16/04/2026
L’ADHD viene spesso associato a un maggior rischio di uso problematico di alcol. Ma questa lettura è incompleta.
Uno studio recente pubblicato su Alcohol, Clinical and Experimental Research mostra che il nodo centrale non è tanto la quantità di alcol consumata, quanto la motivazione sottostante.
Nei giovani adulti con diagnosi di ADHD, il bere non è necessariamente guidato da motivazioni sociali, ma più frequentemente da bisogni di regolazione emotiva e coping. Questo sposta completamente la prospettiva: non siamo davanti a un problema di “controllo”, ma a un tentativo di autoregolazione.
Questo modello è coerente con ciò che osserviamo anche nel comportamento alimentare: cibo e alcol possono diventare strumenti rapidi per modulare sistemi neurobiologici alterati, in particolare il circuito della ricompensa e la regolazione dopaminergica.
Inserendo questa evidenza all’interno di un modello più ampio (PNEI e asse microbiota-intestino-cervello), emerge un circuito auto-rinforzante in cui disbiosi, infiammazione e disregolazione emotiva si alimentano reciprocamente.
Cambiare il comportamento senza comprendere la sua funzione rischia di essere inefficace.
Riferimento: Margherio et al., 2026 – Alcohol, Clinical and Experimental Research
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