05/09/2025
🧠 Rifiutare la maturità: gesto coraggioso o boomerang?
Sì riprende la scuola e le riflessioni tornano agli eventi accaduti a giugno, quando alcuni studenti hanno scelto di non presentarsi all’orale della maturità. È una scelta che li aiuta?
📌 Alcune riflessioni scomode, dopo aver ascoltato le varie testimonianze:
1. La non è solo un esame, è un passaggio psicologico.
Non si tratta di voti, ma di affrontare il proprio limite, mettersi in gioco, chiudere un ciclo. Saltarlo può sembrare liberatorio, ma rischia di lasciare un vuoto non elaborato.
2. L’insegnante non è uno .
Pretendere empatia profonda e attenzione alla crescita personale da chi ha il compito di valutare è impensabile. La può essere più umana, certo, ma non può sostituire un percorso terapeutico. Confondere i ruoli è pericoloso.
3. I voti contano.
Non sono un giudizio sulla persona, ma uno strumento per misurare l'apprendimento (e non la persona). Tale scopo è quindi preciso e limitato. Inoltre, il concetto stesso di misurazione impone l'utilizzo di metodi oggettivi. Se tutto fosse soggettivo, come valutiamo il sapere?
4. Il gesto è diventato troppo famoso.
Doveva essere una scelta personale, intima, non una bandiera. Quando la ribellione diventa trend, perde autenticità. E chi lo fa davvero per disagio rischia di essere travolto dalla narrazione collettiva.
5. La tossica esiste, ma non nasce solo dagli insegnanti.
Spesso nasce tra gli studenti stessi, nel confronto continuo, nel bisogno di primeggiare, nel terrore di “valere meno”. È un problema reale, ma non si risolve saltando l’esame o eliminando i voti: si affronta con consapevolezza.
💬 Il mio punto di vista?
Capisco il disagio che molti provano di fronte all’esame di maturitá, ma proprio per questo affrontarlo diventa un atto di verso se stessi. La scuola italiana ha bisogno di riforme profonde, e il malessere degli studenti è un segnale che non va ignorato. Ma è altrettanto importante distinguere tra il rifiuto di un sistema e la da una sfida persona