Shiva Flow

Shiva Flow Yoga, Ayurveda e Jyotisha. Hatha, Yin, Restorative Yoga & Shiva Flow. Mudrā, Meditazione, Pranayama. Praticante, Insegnante, Formatrice.

Uno stile di Yoga fluido che partendo dal racconto del picco, lavora attraverso il corpo sul mito stesso e i suoi significati.

Varanasi 2026Giorno 5Il quinto giorno è stato così intenso che non ho avuto la forza di scrivere il post. La giornata è ...
25/03/2026

Varanasi 2026

Giorno 5

Il quinto giorno è stato così intenso che non ho avuto la forza di scrivere il post. La giornata è iniziata alle 7 con le pratiche. Prima la mia pratica, che ho deciso di concentrare sul muovere un po’ di ristagno, poi Francesca con una pratica di allungamento.

Dopo colazione abbiamo il secondo incontro di ayurveda. In origine avremmo dovuto imparare un po’ di ricette ayurvediche, in realtà ci troviamo a seguire una lezione di un’ora sulle meraviglie delle mucche indigene indiane. Il dottore esordisce con un bungiiiorno e poi parte con la sua presentazione nella quale comincia a dissare le mucche pezzate elogiando le mucche con la gobba. Gli indiani usano tutto di queste mucche, escrementi e urina compresi. Capiamo che non tratteremo l’argomento delle ricette, e a questo punto siamo contenti così.

Dopo pranzo ho dato appuntamento ad Ajit ad Assi ghat. Vorrei far vedere al gruppo un po’ di Varanasi vera, quella grounge, e lui si è offerto di supportarmi. Quando arriviamo lui non è ancora arrivato. Per non far aspettare il gruppo sotto al sole, che comincia a essere caldo, gli dico che cominciamo a marciare verso Manikarnika ghat. Un ghat dopo l’altro andiamo avanti, ma ogni tanto mi guardo indietro per vedere se Ajit arriva.

A un certo punto vedo in lontananza un omino con la camicia bianca e i pantaloni scuri. Mi giro e comincio a camminare verso di lui e lui comincia a correre. Temo che voli via e invece mi piomba addosso abbracciandomi con il cuore che batte a mille, tremando e con le lacrime agli occhi. Non mi molla più. Nel frattempo ci raggiunge un ragazzo che poi riconosco essere Raj, un o dei ragazzi che avevo visto all’ashram quando era piccolino. Ajit è emozionatissimo e felice, saluta e abbraccia Sabrina e Patrizia, ma mi dice che vorrebbe abbracciare tutti.

Ci rimettiamo in marcia e arriviamo ad Arischandra ghat, il primo ghat dove vengono cremati i corpi. E qui succede di tutto: un corpo è già in cremazione, un altro lo stanno mettendo sulla pira, un terzo lo stanno proprio portando portando. Lo appoggiano proprio davanti a noi, a viso scoperto. È una donna, vicino c’è il figlio disperato. Andiamo avanti, abbiamo ancora un po’ da camminare per arrivare alla meta: il tempietto di Matangi, con il pozzo di Candra, Candra koop, e la lingam sottoterra. Intanto chiacchiero con Ajit. Arrivati a Manikarnika scopriamo che per via dei lavori il passaggio è interrotto. Meno male che ci sono con noi Ajit e Raj che si fanno in quattro. Definirli commoventi è riduttivo.

Cercando di passare oltre Manikarnika veniamo deviati in cima a una torre che sovrasta il campo crematorio. Insieme a noi, in cima, ci sono anche delle mucche. Qui a Varanasi riescono a passeggiare e inerpicarsi su scalini impervi e passaggi angusti.

Viene fuori un tour tra le viette più segrete e nascoste di Varanasi tra puzze e profumi, gente che corre e gente che dorme, scooter e mucche, tempietti nascosti, negozi, capre, cani. Alla prima svolta io mi sono già persa. Ajit e Raj viaggiano tranquilli, uno in cima al gruppo, l’altro a chiuderlo, per essere sicuri di non perdere per strada nessuno. Finalmente arriviamo alla lingam sotterranea. Ovviamente vorrebbero scendere, ma il bello di questo posto è che è aperto solo a Shivaratri. Già l’anno scorso Tejbal i aveva chiesto come mai volessi andare in un posto del genere. Quest’anno Ajit mi guarda tutto sconsolato, come se trovarlo chiuso fosse colpa sua. Gli spiego che lo sapevo già e che va bene così. È perplesso, ma intanto tutti stanno facendo foto e video, contenti.

Procediamo per il tempietto di Matangi. Ajit e Raj non sanno dove sia così con la mia proverbiale mancanza di senso dell’orientamento li porto io. C’è qualcosa che mi attrae verso questo posto, come una calamita. L’ho scoperto “per caso” cercando la lingam sotterranea. Qui c’è il pozzo che Candra costruì per mostrare la sua grande devozione verso Śiva. Candra pregò il dio così tanto che Śiva decise di mostrarsi e benedire il luogo. Qui c’è anche la statua della dea Matangi, la mi dea preferita, la protettrice dei reietti e degli esclusi. È meraviglioso che si trovino insieme, nello stesso posto.

Tornando indietro facciamo una visitina veloce anche a un paio di templi dedicati a due forme della dea. Togli le ciabatte, metti le ciabatte, togli le ciabatte, metti le ciabatte…

Siamo stravolti e dobbiamo farci tutta la strada del ritorno, che però ci sembra quasi più corta (almeno a me) perché, benché in una baraonda incredibile, ci godiamo lo spettacolo delle aarti che si tengono in ogni ghat. L’avevo sempre vista dalla barca e devo dire che da terra è molto più godibile.

Arrivati ad Assi ghat salutiamo AJit, che, manco a dirlo, continua a commuoversi. Giro di abbraccioni con tutti e via torniamo indietro in tuktuk. Il traffico è pazzesco, nel frattempo l’aarti è finita, ma arriviamo alle 7.59 in ashram pronti per la cena. Ci compare un Tejbal in grande spolvero, con la camicia a maniche lunghe, che ci propone di fare un’uscita post cena per andare ai… campi cremtori! Mi sento male al pensiero di uscire ancora, ho i piedi che sembrano due panzerotti, vorrei solo infilarmi a letto e dormire, ma Tejbal si è preparato apposta. Olga e io ci guardiamo. Ma va bene! Non capita tutti i giorni di essere a Varanasi. Tanto meno di andare ai campi crematori con una persona che ti può spiegare tutto il rituale e il significato che c’è dietro. Si va!

Salgo a cambiarmi, Franci mi guarda sconvolta, ma si aggregano altre persone. Alla fine siamo in 8. Dopo essere stati scaricati dal nostro tuktuk nel posto sbagliato riusciamo a raggiungere il gruppetto. Tejbal ci offre un tè. Contenti accettiamo, ma quando arriva me ne pento amaramente. Non è un tè, è una roba che sa di uovo marcio salato. Mi sento male al solo pensiero di doverlo bere tutto, così, quando lui va a pagare riesco a “eliminarlo”. Mi sento un po’ in colpa, ma è davvero troppo. Arrivati a Arischandra ci sediamo su una panchina “vista campi”. Tejbal ci racconta delle usanze legate ai rituali, parliamo di Garuda Purana e di cosa significhi morire per un induista. So che suona un po’ cringe, ma la serata è davvero piacevole.

Varanasi 2026Giorno 4Anche stamattina la sveglia suona molto presto, troppo presto. Abbiamo la meditazione con Sadhu Ji....
23/03/2026

Varanasi 2026

Giorno 4

Anche stamattina la sveglia suona molto presto, troppo presto. Abbiamo la meditazione con Sadhu Ji. Ci sediamo, questa volta rivolti dalla parta giusta, verso l’alba. Il tempo passa, il sole sale, Sadhu Ji non arriva. Arrivano le 6.30, il sole ormai é sorto. É stata comunque una meditazione magica. Decido che é giunta l’ora di praticare. Ci sistemiamo meglio, sui tappetini, e iniziamo. La mia parte di pratica di questa mattina parte con un rituale ayurvedico di auto massaggio e un po’ di lavoro su Agni.
La giornata si preannuncia squinternata. Dopo la mancata apparizione del guru, slitta anche la colazione. Mentre aspetto scopro da Sudhanshu che questa mattina avremo l’incontro con il naturopata, invece dell’incontro con Giulia sulle Upanishad. Ci rimango un po’ male, non vedevo l’ora. Finita colazione ci dirigiamo verso la shala, mi viene incontro Sudhanshu costernato: cambio di programma, seguirete la lezione di Giulia. Il naturopata ha la diarrea. E la lascio così.

La lezione con Giulia é semplicemente meravigliosa: racconta con semplicità dei concetti difficile da veicolare e da comprendere, saltando dal sanscrito all’italiano e al veneto con una disinvoltura davvero notevole. Finisce in applauso.

Ieri sera aveva comunicato a Tejbal che avremmo mangiato fuori per poter uscire subito dopo l’incontro con Giulia e andare a visitare alcuni templi. Ci consigliano un posto dove andare a mangiare vicino ad Assi Ghat e partiamo con i nostri tuktuk.

Troviamo il ristorante deserto, che fortuna! Mangeremo senza aspettare troppo. Ma no, siamo in India, le cose vanno attese per poterle gustare appieno. E così usciamo dal locale alle 3. Alle 4 dobbiamo essere di ritorno per andare in barca a vedere l’aarti, così a malincuore rinunciamo. Facciamo un delirante giro tra i negozietti lì intorno e ce ne torniamo all’ashram. Il mio tuktuk driver mi chiede di sedermi davanti perché non sa la strada. E facciamo anche questa, io che ho un senso dell’orientamento imbarazzante, che scelgo sempre la strada sbagliata, mi ritrovo a dare indicazioni a Varanasi.

Arrivati, Sudhanshu mi dice che il chai é pronto. Mentre beviamo tranquillamente cominciano ad arrivare persone del gruppo a dirmi che la gita in barca é saltata. Mentre mi giro verso Sudhanshu lo vedo rispondere al telefono. Mette giù. Mi guarda. No boat.
Come no boat?
Because of a festival, the boat men are on vacation.

Lo guardo: ma cosa festeggiate oggi?! Ogni giorno festeggiate qualcosa voi!
Ride mentre cerca su Google: Varanasi festival boat men. Gira il cellulare per farmi vedere: 23 marzo 2026: si festeggia la divinità protettrice dei guidatori di barche. Che non sapevo neanche esistesse, a dalle loro facce non ero l’unica. Scoppiamo a ridere. Niente, Sudhanshu, ti tocca fare massaggi!

Vedo facce un po’ desolate, ma il gruppo comincia a riorganizzarsi. Qualcuno va in shala a praticare yin yoga, qualcuno a rilassarsi in stanza, io rimango a bere chai con Sudhanshu e Tejbal. A un certo punto compare Olga. Silvia, potresti chiamare un tuktuk per me e Sebastian? Vorremmo tornare ad Assi ghat a fare un giro. Sento Sebastian dire: io veramente vorrei andare al ghat delle cremazioni.

Li guardo, guardo Tejbal, gli spiego la situazione e mi alzo. Andiamo.

In un batter d’occhio da tre diventiamo nove. Scesi ad Assi ghat ci incamminiamo e andiamo avanti fino ad arrivare a Arischandra ghat, dove stanno cremando due persone. Ci fermiamo. Si avvicina un omino che biascica. Vuole spiegarci come funzionano i rituali: altrimenti perché state qui a guardare? Che senso ha?
Lo faccio per il mio karma.

E così ascoltiamo le sue spiegazioni, tra uno scusa e l’altro per il suo inglese mescolato a parole in italiano, spagnolo e hindi. Si fa capire benissimo e rende questo momento unico, intenso e pieno di significato. I 5 giri intorno al fuoco che rappresentano i 5 elementi, le ceneri gettate nel fiume affinché rientrino a far parte del ciclo naturale, tutto il rituale di preparazione del corpo.

Ritorniamo indietro per paura di rimanere nella ressa del l’aarti imminente, ma arriviamo ad assi ghat per riprendere il tuktuk proprio in piena cerimonia, così decidiamo di fermarci e vederne un pezzo. È la prima volta che la vedo da terra.

Nonostante i ribaltoni anche oggi é stato un giorno speciale, chiuso in modo speciale: Claudio ci ha guidato nella pratica dell’automassaggio del piede. Domani templi, tassativo!

Varanasi 2026 - Giorno 3 La giornata inizia presto: sveglia alle 5.30. Abbiamo la pratica di meditazione con Sadhu Ji. C...
22/03/2026

Varanasi 2026 - Giorno 3

La giornata inizia presto: sveglia alle 5.30. Abbiamo la pratica di meditazione con Sadhu Ji. Ci prepariamo e ci presentiamo davanti alla shala. Questa mattina fa freddo, cammino in fretta sul pavimento di marmo gelido. La porta della shala è chiusa. Aspettiamo, ci siamo solo noi. Poco dopo arriva un ragazzo che l’anno scorso avevo visto alla farm e che quest’anno di trova qui per Navaratri. Vedendo che la porta è chiusa prende il telefono e chiama qualcuno, si gira e va verso un angolo, dove solleva un vasetto e prende le chiavi. Ecco. Entriamo. Ci sistemiamo sui nostri asana, dei tappetini che ci hanno lasciato il primo giorno da usare per la meditazione e le cerimonie. Ecco che arriva Sadhu Ji, sorridente, ci saluta e ci invita a sistemarci girati verso il Gange. La meditazione è durata mezz’ora, ma mi sembra volata. Avevo paura di addormentarmi, ancora stanca del viaggio, o di sentire dolori al corpo, sempre per lo stesso motivo, e invece me la sono proprio goduta: un po’ di pranayama, mantra e ascolto. Semplice, essenziale, diretta.
A seguire ho guidato una pratica per risvegliare il corpo e muovere tutto quello che si è sedimentato durante il viaggio: reset degli elementi e Sūrya Namaskara con spanda e Kapalabhati per arrivate in profondità e attivare un po’ di agni, e Francesca ha poi chiuso guidando un flow morbido.

A colazione trovo una sorpresa inaspettata: la frutta con il porridge, che l’anno scorso mi era un po’ mancato. Questa mattina abbiamo in programma una lezione sulle basi di ayurveda. Sudhanshu ci ha procurato un dottore che, ci spiega Tejbal, lavora in ospedale e tiene conferenze in giro per l’India. Cominciamo. Mentre il dottore parla fa scorrere le slide sul muro. Parla velocemente, con un accento indiano piuttosto stretto per cui devo concentrarmi bene per seguire il discorso ed eventualmente poi tradurre una volta finita la lezione. L’operazione è resa ulteriormente complicata dal fatto che salta dalla parlata inglese a citazioni di shloka in sanscrito che mi confondo ulteriormente, ma riesco a tenere botta fino a quando non arriva al computer che sta usando (che è dell’ashram) una video chiamata. Il medico ha una reazione stupenda. Osserva la chiamata in arrivo, cerca di realizzare cosa stia accadendo, mentre Sudhanshu cerca di bloccare tutto dal suo telefono, e… decide di rispondere.

Nel pomeriggio ho l’ardito pensare di portare il gruppo ad Assi ghat, per un giretto. Mi sfugge completamente di mano la situazione. Mi ritrovo a cercare di contenere un formicaio impazzito che passa da un negozietto all’altro, gettando lo scompiglio dove passa. Per l’occasione, mentra claudio si fa fare un ganesha di hennè sulla testa, compare anche un incantatore di serpenti che suonando scoperchia una ciotola da dove spunta un cobra non proprio contento. Mi trasformo in cane pastore e riesco a riunire il gregge in tempo per riportare tutti all’ashram per un bel chai in pace (a dire la verità dove passiamo noi la pace finisce).

Dopo il chai partiamo alla volta dell’Eco park, la fattoria dall’altra parte del Gange, dove abbiamo conosciuto Sadhu Ji la prima volta. La strada è stata sistemata dal governo, un po’ alla volta sta cambiando la fisionomia anche di questa parte di Varanasi (che non è proprio Varanasi). Una volta arrivati il ragazzo della chiave nel vasetto, che scopro chiamarsi Viksh*t, ci porta in giro per le coltivazioni. Anche lui, come Sadhu Ji, sembra illuminarsi e animarsi in questo posto. Ci racconta di ogni pianta, ogni coltivazione con un amore e una gioia particolari. Andiamo a vedere anche i vitellini, uno è nato proprio il giorno di Holi, e conosciamo la mucca Sarasvati, che è stata regalata da nienteopodimeno che il dottore di questa mattina, che scopriamo essere un amante delle mucche autoctone indiane, del latte delle quali decanta virtù pazzesche per la salute (e delle quali ora mi toccherà comprare il ghee da portarmi a casa). Ci offrono come sempre da bere. Questo giro troviamo del lemon tea. Lo prendo volentieri, ma aspettandomi un normalissimo lemon tea, e invece al primo sorso mi si spalanca il paradiso gustativo. Un bouquet aromatico incredibile che mi fa ve**re l’acquolina in bocca anche adesso, mentre ne scrivo. Dopo aver fatto il bis ci facciamo dare la ricetta.

Finita la pausa ci propongono di fare un po’ di raccolta della verdura da portare all’ashram. A me e Francesca viene dato il compito di raccogliere i pomodori e i peperoni verdi. Cominciamo a cercare le piantine giuste. Non trovo i peperoni, ma incappo in una serie di piantine di fagiolini, forse loro li chiamano così. Cominciamo a raccoglierli e a gettarli in un sacco che un po’ alla volta comincia a diventare pesante. Nel frattempo arriva Claudio ad aiutare. Lo sento brontolare qualcosa tipo: mi devo lavare i piedi. Mi domando cosa spinga una persona a pensare ai piedi puliti in mezzo a un campo quando sposto lo sguardo sui suoi sandali: Robinson Crusoe. Ha infilato il piede in una pozza di fango, non si vedono più neanche le dita. Decidiamo di passare ai pomodori e poi torniamo indietro facendo un giro più largo e passiamo in mezzo alle piantine di… peperoni verdi. Appoggiamo il nostro sacco di raccolto fischiettando. Il sole sta tramontando regalandoci uno spettacolo davvero incredibile. Una sfera arancione, che riflette la propria luce sulle acque del Gange. Lo credo bene che Hanuman lo abbia scambiato per un succoso mango.

Chiudiamo la sera sul tetto dell’ashram a guardare le luci di Kaśi, sotto una luna sorridente.

Varanasi 2026 Giorno 2 -Stanotte ho dormito malissimo. Nonostante fossimo in un albergo lussuoso, con letto comodo, la m...
21/03/2026

Varanasi 2026 Giorno 2 -

Stanotte ho dormito malissimo. Nonostante fossimo in un albergo lussuoso, con letto comodo, la mia testa continuava a galoppare pensando al giorno successivo: il biglietto di Silvia da sistemare per non lasciarla alla sorte di The Terminal, ma in versione indiana, il volo da prendere, il bus da prendere…
Quindi sveglia alle 4.30, partenza alle 5.15, ma come al solito le cose vanno un po’ a modo loro. Come sempre al conteggio manca una persona. Penso sia il solito problema del settimo nano mancante in tutti i conteggi e invece manca Silvia. Scopro che è tornata in albergo a cercare la sua valigia. Salta fuori che è già stata portata da Claudio perché rimasta abbandonata nella hall. Ci sediamo tutti in bus. Dico all’autista che ci siamo tutti. Aspettiamo. Aspettiamo. Aspettiamo. Il tempo passa, ma noi aspettiamo ancora. Ritorno da lui e gli ricordo che abbiamo un volo. Mi guarda: stanno cercando la valigia persa. Riesco a spiegargli che in realtà è tutto a posto e finalmente partiamo. Arrivati là, il gruppo con Francesca va a lasciare i bagagli mentre io cerco di risolvere il problema del biglietto di Silvia. Al banco di Air India spiego a un ragazzo occhialuto l’accaduto. Si mette a digitare al computer, ma non succede nulla. Fissa lo schermo con sguardo vitreo. Guardo l’ora, comincio a preoccuparmi. Mentre aspettiamo che partorisca una soluzione si addormenta davanti al monitor. Per fortuna una sua collega, decisamente più smart, interviene e lo manda in pausa. Si allunga verso di noi, con un effetto un po’ fish-eye ci chiede di spiegarle l’accaduto. Ripartiamo da capo, ma veniamo interrotti da un’altra ragazza che le dice che se ne occupa lei. Ci guarda: spiegatemi cos’è successo. Intanto il tempo passa e io credo di essere sull’orlo di una crisi di nervi. Le due si consultano con il mio biglietto in mano e mi viene il dubbio che abbiano capito di dover cambiare nominativo, così mi metto a urlare che io il mio biglietto lo voglio tenere. Mi guardano e me lo portano. Intanto arriva il responsabile, che ci aveva affidato a quello che si è addormentato davanti al monitor. Le guarda, dice un paio di frasi incomprensibili indicando il computer e come per magia spunta fuori un biglietto. Siamo salve. Ci dice di correre al counter per il check-in. Per fortuna i controlli sono velocissimi. L’aeroporto è irriconoscibile, ci sono davvero pochissime persone rispetto al solito. Prima di salire sull’aereo riesco persino a bermi uno pseudo caffè.

L’arrivo all’ashram è sempre emozionante. Ormai do io le indicazioni all’autista per trovare il posto. Come sempre tiriamo giù un cavo della luce passando con il tetto del bus pieno di valigie. Nulla di nuovo.

Vedo sbucare Tejbal, sorridente. Scendo a salutarlo e abbracciarlo, veniamo accolti come eroi, dopo praticamente due giorni di viaggio. Mentre scarichiamo le valigie dal tetto del bus arriva anche Giulia, festante. Che bello arrivare dall’altra parte del mondo ed essere accolti così, come chi non si vede da tanto tempo eppure come se non ci fossimo mai lasciati. Nel cortile vedo arrivare Sudanshu. Ci guardiamo negli occhi, non occorre dire nulla, ci abbracciamo.

Giulia ci accoglie meravigliosamente, prepariamo del tè, lei dà le prime indicazioni essenziali, poi pranziamo e cerchiamo di riposarci un po’. Io sono troppo su di giri per dormire. Alle 3 abbiamo appuntamento per una meditazione con Sadhu Ji, il guru dell’altra sponda (del Gange) per chi ha seguito i miei viaggi precedenti. Intanto vengo a scoprire che Sadhan Ji, il guru che non ci piaceva mica tanto, è stato eliminato. Non so bene come, non so dove sia, né perché, ma non c’è più. Ci sediamo in shala. Arriva un omone enorme, vestito di bianco. Lo guardo e penso: come al solito non ho capito nulla, non è Sadhu Ji. Comincia a parlare e, to my surprise, mi rendo conto che invece è la sua versione più grande. Molto più grande. Il sorriso é lo stesso, l’espressione mi sembra diversa. Forse più responsabile, forse vedo il peso di quello che porta sulle sue spalle. Lì dentro ci deve essere il giovane bucolico che ci parlava con emozione di una piantina con attaccate 4 foglie. Dopo una breve meditazione ci parla di Navaratri. Loro festeggiano la versione con le tre dee: Kalī (primi 3 giorni), Lakshmi (secondi tre giorni) e Saraswati (ultimi tre giorni) e ci dice che l’ultimo giorno, che sarà anche il nostro ultimo, ci sarà una bellissima celebrazione di chiusura (alla quale, ovviamente, non mancheremo).

Sudanshu è molto indaffarato a organizzare il programma. Mi dice che Ankita ha lasciato un programma e delle indicazioni molto precise e lui si sta impegnando per eseguire tutto alla lettera. Mi chiede anche di informare che lui è disponibile per dei trattamenti. Non faccio in tempo a dirlo che si trova subissato di richieste e appuntamenti. Lo guardo muoversi tra un impegno e l’altro. Credo che gli faccia bene. Quando incrociamo gli sguardi sorride, nonostante tutto m i sembra in pace, anche se Tejbal dice che si è chiuso tanto. Io trovo miracoloso che abbia tutta questa forza.

Alle 6 abbiamo la puja per navaratri, super seguita e frequentata. Ci sono tante new entry. Molti ragazzi ormai cresciuti hanno lasciato l’ashram, ci sono dei nuovi piccolini. L’aarti, che segue la puja, è sempre magica ed emozionante. Mahdev canta all’armonium, mentre si sono aggiunti un paio di conchiglie, tamburi e cimbali in più. Stupendo. Anche se la prima aarti non si scorda mai…

Varanasi 2026Giorno 1 -Varanasi non è mai una meta banale, in assoluto, ma questo viaggio è nato sotto una stella e un’e...
20/03/2026

Varanasi 2026

Giorno 1 -

Varanasi non è mai una meta banale, in assoluto, ma questo viaggio è nato sotto una stella e un’energia particolari. L’anno scorso ero rimasta d’accordo con Ankita, la giovane dottoressa dell’asrham, che avremmo organizzato noi il ritiro di quest’anno. Tante idee, proposte, ci mettiamo d’accordo, scegliamo di cosa parlare, cosa andare a vedere e cosa evitare perché porta via troppe energie e troppo tempo. Max decide che per quest’anno salterà, ma ci organizziamo per partire prima e fare un giretto in Rajastan, a caccia di mete nuove. Poi lui tornerà a Milano mentre io prenderò il gruppo a Delhi per andare a Varanasi.

Poi succedono cose. Arriva la guerra, il piano voli mondiale va a gambe all’aria, come il morale; mi arriva una terribile notizia dall’ashram: Ankita non c’è più, un problema al cuore l’ha portata via, proprio il giorno in cui esce il mio libro sui miei viaggi in India. E mi ritrovo a piangere. E a pensare cosa fare. È prudente andare? Arrivano notizie contrastanti. La tensione sale. Il giorno in cui devo partire passo la giornata a ricevere mail da Air India a raffica: l’orario di partenza continua a slittare, fino a quando Max e io ci guardiamo e decidiamo di rinunciare a partire. Partirò col gruppo direttamente da Milano, in modo da essere presente in caso di disagi e ulteriori disguidi. Non è facile neanche le gestione del cambio del mio biglietto, ma per fortuna Tatiana riesce a sistemare tutto.

Davanti a tutto questo trambusto Sabrina, dalla preziosa community di Yoga, Ayurveda e Jyotisha, che verrà a Varanasi con me, mi dice: ma come sarà il cielo il giorno del nostro viaggio? Così decido di guardare, non senza una certa ansia a questo punto.
La configurazione dei pianeti, tutti ammucchiati tra Rāhu e Ketu, i due nodi lunari, parla di cambi di direzione improvvisi e la sensazione che qualcosa di più grande si stia muovendo: insegnamenti e protezione attraverso deviazioni e giri contorti. Rāhu in lotta con Budha retrogrado e Mangala combusto possono creare confusione logistica, problemi tecnici, cambi di piani, ritardi nei trasporti. Ma è anche un’energia che porta dove si deve andare, ma non come si era programmato. È un cielo da viaggio iniziatico e spirituale.

Tradotto in parole comprensibili, il nostro volo, invece che alle 20.45 parte a mezzanotte; a causa del cambio di rotte e del conseguente allungamento dura 9 ore e arriviamo a Delhi in ritardo di quanto basta per perdere la coincidenza. Niente più voli fino a domani mattina. Mentre vaghiamo nell’aeroporto tra un controllo e un nastro trasportatore si avvicina un ometto che mi spiega cosa fare e dove andare. “Please ask of my colliiiiiiiig Abhè (già il nome è tutto un programma). He will tell you”. Gli indiani lasciano sempre in sospeso il complemento oggetto. Come se ci fosse del mistero. Cosa mi dirà Abhè?! A me interessa che ci carichi sul volo.

E invece scopro cosa doveva dirmi Abhè: il volo è partito, non ce ne sono più per oggi. Ecco perché si chiama Abhè…
Prosegue però con aria trionfante: Air India vi procura un hotel e il trasporto a sue spese. Ci piazza in un angolo, ritira le carte di imbarco del giorno successivo e sparisce, chiedendoci di sederci perché sarà lunga. Lunga è stata lunga, però devo dire che si sono comportati in maniera egregia: albergo super bello e confortevole. Potremmo cenare in albergo, spesati di tutto, ma decidiamo di fare un giretto fuori e scopriamo di aver fatto un viaggio infinito per trovarci a Citylife. Grattacieli, centrone commerciale pieno di negozi che potresti trovare in qualsiasi centro delle ormai globalizzate città del mondo. Nel frattempo ci viene un languorino così entriamo in uno dei pochi posti con nome e aspetto indiano: Punjab Grill. Ceniamo alle 4 di pomeriggio. Cioè, entriamo alle 4 di pomeriggio per cenare, per uscire due ore abbondanti dopo. Al ristorante scopro che Olga si sta portando a spasso una focaccia con le olive da questa mattina, che continua a offrire a tutti. È ormai una compagna inseparabile, tanto che decide di abbandonarla su un tavolino fuori dal locale per chi stia cercando del cibo e non possa permetterselo, ma dopo 5 minuti rientra festante Sebastian: Olga! La tua focaccia! L’avevi lasciata fuori!
Olga decide allora di regalarla a uno dei camerieri del locale (Italian food!), che prima la guarda con curiosità, poi la mostra a una collega che la annusa con aria circospetta, la prende e la chiude in cassetto.

Finito di mangiare facciamo un giro per Citylife, che a tratti sembra un po’ Piazza G*e Aulenti, e finiamo in un barettino per consumare il nostro primo chai del viaggio. E lì dentro succede l’impensabile. Il tizio dietro al bancone scopre che siamo italiani e fa partire una versione balcana di Bella ciao (raccapricciante). Nel locale si scatena il delirio (siamo in 17). I pochi indiani presenti osservano divertiti, filmano e scappano. Gente che canta a squarciagola, mai che battono a tempo, lui filma divertitissimo. Fa ripartire la canzone, la scena si ripete. Fa ripartire la canzone. Vi prego finiamo il chai e andiamo. Ci trasciniamo verso l’albergo. Domani mattina avremo il volo presto e stanotte non abbiamo dormito un granché, ma il gruppo è già affiatato. Non tutti i mali vengono per nuocere.

✨ In settimana  Lunedì ore 18.00 hatha yogaore 19.00 shiva flowore 20.00 yin/restorative yogaMercoledì ore 18.30 Yoga, a...
17/03/2026

✨ In settimana

Lunedì

ore 18.00 hatha yoga
ore 19.00 shiva flow
ore 20.00 yin/restorative yoga

Mercoledì

ore 18.30 Yoga, ayurveda e jyotisha - formazione

Giovedì

ore 18.00 pilates dolce
ore 19.00 yoga, ayurveda e jyotisha - pratica

✨ Nel week end - Formazioni

Yin Yoga - marzo/giugno 2026

Hatha 200 - gennaio/settembre 2026

✨ Nel week end - Eventi

19-28/03 - Viaggio studio a Kaśi (Varanasi)

✈️ Ieri sera sarei dovuta partire per l’India, ma una raffica di mail che continuavano a spostare progressivamente  l’or...
16/03/2026

✈️ Ieri sera sarei dovuta partire per l’India, ma una raffica di mail che continuavano a spostare progressivamente l’orario della partenza fino a farmi perdere la coincidenza e costringermi a prendere un volo in più, spostando l’arrivo di un giorno, mi ha fatto capire che forse non era proprio opportuno partire ora. Così partirò giovedì con tutto il gruppo.

💡 Quello che é successo mi ha dato l’ispirazione per le pratiche di oggi:

✨ Quando l’universo ti chiede di fermarti o cambiare direzione. La vera forza non è sempre andare avanti, ma saper ascoltare il ritmo del dharma.

✨ Questa sera

alle 18.00 - Hatha Yoga - Accettare le deviazioni
alle 19.00 - Shiva Flow - Ganeśa Flow
alle 20.00 - Restorative Yoga - Fidarsi dell’attesa

✨ In presenza e online

✨ Il cielo di oggi è molto intenso mentalmente ed energeticamente, ma allo stesso tempo offre una possibilità di rimette...
12/03/2026

✨ Il cielo di oggi è molto intenso mentalmente ed energeticamente, ma allo stesso tempo offre una possibilità di rimettere in movimento l’intelligenza e la direzione dopo settimane di stallo.

✨ In questo momento c’è un enorme accumulo in Kumbha (Acquario), che ospita Sūrya, Budha combusto e retrogrado, Maṅgala combusto e Rāhu. Tutto insieme più o meno appassionatamente.

⚡️ L’effetto é quello di una mente troppo piena, elettrica.

✨ Per fortuna Guru é finalmente tornato diretto, riaprendo alla comprensione e alla prospettiva (chissà che non porti consiglio) e Śani e Śukra in Pesci portano morbidezza attraverso compassione, arte e devozione.

🌙 Candra in sagittario porte desiderio di verità e senso (che potrebbe essere la nostra salvezza tra orrori della guerra e degli Epstein files)

✨ Questa sera faremo una pratica per scaricare tutta questa elettricità mentale per riportare attenzione e morbidezza al cuore e al respiro.

🩶 Ci vediamo alle 19.00 in presenza e online

🌸 Questo momento dell’anno è estremamente interessante dal punto di vista ayurvedico ed energetico: siamo nella transizi...
09/03/2026

🌸 Questo momento dell’anno è estremamente interessante dal punto di vista ayurvedico ed energetico: siamo nella transizione tra Śiśira (fine inverno) e Vasanta (inizio primavera).

🏔️ La neve si scioglie e i fiumi tornano a scorrere. Nel corpo
Kapha si scioglie e deve essere rimesso in movimento.

✨ Le pratiche di oggi saranno dedicate proprio a supportare corpo, mente e spirito in questo passaggio, per renderlo meno pesante e faticoso.

🔥 Alle 18.00 Hatha Yoga per accendere il fuoco digestivo e muovere gli accumuli invernali

🌊 Alle 19.00 Shiva Flow Elements, attraverso il movimento, ci farà passare dalla rigidità invernale alla fluidità primaverile.

🌬️ Alle 20.00 una pratica mista Yin/Restorative ci aiuterà a liberare seni nasali e sistema linfatico.

✨ In presenza e online

Indirizzo

Via Marsala 69
Sesto San Giovanni
20090

Orario di apertura

Lunedì 17:00 - 20:00
Martedì 17:00 - 20:00
Mercoledì 17:00 - 20:00
Giovedì 17:00 - 20:00
Venerdì 17:00 - 20:00

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