Rete Salute zona Sud di Siracusa

Rete Salute zona Sud di Siracusa Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Rete Salute zona Sud di Siracusa, Servizio di assistenza sanitaria a domicilio, Syracuse.

16/06/2021

CittadinanzAttiva ha sostituito la rete salute zona sud di Siracusa.

19/05/2020

I tanti perché ed i tanti nodi irrisolti!!

Viene detto da più parti: Tutto non sarà come prima nel post Pandemia.
Riflettendo su come sarà organizzata la Società dopo la tragedia pandemica
che ci ha sconvolti è difficile dirlo.
Sarà più solidale? Sarà più individualista? Sarà più conflittuale?
I buoni propositi però non mancano nel comunicare un buonismo forse
eccessivo o forse un po’ ipocrita!
Vedremo se alle parole seguiranno le conseguenti azioni.
Cerchiamo per intanto di fare il punto sui sistemi socio-sanitari che hanno
afflitto ed affliggono le nostre Comunità!
C’è in atto un risveglio da parte di Associazioni, movimenti civici, Uomini
politici, Istituzioni locali, regionali e nazionali volto ad approfondire i temi
della solidarietà e della tutela al diritto della salute!
Mi chiedo: Perché mai questo improvviso risveglio dopo un cosi lungo
letargo?
Perché mai ci si accorge ad esempio che le Regioni del Sud percepiscono
sul piano finanziario meno provvidenze economiche rispetto alle Regioni
del Nord?
Perché mai si contesta oggi la Riforma del Federalismo fiscale voluto ed
approvata dal Governo del tempo ( Legge 5 maggio 2009 n. 42. Delega al
Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell’art.119 della
Costituzione ) basata sulla spesa storica delle Regioni?
La Salute! E’ uno dei temi che più appassionano i Cittadini in quanto
esprimono lo star-bene fisicamente e psicologicamente! Prevenzione
diagnosi e cura erano i paradigmi con cui si incentrava la Riforma Sanitaria
dalla fine degli anni 70!
Sono trascorsi oltre 40 anni dalla legge di Riforma Sanitaria universalistica!
Un modello che doveva rappresentare una rivoluzione socio-culturale che
avrebbe dovuto garantire una assistenza sociale e sanitaria per tutti i cittadini senza distinzione di razza, di religione, di differenziazione tra ricchi e poveri!
Ma a poco a poco quella Legge di Riforma illuminata ed illuminante ha
prodotto differenze assistenziali tra i cittadini residenti nelle diverse Regioni d’Italia!!
Di chi la colpa? Per quale motivo in questi anni si sono diminuiti gli
investimenti in campo socio-sanitario?
Razionalizzazione ed economicità del Sistema sanitario statuale?
E perché, di contro, si è agevolato l’investimento sanitario nel Privato
accreditatato? Sono interrogativi di cui dovrà rispondere la Politica!!
Non è questo il luogo ed il tempo di un J’accuse generico e generale ma è
cosa certa ormai che la terribile Pandemia che ci ha improvvisamente
investiti coinvolgendoci e sconvolgendoci ha dimostrato falle eloquenti di un servizio sanitario fragile e critico in ogni suo aspetto!
Chi ha sofferto di più da questa crisi di Sistema?
Le persone più fragili ed i meno abbienti!!
Penso ad esempio alla legge 104/92 od ancora meglio alla legge 328/2000.
Quest’ultima norma statuale avrebbe dovuto garantire il diritto al progetto
individuale per la realizzazione della piena integrazione delle persone
disabili di cui all’art.3 della legge 5 febbraio 1992 n.104!!
diagnosi e cura erano i paradigmi con cui si incentrava la Riforma Sanitaria
dalla fine degli anni 70!
Sono trascorsi oltre 40 anni dalla legge di Riforma Sanitaria universalistica!
Un modello che doveva rappresentare una rivoluzione socio-culturale che
avrebbe dovuto garantire una assistenza sociale e sanitaria per tutti i
cittadini senza distinzione di razza, di religione, di differenziazione tra ricchi
e poveri!
Ma a poco a poco quella Legge di Riforma illuminata ed illuminante ha
prodotto differenze assistenziali tra i cittadini residenti nelle diverse
Regioni d’Italia!!
Di chi la colpa? Per quale motivo in questi anni si sono diminuiti gli
investimenti in campo socio-sanitario?
Razionalizzazione ed economicità del Sistema sanitario statuale?
E perché, di contro, si è agevolato l’investimento sanitario nel Privato
accreditatato? Sono interrogativi di cui dovrà rispondere la Politica!!
Non è questo il luogo ed il tempo di un J’accuse generico e generale ma è
cosa certa ormai che la terribile Pandemia che ci ha improvvisamente
investiti coinvolgendoci e sconvolgendoci ha dimostrato falle eloquenti di un servizio sanitario fragile e critico in ogni suo aspetto!
Chi ha sofferto di più da questa crisi di Sistema?
Le persone più fragili ed i meno abbienti!!
Penso ad esempio alla legge 104/92 od ancora meglio alla legge 328/2000.
Quest’ultima norma statuale avrebbe dovuto garantire il diritto al progetto
individuale per la realizzazione della piena integrazione delle persone
disabili di cui all’art.3 della legge 5 febbraio 1992 n.104!!
Recita, tra l’altro, l’art 14: “……….i comuni, d’intesa con le aziende sanitarie
locali predispongono su richiesta dell’interessato, un progetto
individuale….le prestazioni di cura e di riabilitazione ….”
Le prestazioni sociali e sanitarie in questi decenni sono state al contrario
poco garantite e comunque assolte a macchia di leopardo in quanto non è
avvenuta una forte integrazione socio-sanitaria disattendendo in questo
modo gli atti di indirizzo Nazionali e Regionali.
Ovviamente parlo del Servizio Sanitario della Regione Sicilia dove le criticità
evidenziate sono più evidenti rispetto ai Servizi Sanitari e Sociali delle Regioni del Nord.
Ciò vale anche per la quasi assente integrazione dei servizi sanitari
territoriali con i servizi di cura Ospedalieri.
Non a caso infatti si assiste a lunghi tempi di attesa per prestazioni di
riabilitazione psico-fisica e motoria per i soggetti disabili anche in età pediatrica.
Non a caso si assiste ad un flusso caotico delle Utenze presso i Pronti
soccorso Ospedalieri che è causato da una deficiente organizzazione
sanitaria territoriale benchè diversi decreti emanati dall’Assessorato
Regionale alla salute abbiano previsto modalità e termini operativi.
Una domanda è d’obbligo! Quali i motivi di tale distrazione
funzionale/organizzativa?
Ci si augura che il contesto della sanità territoriale e degli interventi sociali
ad essa collegate possano essere attenzionate dagli Organi Istituzionali in
senso lato ( governo centrale e governo regionale) così come da impegno
politico assunto dalle forze politiche anche sulla base delle criticità
riscontrate in occasione della Pandemia che a tutt’oggi preoccupa ed
allarma l’intero territorio Nazionale e non solo.
Che Il comune sentire “ non sarà come prima” ripetuto con insistenza dalle
Istituzioni, forze sociali, sindacali, cittadini comuni, ecc. possa concludersi in positivo ricreando un clima di coesione sociale e di solidarietà fino ad
oggi assenti o quasi.

Vittorio Padua

03/05/2020

Ai Coordinatori di Rete Civica.

Prendendo spunto dalle osservazioni scritte dall’amico Presidente PierFrancesco Rizza il quale ha sollevato alcune perplessità circa un mancato accenno sulla “ sanità” nel contesto della legge finanziaria esitata dall’Assemblea Regionale Siciliana ed approvata la settimana scorsa, mi permetto di proporre ai Riferimenti civici della Salute alcune proposte ed iniziative volte alla performance della medicina del territorio che potrebbe essere attenzionata ed approfondita dall’Assessorato Regionale alla Salute alla luce anche del Programma Triennale della Ricerca Sanitaria 2019/2021.
L’attuale Pandemia Covid 19 ha fatto emergere una impreparazione
tecnico/operativa del sistema sanitario territoriale che, non integrato con i
Servizi sanitari Ospedalieri ha fatto emergere criticità e sofferenze
organizzative e di intervento a danno della tutela del diritto alla salute.
Illustri clinici, quali ad esempio il Prof Massimo Galli dell’Ospedale Sacco
di Milano, il Prof. Silvio Garattini dell’Istituto Mario Negri di Milano ed
altri ancora hanno sostenuto che sarebbe necessario ridefinire la politica
sanitaria territoriale per non“appesantire” il carico di lavoro degli Ospedale collassandolo in termini di risorse umane, strutturali ed organizzative.
Soffermandoci alla L.r. 5/2009 ( norme per il riordino regionale della Sanità ) e successive integrazioni e modificazioni, sono previsti atti di indirizzo ben specifici sulla opportunità di “ normare” la medicina del Territorio attraverso i Presidi territoriali di Assistenza per meglio definire una integrazione della medicina Territoriale /ospedale e medicina territoriale/servizi sociali.
Tutto ciò è rimasto quasi una semplice dichiarazione di intenti atteso che ad
oggi non si sono concluse e rese operative le cosiddette A.F.T.
(Aggregazioni Funzionali Territoriali ) in seno alle U.U.C.C.P ( Unità complesse cure primarie ).
Sono mancati a tutt’oggi interventi a rete per quanto concerne l’assistenza
domiciliare, la cura per le multicronicità, la cura per i disabili ed anziani.
I medici di base hanno lavorato ad oggi senza una adeguata strumentazione
interventistica, ecc essendo relegati quasi a semplici burocrati e prescrittori
di farmaci e terapie “ ordinate” il più delle volte dai medici specialisti.
Assente è la “ telemedicina” che in altre Regioni d’Italia è un processo ben definito ed operativo.
Una serie di variabili che ha ridotto enormemente lo stesso concetto di
“assistenza sanitaria” delegando la cura quasi del tutto agli Specialisti Ospedalieri. ( da qui il fenomeno delle lunghe liste di attesa, l’afflusso
caotico delle Utenze presso i Presidi di Emergenza/Urgenza – Pronto soccorso, l’eccesso utilizzo di visite intra-moenia, il ricorso a Strutture Private accreditate e non ).
A mio parere è quanto mai necessario affrontare il tema in forza del nostro
ruolo di Riferimenti civici della salute ed interfaccia dei Comitati Consultivi
Aziendali.
La nostra funzione di “organi di partecipazione democratica “ e di “
Cittadinanza attiva “, a cui siamo stati chiamati a svolgere in seno alla Società, sarebbe quanto mai riduttiva nel caso non si stimolassero le Istituzioni Pubbliche a far meglio e di più.

Vittorio Padua

30/04/2020

Avviata la "graduale riapertura" che il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, aveva preannunciato nei giorni scorsi. L'ordinanza, firmata oggi e in vigore dal 4 al 17 maggio, si muove all'interno delle linee guida fissate da Roma, seppure con qualche "forzatura".

🏘 Viene permesso alle famiglie di potersi trasferire nelle seconde case, a patto che non facciano la spola con la principale abitazione, ma vi rimangano per la stagione.

🛍 Disco verde anche per l'asporto ai ristoranti, pasticcerie, gelaterie, bar e pub, con il divieto di consumare nei locali e nelle adiacenze.

⛪️ Si può accedere al cimitero e acquistare fiori e piante.

🐩 Un'attenzione, nell'ordinanza, anche verso gli animali da affezione per i quali sarà consentita la tolettatura.

🎣 Novità pure per le società sportive che sono autorizzate a iniziare attività amatoriali di corsa, tennis, pesca, ciclismo, vela, golf ed equitazione.

🚞 Rimangono congelate le limitazioni all'accesso nell'Isola almeno fino al 17 maggio.

✂️ In quella stessa data il governatore Musumeci spera anche di strappare al premier Conte il permesso di riaprire le loro botteghe ai parrucchieri per uomo e per donna.

🚪Restano invariate le disposizioni relative all'obbligo di quarantena.

27/04/2020

Riferimenti Civici della Salute
Zona Sud Provincia Siracusa

Ai Cittadini di Noto.
Alle Forze politiche della Zona Sud.
Ai Movimenti Civici.
Ci rivolgiamo alla Cittadinanza della Zona Sud della Provincia di Siracusa perchè riflettano sulla opportunità di implementare i Servi Sanitari della zona Sud che, alla luce di questa grave pandemia, hanno mostrato tutta la loro precarietà in termini Strutturali, Organizzativi e Funzionali.
Non è più tempo di retoriche ed azioni demagogiche da chiunque parte provengano.
E’ bene invece approfondire i temi sanitari per avere una vera ri-partenza socio-sanitaria attraverso lo sviluppo organico della domanda e della offerta sanitaria con una una forte
integrazione a rete tra i servizi sanitari erogati erogati dai Presidi Sanitari con quelli espressi dalla Medicina Territoriale.
L’attuale insistenza ed esistenza del Coronavirus ha dimostrato che il solo modello Ospedaliero ha subito una
forte pressione assistenziale e di intervento e, non essendo stato supportato da Agenzie Socio- sanitarie territoriali, ha mostrato una crisi di sistema non facilmente gestibile.
Tutto ciò è stato anche dichiarato da eminenti personalità del mondo scientifico sanitario quali il Prof.Massimo GalliOrdinario di Scienze Biomediche e Cliniche e Direttore
dell’Ospedale Sacco di Milano, dal prof. Silvio Garattinidell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano e da altri eminenti clinici.
Una buona sanità, che veda la giusta valorizzazione professionale dei medici di famiglia, degli specialisti ambulatoriali e di una più presente assistenza sociale di concerto con le Istituzioni Comunali, può dare più concretezza ad una assistenza socio-sanitaria più capillare.
Soffermandoci al nostro territorio sarebbe più che opportuno:
1) Istituire alcuni reparti di supporto a quelli esistenti ad Avola quali ad esempio i reparti di malattie infettive e
di pneumologia che, integrandosi con i reparti in atto operativi presso il Di Maria di Avola, aumenterebbero l’offerta sanitaria a favore dei Cittadini della zona Sud;
(l’aumento di reparti di malattie infettive e di pneumologia sono all’attenzione della Presidente della Commissione Sanità della Regione, on. La Rocca
Ruvolo);
2)Rifondare l’assistenza sanitaria nel territorio attraverso una maggiore qualificazione del Presidio Territoriale di
Assistenza con tipologia Strutturale peraltro già individuato a Noto;
3) Dare impulso all’assistenza domiciliare per i malati con multicronicità, disabili, non autosufficienti attraverso una forte integrazione socio-sanitaria;
4)Fornire ai medici di famiglia ogni strumentazione necessaria per diagnosi più severe e concludenti istituendo la cosiddetta telemedicina per mettere in contatto il medico di medicina generale con lo specialista ambulatoriale od ospedaliero. ( tutto ciò per una organizzazione più esaustiva che veda una autentica integrazione “ Ospedale-territorio”
Queste cose sono già state già previste da norme nazionali e regionali che fino ad oggi sono rimaste non pienamente operative.
C’è tanto da discutere ed approfondire sugli atti di indirizzo regionali che riguardano gli interventi socio-sanitari.
Si auspica pertanto la costituzione di un ampio tavolo di discussione che coinvolga oltre che i Sindaci della zona Sud, le forze politiche di maggioranza, di opposizione ed i movimenti civici: questi ultimi potrebbero dare un contributo tecnico in gruppi tematici per meglio elaborare un documento unitario da porre all’attenzione degli Organi Istituzionali Regionali.
La partecipazione democratica è un valore unitario specie per quanto riguarda la tutela del diritto alla salute.

I riferimenti civici della salute,
Vittorio Padua
Francesca Sara Perna
Paolo Basile
Salvatore Vaccarella

23/04/2020

Ai sigg. Sindaci dei Comuni di
Avola, Noto, Pachino, Rosolini, Portopalo C.P.
Al Sig. Direttore Generale ASP 8 di Siracusa
Al sig. Assessore Regionale alla Salute
On. Ruggero Razza
Loro Sedi
Medicina del Territorio! Una scoperta o riscoperta?
E’ generico definire l’assistenza sanitaria con la semplice locuzione
“Medicina del Territorio” in quanto la tematica sanitaria di riferimento è
complessa dal punto di vista organizzativo, funzionale e professionale.
Per mie oggettive conoscenze, essendo stato un Dirigente Sociologo di una
Azienza Sanitaria locale ed ancora prima Funzionario di un Ente
Mutualistico (ante legge 833/78 ), sarebbe opportuno che la Politica
affrontasse ed approfondisse la variegata legislazione in vigore da oltre 40
anni.
La legge di riforma Sanitaria 833/78 ebbe il merito di rivoluzionare il
Sistema Sanitario Nazionale fino ad allora molto frammentato e frazionato
tra diversi Erogatori Assistenziali ( Inam, Enpas, Coldiretti, Commercianti,
Artigiani, ecc,) che erogavano assistenza sanitaria con propri regolamenti
e sostegni economici. I meno abbienti ( coloro i quali erano privi di
assistenza sanitaria perché non percettori di reddito) venivano assistiti dai
Comuni attraverso gli Enti comunali di Assistenza.Gli Enti Ospedalieri invece avevano una propria organizzazione con un

proprio consiglio di amministrazione e si sostenevano con i rimborsi
ospedalieri che venivano erogati dalle cosiddette Casse Mutue in caso di
ricoveri dei propri assistiti.
Da ciò si evince che la Riforma del 1978 rappresentò una rivoluzione
copernicana in tema sanitario in quanto rese uniforme l’assistenza
sanitaria per tutti i cittadini a prescindere dall’ente mutualistico di
assistenza prevedendo ed attuando le Unità Sanitarie locali che agivano ed
erogavano assistenza per competenze territoriali ben definite attraverso
gli Ospedali ed attraverso i Distretti sanitari che avevano la funzione di
assistere i cittadini nel territorio ( ambulatori di medicina generica,
ambulatori specialistici ambulatoriali ).
Ci si chiede a questo punto per quali motivi il Sistema sanitario non sia
riuscito a soddisfare pienamente la domanda/ offerta sanitaria e per quali
motivi siano emerse criticità di sistema.
1) La prima criticità è rappresentata da uno squilibrato sistema di
finanziamento del servizio sanitario nazionale alle Regioni che dalla
sua istituzione nel 1970 ha competenze legislative concorrenti in
tema sanitario;
2) I medici di medicina generale ( medici di famiglia ) che ante-riforma
venivano retribuiti a prestazioni da parte delle Mutue ( retribuzione
con tariffa fissa ogni qualvolta si visitava un assistito ), con il S.S.N.
vengono retribuiti con quota capitaria ( retribuzione fissa per ogni
assistito in carico a prescindere se effettuino o non effettuino visite).
3) Il rapporto professionale dei medici di medicina generale si
trasformava così da rapporto libero-professionale a rapporto di
para-subordinazione che molto probabilmente ha contribuito a
disincentivare l’ attività professionale;

4) Il medico di medicina generica si è trasformato il più delle volte in
semplice prescrittore di farmaci allorchè l’assistito si rivolge a lui
dopo avere effettuato una visita specialistica ;
5) Ne consegue pertanto che il medico di medicina generale è stato
lasciato ai margini dei contesti sanitari e quasi nullo è il suo rapporto
con i servizi ospedalieri.
Che fare allora? Sarebbe più che opportuno per intanto:
1) Attuare con modalità più pianificate ed organizzate le normative
nazionali e regionali che hanno previsto e prevedono la interazione tra la medicina del territorio ed i servizi sanitari erogati dagli Ospedali,

2) Definire i processi ed il target assistenziale della medicina
territoriale attraverso la istituzione delle cosiddette Aggregazioni
Funzionali territoriali e delle Unità complesse di cure primarie
(già previste da normativa regionale e nazionale ) acchè si abbia
una interattività funzionale con gli specialisti ambulatoriali e con
gli specialisti ospedalieri, nel momento in cui un utente viene dimesso dalla “ corsia di ricovero” ed ha bisogno di essere assistito per il suo decorso convalescenziale post-acuzie;
3) Istituire corsi di aggiornamento professionale obbligatori per i
medici di medicina di medicina generale anche attraverso la
frequenza pratica delle “corsie” ospedaliere al fine di fare
acquisire ogni protocollo terapeutico propedeutico per una assistenza più qualificata;
4) Una maggiore qualificazione professionale ed aggiornamento
didattico dei medici di medicina generale ridurrebbe il ricorso ai
Pronti Soccorso Ospedalieri che attualmente sono oberati da
prestazioni in codice bianco e verde;
5) Si ridurrebbero altresì le liste di attesa per visite specialistiche, a
volte improprie, a causa di una deresponsabilizzazione funzionale
e professionale dei medici di medicina generale;

6) Dare maggior impulso ai Distretti Sanitari e socio-sanitari
semplicemente attuando le normative correnti;
In conclusione:
Il Legislatore e le Istituzioni in genere dovrebbero ri-pensare ed
attuare a termini della legislazione vigente:
a) Un Modello sanitario che implementi e qualifichi al meglio una diversa funzionalizzazione della reteospedaliera differenziandone le funzioni specie per quegli Ospedali
viciniori l’uno con l’altro ( vedasi a tal proposito l’Ospedale
unico di Avola/Noto);
b) Prevedere analisi socio-metriche e statistiche sanitarie per
misurare i bisogni espressi dai Cittadini monitorando la simmetria tra la domanda espressa/inespressa e l’offerta sanitaria;
c) Fare assumere al Distretto sanitario competenze più specifiche
che vedano la Struttura extra ospedaliera fonte di una
espressività funzionale ed organica ancor più efficace/efficiente (assistenza ai disabili, agli anziani, ai
soggetti fragili, ecc.);
d) Orientare la spesa sanitaria per implementare il Servizio
pubblico rispetto a quello privato accreditato che, in molti casi,
risulta eccessivamente sbilanciato a favore dei secondi;
Le risorse economiche pertanto vanno razionalizzate ed organizzate al meglio, eliminando sprechi e frammentazioni assistenziali che nuocciono alla
collettività ed al Governo pubblico in termini finanziari ed assistenziali.
Attuare i processi testè citati rappresenta “ l’uovo di colombo” o ancor meglio governare “ l’ovvietà”.

Vittorio Padua

Già dirigente Sociologo ASP 8 di Siracusa
Anche quale Riferimento Civico della Salute ASP 8
Zona Sud Provincia di Siracusa

Inviato da smartphone Samsung Galaxy.

17/04/2020

Alcune Riflessioni socio-antropologiche!!
Scrittori, giornalisti, Personalità Istituzionali riflettono sul dopo Covid19 affermando
all’unisono “ Non sarà come prima”
Cosa significa? Quale il suo significato sociale?
Cerchiamo di approfondire concettualmente l’esegesi di una frase dirompente, forte,
significativa!
Se andiamo a rileggere la storia della Sociologia a partire dal diciottesimo secolo il
fenomeno sociale è stato sempre oggetto di riflessioni ed approfondimenti circa la
evoluzione.
Darwin descriveva la evoluzione sociale delle specie animali, Durkeim descriveva i
fenomeni sociali soffermandosi sulla crisi delle Società affermando che se la coscienza
individuale prevale sulla coscienza collettiva si andrebbe verso uno Stato cosiddetto
anomico ( senza regole) ricadente in negativo sulla cosiddetta coesione sociale, Max
Weber si soffermava invece sul carattere del Capitalismo moderno nel razionalismp
economico, concepito come l’aspetto economico di un più generale processo di
razionalizzazione, che comportava l’organizzazione razionale della Impresa , la
tendenza razionale al profitto sulla base del calcolo del capitale, la redazione di bilanci
preventivi e consuntivi, l’esistenza di un libero mercato, ecc.
Fatte queste brevi e succinte premesse ci si domanda se l’egoismo umano sarà ancora
immanente anche dopo questa tragica Pandemia.
Sarà in grado la Politica di rivedere i suoi paradigmi fino ad oggi molto approssimativi,
tendenzialmente populisti?
La Pandemia dovrebbe obbligarci ad un cambio di passo radicale per quanto concerne
uno sviluppo economico, sociale, sanitario, scolastico più aderente ai veri bisogni della
Società.
La Comunità! In questa parola si racchiude il concetto di Popolo con i suoi interessi
primari, con i suoi bisogni socio-assistenziali.
Soffermiamoci ad analizzare, per intanto, il concetto di Diritto alla salute, uno dei
cardini forti della nostra Costituzione!
La tragedia che stiamo vivendo tutti ( ricchi e poveri ) ci impone di approfondire il
tema in quanto ha rivelato la fragilità del Sistema che , benchè abbia retto con estrema
difficoltà e forte criticità non è stato però in grado di fornire risposte forti nei confronti
di una così terrificante Pandemia!
Fino ad oggi infatti si è privilegiato guardare soltanto agli Ospedali quali riferimenti di
salute per i Cittadini e si è tralasciato di parlare della Medicina del Territorio, oggi
riscoperta tout court dagli scienziati e da clinici illustri che coralmente si alternano
nelle varie trasmissioni televisive per comunicare le loro opinioni e saperi scientifici.
Bisognerebbe ridare centralità e strumenti adeguati ai Servizi di Prevenzione, alle cure
primarie, alle cure integrate ( Integrazione socio-sanitaria e territorio/ ospedale ).
In altri termini, bisognerebbe investire risorse umane e finanziarie, in aggiunta al
potenziamento di Strutture Ospedaliere specializzate per garantire al meglio la
emergenza/urgenza, per costruire una filiera che parta dalla Prevenzione in una ottica
di massima integrazione con le Aziende Ospedaliere.
Tutto ciò per dedicarci anche agli ammalati di “altro” e cioè a tutti coloro che sono
affetti da malattie croniche, ai cardiopatici, ai diabetici, agli oncologici, ecc. Il mancato governo del Territorio ha determinato la saturazione dei posti letto
ospedalieri con la necessità di trattenere sul territorio pazienti che, in altre circostanze,
avrebbero dovuto essere messi in sicurezza mediante ricovero.
Erroneo “mischiare” gli ammalati infetti nei cosiddetti Ospedali “generalisti”.
Occorre ripensare ad una organizzazione delle reti di cure primarie e di prossimità, alle
strutture intermedie,, all’assistenza domiciliare.
Si impone a questo punto una riflessione circa il concetto di “ appropriatezza” delle
cure e “ l’accreditamento” delle Strutture sanitarie e socio-sanitarie “ terze” rispetto a
quelle del Sistema Pubblico.
Circa “ l’accreditamento” è necessario soffermarsi a riflettere sulle modalità di
intervento/assistenza pubblica minoritaria rispetto a quella “ privata”.
Con i tagli finanziari alla Sanità la maggioranza dei servizi semiresidenziali e
residenziali e di Assistenza domiciliare integrata sono svolti da organizzazioni (società
e cooperative ) del privato sociale o private.
Tutto ciò non ha del tutto garantito una adeguata qualità dei servizi poiché i fornitori
dei servizi spesso riducevano nel tempo le prestazioni in base di logiche interne
d’efficienza o di margini di profitto.
Se la Sanità Pubblica non recupera una capacità di governance e di controllo dei servizi
forniti da soggetti terzi “esterni” rischia di essere ancora una volta fallimentare così
come è stato dimostrato dai casi di morte nelle cosiddette R.S.A.
Che fare allora? Le Istituzioni Pubbliche dovranno ripensare, correggendolo, il Sistema
sanitario attuando almeno ciò che è stato scritto e decretato ma, ahimè, rimasto soltanto
una semplice “ dichiarazione d’intenti”.
Penso ad esempio al Piano Nazionale delle Cronicità concertato con la Conferenza
delle Regioni;
penso al D.L.vo 502/92 che ridisegnava e modificava alcuni aspetti della legge 833/78;
penso alla Legge Balduzzi che, all’art 1, precisava l’importanza di attenzionare la
medicina del territorio;
penso alla mia Regione Siciliana la quale aveva ben descritto i processi attuativi dei
servizi sanitari territoriali nella L.r. 5/2009;
penso ai vari decreti dell’assessorato regionale alla salute della Regione Siciliana i
quali indicavano modalità e termini dei Presidi Territoriali di Assistenza e la loro
integrazione con i servizi socio-sanitari;
penso alla non istituzione ( benchè prevista nel Decreto assessoriale del Febbraio 2015
) delle aggregazioni funzionali territoriali ed alle U.U.C.C.P. ( Unità complesse di cure
primarie ).
E tanto altro ancora……….!!!!!!
Sarebbe auspicabile già da ora programmare e pianificare metodi di lavoro e tavoli
tecnici a livello di Comunità locali, unitamente alle Organizzazioni sindacali, civiche
e perché no, anche con i rappresentanti dei Partiti di governo e di opposizione, per
elaborare piani di programma finalizzati a suggerimenti e proposte agli Organi diGoverno Regionali.
Vittorio Padua
Riferimento civico della Salute

09/04/2020

Le terribili conseguenze che stiamo subendo a causa del Covid 19 mettendo a rischio la nostra salute impongono una riflessione approfondita relativamente ad una rivisitazione del Sistema Sanitario in ogni suo aspetto. Abbiamo potuto constatare sulla nostra pelle quanto fragile si è dimostrata la organizzazione sanitaria per quanto concerne l’assistenza sanitaria ospedaliera che, senza il supporto della medicina territoriale, ha mostrato i suoi limiti e le sue deficienze . Il modello ospedalcentrico, da solo, non riesce a garantire salute ed assistenza a cittadini. Oggi finalmente si riscopre , a detta degli scienziati clinici , la funzione di una assistenza territoriale che possa essere di supporto alla medicina ospedaliera. Due variabili integrate che se non attuate riducono il processo assistenziale ! Eppure quel modello di sanità ( implementazione dei presidi territoriali di assistenza) era già stato scritto, con dovizia di particolari , nei numerosi provvedimenti legislativi nazionali e regionali ! Purtuttavia quel modello integrato non ha visto luce nel suo complesso considerando quel processo innovativo quasi un optional , un supplemento , sopportato , marginale. Eppure i servizi territoriali assolverebbero ad una complessità di funzioni assistenziali, non ultimi quelli dell’assistenza domiciliare ai soggetti deboli , agli anziani , ai disabili. Malattie non acute ma croniche potrebbero essere curate attraverso una rete ambulatoriale specialistica di concerto con i medici di medicina generale ( aggregazioni funzionali territoriali), attraverso le unità complesse di cure primarie , ecc, alleggerendo i pronti soccorso e riducendo i ricoveri impropri. Eppure se leggiamo i protocolli prodotti dagli atti legislativi ed atti di indirizzo emanati dai legislatori ( ministero della Salute ed assessorato regionale alla salute) tutto ciò è previsto ! Non si comprende come mai la tematica riguardante i servizi sanitari territoriali siano stati messi all’angolo quasi fossero i figli di un Dio minore. È prevalsa invece una politica sanitaria asimmetrica e riduttiva Le criticità in cui si trovano gli ospedali a governare l’attuale pandemia hanno finalmente dimostrato la opportunità di una riformulazione di tutto il servizio sanitario regionale e nazionale! Non ci sarà più l’abitudine di navigare a vista e con approssimazione! È giunta l’ora di programmare seriamente un modello sanitario più efficiente e più rispondente ai bisogni dei cittadini. La politica si affidi, così come sta facendo in questi mesi , agli scienziati Sanitari . Si smetta a ti**re a campare con il facile “ fai da te”. Se vogliamo il bene collettivo non solo a parole , si potenzi la Sanità Pubblica e si dia meno alla Sanità privata . In questa disgraziata situazione di emergenza l’assistenza è stata fornita dai medici ed infermieri pubblici che sebbene operino in situazioni di disagio stanno permettendo a tanti cittadini di essere assistiti . Facciamo tesoro degli errori commessi in questi anni per adeguare le nostre strutture sanitarie pubbliche agli standards relativi alla efficienza/efficacia /qualità. Solo così potremmo meglio attuare un welfare così come era stato concepito e disegnato per grandi linee dai nostri Padri costituenti!

Indirizzo

Syracuse

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Rete Salute zona Sud di Siracusa pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Condividi