26/01/2026
La risposta è NO.
(un NO scritto in grande)
È una domanda che mi fanno spesso quando, dopo un trattamento, il corpo si alleggerisce e torna a respirare.
Il dolore è svanito.
Mi sorridete, trovate il coraggio ed eccola: «Ma posso togliere il farmaco visto che mi trovo così tanto bene coi tuoi trattamenti di Pranic Healing?»
La risposta è no.
(Nei vostri occhi in quel momento vedo sogni infranti)
Ma il mio è un no chiaro, razionale, che nasce dal rispetto più assoluto per il tuo percorso e per la scienza medica.
È fondamentale comprendere una cosa: le discipline di cura non sono in competizione ma in collaborazione.
Ognuna agisce su un piano specifico dell’essere umano.
La medicina allopatica tratta il corpo fisico, la psicologia si occupa della sfera mentale, il Pranic Healing lavora sul corpo energetico.
Lavorare su tutti i piani, in sinergia, permette di sostenere l’organismo in modo completo, spesso accelerando i processi naturali di autoguarigione e il ritorno alla piena vitalità.
Tuttavia, i ruoli sono distinti.
Come ribadiva il mio Maestro, Master Choa Kok Sui, ingegnere chimico e fondatore del Pranic Healing moderno: “gli operatori di Pranic Healing non sono medici. Ma i medici possono apprendere queste tecniche e diventare dei Pranic Healers.”
Io non sono un medico. Ho una formazione universitaria chimica, certo. Ma non sono un medico.
Il mio compito è operare sul piano energetico.
La decisione di modificare una terapia farmacologica spetta solo ed esclusivamente al medico che l’ha prescritta, punto.
È una responsabilità clinica precisa.
Il Pranic Healing è un potente alleato per il benessere, un sostegno profondo ma non sostituisce le cure mediche.
Le integra.
Perché la salute è un tutto.
E il tuo percorso di guarigione è unico: va costruito con tutti gli strumenti a disposizione, ognuno al suo posto, con chiarezza e rispetto.
Io mi occupo dell’energia. Il medico si occupa della terapia.
E dall’ospedale è tutto.