Dott.ssa Romina Giuliani

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🌶 Biologa Nutrizionista 🥝
🫆 Approccio PNEI & Neurodiversity-informed
📚 Nutraceutica & Medicina funzionale
💡 Microbiota, Neurodivergenze, Disturbi alimentari
ND 🧠
Sardegna 🏡

L’ADHD viene spesso associato a un maggior rischio di uso problematico di alcol. Ma questa lettura è incompleta.Uno stud...
16/04/2026

L’ADHD viene spesso associato a un maggior rischio di uso problematico di alcol. Ma questa lettura è incompleta.

Uno studio recente pubblicato su Alcohol, Clinical and Experimental Research mostra che il nodo centrale non è tanto la quantità di alcol consumata, quanto la motivazione sottostante.

Nei giovani adulti con diagnosi di ADHD, il bere non è necessariamente guidato da motivazioni sociali, ma più frequentemente da bisogni di regolazione emotiva e coping. Questo sposta completamente la prospettiva: non siamo davanti a un problema di “controllo”, ma a un tentativo di autoregolazione.

Questo modello è coerente con ciò che osserviamo anche nel comportamento alimentare: cibo e alcol possono diventare strumenti rapidi per modulare sistemi neurobiologici alterati, in particolare il circuito della ricompensa e la regolazione dopaminergica.

Inserendo questa evidenza all’interno di un modello più ampio (PNEI e asse microbiota-intestino-cervello), emerge un circuito auto-rinforzante in cui disbiosi, infiammazione e disregolazione emotiva si alimentano reciprocamente.

Cambiare il comportamento senza comprendere la sua funzione rischia di essere inefficace.

Riferimento: Margherio et al., 2026 – Alcohol, Clinical and Experimental Research

Sul mio blog trovi un approfondimento 🫶

Molte persone ADHD usano il cibo per fare qualcosa di molto preciso:👉 aumentare la dopamina,👉 sentirsi più lucide,👉 calm...
15/04/2026

Molte persone ADHD usano il cibo per fare qualcosa di molto preciso:
👉 aumentare la dopamina,
👉 sentirsi più lucide,
👉 calmare il caos interno.
Questo ha un nome: self-medication model.

Qual è il problema? Funziona...ma solo per poco. Poi arriva il crash e con lui: stanchezza, irritabilità, craving. E il ciclo ricomincia.

Quindi no, non è proprio “mancanza di controllo”. Piuttosto, è un sistema nervoso che sta cercando disperatamente
di autoregolarsi.

Cambiare questo schema ignifica capire cosa c’è sotto.

🧠 Se ti sei riconosciut* in questo post, scrivimi nei commenti o in DM se ti va, e raccontami e se ti capita di “pensare meglio” dopo aver mangiato?

📌 Salva questo contenuto: ti servirà quando penserai “non ho autocontrollo”.

Approfondisci sul mio blog🫶

La stanchezza cronica non è solo una percezione soggettiva, né esclusivamente una manifestazione psicologica. Sempre più...
14/04/2026

La stanchezza cronica non è solo una percezione soggettiva, né esclusivamente una manifestazione psicologica.

Sempre più evidenze suggeriscono che alla base della fatigue persistente possano esserci alterazioni della bioenergetica cellulare, in particolare a carico dei mitocondri.

Il Coenzima Q10 svolge un ruolo cruciale nella catena di trasporto degli elettroni, contribuendo alla produzione di ATP e alla regolazione dello stato redox cellulare. Una sua riduzione è stata osservata in condizioni come la Sindrome da fatica cronica, ed è associata a un aumento dello stress ossidativo e a una minore efficienza energetica.

L’integrazione con CoQ10, in alcuni studi clinici, ha mostrato: – riduzione della percezione di fatica,
– miglioramento della performance cognitiva,
– modulazione dello stress ossidativo.

Questi effetti sembrano essere particolarmente rilevanti nei quadri caratterizzati da disfunzione mitocondriale, neuroinfiammazione e disregolazione dell’asse microbiota-ntestino-cervello.

Tuttavia, l’evidenza attuale presenta ancora limiti metodologici e un’elevata variabilità individuale nella risposta. Per questo motivo, il CoQ10 non può essere considerato un intervento isolato, ma parte di una strategia più ampia che includa alimentazione, sonno, gestione dello stress e modulazione del microbiota.

La fatigue non è solo “stanchezza”. È spesso il risultato di un sistema che fatica a produrre energia.

“Il THC fa ve**re fame" è ina di quelle frasi che funzionano bene…ma non è solo fame. È qualcosa di molto più profondo e...
13/04/2026

“Il THC fa ve**re fame" è ina di quelle frasi che funzionano bene…ma non è solo fame. È qualcosa di molto più profondo e interessante: il THC entra in uno dei sistemi più delicati che abbiamo (il sistema endocannabinoide) e da lì comincia a dialogare con ormoni, cervello, segnali intestinali, percezione sensoriale.

E a quel punto non cambia solo quanto mangi, cambia come vivi il cibo, il sapore diventa più intenso, l'odore più coinvolgente, la gratificazione più immediata. E quel confine sottile tra “ho fame” e “lo voglio” diventa ancora più sfumato.
È qui che la narrazione si complica.

Perché in alcuni contesti questo può essere utile (quando l’appetito manca, quando il corpo fatica a nutrirsi). Ma in altri può diventare un amplificatore silenzioso: di impulsività, di ricerca di gratificazione, di segnali interni già difficili da decifrare. Soprattutto se quel sistema è già vulnerabile, se parliamo di relazione con il cibo, neurodivergenze, regolazione emotiva.

E allora forse la domanda non è più “il THC fa ve**re fame?” ma "cosa succede al mio modo di sentire, scegliere e vivere il cibo quando entra in gioco?".

Se ti va, raccontamelo. Senza filtri, senza giudizio.

Si parla spesso di carboidrati, indice glicemico, calorie e porzioni...Molto meno spesso di orario dei pasti. Eppure nel...
03/04/2026

Si parla spesso di carboidrati, indice glicemico, calorie e porzioni...Molto meno spesso di orario dei pasti. Eppure nel diabete gestazionale il corpo non risponde allo stesso modo a tutte le ore del giorno. La crononutrizione ci ricorda che il metabolismo è profondamente legato ai ritmi circadiani e che anche la distribuzione temporale dei nutrienti può influenzare picchi glicemici, variabilità glicemica ed esposizione fetale al glucosio.

La review che vi presento oggi è molto interessante perché apre una prospettiva clinica promettente, ma va letta bene. Gli autori, infatti, non ci dicono che basta mangiare “all’ora giusta” per risolvere il DMG. In realtà, ci dicono che la tempistica alimentare potrebbe diventare un tassello in più, integrato e personalizzato, nella terapia nutrizionale del diabete in gravidanza.





E se il missing link non fosse nel cervello…ma nell’energia cellulare?🦠⚡️Negli ultimi anni, la ricerca sull’autismo sta ...
02/04/2026

E se il missing link non fosse nel cervello…ma nell’energia cellulare?🦠⚡️

Negli ultimi anni, la ricerca sull’autismo sta iniziando a spostarsi da una visione puramente neurocentrica a un modello multisistemico, in cui microbiota intestinale, sistema immunitario e funzione mitocondriale dialogano costantemente.

Una review di gennaio 2026 mostra come i metaboliti prodotti dal microbiota possano influenzare direttamente i mitocondri, e quindi l’energia cellulare, attraverso vie come nervo vago, segnali immunitari e pathway intracellulari (AMPK, mTOR, NF-κB).

1. Non è una cura,
2. Non è una semplificazione.
💡è un cambio di paradigma.
Non più cosa non funziona, ma "come" funziona in modo diverso. Questo cambia tutto, anche nel modo in cui approcciamo alimentazione, nutraceutica e supporto.

Fonte: Gut Microbiota and Mitochondrial Dysfunction in Autism: Clinical Correlations and Future Directions (2026)

Trovi un approfondimento sul mio blog🌈





Hai mai sentito quella voglia improvvisa di dolce? Quella che sembra impossibile da ignorare? Non è solo “golosità”.I ca...
01/04/2026

Hai mai sentito quella voglia improvvisa di dolce? Quella che sembra impossibile da ignorare? Non è solo “golosità”.

I carboidrati influenzano la serotonina, il nostro neurotrasmettitore del benessere🧘‍♀️
Ma quando entriamo nel loop zucchero → piacere → calo → craving…il sistema si adatta e ti chiede sempre di più.

Non si tratta più di fame, ma di regolazione.
E no, non dipende solo da cosa mangi ma da microbiota, stress, ritmo circadiano, infiammazione, stile di vita.

✨ Il tuo corpo non è “sbagliato”, sta cercando equilibrio.

Ti succede mai? Ti capita di avere craving di zuccheri?
Se ti va, raccontamelo🫶

Se vuoi approfondire, trovi tutto nel mio blog.

Gli adattogeni vengono spesso raccontati come se fossero tutti uguali e adatti a tutti. Non è vero.Una review pubblicata...
31/03/2026

Gli adattogeni vengono spesso raccontati come se fossero tutti uguali e adatti a tutti. Non è vero.

Una review pubblicata su Nutrients mostra che queste piante condividono un’azione multi-target sulla risposta allo stress, ma con bersagli biologici differenti.

C’è chi agisce soprattutto su:
🔸️asse HPA e cortisolo,
🔸️mitocondri e metabolismo energetico,
🔸️neuroinfiammazione,
🔸️plasticità cerebrale,
🔸️neurotrasmissione colinergica.
Questo significa che non esiste l’adattogeno “migliore”. O quello che "fa per tutti". Esistono diversi adattogeni e alcuni possono essere più coerenti con il quadro dominante. Ed è proprio qui che la nutraceutica smette di essere moda e torna ad essere ragionamento fisiopatologico.

Fonte: System-Level, Molecular and Cellular Mechanisms of Selected Plant Adaptogens. Nutrients 2026;18(6):931. DOI: 10.3390/nu18060931





Non è la zuppa in sé, ma il messaggio che manda al tuo sistema nervoso🧘‍♀️🧠Caldo, digeribile, prevedibile...per il tuo c...
30/03/2026

Non è la zuppa in sé, ma il messaggio che manda al tuo sistema nervoso🧘‍♀️🧠

Caldo, digeribile, prevedibile...per il tuo corpo significa una cosa sola: sicurezza. E quando il corpo percepisce sicurezza,
non deve più difendersi, può rallentare, digerire, regolare.

È qui che entra in gioco il nervo vago✨️

Non esistono “superfood” che lo attivano come un interruttore ma alimenti che, attraverso microbiota, segnali viscerali e ormoni intestinali, favoriscono il tono vagale.

E questo cambia: dalla digestione, all’infiammazione, fino al modo in cui ti senti.

Nel mio ultimo articolo sul blog ho approfondito:
👉 come il cibo diventa segnale neurobiologico,
👉 perché alcune consistenze e temperature “calmano davvero”,
👉 cosa significa mangiare in modo vagale-friendly (anche nelle neurodivergenze).

📚 Riferimenti (per chi vuole approfondire)
• Bonaz et al., Frontiers in Neuroscience, 2018
• Frontiers in Neuroscience, 2023 (SCFA & vagal signaling)
• Frontiers in Nutrition, 2024 (gut–brain axis)
• Cell/Cell Reports – microbiota & metaboliti

28/03/2026
28/03/2026
Endometriosi e microbiota intestinale: un legame sempre più studiato.Negli ultimi anni la ricerca ha iniziato a guardare...
28/03/2026

Endometriosi e microbiota intestinale: un legame sempre più studiato.

Negli ultimi anni la ricerca ha iniziato a guardare all’endometriosi non solo come patologia ginecologica, ma come condizione complessa in cui dialogano infiammazione, sistema immunitario, ormoni, barriera intestinale e microbiota. La disbiosi intestinale potrebbe contribuire a creare un ambiente biologico più favorevole alla progressione della malattia, anche attraverso l’aumento dell’infiammazione, l’alterazione della permeabilità intestinale e una diversa regolazione del metabolismo estrogenico. Questo non significa che il microbiota sia “la causa” dell’endometriosi. E nemmeno che esista una soluzione semplice o universale. Per capire davvero l’endometriosi serve uno sguardo più ampio, sistemico, integrato e più rispettoso della complessità di chi la vive ogni giorno.

Ti piacerebbe un secondo carosello più pratico su alimentazione, microbiota ed endometriosi? Fammelo sapere🫶





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