20/04/2026
Ma c’è un ulteriore elemento che desta più di una preoccupazione tra gli agricoltori: la manifesta soddisfazione di Italmopa e Coldiretti per questa Commissione.
“Se ti siedi ad un tavolo da poker e dopo 20 minuti non hai ancora capito chi è il pollo, beh il pollo sei tu”
C.U.N. (Certamente Utile ai Noti)
Sulla CUN del grano duro si continua a raccontare una storia ordinata, quasi rassicurante: finalmente uno strumento “trasparente”, capace di valorizzare il prodotto nazionale puntando sulla qualità. Poi però si leggono le dichiarazioni di Italmopa e il quadro si fa, diciamo, meno lineare.
Partiamo da un punto semplice: si dice che la strada sia la qualità. Bene. Ma quale qualità? Perché, l’unico parametro che sembra contare davvero è il contenuto proteico. Tutto il resto, sanità della granella, presenza di micotossine, variabilità legata ai territori, scompare dal radar. È una visione riduttiva, perfettamente coerente con le esigenze tecnologiche dell’industria molitoria e pastaria, ma molto meno con una reale valorizzazione agronomica e nutrizionale del prodotto.
E qui emerge la prima contraddizione: si parla di “filiera” e di “valorizzazione del grano nazionale”, ma si adottano criteri che di fatto premiano solo alcune aree e alcune condizioni produttive.
Il Sud, che rappresenta una quota fondamentale della produzione di grano duro, viene strutturalmente penalizzato: condizioni pedoclimatiche diverse rendono più difficile raggiungere certi livelli proteici, soprattutto senza input elevati. Risultato? Prezzi più bassi a parità di sforzo, mentre si continua a raccontare la favola della qualità come opportunità per tutti.
Poi c’è il tema, completamente rimosso, del biologico. In un contesto in cui i costi di produzione del sono sensibilmente più alti, la non sembra in alcun modo tenerne conto nella formazione dei prezzi. Si parla di mercato, certo, ma quale mercato ignora sistematicamente una componente crescente e strategica della produzione? Se la qualità deve essere la chiave, perché non si considera anche il metodo produttivo?
Ancora più interessante è il passaggio sui “prezzi politici”. Per mesi si è lasciato intendere, da fonti governative e da bandiere gialle, che la CUN avrebbe potuto avvicinare le quotazioni ai costi di produzione rilevati da . Oggi si scopre che, per l’industria, questo scenario non è mai stato nemmeno contemplato: i listini devono riflettere “solo ed esclusivamente i prezzi reali di mercato”. Legittimo. Ma allora viene spontanea una domanda: qual è, esattamente, la funzione della CUN?
L’incognita è che la CUN diventi l’ennesimo strumento che certifica uno stato di fatto, anziché metterlo in discussione. E che dietro la parola “qualità” si continui a nascondere una selezione funzionale a pochi, più che una reale valorizzazione del grano italiano nel suo complesso.
Ma c’è un ulteriore elemento che desta più di una preoccupazione tra gli agricoltori: la manifesta soddisfazione di Italmopa e Associazioni di produttori per questa Commissione.
“Se ti siedi ad un tavolo da poker e dopo 20 minuti non hai ancora capito chi è il pollo, beh il pollo sei tu” (ctz. Amarillo Slim).
Fonte: https://granoitaliano.eu/cun-e-prezzi-parla-italmopa/