08/04/2026
Per gran parte dell mia vita o era Tutto o era Niente.
Non esistevano sfumature, conoscevo o Bianco libera tutti, o Nero buio.
Questa fame di vita mi ha sempre contraddistinta, se facevo una cosa, era a mille.
Anche nello yoga è stato così.
All’inizio.
Poi sono arrivate le sfumature, i figli.
Il corpo che cambia.
Gli ultimi 10 anni
mi sono serviti per distruggere la mia idea
di perfezione:
Famiglia perfetta, mamma perfetta, corpo perfetto, perfetta insegnante.
Niente è perfetto.
L’arrivo dei figli è distruzione e creazione.
Una nuova forma di te, con tante crepe, ma più che mai integra. Consapevole.
Quei grigi quelle sfumature nascono da tanti addii,
piccoli e grandi lutti a cui ho dovuto assistere.
Parti di me che se ne andavano:
improvvisamente non ero più figlia.
Ero “troppo” mamma, senza più averne una.
Non ero più professionista
ma di nuovo apprendista.
Nell’immenso sacrificio che per me sono stati i corsi di formazione,
i primi fatti con Seba che non aveva neanche un anno. E io in giro.
A 30 anni, con due bimbi, quello che normalmente viene vissuto come “il lavoro dei sogni” o “2 settimane solo per me”,
per me aveva sempre un’altra faccia della medaglia.
Quella del senso di colpa.
Non amo parlare di me,
accade raramente.
Però serve.
Serve dire che le volte in cui diciamo addio ad una parte di noi, è un piccolo lutto.
E che le sfumature hanno una piccola fessura di tenerezza adulta, senza vergogna.
Nessuno lo dice.
Ma a volte il percorso di crescita ti imbruttisce.
Ci sono delle fasi (necessarie) in cui non ti piaci, in cui pensi che era meglio lasciare perdere.
Ci sono delle fasi in cui sei “mostruosa”.
D’altronde un seme in potenza deve attraversare fango e terra prima di fiorire.