Valentina Fontana Psicologa Psicoterapeuta

Valentina Fontana Psicologa Psicoterapeuta Psicologa,psicoterapeuta relazionale- integrata.Interventi rivolti all'individuo, alla coppia e alla famiglia.

In ritardo, ma Pasqua ….
08/04/2026

In ritardo, ma Pasqua ….

La resurrezione non è un evento miracoloso esterno, ma una possibilità interiore, qualcosa che accade quando l’identità che credevamo di essere inizia a incrinarsi.
Ci sono momenti in cui la vita ci conduce davanti a un limite: ciò che eravamo non regge più, le certezze si dissolvono, e ci troviamo in uno spazio sospeso, fragile, spesso doloroso. È lì che si apre la dimensione della croce, come esperienza viva del conflitto, della tensione tra ciò che siamo stati e ciò che ancora non siamo.
Poi arriva il tempo del sepolcro: un tempo silenzioso, oscuro, in cui qualcosa si ritira, si disgrega, perde forma. Non è un vuoto sterile, ma una soglia. È la notte dell’anima, in cui ciò che deve morire lentamente si consegna alla trasformazione.
E solo attraversando questo passaggio può emergere qualcosa di nuovo. Non una semplice riparazione, ma una forma diversa dell’essere.
Per Jung, la resurrezione è proprio questo: l’apparire di una coscienza più ampia, capace di tenere insieme ciò che prima era diviso. Non una fuga dal dolore, ma la sua integrazione.
Le ferite non scompaiono: si trasformano.
L’ombra non viene eliminata: viene riconosciuta.
L’Io non si rafforza semplicemente: si trasfigura.
Pasqua è questo movimento interiore.
Il momento in cui smettiamo di evitare ciò che siamo
e iniziamo, finalmente, ad attraversarlo.

ombra sé

01/04/2026

Una nuova rubrica del Centro Milanese di Psicoanalisi: DALLA LIBRERIA DELLO PSICOANALISTA.
Libri che ci hanno fatto imparare, pensare, sognare.

26/02/2026
Un po’ lungo, ma  prendi questo tempo per riflettere ….UTILISSIMO
17/02/2026

Un po’ lungo, ma prendi questo tempo per riflettere ….UTILISSIMO

VUOI SALVARE LA SALUTE MENTALE DI UN ADOLESCENTE? FAGLI LEGGERE QUESTO POST

Se siete genitori, docenti o educatori prendetevi il tempo di leggere questo post. E’ lungo, ma può aiutarvi a comprendere aspetti di importanza fondamentale per la salute mentale dei vostri figli e studenti.

Meta e il mondo dei social media in questo momento, negli Stati Uniti, devono rispondere – davanti ai giudici – di aver deliberatamente esposto minorenni ad un ambiente tossico, che ha concretamente minato la salute mentale di preadolescenti e adolescenti. Le famiglie che si sono costituite in class action contro le multinazionali del digitale sono al tempo stesso eroiche e consapevoli. Eroiche perché la loro è la battaglia di Davide contro il gigante Golia. Consapevoli perché nella loro famiglia c’è stato un figlio che ha avuto un problema di salute mentale molto impattante che, in alcuni casi, ha portato anche al suicidio del minore stesso. Im questi giorni, di fronte alla sede del tribunale statunitense dove si svolge il processo contro i social media, è stata allestita una sorta di “camera mortuaria” con le immagini di ragazzi e ragazze la cui traiettoria di vita e di crescita è cambiata dopo essere entrati nel mondo dei social media e poi si è interrotta, perché ciò che stava accadendo nelle loro vite online era incompatibile con la loro capacità di sopravvivervi nella vita reale.

Dal punto di vista della sanità pubblica ciò che sta accadendo negli Stati Uniti è di importanza fondamentale. La correlazione tra ingresso precoce e intenso in un social media e salute mentale in età evolutiva è fortissima e ben dimostrata dall’epidemiologia comportamentale e clinica dell’età evolutiva. Il tema portante di questo dibattito è la “consapevolezza” che le multinazionali hanno del loro approccio verso i nostri figli: ovvero il danno arrecato alla loro salute mentale non è il risultato del caso, ma la conseguenza di un disegno strategico, realizzato a scopo di profitto, per cui i grandi designer delle piattaforme digitali sapendo quanto fragile è la capacità della mente preadolescente di resistere all’ingaggio dopaminergico (ovvero all’effetto prodotto dalla produzione di dopamina nella nostra mente conseguente ad uno stimolo che produce gratificazione istantanea) hanno deciso di sfruttarlo in modo deliberato per ottenere maggiori profitti. La stessa cosa avevano fatto le multinazionali del tabacco quando avevano addizionato il contenuto delle si*****te con sostanze chimiche che ne aumentavano il potere additivo, obbligando i fumatori a comprare sempre più tabacco.

Oggi molti specialisti della mente sentono che finalmente si attribuisce una responsabilità oggettiva a chi ha sfruttato il funzionamento mentale in età evolutiva e la sua vulnerabilità solo ed esclusivamente a scopo di profitto, disinteressandosi del danno prodotto sull’utente finale. Altri specialisti della mente invece continuano a dire che è tutta colpa di noi genitori che non sappiamo gestire l’accesso al mondo online dei nostri figli. Vi propongo questa immagine: immaginate che il cervello dei nostri figli sia un pezzetto di ferro. Immaginate che nel mondo, un grande dittatore decida di generare un campo magnetico potentissimo che ha il potere di spostare i pezzetti di ferro (ovvero i cervelli dei nostri figli) verso di sé. Quel campo magnetico agisce dappertutto: a scuola, a casa , in camera da letto, fuori nelle strade della comunità. Ora dite ai genitori che loro devono blindare ogni singolo locale e spazio di vita dei loro figli per garantirne una buona crescita. Se non ne sono capaci, la responsabilità dei danni prodotti dal campo magnetico è loro, non di chi lo ha collocato al centro del mondo, allontanando quel “cervello/pezzetto di ferro” da tutte le altre traiettorie di vita.

Forse è arrivato il tempo di attribuire a chi ha prodotto il campo magnetico la sua responsabilità oggettive, di togliere quel campo magnetico dal mondo e di chiedere di pagare il conto dei danni prodotti. Il processo contro i social media negli Stati Uniti sta facendo comprendere tutto questo. E tutti noi dovremmo seguirlo col fiato sospeso. Perché dal suo esito dipende la salute mentale dei nostri figli di oggi e di domani. Sono così stanco di sentire che è tutta colpa di noi genitori. E ho letto addirittura che c’è chi spera che vinca Meta, perché sarebbe la cosa migliore per i nostri figli e per noi genitori. No, io non ci sto.

E spero che questo testo lo rendiate virale il più possibile. Perché sarà certamente penalizzato dall’algoritmo che non ha mai premiato questo genere di contenuti. Spero anche che domani venga letto a scuola da più docenti possibili ai loro studenti. Magari cominciando ad interessarli al processo contro i social media.

Questa sarebbe davvero l’educazione digitale che oggi serve a loro. Un’educazione digitale che gli insegni che i loro cervelli sono molto più che un pezzettino di ferro.

14/02/2026

Per un bambino, la perdita di un nonno è spesso il primo, traumatico confronto con il concetto di morte.

«Al giorno d'oggi si cerca in tutti i modi di evitare questo tema», spiega a 𝐿𝑒𝑔𝑔𝑜 𝐑𝐨𝐛𝐞𝐫𝐭𝐚 𝐁𝐨𝐦𝐦𝐚𝐬𝐬𝐚𝐫, psicologa e psicoterapeuta, già referente del Gruppo di Lavoro Perinatalità, Infanzia e Adolescenza del Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi.

«Possiamo usare metafore e analogie proprio come le piante che, se non hanno più acqua o sono molto vecchie, appassiscono. È un modo per dire che il nostro corpo a un certo punto smette di funzionare. Quello del "si è addormentato" non è una buona immagine: il bambino potrebbe associare il dormire al morire e sviluppare il terrore di andare a letto», suggerisce la psicologa.

La partecipazione ai riti ha una funzione importante: «Il funerale è l'esperienza che le persone reggono meglio perché senti che non sei solo, condividi la sofferenza con gli altri. È un atto di consolazione collettiva che fa bene anche ai più piccoli, dai 7-8 anni in su», prosegue.

Se il nonno sta morendo, fingere che tutto vada bene non protegge davvero il bambino. È meglio prepararlo con gradualità: «Se sappiamo che è questione di mesi, dobbiamo prepararlo. Questo gli permette di fare un saluto particolare, di dire ai nonni cose belle che diventeranno un pensiero consolante dopo. Sapere di aver detto "ti voglio bene" nel momento giusto è un farmaco potente contro il senso di colpa e il vuoto».

Infine, la memoria si coltiva nella quotidianità. «Oggi che abbiamo fotografie ovunque, è importante ricordare i nonni nei fatti, nelle cose che abbiamo fatto insieme o in quello che loro dicevano dei nipoti. Raccontare storie li tiene in vita», conclude.

Per l’articolo completo 👇
https://www.leggo.it/italia/cronache/11_febbraio_2026_morte_nonni_bambini_come_spiegare_psicologa_roberta_bommassar-9339217.html?refresh_ce

14/02/2026

Amate..
è l’unica cosa che ci resta.
❤️‍🔥

13/02/2026

Da madre e da psicologa

07/02/2026

ADDIO, CARL ROGERS!

“Il curioso paradosso è che quando mi accetto per come sono, allora posso cambiare”.

Carl Ransom Rogers è scomparso il 4 febbraio del 1987. È stato uno dei padri della psicoterapia moderna; il suo approccio, carismatico e vivace, è chiamato “terapia centrata sul cliente”: si tratta di un approccio non direttivo, basato sugli assunti della psicologia umanistica.

Per Rogers, al centro dell’esperienza umana si trova il bisogno innato di conoscere e di auto-realizzarsi nel mondo. Il libro che lo ha reso noto nel mondo è “Counseling e Psicoterapia”, pubblicato nel 1942, seguito da “La terapia centrata sul cliente” del 1951.

Dal punto di vista di Rogers, è necessario focalizzarsi sulle “risorse” di cui un individuo dispone per stimolare il processo di autodeterminazione e realizzazione di sé. Rogers rifiutò di utilizzare il termine “paziente”, per evitare l’associazione automatica con il concetto di “malattia”; al suo posto, scelse di chiamare “cliente” chi si rivolgeva a lui, in modo tale da stabilire una modalità di rapporto meno asimmetrica.

Afferma Rogers:
“Un approccio centrato sulla persona è basato sulla premessa che l’essere umano sia un organismo fondamentalmente degno di fiducia, capace di valutare la situazione interna ed esterna, di comprendere sé stesso nei propri contenuti, di fare scelte essenziali riguardo ai successivi passi nella vita e di agire in base a queste scelte”

Nel lavoro clinico, Rogers rifiuta l’idea dell’esistenza di una vera e propria malattia mentale intesa come “entità statica”, assoluta e immutabile, preferendo il concetto di “crisi”, di “inibizione” e di “conflitto”. Nella sua prospettiva, la psicoterapia ha lo scopo di mobilitare le risorse necessarie per favorire lo spontaneo e ciclico processo di autoregolazione della psiche. Per Rogers, il cliente arrivava a soffrire di uno stato di “incongruenza”, frutto di un conflitto interiore sul versante del bisogno di autenticità.

La ricerca dell’’autenticità e della piena consapevolezza diventa il cuore vivo della terapia per come Carl Rogers la immagina.

Rogers aveva una grande fiducia nella razionalità umana e rifiutava il concetto di “pulsione” introdotto da Freud: al cosiddetto “pessimismo freudiano” sulla condizione umana, Rogers preferiva alimentare un grande ottimismo verso la possibilità di guarigione e di crescita dell’individuo.

Secondo Rogers, la fiducia può essere definita come “un sentimento di sicurezza che deriva dal confidare in qualcuno in qualcosa”; la fiducia avrebbe quindi sempre un’anima relazionale, perché, continua Rogers, “la relazione di fiducia risulta sempre reciproca”.

Il terapeuta è quindi un “facilitatore”, colui che non impone un protocollo o un sapere bensì offre l’esperienza di un incontro finalmente autentico e per questo trasformativo.

I tre pilastri sui quali Rogers fonda il proprio modello sono la “non-direttività”, l’“empatia” e l’“accettazione”: il terapeuta rogersiano infatti non si colloca in una posizione apertamente asimmetrica, favorendo invece l’istaurarsi di un processo motivazionale di mobilitazione delle risorse del “cliente”; il terapeuta è altresì invitato ad esplorare la costruzione che il cliente elabora di sé e del mondo, così da poterlo pienamente capire; infine, l’accettazione incondizionata di pensieri ed azioni costituisce un elemento imprescindibile e preliminare al possibile cambiamento.

Rogers divenne assai celebre in vita, grazie al suo carisma, al suo lavoro con gli adolescenti in crisi e al suo lavoro di conferenziere.

L’articolo completo è disponibile sul sito.

Per approfondire:
-Carl Rogers – “Counseling e Psicoterapia”;
-Carl Rogers – “La terapia centrata sul cliente”;
-Carl Rogers – “Da persona a persona. Il problema di essere umani”.

04/02/2026

Illustrazione di Helen Oxenbury, 𝑇𝑜𝑚 𝑒 𝑃𝑖𝑝𝑝𝑜 𝑙𝑒𝑔𝑔𝑜𝑛𝑜 𝑢𝑛𝑎 𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑎, traduzione di Sara Saorin, Camelozampa, 2023

🗣️ Quanti di voi amano ascoltare storie lette, narrate e recitate ad alta voce?

Ogni anno, il primo mercoledì di febbraio si celebra la 𝐆𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐚 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐥𝐞𝐭𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐚𝐝 𝐚𝐥𝐭𝐚 𝐯𝐨𝐜𝐞 e oggi condividiamo con voi un articolo di 𝐎𝐫𝐢𝐳𝐳𝐨𝐧𝐭𝐞 𝐒𝐜𝐮𝐨𝐥𝐚 che sottolinea i benefici della lettura ad alta voce anche in tenerissima età.

📖 In particolare, in occasione di questa giornata, la 𝐒𝐨𝐜𝐢𝐞𝐭𝐚̀ 𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐚 𝐝𝐢 𝐧𝐞𝐨𝐧𝐚𝐭𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐚 ha lanciato una campagna per diffondere la pratica della lettura condivisa nei reparti di Terapia intensiva neonatale, poiché alcuni studi hanno evidenziato come l’ambiente stressante delle Tin, con ridotta esposizione al linguaggio umano, sia rischioso per lo sviluppo del linguaggio e della capacità di autoregolazione in questi bambini.
💬 “Una presenza genitoriale più costante - scrive 𝐀𝐧𝐝𝐫𝐞𝐚 𝐂𝐚𝐫𝐥𝐢𝐧𝐨 - favorita dall’apertura h24 dei reparti, è associata infatti a un incremento delle vocalizzazioni neonatali e a un migliore sviluppo del linguaggio espressivo.”
Nel primo commento trovate il link all’articolo di Orizzonte Scuola per approfondire questa lodevole iniziativa.

😃 Intanto, Camelozampa vi consiglia di celebrare la giornata leggendo un bel libro tutti insieme.
📚 Quale titolo avreste voglia di condividere? Fatecelo sapere nei commenti!


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Pioggia 🌧️
04/02/2026

Pioggia 🌧️

Ci sono fiori che, senza quella pioggia,
non esisterebbero.

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