13/01/2026
Per molti anni, il peso corporeo è stato valutato principalmente attraverso l’Indice di Massa Corporea (IMC), che si calcola dividendo il peso (in kg) per l’altezza moltiplicata per sé stessa.
Oggi però sappiamo che l’IMC da solo non basta più. Non tiene conto, ad esempio, delle differenze tra le etnie: alcune popolazioni, come quelle asiatiche o mediorientali, possono essere a rischio di sovrappeso e obesità anche con un IMC più basso di quello considerato di rischio per europei e americani.
Al contrario, alcune persone con molta massa muscolare, come gli atleti, possono avere un IMC elevato senza avere un eccesso di grasso.
Per questo motivo, una commissione di esperti a livello internazionale (Lancet Diabetes Endocrinol 2025) ha aggiornato i criteri diagnostici introducendo il concetto di obesità clinica.
Secondo questo nuovo approccio, l’IMC va integrato con altre valutazioni per confermare la reale presenza di grasso in eccesso.
Si utilizzano, ad esempio, misurazioni antropometriche come la circonferenza vita, il rapporto vita-fianchi e il rapporto vita/altezza, utili per stimare il rischio associato al grasso addominale.
Oppure si ricorre a tecnologie come la BIA (impedenziometria), che stima la composizione corporea in base alla resistenza che i tessuti oppongono al passaggio di una leggera corrente elettrica.
Una valutazione più accurata della quantità e distribuzione del grasso corporeo consente, oggi, di distinguere tra due condizioni diverse:
🔎obesità preclinica, quando c’è un eccesso di grasso, ma non sono ancora presenti patologie associate. È importante monitorare e intervenire precocemente per prevenire complicazioni;
🔎obesità clinica, quando il tessuto adiposo non riesce più a contenere l’eccesso calorico e il grasso si accumula anche in organi interni come fegato, pancreas, cuore e vasi sanguigni.