VALTE

VALTE Diplomato in Numerologia Sacra all'accademia del Dott. Abate
Offro cosulenze e quadri numerologici

28/05/2026
28/05/2026

PERCHÉ L'UMANITÀ HA GIÀ VINTO (MA SI È DIMENTICATA DI COMUNICARLO AI GENERALI)
"Se tutti quelli che hanno una pi***la si sparassero e basta, non ci sarebbe alcun problema." - George Harrison
Esiste un gigantesco, silenzioso malinteso che fluttua sopra il nostro pianeta come una nube tossica, ed è l'idea che l'umanità sia una specie intrinsecamente malata, una massa informe di esseri feroci pronti a sbranarsi non appena si spegne la luce della civiltà. Ci guardiamo allo specchio collettivo della cronaca quotidiana e ci vediamo mostruosi, convinti che l'odio sia la colla del mondo e che la terra sia un immenso reparto psichiatrico a cielo aperto dove la normalità è la violenza. Ma se proviamo a fare un passo indietro, se osiamo pulire la lente deformante attraverso cui osserviamo la nostra stessa specie, ci accorgiamo che la realtà è radicalmente e meravigliosamente diversa, perché la stragrande maggioranza dell'umanità non è affatto complice di questo scempio, anzi, ne è profondamente schifata e stanca. Se potessimo radunare in un unico immenso piazzale ideale gli otto miliardi di persone che oggi respirano su questo sasso sospeso nello spazio, scopriremmo che la quasi totalità di loro condivide lo stesso, identico, banalissimo e sacro desiderio di svegliarsi al mattino senza il terrore del cielo che crolla, di lavorare per mettere un piatto in tavola, di ridere con i propri figli e di invecchiare con una parvenza di dignità. Questa è la vera natura umana, questa è la statistica reale, questa è la normalità silenziosa che non fa notizia semplicemente perché non produce ferite da fotografare. La verità, tanto lampante quanto ridicola nella sua tragicità, è che là fuori, nelle stanze dei bottoni, nei bunker sotterranei o dietro le scrivanie della grande finanza e della geopolitica d'accatto, si muove solo un manipolo di bulli fuori di testa, una manciata di disadattati sociali affetti da una forma patologica di delirio di onnipotenza che compensano le proprie miserie interiori giocando alla guerra con le vite degli altri. Sono pochissimi, numericamente insignificanti se paragonati all'oceano di padri, madri, studenti, operai e medici che ogni giorno mandano avanti il mondo con la forza della loro cooperazione. Eppure questi pochissimi pazzi possiedono megafoni potentissimi e catene di montaggio della paura con cui riescono a far credere alla maggioranza di essere sola, fragile e circondata da nemici. È il vecchio trucco del bullo di periferia, che strilla e rompe le cose per sembrare gigantesco agli occhi di chi desidera solo camminare in pace sul marciapiede. Questo squilibrio diventa ancora più insopportabile oggi, in un'epoca in cui la coscienza collettiva ha compiuto un salto evolutivo senza precedenti, portando la gente comune ad averne le p***e assolutamente piene di questa recita macabra. L'umanità del nostro tempo è profondamente stanca, non solo perché la vita di per sé è già un pacchetto d'esistere abbastanza complesso, gravato dal peso della nostra stessa mortalità, dalle malattie, dalle fatiche quotidiane e dalle fragilità intrinseche della condizione umana, ma perché avverte come un insulto intollerabile il fatto che a questo carico naturale si debbano sommare sofferenze artificiali, fabbricate in laboratorio da quattro fanatici protetti dal loro anonimato dorato. Oggi, a differenza del passato, non ci sono più le grandi narrazioni ideologiche a fare da anestetico per le coscienze, e quel romanticismo tossico del sacrificio patriottico che un tempo trascinava milioni di giovani al macello si è liquefatto di fronte alla cruda trasparenza della rete. Oggi la violenza ci entra in tasca in tempo reale, rimbalza sui nostri schermi e ci mostra specchi d'empatia immediata, facendoci piangere per un bambino dall'altra parte del globo che ha gli stessi occhi dei nostri figli e la stessa disperata voglia di vivere. Sentiamo il dolore degli altri come se fosse il nostro perché abbiamo capito che i confini sono linee tracciate con il gesso da chi non ha mai imbracciato un fucile, e questo crea una frustrazione titanica, lo sdegno di veder bruciare miliardi di risorse in armamenti quando quelle stesse risorse potrebbero curare i nostri malati, pulire i nostri mari e rendere meno amaro il nostro passaggio su questa terra. C'è un abisso invalicabile tra l'agenda di chi si stringe la mano nei summit internazionali parlando di sfere d'influenza e l'agenda di chi abita le strade, fatta di affetti, di pane, di tetti che non devono crollare. La stragrande maggioranza del mondo si riconosce in questa stanchezza condivisa, in questo legame sotterraneo e potente che ci unisce tutti nella medesima richiesta di tregua psicologica ed esistenziale. Siamo una specie nata per collaborare, ci siamo evoluti non perché eravamo i più feroci, ma perché abbiamo imparato a stringerci la mano per scaldarci e difenderci dal freddo, e la minoranza violenta che ancora oggi cerca di governarci con le logiche della clava è solo un residuo fossile della storia, un'anomalia rumorosa che fa finta di essere la norma. Quando ci sentiamo impotenti ed esasperati, dovremmo ricordarci che quei pazzi che decidono le tragedie del pianeta sono disperatamente soli, isolati nella loro bolla di follia, mentre noi, che ne abbiamo le p***e piene e desideriamo solo la pace, siamo l'umanità intera.

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