RespiroEmozioni- dott.ssa AnnaLisa Bertoletti

RespiroEmozioni- dott.ssa AnnaLisa Bertoletti Sono psicologa-psicoterapeuta e guida mindfulness. Ascolto grandi e piccini per coltivare presenza, emozioni, accompagnando in un percorso di cura.

Valutazioni e diagnosi DSA. Sedriano e online. Consulenza e sostegno psicologico per adulti, adolescenti e bambini. Sostegno alla genitorialità e CTP in caso di separazioni / divorzi. Valutazione dei disturbi specifici dell'apprendimento, aiuto nel metodo di studio. Formazione per insegnanti ed enti pubblici/privati.

Non è svegliarsi alle 5, con la casa in silenzio e la candela accesa.Non è diventare una persona che non si arrabbia più...
23/03/2026

Non è svegliarsi alle 5, con la casa in silenzio e la candela accesa.
Non è diventare una persona che non si arrabbia più, che non si agita e non reagisce.

La mindfulness non ti trasforma in qualcuno che nulla lo/la tange (per fortuna),
ma ti accompagna a diventare più consapevole del suo sentire.

E' quello spazio in cui provare ad accorgersi... di quando ti stai irrigidendo mentre parli con qualcuno, di quando ti stai giudicando, e/o di quando parte un gesto impulsivo.

E' proprio lì, nella possibilità di creare un micro-spazio: ascolto, consapevolezza, non sempre, ma con gentile osservazione.

Non è una pratica per diventare “migliore”o pensarsi migliore degli altri.
È un percorso, un viaggio che ti accompagna a non combattere continuamente ciò che provi.

Ma stare nella tua esperienza, anche se disordinata, confusa. Senza combatterla, senza volerla per forza differente.

Se pensavi di "diventare zen", non è questo. E' un viaggio di ascolto, con salite e fatiche, ma scoperte di sfumature a volte scordate o mai considerate prima.

E il rilassamento? non è l'obiettivo, a volte può essere presente, tantissime altre occasioni no, e va bene così.

20/03/2026

" Prossima fermata: Respiro".

Questa idea nasce dalla quotidianità, da un bisogno reale.

Ogni giorno, per andare e tornare dal lavoro, trascorro molto tempo in auto o sui mezzi, spesso immersa in mille pensieri: cose da fare, già fatte, e altre mille distrazioni.

E allora mi sono chiesta: di cosa ho davvero bisogno in quei momenti?

La risposta spesso è: prendermi un momento. Rallentare. Accorgermi ci ciò che si "muove dentro", senza giudizio, con curiosità, gentilezza e cura.

Questo bisogno, in realtà, non è solo mio. Le persone che partecipano ai gruppi mindfulness in azienda e in studio, mi riportano spesso il desiderio di iniziare o concludere la giornata con uno spazio di ascolto.

Da qui nasce: " Prossima fermata: respiro", il podcast su , che accompagna all'ascolto, ad un momento di centratura nel caos della giornata.
Perchè possiamo ritrovarci, ascoltarci, anche mentre tutto corre.

Ci sentiamo su , ti aspetto.

“E ora che psicoterapeuta scelgo?Qual è l’approccio giusto per me?”È una domanda che sento spesso da chi sta pensandodi ...
18/03/2026

“E ora che psicoterapeuta scelgo?
Qual è l’approccio giusto per me?”

È una domanda che sento spesso da chi sta pensando
di iniziare un percorso.
E la capisco.
Quando si sta male, si vuole fare la scelta giusta. Non
si vuole sbagliare ancora.

Cognitivo-comportamentale? Psicodinamico?
Sistemico?
A volte arrivano con una lista di approcci letti online,
come se dovessero scegliere un prodotto.

Sembra di dover trovare la tecnica migliore.
Quella che “funziona di più”.
Come se esistesse una ricetta uguale per tutti.

La verità è che ogni approccio è importante.
Contiene strumenti, cornici, mappe diverse per
orientarsi nella complessità.

Ma ciò che fa davvero la differenza è la relazione.

Come ti senti in quella stanza.
Se puoi respirare un po’ più profondamente.
Se senti che puoi abbassare le difese, anche solo di un
centimetro.

Il sentirti visto/a, ascoltato/a, accolto/a.
Non giudicato/a.

La terapia non è solo un insieme di tecniche applicate
bene.
È un incontro tra due persone.

Uno spazio in cui puoi portare le tue parti più fragili, le
contraddizioni, la paura di non essere abbastanza…
e scoprire che possono stare lì.

Nella stanza della terapia si ripropongono, in piccolo,
dinamiche e schemi che viviamo fuori, nel mondo, con
gli altri.
Ed è proprio lì, dentro la relazione, che qualcosa può
trasformarsi.

La cura passa dalla relazione.
Da quella che chiamiamo esperienza emotiva correttiva
— e di questo tornerò a parlare.

E tu, cosa cercheresti, o cosa hai cercato, in una
relazione di cura?



Non è debolezza farsi accompagnare.Sono psicoterapeuta, psicologa, guida mindfulness.Ma prima di tutto sono una persona....
16/03/2026

Non è debolezza farsi accompagnare.

Sono psicoterapeuta, psicologa, guida mindfulness.
Ma prima di tutto sono una persona.

Con le mie paure, le mie fragilità, i miei sogni e le mie
passioni.

La terapia mi ha accompagnata, sostenuta, cambiata.
Ogni volta che mi sedevo “dall’altra parte” portavo con
me resistenze, schemi, timori. Inconsciamente
mettevo in scena tutto ciò che ero, così com’ero.

Non per essere “aggiustata”.
Ma per poter essere.
Per ritrovarmi.
Per fare pace con ciò che non era ancora integrato.

Chiedere aiuto è complesso.
Affidarsi, ancora di più.

Arriva il pensiero di non essere abbastanza forti.
Di dovercela fare da soli.
Di non avere nemmeno il diritto di essere lì, perché
“c’è chi ha problemi più grandi”.
E poi la paura del giudizio.

In realtà, lì dentro, c’è uno spazio. Zero giudizio.
Uno spazio dove appoggiare le valigie pesanti.
Dove qualcuno può camminare con te, mano nella
mano, anche negli angoli più dolorosi.
Non per cambiarti.
Ma per aiutare a ritrovarti.



"Se sono impegnata/o tutto è tranquillo, quando mi fermo, mi sale l'ansia."In molti raccontano questo, e per tanti sembr...
13/03/2026

"Se sono impegnata/o tutto è tranquillo, quando mi fermo, mi sale l'ansia."

In molti raccontano questo, e per tanti sembraun paradosso, ma in realtà è più logico di quanto credi:

Quando siamo costantemente attivi, la nostra attenzione è rivolta sempre al “fare” ,
e ciò funziona come regolatore: distrae, organizza, contiene.
Nel momento in cui ci fermiamo, l’attenzione si sposta verso l’interno.
E qui: sensazioni, tensioni, pensieri, diventano più chiare.

Se il sistema di minaccia è già sensibile, maggiore consapevolezza viene interpretata come- apparentemente- pericolosa.

Restare sempre occupati può diventare una strategia di evitamento.
MA ...funziona solo nel breve termine.Nel lungo termine mantiene l’ipersensibilità del sistema e può portare a stress cronico.

Se quando ti fermi l’ansia aumenta, non significa che stai sbagliando.
Significa che stai iniziando a sentire.
Ti succede quando rallenti?

La sensazione di non essere abbastanza,spesso non è un limite personale,ma un adattamento a contesti relazionali signifi...
11/03/2026

La sensazione di non essere abbastanza,
spesso non è un limite personale,
ma un adattamento a contesti relazionali significativi.

L’autocritica attiva il sistema di minaccia.

La self-compassion attiva il sistema di sicurezza.
Non è debolezza.
È regolazione neurofisiologica.

Ti capita di parlarti in modo più critico o più comprensivo?
Ti aspetto nei commenti.

Il silenzio in seduta viene a volte vissuto con disagio: incertezza, fastidio, vuoto, per alcuni addirittura rifiuto. Og...
09/03/2026

Il silenzio in seduta viene a volte vissuto con disagio: incertezza, fastidio, vuoto, per alcuni addirittura rifiuto. Ogni persona si porta la sua storia e i suoi significati.
Eppure, dal punto di vista clinico, il silenzio è uno spazio di elaborazione.

Quando il dialogo si interrrompe, spesso il sistema nervoso sta facendo qualcosa di importante:

- attiva l’integrazione;
- modula l’attivazione (arousal);
- fa emergere altri contenuti

Una relazione terapeutica sufficientemente sicura, favorisce la regolazione attivando processi di co-regolazione. Non diventa un vuoto relazionale, ma dove la propria esperienza può essere sentita, ancora prima di essere spiegata.

Non tutto ciò che è terapeutico passa dalle parole.
E tu, come vivi i silenzi?

sedriano legnano

l silenzio in seduta viene a volte vissuto con disagio: incertezza, fastidio, vuoto, per alcuni addirittura rifiuto. Ogn...
09/03/2026

l silenzio in seduta viene a volte vissuto con disagio: incertezza, fastidio, vuoto, per alcuni addirittura rifiuto. Ogni persona si porta la sua storia e i suoi significati.
Eppure, dal punto di vista clinico, il silenzio è uno spazio di elaborazione.

Quando il dialogo si interrrompe, spesso il sistema nervoso sta facendo qualcosa di importante:

- attiva l'integrazione;
- modula l’attivazione (arousal);
- fa emergere altri contenuti

Una relazione terapeutica sufficientemente sicura, favorisce la regolazione attivando processi di co-regolazione. Non diventa un vuoto relazionale, ma dove la propria esperienza può essere sentita, ancora prima di essere spiegata.

Non tutto ciò che è terapeutico passa dalle parole.
E tu, come vivi i silenzi?

A volte dimentichiamo quanto sia importante concederci uno spazio di respiro.In questo momento storico così complesso, p...
07/03/2026

A volte dimentichiamo quanto sia importante concederci uno spazio di respiro.

In questo momento storico così complesso, pieno di preoccupazioni e stimoli continui, prendersi cura di sé diventa una necessità, per accompagnare e accompagnarsi.

Stamattina sono andata a un corso di tornio, da .ceramica , lo desideravo da tantissimo tempo.

Al liceo artistico, discipline plastiche era la mia materia preferita, e tornare a mettere le mani nell’argilla mi ha riportato a una dimensione che avevo quasi dimenticato.

Non ho fatto nemmeno una foto.
Sono semplicemente STATA nell’esperienza.

E mi ha stupito sentire quante cose si sovrapponevano alla mindfulness.
Respirare.
Non trattenere il respiro mentre le mani lavorano.
Andare piano, con presenza.
Senza fretta, ma con costanza.
Restare consapevole del corpo, del gesto, di ciò che si sta facendo.
Accorgersi quando arriva la frustrazione, quando nasce l’impulso di velocizzare il processo… e scegliere di tornare al respiro.

È stata un’esperienza meravigliosa.
E chissà che questo spazio creativo non torni a trovare posto nella mia vita.
A volte la cura di sé passa anche da qui:
dal permetterci di tornare a qualcosa che ci fa sentire, essere presenti.

Quante volte arriva la tua voce critica che dice:“Non sei abbastanza.”- “Dovresti fare meglio.” etcLa nostra parte razio...
06/03/2026

Quante volte arriva la tua voce critica che dice:
“Non sei abbastanza.”- “Dovresti fare meglio.” etc

La nostra parte razionale sa che non è così.
Questa parte critica è una strategia di protezione, ovvero un modo in cui abbiamo imparato a provare ad anticipare il giudizio, evitarci errori, minimizzare le volte in cui ci sentiamo esclusi.

🧠 A livello neuro: il senso di inadeguatezza attiva il sistema di minaccia. Il corpo reagisce con tensione, ipercontrollo, autocritica. Per il nostro sistema nervoso, perdere appartenenza è una minaccia reale.

La self-compassion, ci aiuta ad attivare il sistema calmante, aiuta nell'autoregolazione, accompagna a creare condizioni di sicurezza dove poi il cambiamento diventa possibile, con calma e pazienza.
La pratica crea uno spazio per poterti dire " anche così, posso restare dalla mia parte"

Quella voce critica prova a proteggerti, ma hai notato come ti fa sentire?

Negli ultimi mesi il mio corpo ha iniziato a lanciare segnali che non sapevo più interpretare. Ti è mai capitato?
Mi sen...
07/12/2025

Negli ultimi mesi il mio corpo ha iniziato a lanciare segnali che non sapevo più interpretare. Ti è mai capitato?

Mi sentivo dire: “È solo stress”, ma sapevo non era così, eppure non mi fidavo del mio corpo.

Ho continuato, come facciamo tutti: a lavorare, ad esserci, a portare avanti responsabilità.

Finché, dopo due mesi, una risposta più chiara mi ha costretta a fare ciò che evitavo: fermarmi.

Da lì è iniziato un percorso che ha richiesto di rallentare, di rinunciare per mesi alle abitudini alimentari che mi davano piacere.

Questa strada ha però fortificato sempre più il bisogno di ascoltarsi.

Ho capito che la cura non è un obiettivo, un ruolo da ricoprire, una perfezione da mostrare.

La cura è un movimento interno.

È presenza.
È consapevolezza.
È dare al corpo lo spazio di cui ha bisogno, anche quando la mente vorrebbe correre.

La mindfulness mi ha aiutata a restare nel momento presente, senza giudicare ciò che sentivo. A ricordarmi l’essere e non solo il fare.
La self-compassion mi ha ricordato la gentilezza verso di me, soprattutto quando ero in difficoltà e arrivava l’autocritica.

Oggi so che sarà un cambiamento graduale, fatto di pazienza e ascolto.
E va bene così.
Siamo umani. È questo che ci permette di prenderci cura di noi stessi… e degli altri.

Se ti va di condividere la tua esperienza, senti anche tu il bisogno di rallentare, ascoltarti e ritrovare spazio dentro di te, ti racconto dei percorsi di mindfulness, commenta qui sotto ASCOLTO.

29/10/2025

Ogni gruppo di mindfulness è un nuovo inizio.
C’è chi arriva curioso, chi un po’ scettico, chi solo stanco di correre.

Nel primo incontro si respira un silenzio diverso…
quello del provare a stare.
Si sente la voglia di esserci,
ma anche la fatica, la mente che scappa via,
la frustrazione di accorgersi di non riuscire.

Ed è proprio lì che comincia la pratica, e la settimana continua a casa.
Non perché “si insegni” la mindfulness,
ma perché la si incontra, passo dopo passo,
nelle pieghe della vita quotidiana.

E quando qualcuno dice:
“Non ho tempo…”
sorrido, e lə invito a notare, a stare anche solo per un attimo. 

Nel fare il caffè,
nel chiudere una porta piano,
nel guardare la luce cambiare sul muro,
nei dettagli mentre si è in coda.

Perché anche questo è mindfulness.

Ogni respiro è un luogo dove tornare.
Per notare, esserci, 
Anche solo per un momento

Indirizzo

Via Negrelli 3A
Sedriano
20018

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Dott.ssa Bertoletti Annalisa

Sono una psicologa regolarmente iscritta all’Albo; specializzanda in psicoterapia breve integrata a indirizzo cognitivo comportamentale e dinamico.

Mi occupo di psicopatologia dell’apprendimento ( DSAe BES, diagnosi e rinnovo diagnosi), aiuto nel metodo di studio.

Sostegno alla genitorialità.

Consulenza e sostegno psicologico per adulti, adolescenti e bambini.