Valentina Fontana Psicologa Psicoterapeuta

Valentina Fontana Psicologa Psicoterapeuta Psicologa,psicoterapeuta relazionale- integrata.Interventi rivolti all'individuo, alla coppia e alla famiglia.

Bambini. E basta.
11/11/2025

Bambini. E basta.

09/11/2025

🧘 «Il corpo non mente mai. È la mente che si inventa storie per non ascoltarlo».
Alice Miller

🔍 Ho imparato a fatica che ascoltare il corpo non è debolezza, è saggezza. È l'unica bussola che non mente, l'unico alleato che non tradisce. Quando la mente costruisce castelli di giustificazioni, il corpo resta lì, fedele, a sussurrare la verità.

💡 Cosa ti sta dicendo il tuo corpo che la tua mente si rifiuta di ascoltare?

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LEGGERE ASSOLUTAMENTE
04/11/2025

LEGGERE ASSOLUTAMENTE

A 9 ANNI HANNO FONDATO UN “CLUB DEL SESSO”: se siete genitori, per favore prendetevi 10 minuti per leggere questo post.

Genitori ed educatori: il messaggio che segue richiede circa 10 minuti del vostro tempo. Ma potrebbero essere dieci minuti chi vi aiutano a comprendere cose che stanno succedendo nelle vite dei nostri figli e di cui è troppo importante riflettere insieme. Questo post parte dalla testimonianza di una collega che mi ha scritto così:

“Gentile dottore per la prima volta nella mia esperienza professionale mi trovo davanti una situazione per me difficile da affrontare. Nella nostra scuola ci sono bambini di 9 anni che vedono video pornografici dallo scorso anno e hanno creato un club del sesso. Chi vuole farne parte è obbligato a visionare materiali pornografici spinti, rapporti orali, a tre, con uso di oggetti. Tutto questo è stato scoperto da una mamma. Mi viene da dire maledetti cellulari e adulti incoscienti che comprano sempre prima questo oggetto e non supervisionano. Alcune bambine manifestano un disagio forte, Oggi una ha vomitato per lo schifo provato davanti a delle immagini, altre piangono. Io da tanti anni affronto il discorso della pornografia online, della mercificazione del corpo, porto poesie d'amore, mostro ciò che manca in quelle visioni di solo accoppiamento fisico. Lo faccio nella terza media. A quella età le parole mi escono facilmente, so come affrontare il discorso. Non mi è mai successo di trovarmi in una situazione simile, davanti a bambini di 9 anni. Ecco perchè ho bisogno di un confronto con lei.

Da anni, ogni settimana (e ribadisco: ogni settimana) ricevo mail con richieste di aiuto in cui un adulto rivela di sentirsi disorientato di fronte a ciò che ha scoperto esistere nella vita virtuale di un figlio, di uno studente, di una classe o all’interno di una chat. Molte di queste richieste hanno a che fare con l’esplorazione della sessualità da parte di minori che viene fatta sempre più precocemente e con modalità totalmente inadeguate rispetto all’età e alla maturità dei soggetti coinvolti. Questa settimana ho ricevuto questa mail e ho chiesto il permesso di poter condividere questa testimonianza con chi legge i miei post.

Avere 9 anni e fondare, nel proprio ambito di amicizie, il club del sesso imponendo ai coetanei – per farne parte – di visionare materiali molto spinti è un esempio di come l’abuso sessuale (sì, questo è abuso e non esplorazione fase-specifica) possa entrare nella vita dei nostri figli attraverso la combinazione di cinque elementi:
1) il bisogno di appartenenza al gruppo
2) la disponibilità di strumenti digitali che permettono con tre click di fare qualsiasi cosa
3) la superficialità con cui il mondo adulto ha sdoganato nella vita dei minori strumenti potentissimi senza avere alcuna contezza della loro potenza e della disfunzionalità che essa porta nella vita dei minori
4) l’aggressività con cui le piattaforme digitali entrano nelle vite di tutti, anche dei bambini, proponendo esperienze totalmente non fase specifiche e arrogandosi il diritto di dire che non hanno alcuna responsabilità, in quanto avvertono l’utente di contenere materiale riservato ad un pubblico di cui specificano l’età minima (da cui se ne deduce che gli unici responsabili per le navigazioni pericolose sarebbero i genitori che dovrebbero vivere dentro gli smartphones dei figli)
5) la totale mancanza di educazione affettiva e sessuale, che lascia i piccoli esposti a situazioni estreme in cui percepiscono disagio ed eccitazione allo stesso tempo nella totale incapacità di comprendere come orientarsi in tutto ciò e soprattutto a chi chiedere aiuto., visto che le agenzie educative e gli adulti in generale si rivelano vacanti in questo ambito educativo.

Condivido questa testimonianza in un giorno di festa, non per rovinarvelo, ma perché nei giorni festivi noi adulti abbiamo ritmi più lenti e più tempo per concentrarci su cose che la frenesia del lavoro a volte non ci fa considerare importanti. Io non so più come dirlo al mondo che là fuori c’è un problema enorme che entra nelle nostre vite attraverso lo sdoganamento della virtualità a cui bambini e bambine hanno accesso, navigando senza alcun criterio e supervisione.

So che molti dicono che basterebbe educare ad un buon uso dello smartphone, perché non è lo smartphone in sé il problema, ma l’uso che ne viene fatto. Beh, lasciatemi dire che invece è anche lo smartphone in sé il problema perché ha una potenza che nessun bambino sa governare e che nessun adulto sa educare nella relazione con un minore. Dentro al virtuale c’è troppa roba mentre nella mente dei nostri figli, prima dei 16 anni ci sono ancora troppe poche reti neuronali integrative in grado di avere un dominio efficace di quella “troppa roba”. E’ come far guidare una fuoriserie ad un ragazzo che ha appena preso la patente per guidare un motorino.

Per favore parlate di tutto questo ad altri genitori. Voi educatori condividete questa storia nelle vostre chat di classe. Rendete questa domenica una domenica di consapevolezza adulta, sia genitoriale che della comunità educante tutta. Troppe volte sento dire, anche da colleghi molto quotati, che io, con la narrazione che ho fatto del digitale in questi anni, non ho compreso nulla. Perché il problema secondo moltissimi sta nella fragilità di noi adulti.

Io penso che dobbiamo avere il coraggio di dire che il mondo virtuale ha reso i genitori fragili e la fragilità degli adulti ha reso il mondo virtuale sempre più capace di impossessarsi delle vite dei nostri figli. E’ un gatto che si morde la coda che però ha avuto il suo punto di inizio con la pervasività del digitale portatile dentro alle nostre vite di esseri umani del terzo millennio. E questo, Jonathan Haidt lo spiega benissimo nel suo volume “Generazione ansiosa” (Rizzoli ed.)

Su questo tema anch’io ho appena pubblicato un libro con Barbara Tamborini intitolato “Esci da quella stanza. Come e perché riportare i nostri figli nel mondo” (Mondadori ed.) dove cerchiamo di far capire ai lettori che oggi abbiamo bisogno di una totale inversione di rotta e che noi genitori ne dobbiamo essere consapevoli protagonisti. Vi prego, andatelo a cercare nella biblioteca più vicina a casa vostra, non c’è bisogno che lo compriate (chi sa quanti pensano che il mio unico interesse sia – in questo momento - vendere un libro. Ma se così fosse, vi siete mai chiesti come mai in più di dieci anni di vita nei social non ho mai – e ribadisco mai – messo un link ad alcuna libreria online che conduca all’acquisto automatico di un mio libro?). Scrivo libri non perché ho l’urgenza di venderli (cosa che naturalmente viene valutata come positiva da un autore), ma per fare cultura, per usare il mio posizionamento professionale e sociale (oltre che social) ai fini del miglioramento della vita e delle condizioni di crescita dei nostri figli. Lo dico da professionista e lo dico come padre di quattro figli.

Se anche voi pensate che fondare il club del sesso a 9 anni sia una spaventosa distorsione della crescita derivata da un mondo che non ha alcuna cura dei bisogni evolutivi di bambini e bambine del terzo millennio e che ciò non dipenda solo dalla fragilità di noi genitori, ma dalla potenza con cui quel mondo invade le nostre vite…… beh allora spero che questo post vi aiuti a correre ai ripari.

Se volete e potete, aprite il dibattito con più adulti possibili e condividete questo messaggio.

Novembre
03/11/2025

Novembre

LA LUCE DELLE STELLE MORTE — MASSIMO RECALCATI E IL LAVORO INFINITO DEL LUTTO

E se il lutto, diversamente da ciò che pensava Freud, non potesse mai dirsi compiuto del tutto?
Se ogni lutto, anche quello più elaborato, più “accettato”, conservasse sempre un resto, una scheggia, un punto dolente che continua a pulsare dentro di noi?

Ho sempre pensato che esista qualcosa di irriducibile nel dolore della perdita, una ferita che non guarisce mai del tutto.
Possiamo provare a rimarginarla, a darle un senso, ma resta sempre lì: come una cicatrice che, al cambiare del tempo o delle stagioni, torna a farsi sentire.

Freud chiamava lavoro del lutto quel processo psichico che ci consente di sciogliere l’investimento affettivo verso ciò che abbiamo perduto per poterci aprire di nuovo alla vita.
Ma se questo lavoro non potesse mai arrivare alla fine?
Se fosse, piuttosto, un cammino senza approdo, un gesto interminabile, come respirare o amare?

Forse dovremmo accettare che il lutto non è qualcosa che si supera, ma qualcosa che si trasforma.
Che dentro di noi non muore mai davvero ciò che abbiamo amato: cambia forma, si riconfigura, diventa un’altra presenza.
È un’operazione di metamorfosi, un’opera interiore di trasformazione del dolore in significato, della perdita in creazione.

Il lutto, se resta senza lavoro, ci incatena al passato, ci condanna alla paralisi della malinconia.
Ma se trova una via, se riesce a generare senso, allora può aprirci di nuovo alla vita.

È qui che nasce una nuova forma di nostalgia — non quella sterile del rimpianto, ma quella grata, viva, che illumina come la luce delle stelle morte:
una luce che ci raggiunge da un corpo che non esiste più, ma che continua a splendere.

La nostalgia delle stelle morte è questo: la memoria che non spegne, ma accende;
il dolore che non distrugge, ma trasforma;
il passato che non ci trattiene, ma ci invita ad andare avanti.

Il lutto, allora, non è mai solo perdita.
È anche promessa.
È un ritorno di luce — quella che proviene da ciò che abbiamo amato, e che, anche se non c’è più, continua a mostrarci la via.



In queste righe straordinarie, Massimo Recalcati compie un atto di filosofia poetica e di psicologia umana: ridefinisce il lutto non come un compito da portare a termine, ma come un movimento eterno dell’anima.

L’idea freudiana del “lavoro del lutto” — un processo di separazione e di superamento — qui si rovescia in una prospettiva più profonda, quasi spirituale: il lutto non finisce, continua a vivere dentro di noi.
Non come peso, ma come energia trasformativa.

La perdita, dice Recalcati, non si cancella mai davvero.
Ma può essere trasfigurata.
Può generare valore, riconfigurare la nostra visione del mondo, persino accendere nuova vita.

La sua metafora della luce delle stelle morte è un’immagine potentissima: ciò che non c’è più continua a brillare, a parlarci, a orientare il nostro cammino.
Non è più un ritorno nostalgico verso ciò che è stato, ma un modo per vivere più intensamente ciò che ancora ci resta.

In tempi in cui la società sembra chiedere di “riprendersi in fretta”, di “voltare pagina”, Recalcati ci invita invece a rimanere — ad abitare il dolore, ad ascoltarlo, a farlo diventare parola, opera, gesto, creazione.

Perché il vero lavoro del lutto non è dimenticare,
ma riconoscere la luce che ancora brilla —
anche quando la stella è già spenta.

Una parola in più…♥️
29/10/2025

Una parola in più…♥️

Stai attento alle parole che non dici.
Una parola in più
può cambiare tutto.

“Che mangiamo stasera”
può diventare
“Che mangiamo stasera, Amore mio?”

Ora rileggila:
Lo senti come profuma di casa?

“Ci vediamo alle 20”
può diventare
“Ci vediamo alle 20, portami un bacio”

Non ti sembra che si sia fermato il tempo?

“Come stai?”
è cortesia.
“Come stai davvero?”
è una mano che resta.

“Torno tardi”
è informazione.
“Torno tardi, ma ti penso”
è presenza anche da lontano.

“Buonanotte”
è chiudere.
“Buonanotte, riposa il cuore”
è prendersi cura.

“Scrivimi”
è un gesto.
“Scrivimi se tremi”
è un rifugio.

Una parola in più
può salvare una sera,
una storia,
un cuore.

Fa da coperta
fa da luce accesa sul comodino
fa da “sono qui”
quando il mondo è troppo.

Usala.
Con chi ami.
Con chi incontri.
Anche con te stesso.

Quella parola che sfiora,
che consola,
che si fa carezza,
che si fa pane,
che si fa sì.

Perché non è lo stesso dire
“Va tutto bene”
e
“Va tutto bene, ma restami vicino”.

Andrew Faber

ill. Mei

08/10/2025

Per arrivare a te, devi tradire molte volte e molte persone.

Primo, devi tradire il patto familiare, che ti veste di abiti non tuoi, che ti dà un volto che non riconosci e una direzione che non t’appartiene.

Poi devi tradire la scuola, che t’insegna solo il valore dell’obbedire e mai quello di essere scomodo, originale, che colora fuori dalle righe.

Devi tradire la società e le sue idee di giusto, sbagliato, bello, buono e sano.

Devi tradire, cioè rompere i patti interni che hai stretto con tutto quel che ti ha fatto tradire te stesso, perché te stesso non lo puoi tradire.

Perché chi tradisce sé stesso alla fine comunque tradirà tutti, non uscendo dai patti, ma rendendosi inaffidabile. Che è diverso.

Tradisci consapevolmente per non abbandonarti, per non tradire più.

(Claudia Crispolti)

02/10/2025

🍁 Giovedì 2 Ottobre 2025

「紅葉狩り」
Momijigari
“La caccia alle foglie rosse d’autunno.”

Ottobre in Giappone è un tempio di colori. Le montagne e i giardini si accendono di rosso, oro e arancio: è il tempo del momijigari (紅葉狩り), la “caccia alle foglie d’acero”.

Non è una caccia cruenta, ma un andare incontro alla bellezza che muta.
Un tempo samurai, monaci e poeti si fermavano sotto gli aceri in silenzio; oggi famiglie e viaggiatori si radunano come davanti a un fuoco sacro, inseguendo la linea del rosso che scende dal nord al sud dell’arcipelago.

🍂 La lezione che sussurra questo rito?
Che la bellezza non resta, ma proprio per questo vale ancora di più. Le foglie si colorano, poi cadono. E nel loro lasciar andare c’è una forza che ci riguarda tutti.

💡 Tre spunti da portare con te oggi:

1. Fermati e osserva un dettaglio che sta cambiando attorno a te.

2. Lascia andare un oggetto o un pensiero che non ti serve più.

3. Cammina come se stessi “cacciando la bellezza”: guarda il mondo con occhi nuovi.

🍂 Haiku

散る紅葉
光に溶けて
風の道

Chiru momiji / hikari ni tokete / kaze no michi

“Foglie che cadono,
si sciolgono nella luce,
strada del vento.”

📜 Bonus culturale
Il momijigari ha origini nel periodo Heian (794–1185), quando la nobiltà di corte organizzava viaggi poetici per comporre waka tra gli aceri rossi. Da rito aristocratico divenne nei secoli un’abitudine popolare, fino a oggi: in autunno i giapponesi consultano bollettini dedicati al foliage, proprio come accade con la fioritura dei ciliegi.

🌸 Che questo giovedì ti porti la calma delle foglie che cadono
e la forza silenziosa di ciò che sa trasformarsi.

La dolcezza della Pimpa ♥️
20/09/2025

La dolcezza della Pimpa ♥️

Che bella giornata che ho passato oggi. Ma adesso è l'ora di dormire, buonanotte stelle!
***

Un libro che è più un abbraccio ♥️
13/09/2025

Un libro che è più un abbraccio ♥️

"Beatrice Alemagna con il suo tratto iconico e poetico riesce a trasmettere ai lettori messaggi profondi, interpretabili da ciascuno secondo il proprio grado di disponibilità a guardarsi dentro. Le illustrazioni ritraggono eventi conosciuti dai bambini: un ginocchio sbucciato, le bolle di sapone che volano via…Grazie a fogli trasparenti che si sovrappongono alle illustrazioni l’autrice riesce a rappresentare le modifiche che il tempo che passa può apportare, dando concretezza ai concetti di prima e dopo.
L’albo si conclude con una dolcissima tavola, che intende rassicurare i più piccoli sulla stabilì dell’affetto e dell’amore genitoriale: quello no, non passerà mai!"

Grazie a Ilenia Barbuto che ha raccontato "Le cose che passano" di Beatrice Alemagna.

Che bella questa frase…
13/09/2025

Che bella questa frase…

30/07/2025

"L'Intelligenza Artificiale è un pericolo per gli psicologi e la psicologia!"
Il mio uso intelligente ⤵️

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