Joo Yoga

Joo Yoga Lezioni di Yoga (adatte a tutti) Centro Inori 📍 Senigallia + ONLINE su YouTube www.jooyoga.it
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23/02/2026

Dalla posizione del cavaliere, con le gambe divaricate oltre la larghezza del bacino e il bacino leggermente ruotato indietro, si lavora sull'equilibrio del peso tra destra e sinistra.

I piedi possono stare paralleli o leggermente chiusi, a seconda della scuola. Quello che conta è la consapevolezza: scendere lentamente e sentire se il peso si distribuisce in modo bilanciato su entrambe le gambe.

Il respiro accompagna ogni movimento. Si inspira scendendo, la pancia si gonfia verso il basso, verso il nostro centro — l'hara. Si espira contraendo il pavimento pelvico, mantenendo la pancia piena. Poi si rilascia.

Non si tratta di fare, ma di sentire quello che succede mentre si fa.

23/02/2026

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20/02/2026

La cosa più difficile non è cambiare il mondo. È fare bene il proprio ruolo ogni giorno.

Padre, marito, compagno, genitore. Ruoli che abbiamo scelto, o che comunque abitiamo. Eppure è più immediato dare la colpa alla tecnologia, alla società, al governo, che chiedersi quanto ci stiamo mettendo davvero noi.

Nel frattempo cresce qualcosa di difficile da ignorare: più rabbia, più egocentrismo, meno spazio per gli altri.

Tempo fa ho pubblicato un video in cui dicevo una cosa semplice: meno tempo sulle cose che non possiamo cambiare, più attenzione al nostro quotidiano. La risposta è stata un muro di insulti, tutti concentrati su una parola sola — come se il resto del discorso non esistesse.

Forse è proprio questo il punto. Stiamo perdendo la capacità di pensare con la nostra testa, di stare con un'idea più di trenta secondi, di leggere qualcosa fino in fondo.

Non so cosa troveremo tra cinque o dieci anni. Ma questa cosa mi preoccupa più di qualsiasi altra crisi.

Tu la vedi anche tu questa cosa, o mi sbaglio?

18/02/2026

Respiro diaframmatico e stabilità: due esercizi da fare insieme.

Parti dalla posizione di base. Piedi ben posizionati, sguardo in avanti, gambe attive. Da qui si sente già la stabilità del centro.

Inspiri e gonfi la pancia verso l'esterno. L'ano rimane chiuso, il pavimento pelvico contratto, tutto il corpo è presente. Con l'espirazione mantieni la pancia piena, poi rilassi gradualmente, sciogliendo anche le gambe.

La seconda variante coordina il respiro con il movimento: inspirando scendi, espirando sali. Oppure resti in basso con le gambe piegate, continui a sentire il centro e ripeti la sequenza.

Sono due esercizi separati, pensati per prendere pratica. La costanza nella ripetizione è ciò che costruisce la coordinazione tra respiro e corpo.

Salvalo per averlo a portata di mano durante la pratica.

15/02/2026

Sto notando una cosa che mi inquieta. Viviamo in un caos dove nessuno vuole più prendersi la responsabilità di quello che fa.

Non ci sono più regole chiare. O meglio, ci sono, ma nessuno le rispetta più. E quando tutti fanno come gli pare, diventa impossibile costruire qualcosa insieme.

Forse è colpa dei social, dove tutti scrivono la loro opinione in base a quello che conviene a loro in quel momento. Non ci chiediamo più se una cosa è giusta per la comunità, per i nostri figli, per chi ci sta intorno. Pensiamo solo: "Cosa mi conviene a me adesso?"

Ma la società siamo noi. È un'organizzazione di persone che vivono insieme, con i vicini, nel quartiere, nella città. E un'organizzazione senza regole rispettate non può funzionare.

Non capisco come possiamo pensare di creare un mondo migliore se ognuno pensa solo al proprio guadagno, al proprio interesse. Se non ci prendiamo la responsabilità delle nostre azioni.

Non so se stiamo evolvendo o involvendo. Vedo ingiustizie ovunque, in ogni ambito. E continuo a chiedermi: cosa succederebbe se ognuno di noi facesse bene quello che fa? Se ci assumessimo davvero la responsabilità delle nostre scelte?

Tu cosa ne pensi? Ti sembra che manchi questo senso di responsabilità collettiva?

14/02/2026

In questa posizione lavoriamo sull'apertura dell'ileopsoas, quel muscolo profondo che collega gambe e colonna. La gamba davanti piegata, quella dietro tesa con il tallone sollevato. Il ginocchio va spinto leggermente indietro per sentire l'apertura nella zona anteriore dell'anca.

La schiena si inarca naturalmente, il petto aperto ma le spalle rilassate. Qui la pancia esce un po' in avanti, non va trattenuta. Lo sguardo resta all'altezza degli occhi, senza forzare il collo.

La parte interessante arriva quando segui il respiro. Inspiri e lasci scendere il peso verso il basso, come se fossi un piombo impossibile da spostare. La forza si concentra nell'hara, quella zona che sta due o tre dita sotto l'ombelico. È da lì che parte la stabilità vera.

Il pavimento pelvico resta attivo, l'ano chiuso. Non è tensione muscolare, è presenza. Quando raddrizzi la gamba davanti ed espiri, torni su. Poi ricomincia: inspiri e affondi di nuovo, cercando quella sensazione di essere una roccia.

Provate a mantenere questa consapevolezza per qualche respiro. La stabilità si costruisce quando il corpo smette di lottare contro la gravità e inizia a usarla.

11/02/2026

C'è un messaggio che attraversa film, serie, perfino certi insegnamenti che sentiamo in giro: fai quello che vuoi, alla fine te la cavi. Sembra un invito alla libertà, ma nasconde qualcosa di profondo che non funziona.

Ho studiato con diversi maestri che mi hanno trasmesso un principio fondamentale: libertà uguale responsabilità. Nel momento in cui prendi la responsabilità delle tue azioni, sei veramente libero di fare quello che vuoi. Ma cosa succede quando questo equilibrio si spezza?

Oggi viviamo in un'epoca in cui "faccio quello che mi pare" diventa un mantra senza peso. Nessuna responsabilità. Tutto quello che non va viene scaricato sugli altri, sulle circostanze, su qualsiasi cosa fuori da noi. È una tendenza dell'essere umano, ma diventa un problema quando diventa l'unica modalità.

Nel mio lavoro incontro persone che arrivano e dicono: "Io pago la tua prestazione, tu mi togli il problema. Se non succede, non sei bravo. Se non funziona, non mi piace." Ma se ci comportiamo così, cosa possiamo davvero imparare nella vita?

Pensa a tutte le cose che oggi fai a occhi chiusi. Preparare il caffè. Portare la tazzina alla bocca. Guidare l'automobile. All'inizio richiedevano attenzione totale. Adesso le fai in automatico, mentre pensi ad altro. Ci è voluto tempo, ripetizione, presenza.

Questo vale per qualsiasi apprendimento. Per qualsiasi trasformazione. Servono pratica, pazienza, e soprattutto: la disponibilità ad assumersi la responsabilità del proprio percorso. Non possiamo delegare il cambiamento a qualcun altro.

La libertà vera non è fare quello che ci pare senza conseguenze. È la capacità di scegliere consapevolmente e di prendersi cura delle proprie scelte. Solo così impariamo, cresciamo, evolviamo.

07/02/2026

La stabilità del corpo parte da un punto che spesso ignoriamo: la base. Prima di muoverci, prima di pensare alla tecnica, c'è bisogno di sentire dove appoggiamo il peso e dove risiede il nostro centro.​​​​​​​​
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Quando lavoro con gli allievi, la prima cosa che facciamo è portare attenzione ai punti d'appoggio. Anche da sdraiati. Perché il movimento nasce dalla consapevolezza di dove siamo ancorati e dove dobbiamo mantenere la stabilità prima di tutto il resto.​​​​​​​​
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I piedi sono la nostra fondazione. Larghezza del bacino, paralleli o leggermente chiusi verso l'interno, talloni appena aperti. Questa posizione aiuta a contenere l'energia nella zona dell'hara, circa due-tre dita sotto l'ombelico. È il nostro baricentro, il punto da cui parte ogni movimento efficace.​​​​​​​​
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Quando le gambe sono sfalsate, il piede davanti resta dritto, il ginocchio allineato senza superare la punta del piede. Le dita dei piedi si aprono, cercano il contatto con il pavimento. La gamba dietro mantiene il tallone dritto, il piede dritto. Molte scuole fanno ruotare il piede posteriore di circa trenta gradi, ma preferisco mantenere l'allineamento per favorire un allungamento più naturale dal punto di vista anatomico.​​​​​​​​
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Non carichiamo verso l'alto. Portiamo tutto verso il basso, verso la metà del corpo, dove risiede la nostra forza. Quando la base è solida, il resto del corpo si muove con più libertà e precisione.

06/02/2026

Ho guardato una di quelle serie dove il protagonista costruisce un impero con la droga. Bella vita, soldi facili, poi alla fine viene beccato ma se la cava. E mi sono chiesto: che messaggio stiamo mandando?

La tecnologia doveva semplificarci la vita. Invece ci ha portato in un posto dove tutto deve succedere subito, dove nessuno si prende più responsabilità. Rompi qualcosa? Non importa, è colpa di chi l'ha messo lì.

Da bambini ci dicevano chi rompe paga. Oggi siamo arrivati a dire ho rotto ma non pago. E non parlo solo dei ragazzi. Vedo cinquantenni, sessantenni comportarsi così. Poi ci lamentiamo dei giovani, ma loro cosa vedono? Vedono noi.

I politici hanno mostrato la strada. A livello mondiale. Abbiamo imparato che si può dire una cosa e farne un'altra, che le promesse non contano, che le conseguenze sono per gli altri.

Le serie TV raccontano vite di persone che hanno fatto fortuna con l'economia, la politica, lo spaccio. Poche finiscono male davvero. Molte mandano questo messaggio: sì, ho fatto quello che ho fatto, ho vissuto anni nella ricchezza estrema, alla fine mi hanno beccato ma me la sono cavata.

Non riusciamo più a programmare nulla. Tutto deve essere consumato adesso. Nessun impegno, nessuna responsabilità. Come se potessimo vivere senza pagare le conseguenze delle nostre scelte.

Mi chiedo quando abbiamo smesso di insegnare che le azioni hanno un peso. Che le parole significano qualcosa. Che la tecnologia è uno strumento, non una scusa per evitare di essere presenti.

01/02/2026

Ci sono posizioni che sembrano semplici ma nascondono una complessità che molti praticanti sottovalutano. La perdita di equilibrio durante il Guerriero 1 non è casuale. Deriva da una mancanza di attenzione ai dettagli che precedono il movimento.

Prima di muoverti, prima di entrare nella forma, esiste un passaggio che determina tutto il resto: come posizioni i piedi. Questo è il punto di partenza di qualsiasi pratica consapevole. Non puoi costruire stabilità su una base lasciata al caso.

Quando parlo di apertura delle gambe alla larghezza del bacino, non è una indicazione approssimativa. È una scelta precisa che richiede presenza. Ogni dito del piede ha una sua posizione, ogni punto di appoggio determina come il peso si distribuisce attraverso le gambe fino al resto del corpo.

Il Guerriero 1 appartiene a quelle asana che lavorano sul radicamento. Non si tratta solo di assumere una forma esteriore. Si tratta di creare una connessione con la terra che parte dai piedi e sale attraverso tutto il corpo. Questa connessione è impossibile se i punti di appoggio sono posizionati senza consapevolezza.

Nelle mie lezioni osservo spesso questa fretta di arrivare alla posizione finale senza curare i fondamenti. Il risultato è fatica, instabilità e una pratica che diventa lotta invece che ricerca. La consapevolezza nel movimento inizia molto prima del movimento stesso. Inizia dalla decisione di comandare il proprio corpo invece che lasciarlo andare dove capita.

Fermarsi a curare i punti di appoggio non è perdere tempo. È costruire le radici di una pratica solida.

01/02/2026

Ieri sera dovevo organizzare una cena con degli amici. Ho scritto nel gruppo. Le risposte sono arrivate una dietro l'altra: impegnato, ho da fare, questa settimana è impossibile.​​​​​​​​​​​​​​​​
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Mi sono fermato un attimo e mi sono chiesto la stessa cosa che chiedo spesso a loro: ma cosa facciamo davvero più di prima?​​​​​​​​​​​​​​​​
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Lavoriamo davanti a un computer, facciamo una pausa, ma non è una vera pausa. Prendiamo il telefono, scrolliamo, la luce dello schermo ci bombarda di informazioni che nemmeno cerchiamo. Il cervello continua a lavorare anche quando crediamo di fermarci.​​​​​​​​​​​​​​​​
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Da quando ho iniziato a insegnare yoga, ho notato quanto sia diventato difficile per le persone prendersi un impegno. Prima proponevo percorsi di formazione di due o tre anni. Le persone venivano, restavano, continuavano. Ora propongo lo stesso percorso e la risposta è sempre la stessa: è troppo, sono troppo impegnato.​​​​​​​​​​​​​​​​
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Ma impegnato in cosa? Questa è la domanda che resta sospesa. Perché se togliessimo tutto quello che ci tiene occupati senza davvero riempirci, forse scopriremmo di avere più tempo di quanto pensiamo.​​​​​​​​​​​​​​​​
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Non so dove sia la causa di tutto questo. Forse nella tecnologia, forse in noi. Ma so che qualcosa si è rotto nel modo in cui abitiamo il nostro tempo. E lo vedo anche in me stesso.

26/01/2026

Ho vissuto il passaggio dagli anni Ottanta a oggi e c'è qualcosa che non smette di interrogarmi.​​​​​​​​​​​​​​​​

Ricordo quando i cambiamenti arrivavano con un ritmo che permetteva di respirare. La seconda guerra mondiale aveva segnato tutto, certo, ma poi c'era stato tempo per ricostruire, per assimilare le trasformazioni.​​​​​​​​​​​​​​​​

Tangentopoli ha spezzato qualcosa. Dopo gli anni in cui sembrava che i soldi non finissero mai, è arrivato il crollo. Qualcuno promise di scendere in campo per il bene del paese e da quel momento ho visto cambiare il modo in cui le persone ragionano e si comportano.​​​​​​​​​​​​​​​​

La crisi del 2009 ha fatto il resto. Gli smartphone sono arrivati e hanno accelerato tutto. Il lockdown ha cambiato ancora le regole. Adesso viviamo in un'instabilità geopolitica costante.​​​​​​​​​​​​​​​​

Lavoro con le persone, organizzo cose, e sento quanto sia diventato difficile. C'è caos, confusione, paura di tutto. Siamo passati dalla seconda alla quarta in un attimo e non abbiamo mai rallentato.​​​​​​​​​​​​​​​​

Non ho risposte, solo questa sensazione che stiamo correndo senza sapere verso dove.

Indirizzo

Via Carracci 4/a
Senigallia
60019

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