sono le mie scelte preferite, ma quando i pazienti mi parlano di cose che hanno letto, spesso vado a curiosare, a leggeere cosa gli ha risuonato e perchè, e se serve, aiutarli a legarlo a ciò che stiamo trattando in terapia.

"Stringi i denti e vai" " no pain no gain", sono spesso temi ricorrenti in alcune terapie, sopratutto per chi ha ruoli particolari.

In questo libro l’idea è tanto semplice quanto lontana da molti di noi: affrontare le cose difficili non significa diventare rigidi o insensibili, ma imparare a restare presenti anche quando ci sentiamo stanchi, vulnerabili o sotto pressione. La vera forza, infatti, non nasce dalla negazione delle emozioni, ma dalla capacità di riconoscerle, attraversarle e trasformarle in consapevolezza.

Invita a rallentare il giudizio vs di sè, non confondere la durezza con il valore, ma ascoltarsi, con gentilezza, integrando le difficoltà, con fiducia, umanità condivisa.

Insomma ci ho rivisto tanto di ciò di cui parliamo nella Self Compassion.

13/04/2026

Reggere ritmi folli,
reggere situazioni che non ci fanno bene senza esprimere i nostri bisogni,
reggere il lavoro senza porci domande,
reggere relazioni problematiche,etc

Non c'è più spazio, ma continui a reggere.
Reggere, è differente dallo "stare".

Nel reggere ci si sente spesso soli, dove dobbiamo fare tutto in autonomia, caricarci di tutto il peso, mettere in ultimo piano i nostri bisogni, non sentire le nostre emozioni, dissociare spesso il corpo. Il corpo regge, fino ad un certo punto, per poi non reggere più e manifestarlo con il suo linguaggio.

La soluzione non è ovviamente mollare tutto, ma imparare " a stare".
Stare con le nostre emozioni,
stare con il nostro corpo,
stare a contatto con i nostri bisogni,
stare con l'altro e poter delegare, chiedere aiuto, chiedere ascolto.

In questo modo capire in che direzione vuoi andare, come e per quanto.

13/04/2026

Reggere ritmi folli,
reggere situazioni che non ci fanno bene senza esprimere i nostri bisogni,
reggere il lavoro senza porci domande,
reggere relazioni problematiche,etc

Non c’è più spazio, ma continui a reggere.
Reggere…. è differente dallo “stare”.

Nel reggere ci si sente spesso soli, dove sentiamo di dover fare tutto in autonomia, caricarci di tutto il peso, mettere in ultimo piano i nostri bisogni, non sentire le nostre emozioni, dissociare spesso il corpo. Il corpo regge, fino ad un certo punto, per poi non reggere più e manifestarlo con il suo linguaggio.

La soluzione non è ovviamente mollare tutto, ma imparare “ a stare”.
Stare con le nostre emozioni,
stare con il nostro corpo,
stare a contatto con i nostri bisogni,
stare con l’altro e poter delegare, chiedere aiuto, chiedere ascolto.

In questo modo capire in che direzione vuoi andare, come e per quanto.
E tu reggi o provi a stare?

Nell'episodio di oggi di " Prossima fermata: Respiro", ti accompagno a lasciare andare la giornata appena terminata.Pren...
10/04/2026

Nell'episodio di oggi di " Prossima fermata: Respiro", ti accompagno a lasciare andare la giornata appena terminata.

Prendi le cuffie, attiva e ti aspetto in questo viaggio di ritorno.

Indirizzo

Via Negrelli 3A
Sedriano
20018

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