Dott. Fabrizio Martino Psicologo Psicoterapeuta

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09/11/2025

Affrontò un intero esercito con una spada tra le mani e il fuoco nel cuore.
E quando una pallottola la colpì, pronunciò un ultimo ordine che avrebbe attraversato la storia come un’eco immortale.

Questa è la storia di Nakano Takeko, la samurai che osò morire in piedi.

Nacque nel 1847 a Edo — l’attuale Tokyo — in un Giappone sospeso tra la tradizione e la tempesta del cambiamento.
Non fu cresciuta per obbedire.
Fu cresciuta per combattere.

Fin da bambina impugnò la naginata, la lunga lama curva delle donne guerriere.
Apprese l’arte marziale dell’Ittō-ryū, dove ogni colpo è una preghiera e una sentenza insieme.
A vent’anni era già maestra.
Insegnava disciplina, tecnica, coraggio.
Tra i suoi allievi, c’era anche sua sorella minore.

Poi arrivò il 1868.
Il Giappone bruciava nella Guerra Boshin, lo scontro tra le forze imperiali e i fedeli allo shogunato Tokugawa.
Le strade di Aizu si coprirono di fumo e sangue.
I samurai cadevano uno dopo l’altro.
Il vecchio mondo stava crollando.

Nakano Takeko avrebbe potuto fuggire.
Avrebbe potuto rifugiarsi dietro le mura, come molti le consigliavano.
Scelse invece la via più breve e più alta: quella dell’onore.

Radunò un gruppo di donne — contadine, figlie di samurai, insegnanti — e formò un’unità di combattimento indipendente.
Si fecero chiamare Jōsh*tai, il “corpo delle donne”.
Indossavano gli hakama, i larghi pantaloni da battaglia, e legavano i capelli con nastri bianchi, segno di purezza e di morte accettata.

Quando l’esercito imperiale attaccò Aizu, Nakano e le sue compagne entrarono in battaglia senza esitazione.
Le lame brillavano nella pioggia di fuoco.
Nakano combatteva in prima linea, colpendo con la grazia e la ferocia di un fulmine.
I soldati nemici, vedendo arrivare donne armate, risero.
Smisero di ridere presto.

Ogni colpo della sua naginata era un grido di sfida al destino.
Ogni passo, un atto di libertà.

Poi una pallottola le trafisse il petto.
Cadde in ginocchio.
Ma anche in quel momento, pensò all’onore prima della vita.

Si rivolse a sua sorella e disse, con voce ferma:

“Tagliami la testa.
Non lascerò che il mio corpo diventi un trofeo.”

Aveva solo ventun anni.
Sua sorella, tra le lacrime, compì il gesto.
Sepellì la testa e la spada di Nakano ai piedi di un pino, nel tempio di Hōkai-ji.

La guerra finì.
Il nuovo Giappone nacque.
Ma il nome di Nakano Takeko non si spense mai.

Ogni autunno, nella città di Aizu, le donne sfilano in suo onore.
Indossano l’hakama, impugnano la naginata, e marciano sotto il suo vessillo.
Non per celebrare la guerra, ma la dignità.

Nakano Takeko non cercò la gloria, né la fama.
Combatté per un principio semplice e incandescente:
che anche una donna, anche una giovane maestra, ha il diritto di difendere il proprio mondo.

Morì come visse: in piedi, libera, padrona del proprio destino.

E ancora oggi, nel suono di ogni naginata che fende l’aria,
c’è l’eco della sua voce.
Un ordine che attraversa i secoli:
“Non arrenderti mai.”

Viaggio nella Storia

𝑅𝑎𝑐𝑐𝑜𝑛𝑡𝑜 𝑖𝑠𝑝𝑖𝑟𝑎𝑡𝑜 𝑎 𝑒𝑣𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑐𝑖 𝑟𝑒𝑎𝑙𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑎𝑐𝑐𝑎𝑑𝑢𝑡𝑖, 𝑐𝑜𝑛 𝑎𝑙𝑐𝑢𝑛𝑖 𝑒𝑙𝑒𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑛𝑎𝑟𝑟𝑎𝑡𝑖𝑣𝑖 𝑡𝑟𝑎𝑡𝑡𝑖 𝑑𝑎 𝑓𝑜𝑛𝑡𝑖 𝑏𝑖𝑜𝑔𝑟𝑎𝑓𝑖𝑐ℎ𝑒 𝑒 𝑡𝑒𝑠𝑡𝑖𝑚𝑜𝑛𝑖𝑎𝑛𝑧𝑒 𝑜𝑟𝑎𝑙𝑖.

𝐑𝐢𝐭𝐫𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐭𝐫𝐚𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐚𝐭𝐭𝐫𝐢𝐛𝐮𝐢𝐭𝐨 𝐚 𝐍𝐚𝐤𝐚𝐧𝐨 𝐓𝐚𝐤𝐞𝐤𝐨 (𝐜𝐚. 𝟏𝟖𝟒𝟕‑𝟏𝟖𝟔𝟖). 𝐋𝐚 𝐟𝐨𝐧𝐭𝐞 𝐞 𝐥’𝐚𝐮𝐭𝐞𝐧𝐭𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐟𝐨𝐭𝐨 𝐨𝐫𝐢𝐠𝐢𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐟𝐞𝐫𝐦𝐚𝐭𝐞.

31/10/2025

Se riesci a sederti da solo in un caffè, senza abbassare lo sguardo,
se riesci a guardare un film con accanto una poltrona vuota,
allora sì, puoi affrontare il mondo intero.

Perché stare soli non significa essere soli.
È forza pura.
È il coraggio di bastarsi,
di abitare la propria presenza senza paura,
di ascoltarsi davvero,
senza il bisogno costante di approvazione, rumore, distrazione.

Molti fuggono dal silenzio,
dalla tavola con un solo coperto,
dal cinema con un biglietto soltanto.

Ma è proprio lì, in quei vuoti apparenti,
che si riempie l’anima.
Che si costruisce l’autonomia,
che nasce l’indipendenza più profonda,
quella che non chiede permessi per essere felice.

Chi impara l’arte della solitudine
non è più in balìa di niente.
Perché ha trovato casa dentro di sé.
E chi ha una casa in sé stesso
può affrontare ogni tempesta.

18/10/2025

La guerra interiore è il dramma silenzioso di ogni vita, quella che nessuno vede ma che tutti, inevitabilmente, combattono. Non ha campi di battaglia di terra e fango, non ha armi, non ha eserciti: ha pensieri, paure, emozioni, ricordi. È una guerra che si accende ogni volta che il cuore desidera andare oltre, mentre la mente cerca di trascinarti indietro. È una guerra sottile, eppure devastante: un conflitto tra ciò che sei stato e ciò che hai la forza di diventare.Ogni uomo, ogni donna che si risveglia a se stessa conosce questo scontro. Non è contro il mondo esterno, contro la società, contro i nemici visibili: è contro quella parte di sé che ancora crede alle menzogne del passato, che ancora si lascia governare da paure antiche, che ancora si arrende all’illusione dell’ego. Il nemico non è fuori, il nemico è la voce che dentro di te ti sussurra “non ce la farai”, “non vali abbastanza”, “non meriti la luce”.E allora il cammino diventa un’arte di conquista silenziosa. Ogni volta che trasformi la rabbia in respiro, riconquisti un frammento di te stesso. Ogni volta che guardi la paura e non le cedi, disarmi un esercito intero. Ogni volta che lasci cadere l’orgoglio e l’ego, ti spogli di catene invisibili e ritrovi un pezzo di anima che credevi perduto. È un lavoro invisibile, ma incandescente: l’unica vera rivoluzione è quella che accade dentro di te.Il sentiero ermetico non chiede sangue, ma chiede il coraggio di lasciar morire ciò che è sbagliato: vecchie identità, maschere logore, ferite che non servono più se non a trattenerti. Ti chiede di attraversare la tua ombra senza tremare, di entrarci dentro fino in fondo, e di emergere con la tua luce intatta. Non esiste maestro più duro della tua stessa coscienza, non esiste battaglia più vera di quella che affronti quando resti solo con te stesso, senza vie di fuga, senza distrazioni, senza più possibilità di mentire.Una mente liberata dalla paura non è più schiava di nessuno, e la realtà stessa, come un tessuto docile, si piega davanti alla tua presenza. Perché anche il caos più grande diventa un campo fertile dove puoi danzare, libero e invincibile.Tutto qua.
Tratto da Fb

12/09/2025
Cos'è la paura?La non accettazione dell'incertezza. Se accettiamo l'incertezza, diventa un' avventura"Rumi
08/09/2025

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La non accettazione dell'incertezza. Se accettiamo l'incertezza, diventa un' avventura"
Rumi

01/09/2025

"Il segreto dell'attrazione è amare sé stessi." Deepak Chopra

19/08/2025

"La nostra paura maggiore non è di essere inadeguati. La nostra paura maggiore è di essere potenti oltre misura. E’ la nostra luce, non la nostra zona d’ombra, a spaventarci di più".
Nelson Mandela

12/08/2025

La vita va avanti.
inarrestabile, inevitabile, imperturbabile, incomprensibile, impressionante, incredibile.
Fabrizio Caramagna

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