27/05/2026
LA GESTIONE ANTITROMBOTICA DELLA FIBRILLAZIONE ATRIALE DALLA PARTE DEL PAZIENTE
Rassegna Bibliografica 17/26
Sono in realtà due gli articoli recenti che si sono contesi la pagina d'apertura di una rassegna bibliografica ricca e varia. Ho dato la pecedenza al primo non tanto e non solo perchè è pubblicato nella testata online del NEJM, a firma di tutti i principali autori dei trials registrativi di confronto tra vecchi e nuovi farmaci anticoagulanti per la gestione della fibrillazione atriale, ma perchè un'analisi centrata sulla sensibilità e sugli obiettivi dei pazienti porta a conclusioni differenti a seconda che si consideri la totalità della popolazione od i pazienti anziani e vulnerabili in precedente trattamento con dicumarolici.
Il secondo articolo rappresenta, a mia conoscenza, il primo e solo tentativo esistente di offrire alla classe medica (ed ai pazienti) un modello per identificare i soggetti con TEV a rischio di sviluppare una malattia neoplastica. Pur con i limiti di una capacità discriminativa subottimale, il modello CAVE sembra in grado di riconoscere coloro che risultano a così basso rischio da non giustificare allarmismi ed analisi superflue e costose. E’ interessante (e per me non del tutto inatteso) il rilievo che la presentazione ‘idiopatica’ del TEV non rappresenta un fattore indipendentemente associato con tale rischio.
Il terzo articolo riporta i risultati di una meta-analisi della letteratura, dai quali scaturisce il ruolo (non sempre sin qui valorizzato) della disfunzione ventricolare destra nell'accrescere il rischio di una prognosi sfavorevole dell'embolia polmonare, anche in soggetti apparentemente a basso rischio.
Il quarto riporta i risultati di una meta-analisi dei trials più recenti della letteratura, dai quali scaturisce il vantaggio in termini di sicurezza delle basse dosi dei DOAC nei confronti di quelle convenzionali per la prevenzione estesa dei pazienti con TEV, ivi inclusi quelli a maggior rischio di recidiva.
Infine, l'ultimo articolo riveste grande rilevanza pratica, in quanto avvalora, sulla base dei risultati di un'ampia indagine retrospettiva, l’impiego del fondaparinux in alternativa all'argatroban per una gestione immediata, semplice e sicura della piastrinopenia da eparina (accertata o sospetta).