Luca Bordi Osteopata Fisioterapista

Luca Bordi Osteopata Fisioterapista Osteopata DO
Osteopata pediatrico DOP RSM
Dott. in Fisioterapia Diploma ISEF presso università degli studi di Urbino “Carlo Bo” 2001.

Laurea di dottore in fisioterapia presso Università Politecnica delle Marche anno 2005. Diploma in Osteopatia presso ICOM, International College of Osteopathic Medicine 2011. Diploma in Osteopatia Pediatrica presso Fondazione Osteopatia Pediatrica San Marino 2019.

Auguro a voi a alle vostre famiglie un Natale pieno di gioia sorrisi e amore 🎄💫🎁 E lontano dall’osteopata 🤣🤣🤣Un abbracci...
24/12/2025

Auguro a voi a alle vostre famiglie un Natale pieno di gioia sorrisi e amore 🎄💫🎁
E lontano dall’osteopata 🤣🤣🤣
Un abbraccio 🎄🎄🎄🎄

▶️ cervicale verticalizzata o rettilineizzata▶️ non la demonizziamo▶️ ridiamo equilibrio ed armonia 😉
20/12/2025

▶️ cervicale verticalizzata o rettilineizzata
▶️ non la demonizziamo
▶️ ridiamo equilibrio ed armonia 😉

Ed eccoci nuovamente alle porte del fine settimana, per un nuovo episodio di "Patologie Spiritose: tra curiosità e leggerezza!"

Oggi parliamo di un referto molto frequente nelle radiografie del collo: la verticalizzazione cervicale.Tranquilli: non significa che il collo si stia trasformando in un palo della luce.. ma che ha perso un po’ della sua naturale eleganza!

Cos’è e dov’è?

La colonna cervicale ha una curva fisiologica chiamata lordosi, che serve ad assorbire i carichi e distribuire le forze. Quando questa curva si riduce o scompare, si parla di verticalizzazione: il tratto cervicale diventa più “dritto” del normale. È una variazione posturale, non una malattia. E soprattutto: non è irreversibile!

Curiosità divertente

La verticalizzazione cervicale è una delle “diagnosi” più abusate nei referti.
Molti pazienti la leggono e pensano: “Oddio, ho il collo storto!”
In realtà potrebbe essere semplicemente.. la posizione in cui hai messo la testa quando ti hanno fatto la radiografia

Come si sviluppa?

Ci sono vari motivi per cui la lordosi cervicale si riduce temporaneamente: tensione muscolare (soprattutto trapezio, scaleni, elevatore della scapola), posture prolungate al computer o al telefono, contratture dovute al dolore, stress e respirazione alta e piccoli traumi o colpi di frusta.

In molti casi è un meccanismo protettivo: il corpo “irrigidisce” la zona per evitare movimenti dolorosi.

Nella vita quotidiana

La verticalizzazione cervicale può essere associata a rigidità del collo, mal di testa, fastidio a girare la testa, tensione alle spalle e formicolii alle braccia (più raramente).

Molti pazienti riferiscono di avere la sensazione di “testa pesante”, come se la cervicale fosse sempre sotto sforzo.

Parole complicate, spiegate semplici

Lordosi cervicale: la curva naturale del collo.

Raddrizzamento: riduzione temporanea della curva.

Biomeccanica cervicale: come si muove e distribuisce i carichi il collo.

Accenni di fisioterapia

La fisioterapia non “riporta la curva indietro come una molla”, ma lavora su ciò che davvero conta: funzione, movimento e carico.

Gli obiettivi sono migliorare il movimento cervicale, ridurre la tensione muscolare, lavorare sulla respirazione diaframmatica e toracica, riequilibrare scapole, spalle e tratto toracico, rieducare la postura in modo dinamico, NON rigido.

Spesso, quando i tessuti si rilassano e il dolore si riduce, la curva.. ritorna da sola.

Curiosità scientifica

Una verticalizzazione cervicale si osserva anche nel 50% dei soggetti asintomatici. Non predice artrosi, ernie o problemi futuri. È più correlata alla tensione muscolare che alla struttura ossea. Molti studi sottolineano che è un reperto radiologico, non una patologia.

Conclusione

La verticalizzazione cervicale non è un verdetto, ma un segnale: il collo sta lavorando un po’ troppo “in difesa”. Con movimento, respirazione e fisioterapia mirata, ritrova elasticità e funzionalità.. e smette di fare il palo della luce! 😁

A sabato prossimo per il prossimo episodio! 🤗

Grazie Studio odontoiatrico Dr.ssa Silvia Marchionni▶️ pterigoidei ▶️ ATM ▶️ cranio
12/12/2025

Grazie Studio odontoiatrico Dr.ssa Silvia Marchionni
▶️ pterigoidei
▶️ ATM
▶️ cranio

Pterigoidei e disfunzioni cranio–mandibolari

L’attività asimmetrica degli pterigoidei altera la traiettoria mandibolare, influenzando apertura, lateralità, protrusione e la posizione condilare.
Questi muscoli sono fondamentali nella valutazione delle disfunzioni dell’ATM.
Costituiscono inoltre un vero ponte funzionale tra mandibola e cranio: attraverso i processi pterigoidei, la loro azione è direttamente collegata alla dinamica dello sfenoide.

▶️ Fase 5 osteopatia biodinamica Greg Yesensky
09/12/2025

▶️ Fase 5 osteopatia biodinamica
Greg Yesensky

28/11/2025
07/10/2025
25/08/2025

GLI AUTISTICI NON SONO SENZA EMPATIA

Quante volte abbiamo sentito dire che “gli autistici non hanno empatia”?

È un mito. Ed è un pregiudizio che fa danni enormi: ferisce, isola e cancella la sensibilità autentica di tante persone.

- Empatia emotiva (affettiva): è la capacità di sentire ciò che prova un’altra persona. Negli autistici questa forma può essere del tutto normale o, in alcuni casi, persino aumentata: il dolore, la gioia e la sofferenza degli altri possono essere percepiti con intensità.

- Empatia cognitiva: è la capacità di “leggere” la mente altrui, decodificando sguardi, espressioni e regole implicite. È qui che spesso si incontrano difficoltà.

A complicare il quadro c’è l’alessitimia, molto frequente in autismo: significa avere difficoltà a riconoscere e descrivere le proprie emozioni e quelle altrui. Questo può dare l’impressione, dall’esterno, che la persona non provi sentimenti o non sia empatica. Ma è un errore di prospettiva: non è mancanza di empatia, è difficoltà a tradurre e comunicare ciò che si sente o ciò che sentono gli altri.

La scienza cosa dice?

L’empatia affettiva nelle persone autistiche può essere nella norma o aumentata (Smith, 2009; Bird & Viding, 2014).

Le difficoltà si osservano soprattutto nell’empatia cognitiva (Baron-Cohen, 2000; Rogers et al., 2007).

Alcuni autistici riportano esperienze di iper-empatia emotiva, a volte vissuta come sovraccarico (Minio-Paluello et al., 2009).

L’alessitimia, più che l’autismo in sé, sembra spiegare molte difficoltà di riconoscimento e comunicazione emotiva (Bird et al., 2010).

Allora smontiamo questo falso mito:
Gli autistici non mancano di empatia.
Possono provarla nella norma o in misura maggiore, ma la difficoltà sta soprattutto nel comprenderla e comunicarla secondo i codici sociali.

Continuare a dire il contrario non è solo impreciso: è uno stigma che pesa sulla vita quotidiana delle persone, aumentando isolamento e incomprensioni.
Dott.ssa Aurora Bellucci

BIBLIOGRAFIA

Baron-Cohen, S. (2000). Theory of mind and autism: A review. International Review of Research in Mental Retardation, 23, 169–184.

Bird, G., & Viding, E. (2014). The self to other model of empathy: Providing a new framework for understanding empathy impairments in psychopathy, autism, and alexithymia. Neuroscience & Biobehavioral Reviews, 47, 520–532.

Bird, G., Silani, G., Brindley, R., White, S., Frith, U., & Singer, T. (2010). Empathic brain responses in insula are modulated by levels of alexithymia but not autism. Brain, 133(5), 1515–1525.

Minio-Paluello, I., Baron-Cohen, S., Avenanti, A., Walsh, V., & Aglioti, S. M. (2009). Absence of embodied empathy during pain observation in Asperger syndrome. Biological Psychiatry, 65(1), 55–62.

Rogers, K., Dziobek, I., Hassenstab, J., Wolf, O. T., & Convit, A. (2007). Who cares? Revisiting empathy in Asperger syndrome. Journal of Autism and Developmental Disorders, 37(4), 709–715.

Smith, A. (2009). The empathy imbalance hypothesis of autism: A theoretical approach to cognitive and emotional empathy in autistic development. The Psychological Record, 59(3), 489–510.

30/07/2025

Most people don’t realize your jaw and pelvis are linked. Not just through posture or movement habits, but through your developmental blueprint.

Around day 15 of embryonic development, two critical areas begin to form: the oropharyngeal membrane, which becomes the mouth, and the cloacal membrane, which becomes the openings of the digestive, urinary, and reproductive systems.

The spine grows between them establishing a physical and neurological connection that lasts your entire life.
This connection continues through fascia and the central nervous system. The dural tube, which surrounds and protects the spinal cord, creates a continuous communication pathway from your jaw down to your sacrum.

When there’s tension or misalignment in the jaw whether from clenching, TMJ dysfunction, or altered bite it changes head posture. Your body compensates to keep balance, often by tilting the pelvis or shifting your weight.

Over time, these small changes can show up as chronic hip pain, pelvic instability, or forward head posture.
There’s also a functional link: the jaw and pelvic floor are both involved in how your body stabilizes the spine. They’re part of your core system.

If your jaw is clenched, chances are your pelvic floor is either overactive or not firing properly. This affects posture, breath control, and how your nervous system regulates tension.

Posture isn’t just a matter of standing tall. It’s a full-body coordination between systems that started forming before you were even born.

Read our full blog jaw and body are connected, link in bio ☝🏻




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