03/01/2026
“lo mi occupo di cio che è piccolo piccolo. Cio che è minuscolo, infinitesimale. Alla domanda «che fai nella vita?», ecco quello che mi piacerebbe rispondere, quello che non oso rispondere: mi occupo delle cose piccole piccole, porto la testimonianza di un filo d’erba. […] sotto un filo d’erba si è protetti da molte cose. Queste cose non le ignoro.
Prendo degli appunti su ciò che ha resistito, ed è, per forza di cose, ciò che è piccolo piccolo, ed è incomparabilmente grande, perché ha resistito, perché il fulgore del giorno, la parola di un bimbo o un filo d’erba hanno trionfato sulle realtà peggiori. Io parlo in nome di queste cose piccolissime. Provo ad ascoltarle.
[…] Questa mattina ho portato a casa delle rose di una semplicità assoluta. Non hanno alcuna fantasia. Sono stupidamente di color rosa. Non c’è niente da dire su di loro, si può giusto scrivere su di loro, o meglio, con loro. Ecco quel che sono, ecco quel che faccio: veglio delle rose e un filo d’erba. Scrivo nell’elementare per dire questa cosa elementare: il mondo è perduto e la vita è intatta. Trasmetto l’invito del filo d’erba nella sua gloria incontaminata: ricominciare tutto da capo, ai piedi della luce, all’ombra delle rose rosa. E come dice l’amico Rimbaud: «Agghindatevi, ballate, ridete. Non potrò mai buttare l’Amore dalla finestra». Né l’Amore né il filo d’erba.”
Christian Bobin, Autoritratto al radiatore, 6 settembre 1996