06/05/2026
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GONFIORI, NAUSEA e DEBOLEZZA: segnali che il tuo NERVO VAGO non funziona bene (e perché spesso il problema parte dal collo)
Molte persone hanno una costellazione di sintomi che sembrano non avere nulla in comune tra loro.
Il gonfiore addominale che compare dopo i pasti anche quando si mangia in modo regolare. La nausea leggera che si presenta di tanto in tanto senza una causa alimentare evidente. La stanchezza cronica che non migliora con il riposo. Il battito cardiaco che ogni tanto accelera o sembra irregolare senza un motivo apparente.
Ciascuno di questi sintomi viene guardato separatamente, si cerca una spiegazione per ognuno, e spesso non si trova nulla di significativo agli esami.
Ma c'è un filo che può collegarli tutti: è il filo elettrico più lungo del corpo, ed il nervo più studiato degli ultimi 20 anni.
Si chiama Nervo Vago (che poi si dice sempre "Nervo Vago", ma in realtà sono 2, il destro e il sinistro)
Il nervo vago è il più lungo nervo cranico del corpo umano, e il suo ruolo è straordinariamente ampio.
Parte dalla base del cranio, scende lungo il collo, attraversa il torace passando accanto al cuore e ai polmoni, attraversa il diaframma, e arriva fino agli organi dell'addome: lo stomaco, l'intestino, il fegato, il pancreas.
È il nervo del sistema nervoso parasimpatico, quello che regola tutte le funzioni che il corpo attiva quando è in modalità riposo e digestione: rallenta il cuore, stimola la peristalsi intestinale, riduce l'infiammazione, favorisce il recupero.
Circa l'ottanta per cento delle fibre del nervo vago sono afferenti, ovvero portano informazioni dagli organi verso il cervello, non viceversa.
Questo significa che il nervo vago è in larga parte un grande sensore: legge continuamente lo stato degli organi interni e trasmette queste informazioni al cervello, che a sua volta regola le risposte del corpo.
Quando il nervo vago funziona bene, tutta questa comunicazione avviene in modo fluido e preciso.
Quando il nervo vago perde efficienza, i segnali che trasmette diventano meno accurati, le risposte del corpo meno calibrate, e iniziano a comparire sintomi che sembrano arrivare da organi diversi ma che hanno la stessa radice.
E perchè il nervo vago dovrebbe perdere efficienza?
Due meccanismi sono particolarmente rilevanti.
Il primo è l'irritazione cervicale cronica: nel suo percorso lungo il collo, il nervo vago passa attraverso un territorio di strutture muscolari e fasciali, e quando questo territorio è cronicamente infiammato o contratto il nervo lavora in un ambiente meno favorevole alla trasmissione ottimale del segnale.
Il secondo meccanismo è l'ansia cronica e lo stress prolungato: il sistema nervoso in allerta permanente mantiene il corpo in modalità difensiva, sopprimendo proprio quella funzione parasimpatica che il nervo vago rappresenta.
I due meccanismi spesso si combinano: la tensione cervicale alimenta lo stato di allerta, lo stato di allerta mantiene la tensione cervicale, e in mezzo il nervo vago lavora in condizioni sempre meno favorevoli.
Il risultato si vede nei sintomi in modo distribuito.
La digestione rallenta perché il segnale che la stimola arriva in modo distorto, e il gonfiore diventa una presenza costante dopo i pasti.
Il battito cardiaco perde la sua regolazione fine, e compaiono accelerazioni o irregolarità che spaventano ma che al monitoraggio cardiologico risultano benigne.
La nausea appare perché lo stomaco riceve input neurali alterati e risponde con una motilità disorganizzata.
La stanchezza profonda si installa perché il recupero, che dipende in larga parte dall'attivazione parasimpatica, non avviene mai del tutto.
C'è un aspetto del nervo vago che vale la pena conoscere perché cambia la prospettiva su tutto questo.
È un principio molto semplice: così come la contrattura cervicale cronica e l'ansia lo fanno lavorare male, migliorare questi due aspetti fa ripristinare l'equilibrio
Diminuire la tensione attraverso l'allungamento del trapezio e dei muscoli anteriori, migliorare la postura attraverso esercizi specifici...più i muscoli lavorano bene, più l'irritazione si riduce, e più il vago torna a funzionare bene.
E per quanto riguarda l'ansia?
Qui non è tanto una questione di interventi comportamentali o psicologici: se servono e senti di averne bisogno va benissimo, ma spesso non risolvono gli aspetti più "fisici".
Fortunatamente, qui ci basta estendere lo stesso lavoro che si fa a livello cervicale: più i muscoli sono sciolti e rilassati in generale, più si dà un messaggio positivo di riduzione dello stato di ansia, che di fatto "blocca" il nervo vago.
Quello che questi sintomi hanno in comune, in definitiva, è che nascono da un sistema che non riesce a passare dalla modalità allerta alla modalità riposo in modo fluido e completo. Ma si aggiungono, e in molti casi cambiano sintomi che sembravano lontanissimi dal collo. 💪
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