27/01/2022
PERDERTI
Sono qui. Sempre qui. E mi manchi.
I miei occhi di cercarti sono stanchi.
Li sposto ovunque e rimbalzano sul muro,
e dentro a questo niente, tutto è scuro.
Vorrei una mano, un bacio, un abbraccio.
Senza un contatto con te, non ce la faccio.
Mi manca l’alfabeto che scrivono sulla pelle
le parole del tuo tocco, le più belle.
“Resistere” sembra un verbo un po’ irreale
perché senza te accanto, sento male.
Male nel corpo, ma ancor di più nel cuore,
e ciò che manca si fa puro nel dolore.
Mi manchi e solo questo voglio dirti.
Vorrei parlarti, stringerti, abbracciarti.
E siccome non posso adesso farlo,
lasciate almeno che io possa gridarlo.
(Tratto da La vita si impara di A.Pellai, De Agostini ed.)
Nel lavoro di uno psicoterapeuta ci sono giorni in cui ci si confronta con persone che ci consegnano un dolore totale, apparentemente irrisolvibile. Quasi sempre si tratta di una sofferenza associata all’esperienza della perdita. Si possono perdere molte cose nella vita. Nel lutto, però, ci si confronta con una perdita irreparabile. Il lutto è l’equivalente dell’attraversamento di un tunnel: si entra in una zona buia e gelida, dominata dall’assenza, dal vuoto, dal freddo. Ci si sente soli e disperati. Si perdono tutti i riferimenti della quotidianità. Ci inoltriamo in quel tunnel pensando di non venirne più fuori. Chi lavora accanto a tanta sofferenza, diventa testimone di una speranza che sfida, perché chi soffre la crede impossibile. Si sta lì di fronte a quel dolore a ricordare che quella speranza c’è davvero. Anche se nessuno riesce a vederla, lei c’è. La speranza appartiene agli esseri umani. Che anche nella notte più nera, alzano lo sguardo cercando la luce delle stelle. Nella vita ci capita a volte di diventare sguardi affogati nel buio. Non è facile crederci. Eppure, anche in quei frangenti, da qualche parte c’è una luce che ci aspetta.