14/01/2026
Thamthog Rimpoche ci invita a un approccio profondamente realistico alla vita: riconoscere che ciò che conta davvero è la pratica del Dharma, mentre il resto può essere lasciato andare senza attaccamento. Chi riesce a farlo è capace di guardare in faccia la realtà della morte e dell’impermanenza senza illusioni.
Praticare il Dharma non è un’idea astratta, ma un lavoro concreto sulla mente: significa conoscerci davvero, comprendere la nostra condizione e trasformare l’ignoranza che genera sofferenza. Abbiamo già una grande fortuna: una rinascita umana completa, lo stesso corpo di Buddha Śākyamuni, e l’incontro con il prezioso insegnamento del Mahāyāna e della tradizione di Nālandā. La differenza non è ciò che abbiamo, ma come lo utilizziamo.
Finché le cause della sofferenza restano attive, la sofferenza continuerà a manifestarsi. Per questo il cammino prosegue: dalla consapevolezza della nostra condizione nasce la determinazione a praticare metodo e saggezza, con l’aspirazione alla liberazione e, infine, alla completa illuminazione.
pagg.14-15 L'origine e il Sentiero Ven. Thamthog Rinpoche
[...]Si dice che chi pensa bene prima è una persona intelligente, mentre chi si limita a rammaricarsi dopo aver fatto qualcosa di sbagliato è stupido. Questo vuol dire che occorre pensare ora e in particolare capire che la cosa più importante per noi è praticare il Dharma, il resto non è poi così importante e può andar bene così com’è, non abbiamo bisogno di altro. Chi pensa così è un eroe. Questo è un approccio realistico. Ci sono invece persone che non hanno la benché minima consapevolezza della realtà della morte, e, per esempio, vivono nella convinzione che i propri genitori moriranno prima di loro e ne erediteranno i beni, ma non c’è alcuna garanzia che le cose andranno così. Succede, infatti, che i figli muoiano prima dei genitori. Praticare il Dharma significa, in concreto, cambiare la propria mente, e la nostra mente inizia a cambiare davvero conoscendo correttamente la realtà, in particolare della nostra situazione. Così facendo matureremo la convinzione e la forza per agire in modo appropriato e significativo.
Tre sono gli obiettivi a cui dovremmo mirare e sono in ordine progressivo. Il primo consiste nel rinascere nei regni superiori come esseri umani o come dèi, il secondo nel raggiungere lo stato della liberazione e infine il terzo è l’ottenimento della completa illuminazione. In realtà, abbiamo già il primo di questi ottenimenti. Siamo effettivamente esseri umani con una rinascita dotata di diciotto qualità (dieci condizioni favorevoli e otto libertà). Questo corpo, che corrisponde al primo obiettivo, è precisamente uguale al corpo di Buddha Śākyamuni,, la differenza tra noi e lui consiste nell’uso che si fa di esso. Inoltre, non solo abbiamo un corpo umano, ma abbiamo anche incontrato l’insegnamento del Dharma e non un insegnamento qualsiasi, ma il sentiero Mahāyāna e la tradizione dell’Università di Nālandā. Dovremmo davvero gioire e sentire di avere una grande fortuna. Tuttavia, pur avendo un corpo umano siamo ancora soggetti a incontrare tante sofferenze, perché ottenere un corpo umano non significa aver ottenuto la cessazione delle sofferenze, in quanto non ne abbiamo ancora eliminato le cause, che sono radicate nell’ignoranza che si afferra al sé. Questo ci porta a perseguire lo scopo successivo. Comprendendo che finché avremo questa ignoranza, continueremo a creare le cause della sofferenza e quindi a soffrire, ci si pone l’obiettivo di ottenere la liberazione praticando il sentiero, che comprende la coltivazione di metodo e saggezza [...]