25/03/2026
Varanasi 2026
Giorno 5
Il quinto giorno è stato così intenso che non ho avuto la forza di scrivere il post. La giornata è iniziata alle 7 con le pratiche. Prima la mia pratica, che ho deciso di concentrare sul muovere un po’ di ristagno, poi Francesca con una pratica di allungamento.
Dopo colazione abbiamo il secondo incontro di ayurveda. In origine avremmo dovuto imparare un po’ di ricette ayurvediche, in realtà ci troviamo a seguire una lezione di un’ora sulle meraviglie delle mucche indigene indiane. Il dottore esordisce con un bungiiiorno e poi parte con la sua presentazione nella quale comincia a dissare le mucche pezzate elogiando le mucche con la gobba. Gli indiani usano tutto di queste mucche, escrementi e urina compresi. Capiamo che non tratteremo l’argomento delle ricette, e a questo punto siamo contenti così.
Dopo pranzo ho dato appuntamento ad Ajit ad Assi ghat. Vorrei far vedere al gruppo un po’ di Varanasi vera, quella grounge, e lui si è offerto di supportarmi. Quando arriviamo lui non è ancora arrivato. Per non far aspettare il gruppo sotto al sole, che comincia a essere caldo, gli dico che cominciamo a marciare verso Manikarnika ghat. Un ghat dopo l’altro andiamo avanti, ma ogni tanto mi guardo indietro per vedere se Ajit arriva.
A un certo punto vedo in lontananza un omino con la camicia bianca e i pantaloni scuri. Mi giro e comincio a camminare verso di lui e lui comincia a correre. Temo che voli via e invece mi piomba addosso abbracciandomi con il cuore che batte a mille, tremando e con le lacrime agli occhi. Non mi molla più. Nel frattempo ci raggiunge un ragazzo che poi riconosco essere Raj, un o dei ragazzi che avevo visto all’ashram quando era piccolino. Ajit è emozionatissimo e felice, saluta e abbraccia Sabrina e Patrizia, ma mi dice che vorrebbe abbracciare tutti.
Ci rimettiamo in marcia e arriviamo ad Arischandra ghat, il primo ghat dove vengono cremati i corpi. E qui succede di tutto: un corpo è già in cremazione, un altro lo stanno mettendo sulla pira, un terzo lo stanno proprio portando portando. Lo appoggiano proprio davanti a noi, a viso scoperto. È una donna, vicino c’è il figlio disperato. Andiamo avanti, abbiamo ancora un po’ da camminare per arrivare alla meta: il tempietto di Matangi, con il pozzo di Candra, Candra koop, e la lingam sottoterra. Intanto chiacchiero con Ajit. Arrivati a Manikarnika scopriamo che per via dei lavori il passaggio è interrotto. Meno male che ci sono con noi Ajit e Raj che si fanno in quattro. Definirli commoventi è riduttivo.
Cercando di passare oltre Manikarnika veniamo deviati in cima a una torre che sovrasta il campo crematorio. Insieme a noi, in cima, ci sono anche delle mucche. Qui a Varanasi riescono a passeggiare e inerpicarsi su scalini impervi e passaggi angusti.
Viene fuori un tour tra le viette più segrete e nascoste di Varanasi tra puzze e profumi, gente che corre e gente che dorme, scooter e mucche, tempietti nascosti, negozi, capre, cani. Alla prima svolta io mi sono già persa. Ajit e Raj viaggiano tranquilli, uno in cima al gruppo, l’altro a chiuderlo, per essere sicuri di non perdere per strada nessuno. Finalmente arriviamo alla lingam sotterranea. Ovviamente vorrebbero scendere, ma il bello di questo posto è che è aperto solo a Shivaratri. Già l’anno scorso Tejbal i aveva chiesto come mai volessi andare in un posto del genere. Quest’anno Ajit mi guarda tutto sconsolato, come se trovarlo chiuso fosse colpa sua. Gli spiego che lo sapevo già e che va bene così. È perplesso, ma intanto tutti stanno facendo foto e video, contenti.
Procediamo per il tempietto di Matangi. Ajit e Raj non sanno dove sia così con la mia proverbiale mancanza di senso dell’orientamento li porto io. C’è qualcosa che mi attrae verso questo posto, come una calamita. L’ho scoperto “per caso” cercando la lingam sotterranea. Qui c’è il pozzo che Candra costruì per mostrare la sua grande devozione verso Śiva. Candra pregò il dio così tanto che Śiva decise di mostrarsi e benedire il luogo. Qui c’è anche la statua della dea Matangi, la mi dea preferita, la protettrice dei reietti e degli esclusi. È meraviglioso che si trovino insieme, nello stesso posto.
Tornando indietro facciamo una visitina veloce anche a un paio di templi dedicati a due forme della dea. Togli le ciabatte, metti le ciabatte, togli le ciabatte, metti le ciabatte…
Siamo stravolti e dobbiamo farci tutta la strada del ritorno, che però ci sembra quasi più corta (almeno a me) perché, benché in una baraonda incredibile, ci godiamo lo spettacolo delle aarti che si tengono in ogni ghat. L’avevo sempre vista dalla barca e devo dire che da terra è molto più godibile.
Arrivati ad Assi ghat salutiamo AJit, che, manco a dirlo, continua a commuoversi. Giro di abbraccioni con tutti e via torniamo indietro in tuktuk. Il traffico è pazzesco, nel frattempo l’aarti è finita, ma arriviamo alle 7.59 in ashram pronti per la cena. Ci compare un Tejbal in grande spolvero, con la camicia a maniche lunghe, che ci propone di fare un’uscita post cena per andare ai… campi cremtori! Mi sento male al pensiero di uscire ancora, ho i piedi che sembrano due panzerotti, vorrei solo infilarmi a letto e dormire, ma Tejbal si è preparato apposta. Olga e io ci guardiamo. Ma va bene! Non capita tutti i giorni di essere a Varanasi. Tanto meno di andare ai campi crematori con una persona che ti può spiegare tutto il rituale e il significato che c’è dietro. Si va!
Salgo a cambiarmi, Franci mi guarda sconvolta, ma si aggregano altre persone. Alla fine siamo in 8. Dopo essere stati scaricati dal nostro tuktuk nel posto sbagliato riusciamo a raggiungere il gruppetto. Tejbal ci offre un tè. Contenti accettiamo, ma quando arriva me ne pento amaramente. Non è un tè, è una roba che sa di uovo marcio salato. Mi sento male al solo pensiero di doverlo bere tutto, così, quando lui va a pagare riesco a “eliminarlo”. Mi sento un po’ in colpa, ma è davvero troppo. Arrivati a Arischandra ci sediamo su una panchina “vista campi”. Tejbal ci racconta delle usanze legate ai rituali, parliamo di Garuda Purana e di cosa significhi morire per un induista. So che suona un po’ cringe, ma la serata è davvero piacevole.