17/01/2026
Mi trovo spesso a riflettere su quanto sia centrale e ricorrente nel corso delle sedute con i miei pazienti il tema del rapporto che abbiamo con il nostro corpo e con il cibo.
Capita che il cibo non sia solo nutrimento, ma molto di più. È coccola, risposta a bisogni emotivi profondi, anestetico temporaneo per il dolore, ricompensa dalle fatiche quotidiane. Riempie vuoti che non riguardano solo la pancia. Ha a che fare con frustrazioni, solitudini, senso di inadeguatezza, tentativi di autocura.
La fame emotiva chiama in causa i frammenti fragili di noi, quelli che a fine giornata reclamano attenzione, ascolto e amore.
È così per tutti e per questo non dobbiamo giudicarci, mai.
In terapia lascio il cibo sullo sfondo perché il cibo non è mai il problema. Non è mancanza di autocontrollo e di volontà. Il primo atto di cura passa dalla consapevolezza, dal necessario ascolto e dal riconoscimento delle emozioni e dei bisogni, quelli più autentici e nascosti che troppo spesso sono confusi con la fame. Solo accogliendo i nostri bisogni con amore compassionevole e cercando strategie alternative più funzionali possiamo tornare a vedere il cibo come nutrimento e non più come strumento compensatorio rispetto al nostro dolore emotivo.