Elena Lorenzini - Psicologo Psicoterapeuta

Elena Lorenzini - Psicologo Psicoterapeuta Psicologa dell'età evolutiva, specializzata in psicoterapia familiare e relazionale e selezione e f

📱 Genitori e digitale: come accompagnare i figli nel mondo dei social?Mercoledì 6 maggio alle ore 17.30, presso il Super...
05/05/2026

📱 Genitori e digitale: come accompagnare i figli nel mondo dei social?
Mercoledì 6 maggio alle ore 17.30, presso il Super Cinema di Monteroni d’Arbia, si terrà un incontro gratuito dedicato ai genitori di figli dagli zero ai 17 anni.

L’incontro sarà condotto da Elena Lorenzini, Psicologa e Psicoterapeuta, insieme all’Avvocata Elisa Ferri, e sarà un’occasione concreta per riflettere su come aiutare bambini e ragazzi a vivere il mondo digitale con maggiore consapevolezza.

Parleremo di social, smartphone e rischi online, affrontando temi molto attuali come:
🔹 l’effetto dopaminergico e il rischio di dipendenza
🔹 l’attenzione frammentata legata all’attesa continua delle notifiche
🔹 l’adescamento online
🔹 il ruolo dei genitori tra regole, dialogo e accompagnamento..perché è difficile dire no!
Non sarà solo un incontro informativo, ma un momento pensato per offrire strategie pratiche e strumenti utili per restare in contatto con i propri figli e accompagnarli nel mondo digitale senza paura, ma con maggiore presenza e consapevolezza.

📍 Super Cinema – Monteroni d’Arbia
🗓️ Mercoledì 6 maggio
🕠 Ore 17.30
🎟️ Evento gratuito
L’iniziativa è organizzata dalla scuola in collaborazione con Terrecablate.
Per informazioni potete contattare la scuola media di Monteroni 0577-375118

💙@@@@ Grazie di cuore a chi vorrà aiutare a diffondere l’iniziativa

In questi giorni mi è capitato di ritrovarmi in situazioni diverse, ad ascoltare racconti di punizioni a scuola o ad ass...
23/04/2026

In questi giorni mi è capitato di ritrovarmi in situazioni diverse, ad ascoltare racconti di punizioni a scuola o ad assistere direttamente a scene di questo tipo. E lì mi sono tornate in mente alcune punizioni che ho vissuto io stessa, oppure quelle raccontate da Daniele Daniele Forzoni

Alcune fanno quasi parte di un altro tempo, scrivere alla lavagna dieci volte “non si fa confusione”, oppure, come ho visto ieri in una scuola vicino Siena, far scrivere a un ragazzo cinquanta volte “devo portare rispetto ”. A dirla tutta, mi ha fatto anche tenerezza, perché mi ha riportata a un mondo che sembra non esistere più, perfortuna...almeno io dalle paginate scritte credo di averci "ricavato"poco.

Mi è tornata in mente anche la maestra Adriana, che dopo appena dieci minuti del film su Anna Frank, a causa di un compagno che faceva confusione, ci riportò tutti in classe. Tra l’altro oggi sembra quasi impensabile che alle elementari si organizzavano giornate per far vedere film come quello su Anna Frank o sulla bomba atomica, pellicole che, nel bene e nel male, ci hanno colpito e condizionato profondamente. Ti ricordi Mary Maria Elena Nepi ?
E poi ci sono i racconti di Daniele, messo in punizione dietro la lavagna, di spalle — e lì, come lui stesso racconta, ci scappò pure la p**ì (ma questa è un’altra storia) o al militare che per colpa di un compagno che fece confusione vietarono a tutti di uscire per il fine settimana.
Oppure la professoressa di tecnica che mi fece rifare sette volte la stessa tavola geometrica.

Erano esperienze che certamente suscitavano frustrazione, tristezza, a volte rabbia. Forse in alcuni casi portavano anche a riflettere, ma lasciavano comunque dentro vissuti intensi che dovevano essere gestiti quasi sempre da soli. Ci si faceva una ragione, si provava a comportarsi diversamente la volta successiva, oppure si malediceva in silenzio la maestra o il professore. Però, nella maggior parte dei casi, tutto questo veniva elaborato internamente, con poco appoggio da parte dei genitori, che nove volte su dieci tendevano a riconoscere all’insegnante una sua autorità e, almeno in parte, anche una sua ragione.

Oggi il mondo è cambiato profondamente. Uno degli aspetti che più colpisce è la difficoltà, da parte di molti adulti, nel riuscire a far passare l’idea che esistano comportamenti sbagliati e comportamenti corretti. Riprendere un figlio o un alunno non è semplice, e fare il genitore o l’insegnante significa anche mettere in conto opposizione, rabbia, qualche “vaffa”, e la possibilità di non essere compresi subito.

Eppure, con il senno di poi, viene anche da pensare che alcune esperienze frustranti — e persino certe situazioni percepite come ingiuste, come le punizioni collettive quando magari non c’entravamo nulla — ci abbiano comunque costretto a confrontarci con il limite, con la colpa, con la frustrazione e con la necessità di dare un senso a ciò che provavamo. Non perché fossero sempre giuste o educativamente efficaci, ma perché ci mettevano di fronte a un lavoro interno: tollerare, elaborare e contenere.
Forse è anche da lì che abbiamo imparato (non tutti e non sempre), a non buttare sempre fuori la responsabilità, a non cercare continuamente alibi o scuse, e a stare dentro il disagio senza attribuirlo immediatamente a qualcun altro.

Questo non significa rimpiangere le punizioni di una volta o idealizzare modelli educativi rigidi che ho cercato anche di cambiare con piccoli atti di ribellione alle superiori!
Significa, piuttosto, riconoscere che educare implica anche porre confini, nominare ciò che non va, e tollerare il fatto che questo possa generare scontento. A volte far presente che certi comportamenti non sono adeguati, o non sono funzionali, è un passaggio scomodo ma necessario.

Il punto, forse, non è punire di più o punire di meno, ma capire come aiutare bambini e ragazzi a stare dentro il limite, dentro la frustrazione e dentro la responsabilità, senza umiliarli ma nemmeno privandoli di quel confronto con il confine che è parte essenziale della crescita.

Ho letto questo post e mi ha colpita molto.Nel mio lavoro di psicologa clinica  con ragazzi/e e famiglie vedo un passagg...
26/03/2026

Ho letto questo post e mi ha colpita molto.
Nel mio lavoro di psicologa clinica con ragazzi/e e famiglie vedo un passaggio chiaro: una volta il limite poteva far arrabbiare, ma veniva interiorizzato.
Oggi sempre più spesso viene vissuto come un’offesa, qualcosa che va vendicato.

E quando il limite ( anche giusto un brutto voto di fronte ad una interrogazione andata male o una regola da seguire) diventa un attacco, non si regge. Si reagisce.
Forse dovremmo iniziare a chiederci non solo dove sono le regole, ma cosa succede dentro i ragazzi quando incontrano un “no”.
Elena Lorenzini - Psicologo Psicoterapeuta

Un ragazzo di 13 anni entra a scuola con un coltello e accoltella la sua insegnante.
Succede a Trescore Balneario. In una scuola. In un luogo che dovrebbe essere presidio, contenimento, crescita e invece diventa teatro di violenza.
È un segnale, un segnale che parla di ragazzi che non reggono più il limite.
Perché il limite oggi non viene più interiorizzato: viene vissuto come un’umiliazione, un attacco, qualcosa da eliminare.

Un voto basso, un rimprovero, una frustrazione non sono più esperienze da attraversare.
Diventano detonatori. E quando non sai stare dentro ciò che ti fa male, cerchi di distruggerlo fuori.

Ma fermarsi qui sarebbe troppo comodo.

Perché credo che in questa storia c’è anche qualcosa che non possiamo più ignorare ovvero la salute mentale dei nostri ragazzi.

Un gesto così non è solo rabbia. È una mente che perde il confine tra emozione e azione, tra pensiero e realtà. È un ragazzo che non riesce più a contenere ciò che prova e lo agisce, senza filtro, senza freno.

E allora smettiamola di cercare spiegazioni semplici.

Non basta dire “mancano le regole”, non basta dire “è colpa della famiglia” e non basta dire “è la scuola”.

Qui stiamo parlando di un’intera generazione che fatica a tollerare la frustrazione e, allo stesso tempo, sempre più fragile sul piano psichico.

Non solo non stiamo insegnando ai ragazzi a stare dentro il limite ma non stiamo nemmeno intercettando quando quel limite diventa insostenibile.

E quando queste due cose si incontrano, l’incapacità di reggere il “no” e una mente che vacilla, succede quello che abbiamo letto oggi.

La domanda vera che dovremmo porci non è “come è potuto accadere” ma quanti segnali non abbiamo visto prima?

"Cosa ci fate anche voi sul treno? dove state andando? "" Chiese Anna Karenina "Sto andando dove andate voi, non potrei ...
23/03/2026

"Cosa ci fate anche voi sul treno? dove state andando? "" Chiese Anna Karenina
"Sto andando dove andate voi, non potrei fare altrimenti non posso farne a meno" disse il Conte Vronskij, guardando Anna Karenina negli occhi.

A volte basta una frase così per farci sentire importanti.
Scelti. Visti.
È spesso da qui che iniziano le relazioni.
O, a volte, le illusioni.

Come psicologa, incontro molte donne e uomini che restano agganciate proprio a questo: parole che accendono emozioni forti, ma che non sempre trovano riscontro nei comportamenti.

💬 Perché succede?
Perché abbiamo un bisogno profondo di sentirci scelti.
E quando qualcuno lo dice nel modo giusto, può bastare per farci abbassare le difese.

👉 Il punto non sono le parole.
Il punto è quando continuiamo a crederci… anche quando i fatti raccontano altro.

Se ti è capitato di:
credere a qualcuno che poi non c’era davvero
restare più per quello che diceva che per quello che faceva
sentirti confusa/o e dubbiosa tra parole e comportamenti,
forse è il momento di fermarsi e provare a capire perchè ti accade tutto ciò

💔💔💔💔 Non per capire meglio l’altro.
Ma per tornare a capire te stessa/o e riprendere la libertà 💟

Sono felice di aver contribuito, come psicoterapeuta, al progetto “Ma tu lo sai?” promosso da Terrecablate, un incontro ...
16/03/2026

Sono felice di aver contribuito, come psicoterapeuta, al progetto “Ma tu lo sai?” promosso da Terrecablate, un incontro dedicato ai genitori per riflettere sull’uso di internet e dei social da parte dei ragazzi.
Durante la serata abbiamo parlato di educazione digitale, fiducia e dialogo tra genitori e figli: perché il punto non è controllare tutto, ma costruire relazioni che permettano ai ragazzi di chiedere aiuto quando ne hanno bisogno.
Grazie a Terrecablate - reti e servizi Terrecablate e all’Avv. Elisa Ferri per questa occasione di confronto con le famiglie.

“Ma tu lo sai?” è il progetto benefit di Terrecablate che nasce per essere una guida per i genitori degli adolescenti e anche dei bambini della scuola primaria alle prime esperienze con internet e con i social

https://www.canale3.tv/ma-tu-lo-sai-per-non-lasciare-soli-i-nostri-figli-davanti-allo-smartphone/

Domani sarò presente nella Sala delle Lupe del Palazzo Pubblico di Siena per questo importante incontro dedicato al tema...
16/03/2026

Domani sarò presente nella Sala delle Lupe del Palazzo Pubblico di Siena per questo importante incontro dedicato al tema delle relazioni tra uomini e donne, tra affettività, possesso e violenza.
Parteciperò come uditrice e come psicologa del Centro, convinta che momenti di confronto e riflessione siano fondamentali per promuovere cultura, consapevolezza e prevenzione della violenza.
📍 Sala delle Lupe – Palazzo Pubblico di Siena
🗓 17 marzo – ore 18.00

“Non mi capisce.”“Dovrebbe saperlo.”“Non glielo devo neanche spiegare.”Quante volte nelle relazioni nascono discussioni ...
08/03/2026

“Non mi capisce.”
“Dovrebbe saperlo.”
“Non glielo devo neanche spiegare.”

Quante volte nelle relazioni nascono discussioni che sembrano senza soluzione?
Spesso succede perché passiamo dal bisogno (io volevo)… alla pretesa (lui/lei lo deve capire)… fino alla posizione ( mi comporto così!).
🔹 Il bisogno
All’origine c’è quasi sempre qualcosa di molto umano: Il bisogno di essere riconosciuti, ascoltati, sostenuti, compresi.
Il problema è che spesso questo bisogno non viene espresso chiaramente.
🔹 La pretesa
Quando il bisogno resta implicito, si trasforma in attesa:
“Dovrebbe capirlo da solo.”
“Se mi vuole bene lo dovrebbe sapere.”
Così il bisogno diventa una pretesa.
🔹 La posizione
A quel punto la relazione entra in uno schema rigido:
“Tu dovresti…”
“Tu non fai mai…”
“Tu non capisci…”
Non stiamo più parlando del bisogno originario,
ma difendiamo una posizione.
Ed è proprio lì che nasce il conflitto.
Perché dietro frasi come:
“Dovresti aiutarmi di più”
oppure
“Dovresti essere più indipendente”
spesso ci sono bisogni molto più profondi:
di supporto, di riconoscimento, di vicinanza.
✨ Molti conflitti non nascono da cattive intenzioni,
ma da bisogni non detti che diventano pretese.

La vera svolta nelle relazioni arriva quando riusciamo a chiederci:
Di cosa ho davvero bisogno?
Riesco a dirlo prima che diventi una battaglia?
Elena Lorenzini - Psicologo Psicoterapeuta

Chiedere aiuto per riuscire a gestire senza dinevtare iper coinvolto e andare in bournout.
08/03/2026

Chiedere aiuto per riuscire a gestire senza dinevtare iper coinvolto e andare in bournout.

📱 Ma tu lo sai? – Genitori 3.0 tra notifiche e relazioniIl prossimo 10 marzo incontreremo i genitori degli alunni della ...
05/03/2026

📱 Ma tu lo sai? – Genitori 3.0 tra notifiche e relazioni

Il prossimo 10 marzo incontreremo i genitori degli alunni della scuola primaria “Baldassarre Peruzzi” e della scuola secondaria di primo grado “Cecco Angiolieri” di Siena per un laboratorio dedicato all’educazione digitale dei genitori 3.0.

Parleremo di social, cyberbullismo, nuove dipendenze, AI e nuovi rischi della rete, ma soprattutto del ruolo dei genitori oggi: tra ascolto, presenza e responsabilità educativa.

Un momento di confronto per aiutare le famiglie a orientarsi nel mondo digitale in cui crescono i nostri figli.
Il progetto “Ma tu lo sai?”, ideato dalla psicologa Elena Lorenzini e dall' avvocato Elisa Ferri, e promosso da Terrecablate - reti e servizi

❓ Siamo davvero consapevoli di cosa succede ai nostri figli quando sono online?

📩 Per informazioni sul progetto : serradigitale@terrecablate.it

Stamani alla Scuola Secondaria di Primo Grado Dante Alighieri di Monteriggioni con la mia collega avvocato Elisa Ferri a...
03/03/2026

Stamani alla Scuola Secondaria di Primo Grado Dante Alighieri di Monteriggioni con la mia collega avvocato Elisa Ferri abbiamo portato, per la 24ª volta in questo anno scolastico, il workshop “Ma tu ci credi?” nelle classi prime.

Ventiquattro volte significa centinaia di ragazzi/e incontrati.
E ogni volta, dietro agli sguardi curiosi, emergono storie vere.
Storie che chiedono ascolto e attenzione.

Una ragazza che su TikTok ha conosciuto un adulto che si fingeva adolescente.
Un coetaneo che, dopo aver iniziato a scriverle, ha insistito sempre più per vedersi, spingendosi a seguirla e a farle paura.
Altri ragazzi importunati nelle chat parallele dei giochi online.
Non sono “casi isolati” in ogni scuola almeno 2/3 aneddoti.
Sono frammenti di quotidianità digitale.
E quello che colpisce non è solo il rischio, ma la normalizzazione:
“Prof, ma succede sempre.”
“È normale.”
“Basta bloccarlo.”
Il punto non è demonizzare la tecnologia.
Il punto è allenare il pensiero critico, la capacità di riconoscere i segnali, il diritto di dire NO, la possibilità di chiedere aiuto senza vergogna.

Ogni volta che entriamo in classe con “Ma tu ci credi?”, non portiamo solo informazioni.
Portiamo uno spazio dove le parole possono uscire e possiamo iniziare a dare un nome a ciò che sento di subire.

E il messaggio che lasciamo ai ragazzi è questo:
👉 Non tutto quello che sembra gentile lo è davvero.
👉 Non tutto quello che è online è “normale”.
👉 Se qualcosa ti mette a disagio, il tuo disagio è già una risposta valida, come dice Jovanotti se lo senti lo sai!!!
Con il contributo di Terrecablate - reti e servizi

“Stavo solo scherzando” " se tu mi amassi mi faresti vedere il cellulare" " se esci così non mi vedi più!" Sono frasi ch...
13/02/2026

“Stavo solo scherzando” " se tu mi amassi mi faresti vedere il cellulare" " se esci così non mi vedi più!"

Sono frasi che sento raccontare spesso nei percorsi che porto nelle scuole con "Ma tu mi ami?".

La nuova ricerca di Save the Children Italia dice chiaramente una cosa:
molti comportamenti di controllo, gelosia e pressione vengono ancora vissuti come “normali”, o scambiati per amore.
Vengono normalizzati comportamenti altamente pericolosi perché caratteristici della violenza psicologica:

📍 Controllare il telefono
📍 Decidere con chi puoi uscire
📍 Far sentire in colpa l’altro

Questi in verita' non sono attenzioni. Sono segnali da ascoltare.
Negli incontri con ragazze e ragazzi lavoriamo proprio su questo:
riconoscere la differenza tra amore e possesso, tra relazione e controllo, tra scherzo e violenza tra gelosia ed interesse.

Parlarne a scuola è sempre più urgente.
Perché la consapevolezza sta crescendo, ma i comportamenti fanno ancora fatica a cambiare.
E su queste cose, prima se ne parla, meglio è.
Grazie ancora a Terrecablate - reti e servizi che come società benefit crede nella sensibilizzazione nelle scuole e grazie a tutte le scuole di primo e secondo grado di Siena e provincia che crede in questo progetto..siamo a 600 ragazz* informati che hanno non solo partecipato ma in alcuni casi ci hanno fatto partecipia di storie di paure e/o coraggio, grszie di ❤️

Mi ama se mi sento liber* ..non mi ama se mi sento condizionat*.





Indirizzo

Viale Mazzini, 95
Siena
53100

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