24/02/2026
Pensieri disordinati
Credo che, in fin dei conti, una grande parte del mio lavoro abbia a che fare con l’incontro.
È quello che accade in studio ogni giorno.
Con gli adulti, con i bambini e i neonati, con gli anziani.
Persone. Sistemi complessi che si incontrano. E si raccontano.
Ogni giorno vi incontro. Ci incontriamo.
E quando decidete di fidarvi davvero, di affidarvi al 100%, consegnandomi la vostra storia — che è tanto, tanto altro oltre al sintomo che vi ha portati in studio — per me è sempre qualcosa di straordinario.
In quei momenti sento che il mio lavoro è anche quello di essere testimone.
Di cambiamenti.
Di vissuti dolorosi, faticosi.
Di belle notizie, di gioia, di leggerezza.
Il corpo queste cose le vive tutte. Le più belle e le più difficili.
Le vostre storie diventano parte fondamentale del percorso di cura che scegliete di iniziare: mi aiutano a capire meglio chi siete, quali sono i vostri obiettivi, quanto lontano possiamo arrivare… e se, a volte, abbiamo bisogno del supporto di un altro professionista.
Forse allora , prima ancora del trattamento, è proprio questo che cura: l’incontro.
O, come direbbero i miei maestri, “è dall’incontro che il trattamento può iniziare”.
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