01/01/2026
PROPOSITI PER IL NUOVO ANNO
“Sbarazzatevi degli inutili fardelli che sono i residui del passato e il timore del futuro.” (A. Jodorowsky)
Ad ogni nuovo inizio (nel giorno del nostro compleanno, al ritorno dopo le vacanze, a capodanno) ci piace pensare di poter fare finalmente quei cambiamenti nella nostra vita che, da tempo, sappiamo dovremmo fare: cattive abitudini, aspetti del carattere, azioni procrastinate, ecc. E che poi puntualmente non facciamo, o non ci riusciamo del tutto.
Anche quando la nostra attuale situazione è insoddisfacente, o addirittura ci provoca malessere e disagio, preferiamo continuare a sentirci "malati" e a lamentarci piuttosto che affrontare la paura del nuovo. Siamo abitudinari, ricerchiamo sicurezze e ci illudiamo di trovarle nel controllo delle cose di tutti i giorni. Uscire dalle abitudini è un salto nel buio, un rischio, come uscire dal conosciuto per avventurarsi nell’ignoto. Significa uscire dalla nostra zona di confort.
Tutti, chi più chi meno, facciamo il proposito di rinnovarci. Tutti gli anni, a capodanno, sentiamo di dover cogliere questa opportunità. Non possiamo tornare indietro, cambiare le cose, ma abbiamo l’occasione per rivedere ciò che siamo diventati, fare l’inventario delle aspettative, recuperare i desideri sopiti e ripartire. Non possiamo modificare il passato, ma possiamo rivalorizzare il presente e orientare il futuro.
Dobbiamo però definitivamente rinunciare a recriminare, rimuginare, rinviare o sentirci in colpa, cercando illusoriamente di ve**re a patti con il passato; e smettere anche di preoccuparci anticipatamente per il futuro, nella convinzione altrettanto illusoria di controllarlo. Abbiamo la possibilità di agire solo nel presente: questo è l’unico vero “super-potere”che dovremmo cercare di coltivare. La capacità di sostare in pienezza nel presente, guardando il mondo attraverso l’amore per il prossimo e per “noi stessi come prossimo”, è la base della serenità per trovare finalmente pace.
Cerchiamo allora di “non guardare indietro con rabbia e avanti con paura, ma semplicemente intorno con consapevolezza” (J. Thurber).
Un segreto che troppo spesso semplicemente dimentichiamo.
Il tempo è un continuum, smisurato e immisurabile; è inarrestabile, come il fluire di un corso d’acqua che vediamo scivolare via e che non è mai lo stesso, pur restando il medesimo. È l’eterno dive**re di noi, delle cose, che si trasformano eppure rimangono le stesse nella loro essenza (tutto ciò che esiste è eterno, non viene dal nulla e non ritorna nel nulla).
Noi non siamo padroni del tempo, ma abbiamo la possibilità di dargli un senso. Il giorno inizia e finisce comunque, senza il nostro consenso. Tanto vale viverlo, fino in fondo, puntualmente, momento per momento, pima che sia troppo tardi per farlo.
Come il singolo fotogramma di una pellicola in cui si imprime il film della nostra esistenza, ogni giorno della nostra esistenza può essere importante; dovremmo vivere sempre ogni istante, ogni esperienza, ogni cosa come fosse l’ultima volta. Ogni secondo è di valore infinito, diceva Goethe, perché rappresenta un pezzo dell’intera eternità. Dobbiamo recuperare la capacità di gioire del tempo presente, completamente soffocato fra il rimuginìo del passato e le preoccupazioni anticipatorie del futuro.
C'è un tempo del “dovere” e c'è un tempo del “godere”. Dobbiamo reimparare a gestire meglio il “nostro” tempo, separando bene i tempi del lavoro, i tempi sociali, dai tempi degli affetti e delle relazioni personali, badando di dare a ciascun tempo la priorità che gli spetta, distinguendo con piena consapevolezza ciò che è essenziale, ciò che è più importante da ciò che non lo è.
Dobbbiamo riuscire a scandire i secondi, i minuti, le ore, le stagioni in modo da comprenderlo tutto, non lasciare perdere nessun singolo frammento. Ogni momento deve cingere tutto il resto, in modo che “l’oggi abbracci il passato col ricordo, ed il futuro col desiderio” (K. Gibran).
Non è la “quantità” del tempo, dei giorni o degli anni che conta, ma la “qualità”, ossia l’essere dentro le cose e pregustarle fino in fondo, nel bene e nel male, nella gioia e nel dolore.
Il problema del vivere non è la Morte, ma la Vita stessa quando diventa un problema: quello che conta è ciò che realmente riusciamo a fare nel tempo che ci è dato di parteciparne.
Perciò, se il cambiamento appare così difficile perché cambiare? perché modificare "la strada vecchia per la nuova", perché dovremmo accettare di essere “diversi" piuttosto che rimanere “identici" a se stessi?
Il cambiamento fa parte della natura stessa della vita, nell'intervallo fra la nascita e la morte, con il costante fluire dell'esistenza, ben oltre il limite stesso della nostra esperienza terrena.
Il cambiamento è ineluttabile, è evoluzione; bisognerebbe sempre favorirlo, piuttosto che resistergli. Per farlo però occorre imparare a sbarazzarsi di vecchi residui, più o meno ingombranti, del passato e fare i conti con ciò che siamo diventati.
“Liberati di tutte le zavorre che non ti permettono di volare” (A.M. D'Alò).
Quando le cose non vanno, quando l'insoddisfazione della propria vita diventa viscerale, profonda e non più tollerabile, è proprio quello il momento giusto per cambiare. Se la nostra vita non funziona, e le cose o le persone che abbiamo intorno non ci piacciono, dobbiamo per prima cosa liberarci della convinzione che siano le cose, siano gli altri a dover cambiare.
Ogni cambiamento è possibile anzitutto dall’interno di noi stessi, cambiando prima il nostro modo di pensare i problemi e solo dopo la realtà. Un cambiamento vero e profondo inizia sempre da noi stessi. A cominciare proprio dalla convinzione di ciò che va cambiato e dalla consapevolezza di doverlo fare in prima persona.
“Non si trasforma la propria vita,
senza trasformare se stessi.” (S. de Beauvoir). È già difficile cambiare noi stessi, figuriamoci se abbiamo il potere di cambiare gli altri! Il motivo vero, più profondo della nostra insoddisfazione sta sempre nella mancanza di potere che noi abbiamo su noi stessi.
Se aspettiamo che qualcosa cambi dall'esterno, ci condanniamo all'impotenza, a dipendere dagli altri o dagli eventi. Dobbiamo smettere di attenderci che qualcuno faccia qualcosa per noi. Anche nelle situazioni più difficili o impossibili da modificare, noi abbiamo sempre la possibilità di fare qualcosa. Abbiamo sempre l’opportunità di cambiare il nostro atteggiamento verso la causa della nostra insoddisfazione o sofferenza: da passiva rassegnazione ad una accettazione consapevole della nostra responsabilità sulla nostra vita.
C’è una sola incontrovertibile legge da rispettare: se non riesci a cambiare nulla, non puoi pretendere che cambi qualcosa nella tua realtà. Se niente cambia, non cambia nulla!
Il mio augurio per tutti è quello di ritrovare il potere personale su noi stessi, recuperando la capacità di tradurre le intenzioni in azioni concrete, con la consapevolezza di poter contare soprattutto su noi stessi e la convizione di dover assumerci la responsabilità di esserre noi ad agire in prima persona.
Auguro a me di riuscirci, perché solo così posso essere coerente con tutto ciò che cerco di fare e trasmettere agli altri.
Il tempo terreno è tiranno, ma nello Spirito c’è tutto il tempo necessario per prepararsi a durare in eterno...
Buon anno!
Roberto Calia
[Estratto da: “Psicoikea - Vademecum per (s)montarsu la testa e diventare persona”, 2024]