Dott.ssa Karin Vero Psicologa-Psicoterapeuta

Dott.ssa Karin Vero       Psicologa-Psicoterapeuta Consulenze psicologiche
Interventi per alunni con BES
Psicoterapie individuali, di coppia e familiari

www.dipendenze.com
20/04/2026

www.dipendenze.com

Gentile Presidente Giorgia Meloni,

oggi le scrivo non solo da professionista ma da padre. Le scrivo perché sul tema dei social ai minori credo che non possiamo più permetterci di essere vaghi, prudenti o diplomatici. Io sono favorevole al divieto dei social sotto i 16 anni. Lo sono in modo convinto, netto, senza esitazioni. E lo dico da persona che da oltre vent’anni lavora con adolescenti, famiglie, dipendenze digitali e sofferenze che troppo spesso gli adulti vedono solo quando ormai sono esplose.

In questi anni ho visto ragazzi spegnersi lentamente dietro uno schermo, ho visto genitori sentirsi impotenti, ho visto relazioni rompersi, autostima crollare, sonno saltare, ansia crescere, isolamento travestito da connessione. Per questo non riesco più a considerare i social come semplici strumenti. Non lo sono. Almeno non per un ragazzo che sta crescendo.

I nostri figli oggi entrano in piattaforme che non sono neutre. Entrano in ambienti progettati per trattenerli, per catturare attenzione, per farli restare, per farli tornare. E dobbiamo avere il coraggio di dire una cosa che ancora troppi fanno finta di non vedere: gli algoritmi dei social sono studiati anche per attivare meccanismi compulsivi. Sanno intercettare fragilità, desideri, vuoti, bisogno di approvazione. E quando tutto questo incontra un adolescente, il rischio diventa enorme.

Per questo io penso che vietare i social sotto i 16 anni sia giusto. Anzi, necessario. Ma penso anche che il divieto, da solo, non basti. Perché se una legge si limita a dire “no”, senza costruire un percorso educativo serio, rischia di diventare soltanto una norma da aggirare. I ragazzi entreranno lo stesso mentendo sull’età, le piattaforme continueranno a fare finta di nulla e noi adulti continueremo ad accorgerci del problema solo dopo.

È per questo che da tempo, con l’Associazione Nazionale Dipendenze Tecnologiche, GAP e Cyberbullismo, che ho l’onore di presiedere, porto avanti una proposta precisa: il Patentino Digitale. Non un simbolo, non una trovata, non una lezione occasionale fatta per sentirci a posto con la coscienza. Un percorso vero, serio, obbligatorio.

Se davvero questo Paese vuole fare una legge utile, allora dentro quella legge deve esserci anche il Patentino Digitale obbligatorio. Deve essere previsto un percorso da svolgere negli istituti scolastici, attraverso enti certificati, con almeno sei mesi di formazione reale. Sei mesi in cui ai ragazzi venga spiegato che cosa sono gli algoritmi, come funziona la dipendenza da approvazione, che cosa significa reputazione online, che cosa può diventare il cyberbullismo, come agiscono la pornografia, l’adescamento, l’umiliazione pubblica, la solitudine digitale, l’intelligenza artificiale usata senza strumenti.

E in questo percorso devono esserci anche i genitori. Non alla fine, non di lato, non come spettatori. Devono esserci dentro. Almeno per una parte obbligatoria del percorso. Perché non possiamo chiedere ai figli consapevolezza e poi lasciare gli adulti nell’ignoranza digitale. Anche i genitori devono formarsi, devono capire, devono firmare quel patentino e assumersi la responsabilità di accompagnare i figli online fino alla maggiore età.

Una volta ottenuto, il Patentino Digitale deve diventare anche la condizione necessaria per entrare sui social. Non un attestato da conservare in un cassetto, ma una vera chiave di accesso. Solo i minori che avranno completato il percorso formativo, insieme ai loro genitori, dovranno poter essere autorizzati all’ingresso in piattaforma. E le piattaforme dovranno essere obbligate per legge a riconoscere quella autorizzazione, impedendo l’accesso a chi ne è privo. Perché altrimenti continueremo a chiedere responsabilità ai ragazzi lasciando però aperte tutte le porte. Perché il punto è tutto qui: la libertà digitale senza educazione non è libertà. È abbandono.

Presidente, se davvero vogliamo proteggere i nostri ragazzi, allora serve il coraggio di fare entrambe le cose: mettere un limite chiaro e costruire uno strumento educativo serio. Per questo le chiedo di sostenere una legge che preveda il divieto dei social sotto i 16 anni, ma che inserisca al suo interno anche l’obbligo del Patentino Digitale.

Per una volta proviamo ad arrivare prima del danno. Perché su questo tema non possiamo più permetterci di arrivare dopo.


Stamani un altro interessante evento con l'Associazione Nazionale Dipendenze Tecnologiche Gap e Cyberbullismo :  “Oltre ...
17/04/2026

Stamani un altro interessante evento con l'Associazione Nazionale Dipendenze Tecnologiche Gap e Cyberbullismo : “Oltre lo schermo: relazioni, dipendenze e nuove sfide digitali”.

Ci siamo abituati a pensare che il problema siano gli schermi.
Ma il punto, quasi mai, è lo schermo.
Il punto è quello che succede dentro una relazione quando lo schermo prende il posto dello sguardo, dell’attesa, della noia, del conflitto, della presenza.

Dietro molte dipendenze digitali non c’è solo un cattivo uso della tecnologia.
Ci sono solitudini che non sappiamo più nominare, vuoti che cerchiamo di riempire, ragazzi che chiedono aiuto nel solo modo che conoscono, adulti che troppo spesso arrivano tardi o si fermano alla superficie.

Parleremo di questo.
Di relazioni, di dipendenze.
Di nuove sfide digitali che non riguardano soltanto i ragazzi, ma tutti noi.

Il 17 aprile 2026, a Lucca, ci incontreremo per un confronto serio, umano e necessario su ciò che il digitale sta cambiando nel nostro modo di vivere, educare, amare e stare insieme.

Perché non basta demonizzare la tecnologia.
Bisogna capire che uso ne facciamo, cosa ci stiamo cercando dentro e cosa stiamo smettendo di costruire fuori.

Vi aspetto a “Oltre lo schermo: relazioni, dipendenze e nuove sfide digitali”.

Evento gratuito con iscrizione obbligatoria.
Iscriviti qui https://www.eventbrite.it/e/biglietti-oltre-lo-schermo-relazioni-dipendenze-e-nuove-sfide-digitali-1982766390649?utm-campaign=social&utm-content=attendeeshare&utm-medium=discovery&utm-term=listing&utm-source=wsa&aff=ebdsshwebmobile

Non serve sparire per abbandonare un figlio...
11/04/2026

Non serve sparire per abbandonare un figlio...

Non serve sparire per abbandonare un figlio.
A volte basta restare nella stessa stanza e non alzare mai davvero gli occhi. Ci sono bambini che non hanno perso i genitori. Hanno perso il loro sguardo. Parlano, e l’adulto scorre. Cercano contatto, e trovano una notifica. Provano a esistere nella mente di chi li ama, ma troppo spesso trovano uno schermo acceso al posto di una presenza vera.

È da qui che nascono gli orfani digitali: figli accuditi, nutriti, accompagnati, ma lasciati soli nel punto più importante. Quello della relazione.
Un bambino non cresce solo di cure. Cresce di attenzione, di volto, di ascolto, di tempo mentale. Cresce sentendosi abbastanza importante da interrompere il resto del mondo.
Se invece impara presto che viene dopo, dopo il telefono, dopo il lavoro, dopo i messaggi, dopo tutto, quella ferita resta.

E resta anche nel modo in cui, crescendo, userà il digitale. Perché un bambino calmato con uno schermo non sta imparando a regolare le emozioni. Sta imparando a delegarle.
Sta imparando che la noia si spegne, che la tristezza si distrae, che il vuoto si riempie, che l’attesa si evita.
Così il digitale smette di essere uno strumento e diventa una protesi emotiva. E allora sì, le dipendenze digitali cominciano molto prima. Cominciano quando lo schermo prende il posto dello sguardo.

Per questo, prima ancora del sacrosanto divieto dei social sotto i 16 anni, dovremmo avere il coraggio di chiedere una legge sul diritto alla disconnessione degli adulti.
Perché un figlio non impara il limite da un genitore sempre online, sempre reperibile, sempre altrove.

La prima educazione digitale non è togliere un telefono ai ragazzi. È restituire presenza agli adulti.

Questo incontro dà avvio a due percorsi formativi rivolti alle scuole secondarie di primo e secondo grado della Piana di...
13/03/2026

Questo incontro dà avvio a due percorsi formativi rivolti alle scuole secondarie di primo e secondo grado della Piana di Lucca, su intelligenza emotiva e consapevolezza digitale, che si svolgeranno nei mesi successivi con noi Esperti Di.Te.!

Venerdì 13 marzo a Lucca, Daniela Lucangeli e Giuseppe Lavenia parlano di benessere a scuola, intelligenza emotiva e vita digitale. Ingresso libero.

BUONE FESTE!!! ✨️🎅💖
25/12/2025

BUONE FESTE!!! ✨️🎅💖

Caro Babbo Natale, quest’anno non ti scrivo per chiedere regali. Ti scrivo da psicoterapeuta.
E ti chiedo tempo.

Tempo per i genitori, perché possano guardare i figli negli occhi senza lo schermo in mezzo.
Tempo per i ragazzi, perché possano annoiarsi senza sentirsi sbagliati.
Tempo per ascoltare, prima di giudicare.
Tempo per sbagliare, senza essere messi alla gogna.

Ti chiedo meno giocattoli intelligenti e più adulti presenti.
Meno like e più sguardi che restano.

Se puoi, porta coraggio agli educatori: quello di dire dei no che proteggono, anche quando non fanno applausi.

Porta silenzio nelle case, non quello che fa paura, ma quello che permette alle emozioni di parlare.

E se puoi, porta anche pace.
Non solo quella delle parole grandi, ma quella che nasce nelle case, nei conflitti gestiti senza distruggere, negli adulti che insegnano a non odiare prima ancora di insegnare a vincere.

Perché le guerre iniziano sempre molto prima dei confini.

Ai ragazzi, se riesci, lascia un biglietto semplice:
“Non devi essere perfetto per essere amato.”
Glielo ripetiamo poco.
E loro fanno finta di non averne bisogno, ma mentono.

E se avanza spazio sulla slitta,mettici anche questo: la capacità di tollerare la frustrazione.
Perché è lì che oggi ci stiamo perdendo tutti.

Non so se esisti davvero, Babbo Natale.
Ma so che esiste la responsabilità degli adulti.
E quella, purtroppo, non la può portare nessun elfo.

Con stima (e un pizzico di speranza),
Giuseppe Lavenia 🎄

24/12/2025

🎄Arriva un tempo, nel corso dell’anno, che diventa luminoso: il tempo delle feste, del Natale, del vecchio che chiude e del nuovo che avanza. E’ un tempo che ci invita a rallentare, a fermarci ad ascoltare e riscoprire ciò che conta davvero. È un tempo fatto di incontri, di silenzi condivisi e di piccoli gesti che illuminano i cuori.

Ed è in questo tempo che vi auguriamo che la luce della speranza illumini il vostro cuore e porti pace e gioia.

E’ proprio la speranza, che emana una luce che unisce, l’augurio più grande che rivolgiamo a tutte le famiglie: che non manchi mai, nemmeno nei momenti più difficili; che sia un faro che illumina la strada, ricordando a ciascuno di noi che c’è sempre un modo per cambiare, per crescere, per prendersi cura di sé stessi e di chi ci circonda.

Un augurio semplice che speriamo arrivi in profondità e che possa accompagnarvi durante le feste e oltre, guidandovi con serenità nel nuovo anno.

Auguri di buone feste da tutti i volontari Aimuse ☃️

Le attività di Aimuse saranno sospese dal 21 dicembre e riprenderanno a partire dal 7 gennaio 2026.
GRAZIE ❄️☃️🎄

"L’amore non espone. L’amore custodisce."
12/12/2025

"L’amore non espone. L’amore custodisce."

Lo vedo ogni giorno, genitori convinti che “sia solo una foto”. Ma una foto non è mai “solo” una foto.
È un pezzo di identità consegnato al mondo prima ancora che tuo figlio possa dire “no”.

E il fenomeno è enorme.

In Italia il 68% dei genitori pubblica abitualmente immagini dei figli.
In Europa un bambino può avere oltre 1.000 foto online prima dei 5 anni.
E secondo l’associazione Di.Te., il 61% dei bambini 0–6 anni usa schermi da solo, senza mediazione adulta.
La loro vita digitale inizia prima della loro memoria.

Stai proteggendo tuo figlio o stai proteggendo la tua immagine di genitore?

Perché il digitale non dimentica.
Le immagini restano.
Scaricabili, condivisibili, manipolabili.
E quando tuo figlio crescerà, potrebbe non voler essere la “storia” che hai raccontato al posto suo.

Non è un giudizio.
È un invito alla responsabilità.

Perché l’amore non espone.
L’amore custodisce.
E lascia scegliere.

16/11/2025

E tu, adulto, che fai?
Ti metti in fila anche tu dietro al “tutti”?
O ti ricordi che educare non significa obbedire alle mode, ma avere il coraggio di andare controcorrente?

Perché la verità è semplice:
lo smartphone non è un problema dei bambini.
È un problema degli adulti che hanno paura di dire NO
e ancora più paura di dire SÌ con responsabilità.

Un telefono non serve a crescere un figlio.
Serve un adulto presente, scomodo, coerente.

Vediamo come dovrebbe funzionare per davvero.

Prima cosa: smetti di giustificarti. Ascolta tuo figlio.

Dietro “ce l’hanno tutti” non c’è la voglia di un oggetto.
C’è il terrore di sentirsi escluso.

Guardalo negli occhi, non nel telefono che ti chiede.

Dì semplicemente:
«Capisco perché lo vuoi.»

E poi smetti di sentirti in colpa.
L’educazione non è una trattativa al ribasso.

Se dici SÌ, ricordati che non stai dando un telefono.

Stai dando potere.

Potere di confrontarsi, perdersi, imitare, sbagliare.
E questo potere va dato solo se sei disposto a esserci, davvero.

Quindi il SÌ funziona solo così:
• non glielo butti addosso per liberarti
• lo accompagni
• fissi confini che non si discutono
• ti prendi la responsabilità di guardare cosa fa e come sta

La tecnologia non cresce nessuno.
Gli adulti sì.
Ma devono volerlo.

Se dici NO, devi voler reggere la sua frustrazione.

E la tua.

Un figlio senza smartphone non muore.
Un figlio senza limiti sì.
Muore dentro, piano, senza nemmeno accorgersene.

Il NO va detto così:

«Non ancora.
E non perché non ti reputo capace, ma perché non voglio buttarti in un mondo che non sei pronto a reggere.»

Non si educa per paura di essere impopolari.
Si educa per amore del futuro dei figli.

La frase che gli dovresti lasciare addosso

Non importa cosa decidi.
Importa cosa gli arriva.

«Io scelgo per te.
Non per gli altri.»

Se tuo figlio capisce questo,
lo smartphone potrà anche averlo tardi.
Ma avrà qualcosa di molto più raro:
un adulto che ci mette la faccia,
non uno che segue la mandria.

Indirizzo

Via Giambattista Fiorini, 25
Senigallia
60019

Telefono

3881549153

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Dott.ssa Karin Vero Psicologa-Psicoterapeuta pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Condividi

Digitare