HISTOLAB

HISTOLAB MEDICINA DELLA RIPRODUZIONE DI LABORATORIO FERTILITA'
V.TEVERE 29/31 96100 SIRACUSATel fax 0931 69240 cell.3287653176
MAIL histolab.sr@gmail.com Arch. Sic.

STAFF

Curriculum Direttore
CURRICULUM VITAE dott.Claudio Castobello

C.V CLAUDIO CASTOBELLO MD
Nato a Siracusa Telefoni 0931 69240 - 0931 724088 -3351493591
E mail: claudiocastobello@gmail.com
PERCORSO SCOLASTICO
Specializzazione in Medicina della Riproduzione
Conseguita pressol’Universita’ degli studi di Padova ANNO 2011
Specializzazione in Anatomia ed Istologia Patologica
conseguita presso Universita’ degli studi di Messina ANNO 1986
Laurea in Medicina e Chirurgia
conseguita presso la facolta’ di Medicina e Chirurgia dell’universita’ degli studi di Catania ESPERIENZE FORMATIVE

Stage e tirocinio pratico formativo dal 1979 al 1982 presso Istituto di Anatomia ed Istologia Patologica
Universita’ di Catania
Direttore Prof Paolo Barone

Stage e tirocinio pratico formativo dal 1983 al 1985 presso Universita’ degli studi di Catania
II Cattedra Anatomia patologica
Incaricato in Cidodiagnostica Cervico –Vaginale
Progetto Nazionale 30 ORE PER LA VITA
Dal 2001 al 2003

Master Nazionale in Colposcopia diagnostica ed operativa del tratto basso genitale femminile e maschile
S.I.O.G ( Società Italiana di Oncologia Ginecologica )


Presidente Provinciale
Lega Italiana per la Lotta Contro i Tumori LILT NAZIONALE
Provincia di Siracusa
Dal 2004 ad oggi

ESPERIENZE LAVORATIVE
Docenza presso A.N.S.I associazione nazionle scuola italiana anno scolastico 1985 e 1986
Disciplina di insegnamento Igiene

Consulente Anatomo-Istologo anno 1985 Istituto di diagnostica per immagini “Aretusa”

Consulente Settore Anatomia Patologica e Citopatologia U.S.L 18 Nicosia anno 1986

Borsa di studio Regione Sicilia Osservatorio epidemiologico Regionale Assessorato Sanita’
Lega tumori Sezione Prov.le Siracusa “ Studio epidemiologico sui tumori nella Provincia di Siracusa”

Titolare Borsa Progetto obiettivo “ studio ,cura ,prevenzione e riabilitazione delle affezioni neoplastiche
USL 26

Incarico ottomestarale Servizio di Anatomia Patologica U.S .L 26 Siracusa anno 1989

Consulente di citodiagnostica Lega italiana per la lotta contro i tumori campagna
” trenta ore per la vita” anno 2000-2003

Assistente di ruolo Ospedale umberto I° Siracusa dal 1990 servizio anatomia ed istologia patologica

Dirigente di ruolo I ° LIVELLO Ospedale Umbero I° dal 1993 Al 30 .3.2004
Unita’ operativa Anatomia ed Istologia Patologica

Direttore Unita’ Operativa complessa di Anatomia Patologica dal 1.04 2004 ad oggi
Azienda Ospedaliera Umberto I° di Siracusa

Direttore Centro di Fertilita’ e di Medicina della Riproduzione “Histolab Studio di Diagnostica di medicina di laboratorio dal 1996 ad Oggi


























ALTRE INFORMAZIONI “ ATTIVITA’ DIDATTICA E DI RICERCA”


RESPONSABILE PROGRAMMA TRIENNALE
“ Utilita’ della Radioterapia dopo chirurgia allargata nelle forme a rischio di cervico carcinoma “
DIR.NAZIONALE PROF.Gasparri Universita’ di Firenze

PROGETTO BIENNALE REGIONALE “ Sullo studio dei tumori ovarici”
Dir.Reg.Prof.Di Leo.Universita’ di Catania

PROGETTO DI RICERCA “Studio delle complicanze nel trattamento del cervico carcinoma”
STUDIO BIENNALE Universita’ di Torino

INCARICO RESPONSABILE PROGETTO FINALIZZATO REGIONALE OER “ SULLA FATTIBILITA’DI UN REGISTRO TUMORI DI POPOLAZIONE NELLA PROVINCIA DI SIRACUSA “

DOCENZA A.N.S.I (associazione nazionale scuola italiana anno scolastico 1985 e 1986
Disciplina di insegnamento Igiene)


DIREZIONE SCIENTIFICA PROGRAMMA REGIONALE “ Risk Management “Linea di intervento 4.1.1.1 – Programma n.102 – CUP G33F11000040004 - finanziato dall’Assessorato delle Attività Produttive della Regione Sicilia





PARTECIPAZIONE IN QUALITA’ DI RELATORE E COMUNICAZIONI

Istochimica delle mucine nel tubo digerente
Attualita’ in tema di ulcera peptica
Rara complicanza di un carcinoma primitivo del fegato
Le Chlamidiosi a trasmissione diretta nella patologia umana
Su un caso di pseudoermafroditismo maschile del tipo femminilizzazione testicolare
Sulla sindrome di morris
Su un caso di dito soprannumerario
Ruolo dei fattori esogeni nel determinismo del carcinoma della cervice
Ruolo della L.i.l.t in Sicilia
La prevenzione del Carcinoma della mammella dall’anticipazione diagnostica al percorso terapeutico. PUBBLICAZIONE EDITE A STAMPA

Elenco Pubblicazioni Scientifiche ( aggiornato all’anno 1995)
Dott. Claudio Castobello
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1) Modificazioni Morfologiche ed Istochimiche dello Stroma Mammario in Rapporto allo Sviluppo ed alla Attività Funzionale. Me.Ch. Vol. XXVI-Ac.Ch. 1 -1985.
2) Indagine Statistica sulla Incidenza delle Neoplasie Rilevate nell'Ospedale Provinciale Umberto I Di Siracusa. Acta Chirurg. Medit. 1985,1:33-42
3) Valutazione Clinico Statistica sulla Incidenza del Carcinoma della Portio nel Quinquennio 1978 - 1982. Acta Chir. Medit. 1985,1 :25-32.
4) In Merito Al Cervico-Carcinoma: Il più Frequente Riscontro delle Forme non Invasive in Età Giovanile Impone una Diagnosi Sempre Più Precoce. Boll. Istituto Tumori. Napoli Vol. # # N.3:189-194.1985.
5) Reperti Citologici Cervico-Vaginali nelle Portatrici di IUD.S Studio Controllato Ed Osservazioni Preliminari. Antol. Medica. Italiana Vol VII.1987 1:7.
6) Le Lesioni Intraepiteliali della Cervice Uterina Umana: Ruolo dei Fattori Esogeni. Medit., 1985, 1:1135.
7) Il Carcinoma della Mammella nell'Uomo: Revisione di 35 casi. Giornale Italiano di Patologia e Scienze Affini Vol. # # . 2. 81: 1985.
8) Alterazioni Morfologiche nella Osteonecrosi Idiopatica della Testa del Femore. Antologia Medica Italiana Vol. VI 1:10 1986.
9) Contributo Istopatologico ed Epidemiologico sul Cancro della Mammella Femminile nell'Area di Catania. Antologia Medica Italiana. VI 1986.
10) Distribuzione del Melanoma sul Mantello Cutaneo: Contributo Statistico. Med. Ital. Vol VI.1986
11) Schwannoma Melanocitico: Descrizione di un Caso e Considerazioni Anatomo-Cliniche. Folia Oncologica, 9, 342, 1986.
12) Flogosi Cervico-Vaginali nelle Portatrici di Dispositivi Intrauterini. Acta. Chir. Medit. Vol. 1, N.6, 1147, 1985.
13) Il Rabdomioma Congenito del Cuore. Folia Oncologica, 9, 172, 1986.
14) Valutazione Citologica delle Infezioni da Papovavirus della Cervice Uterina. Vol VI, 1986.
15) Su un Caso di Angiomiolipoma del Rene. Giornale Italiano di Oncologia. Vol VI N.3 1986: 105.
16) Variazioni Stagionali dell'Infezione da Trichomonas Vaginalis nella Donna. Quaderni Di Clinica Ostetrica e Ginecologica. XLI: 1.1986
17) L'utilizzo della Ciclopiroxolamina nella Terapia delle Infezioni Vulvari e Vaginali: Valutazione dell'Attività Terapeutica. VI. 1986.
18) I Tumori Misti Mesodermici dell'Ovaio: Contributo Casistico
Antol. Meds. VI. 1986.
19) Trattamento delle Distrofie Cervico-Vaginali con Ovuli di Triticum Vulgare ed Etere Glicoletilenmonofenolico. Medicina Oggi Vol.3 N.1:1987.
20) Frequenza delle Micosi nelle Infezioni Cervico-Vaginali e loro Incidenza in Relazione allo Stato Ormonale della Donna. VII. 1986.
21) Valutazione dell'Incidenza del Trichomonas Vaginalis nelle Affezioni Cervico-Vaginali –Acute, Subacute ed Asintomatiche. Acta Chirurgica. 1985:1. 1141.
22) Radio-Hypertermia For Subcutaneous Metastatis of Hemangio Pericytoma of The Mediastinum: Casereport. Tumori, 74:485-488.1988. DATA ………………………. IN FEDE ………

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15/10/2016

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La valutazione della riserva ovaricaIndagine fondamentale per la diagnosi e la terapia dell’infertilità femminileAd oggi...
08/10/2016

La valutazione della riserva ovarica
Indagine fondamentale per la diagnosi e la terapia dell’infertilità femminile
Ad oggi, escludendo le condizioni di sterilità assoluta, non esistono indici universalmente riconosciuti che valutano il grado di fertilità ovulatoria; è invece possibile, grazie ad alcune indagini ecografiche e di laboratorio, ottenere informazioni, con buona approssimazione, sulla riserva ovarica cioè il probabile stato di fertilità e sulla previsione di risposta ai trattamenti farmacologici di stimolazione dell’ovulazione.
Per riserva ovarica si intende il patrimonio follicolare, e quindi ovocitario, presente in un determinato momento della vita di una donna.
- il dosaggio dei livelli di FSH tra il 2° ed il 5° giorno del ciclo mestruale rappresenta ad oggi un test obsoleto ma che può ancora rappresentare una spia per ulteriori approfondimenti;
- il dosaggio dell’AMH è senza dubbio un ottimo indice della riserva ovarica di una donna, tuttavia non essendoci univocità di lettura nei vari laboratori, richiede un’attenta valutazione da parte del medico che lo prescrive;
- la conta dei follicoli antrali ed il calcolo del volume ovarico nei primi giorni del ciclo mestruale è anch’esso di ottimo ausilio per la valutazione della riserva ovarica, è facile da eseguire, poco costoso e ripetibile.
Nessuno dei tre test da solo è in grado di definire in modo univoco la fertilità di una donna; ognuno di essi va ragionato ed interpretato sulla base della storia clinica della donna

  Le cellule riproduttive femminili (ovociti), a differenza di quelle maschili (spermatozoi), vengono prodotte prima del...
06/10/2016


Le cellule riproduttive femminili (ovociti), a differenza di quelle maschili (spermatozoi), vengono prodotte prima della nascita, durante lo sviluppo degli organi genitali.
Nel corso della vita questa "riserva" si riduce poi progressivamente mensilmente fino ad esaurirsi del tutto (menopausa). Ogni donna nasce con 1-2 milioni di follicoli e alla pubertà ne rimangono 500.000. Solo 500 di questi escono dall’ovaio e gli altri si distruggono.
Il sistema riproduttivo femminile dipende dal ciclico reclutamento follicolare, dalla selezione di un unico follicolo dominante, dall’ovulazione e dalla formazione del corpo luteo. Se la fecondazione e di conseguenza l’impianto non avvengono, il corpo luteo scompare, l’endometrio si sfalda e compare la mestruazione.
Dalla pubertà alla menopausa, circa ogni mese, quindi, il corpo femminile si prepara ad un’eventuale gravidanza. Se questa non avviene, compare una nuova mestruazione. Il ciclo mestruale ha una durata variabile tra i 21 e i 35 giorni. Mediamente è di 28 giorni, ma nell’adolescente può essere spesso irregolare.
Dal secondo giorno dall’inizio delle mestruazioni, comincia la cosiddetta fase follicolare: i follicoli che portano a maturazione la cellula uovo si attivano nuovamente, sia per far maturare l’ovocita sia per provvedere alla sintesi degli ormoni (estrogeni e progesterone) necessari per ricostituire l’endometrio.
Intorno al 14° giorno avviene invece l’ovulazione, momento in cui possono avvenire la fecondazione e il concepimento. Il periodo fertile dura circa due giorni (durata in vita della cellula uovo).
Gli spermatozoi sopravvivono invece nel corpo femminile molto di più, anche fino a 4 giorni, per cui un rapporto sessuale avvenuto anche 3 o 4 giorni prima dell’ovulazione può portare alla fecondazione. Per tutto il periodo fertile, quindi, la fecondazione è possibile. Dopo l’uscita della cellula uovo il follicolo si trasforma nel corpo luteo, che produce progesterone, per predisporre l’utero a ricevere l’impianto della cellula uovo fecondata.
Questa fase del ciclo si chiama fase luteale o secretiva. In caso di mancata fecondazione l’uovo viene espulso con la mestruazione. La perfetta sincronia della fisiologia femminile è peraltro continuamente minacciata da insulti o da difetti ad esempio patologie endocrine ovariche od extraovariche che possono ad esempio inficiare l’ovulazione rendendo pertanto la donna infertile o subfertile.
Con l’aumentare dell’età, nella donna si verifica non solo una progressiva riduzione del patrimonio follicolare ma anche un aumento percentuale di ovociti con alterazioni cromosomiche, che mensilmente vengono messi a disposizione dell’ovaio stesso.
Anche l’utero subisce un deterioramento funzionale che riduce la capacità dell’endometrio di interagire con l’embrione e favorisce la possibilità di aborti spontanei; inoltre si registra un incremento dell’incidenza di patologie quali endometriosi e fibromi che ulteriormente riducono la fertilità.

L’infertilità femminile, responsabile del 35-40% dell’infertilità di coppia, può dipendere dadiverse cause:
• alterazioni ormonali
• alterazioni tubariche
• patologie uterine
• età della paziente
• malattie sistemiche o genetiche.
In alcuni casi può derivare dall’impossibilità di avere rapporti sessuali per vaginismo, disturbo sessuale che si manifesta a livello fisico-psico-somatico rendendo difficoltosi i rapporti sessuali.
Fattore ormonale: l’età fertile della donna è caratterizzata da fluttuazioni ormonali periodiche che regolano il ciclo mestruale e conseguentemente la fertilità. Ogni mese infatti si deve verificare la crescita e la selezione di un follicolo ovarico con l’ovulazione che avviene tra il 12° e il 14° giorno indotta da adeguati livelli ormonali. La sindrome dell’ovaio policistico (PCOS), i disordini tiroidei o una ridotta riserva ovarica possono causare alterazioni del ciclo mestruale fino ad arrivare a quadri di anovulazione (assenza di ovulazione).
Fattore tubarico: anomalie della morfologia e della funzionalità delle tube di Falloppio. Le tube, infatti, sono gli organi che consentono l’incontro tra i gameti femminili e maschili; per fare ciò è necessaria la pervietà delle tube, l’integrità e la funzionalità della mucosa tubarica e del suo apparato muscolare per garantirne l’attività contrattile.
Le cause più frequenti di danno tubarico sono le infezioni pelviche (PID); il microorganismo più frequente e pericoloso è la Clamydia, batterio a trasmissione sessuale con un marcato tropismo tubarico. Altre cause possono essere esiti di interventi chirurgici addominali, l’endometriosi, forme congenite di malformazioni associate spesso anche a malformazioni dell’utero.
Fattore uterino: alterazioni strutturali dell’utero che interferiscono con la capacità procreativa. Le malformazioni congenite (utero setto, bicorne o subsetti uterini) o acquisite (polipi, miomi, sinechie) possono ostacolare il concepimento o essere responsabili di aborti più o meno precoci in quanto causano alterazioni della cavità uterina.
Fattore cervicale: alterazioni morfologiche (agenesia cervicale, setto cervicale, aderenze) o funzionali (densità del muco cervicale, infiammazioni) a carico della cervice uterina, che possono impedire od ostacolare la risalita degli spermatozoi nell’utero e verso le tube. Nel tessuto cervicale sono presenti anche cellule plasmatiche produttrici di anticorpi specifici, che in certe condizioni, possono ridurre la fertilità interferendo sulla migrazione e sulla vitalità degli spermatozoi.
Malattie sistemiche, fattori nutrizionali, abitudini di vita: cause ipotalamiche-ipofisarie (Sindrome di Kallmann, iperprolattinemia, ipopituitarismo, Sindrome di Cushing) diabete mellito, disordini della tiroide, malattie delle ghiandole surrenali, malattie epatiche o renali. Anche l’esposizione a sostanze tossiche quali pesticidi dell'agricoltura, solventi presenti in vernici, esposizione a metalli pesanti (mercurio, arsenico, piombo, cadmio etc.), a radiazioni e temperatura elevata possono essere pericolosi per la fertilità. I farmaci pericolosi per la fertilità sono i chemioterapici, gli immunodepressori e gli antidepressivi. Un effetto tossico sulla fertilità è stato documentato anche con l’assunzione di sostanze stupefacenti, di fumo ed alcol, diete incongrue, stress, anoressia o eccesso ponderale.
Fattore età: la capacità riproduttiva della coppia subisce un declino con l’avanzare dell’età e particolare importanza riveste l’età femminile in quanto la donna nasce con un patrimonio follicolare determinato che va incontro progressivamente ad esaurimento. La fertilità della donna subisce un primo calo significativo, anche se graduale, già intorno ai 32 anni e un secondo più rapido declino dopo i 37 anni, fino ad essere prossimo allo zero negli anni che precedono la menopausa. Questa caratteristica da un lato limita il tempo utile alla procreazione e dall’altro spiega l’aumentata incidenza di aborti spontanei del primo trimestre all’aumentare dell’età perché diminuisce anche la qualità degli ovociti.
Indispensabile nella valutazione dello stato di fertilità della donna è la visita ginecologicache prevede un’accurata raccolta della storia familiare e clinica con un attento esame obiettivo generale e dei genitali.
La diagnosi di infertilità si basa su dosaggi ormonali e indagini strumentali.
I dosaggi ormonali più frequentemente richiesti dal ginecologo sono: FSH, LH, estradiolo e prolattina da eseguire tra il 2° e il 3° giorno del ciclo mestruale ed il progesterone in 21° giornata; TSH, fT4 e AMH (ormone antimulleriano) che possono essere eseguiti indipendentemente dal ciclo.
Le indagini strumentali che più frequentemente vengono richieste sono:
• ecografia pelvica: indagine strumentale indispensabile nella valutazione della fertilità della donna in quanto permette di verificare la conta dei follicoli ovarici, il verificarsi dell’ovulazione e la presenza di eventuali lesioni dell’utero e degli annessi
• isterosalpingografia: esame radiologico scarsamente invasivo che permette una buona valutazione della morfologia e delle eventuali patologie uterine e della pervietà tubarica attraverso l’infusione di mezzo di contrasto o soluzione salina sterile mista ad aria e successiva valutazione delle scansioni radiologiche ottenute. Le informazioni sulla morfologia dell'apparato genitale femminile, ottenute mediante isterosalpingografia, permettono di tracciare una diagnosi differenziale delle possibili cause d'infertilità femminile
• isterosono/salpingografia: ecografia transva**nale con introduzione attraverso un sottile catetere di soluzione fisiologica sterile alternata ad aria in cavità uterina per visualizzarne il passaggio attraverso le salpingi valutandone così la pervietà. La dilatazione della cavità uterina consente anche una migliore definizione dei margini endometriali e delle caratteristiche della cavità stessa
• isteroscopia: tecnica endoscopica minimamente invasiva che permette di valutare la cavità uterina, la presenza di patologie endocavitarie e l’endometrio.

  Lo spermatozoo è la cellula riproduttrice dell’uomo, fondamentale per la sua fertilità, in quanto incontrandosi con l’...
06/10/2016


Lo spermatozoo è la cellula riproduttrice dell’uomo, fondamentale per la sua fertilità, in quanto incontrandosi con l’ovocita femminile da origine all’embrione.
La spermatogenesi e la produzione di testosterone sono regolati da un sistema integrato di controllo. L’ipotalamo, attraverso la secrezione pulsatile dell’ormone rilasciante le gonadotropine (GnRH), controlla la secrezione ipofisaria dell’ormone follicolo-stimolante (FSH) e dell’ormone luteinizzante (LH) i quali a loro volta stimolano il testicolo a produrre rispettivamente gli spermatozoi e il testosterone.
Il testicolo è costituito da due compartimenti distinti, anche per funzioni: quello tubulare dove si trovano le cellule di Sertoli e gli spermatozoi in diversi stadi di maturazione, e quello interstiziale con le cellule di Leydig deputate alla produzione di testosterone. La spermatogenesi è un processo complesso che culmina con la produzione degli spermatozoi maturi e ha una durata di circa 74 giorni.
Le cellule di Sertoli sono importanti per il sostentamento delle cellule della linea seminale e per la loro normale maturazione.
Gli spermatozoi da stadi più immaturi progrediscono dalla base al centro del tubulo seminifero (lume) secondo i diversi stadi di maturazione (spermatogonio, spermatocita, spermatide e spermatozoo).
Gli spermatozoi lasciano i testicoli attraverso un sistema di dotti:
• rete te**is
• epididimo
• vaso deferente
e raggiungono le vescichette seminali che, con le loro caratteristiche secrezioni, insieme alla prostata, contribuiscono alla formazione di gran parte del volume finale dell’eiaculato e fungono anche da contenitore tra un’eiaculazione e la successiva. Chiaramente una qualsiasi disfunzione o blocco della spermatogenesi o danno di queste strutture può comportare alterazioni della fertilità. Nella valutazione dello stato di fertilità dell’uomo è indispensabile la visita andrologica. Questa prevede una completa raccolta della storia clinica, familiare, lavorativa, e soprattutto andrologica e sessuale, insieme a un accurato esame obiettivo generale e dei genitali, con particolare attenzione ai testicoli.
Tra gli esami diagnostici fondamentali per l’andrologo, il primo è l’esame del liquido seminale o spermiogramma, che definisce le caratteristiche quantitative e qualitative degli spermatozoi e la potenzialità fecondante dell’uomo. Il risultato va comunque interpretato alla luce del quadro clinico dell’individuo e della coppia, considerando possibili fattori influenti quali febbre, esposizione a fonti di calore, stress ossidativo, uso di farmaci e malattie.
La diagnostica ormonale prevede il dosaggio di alcuni ormoni quali FSH, LH, Testosterone totale, cui si può aggiungere l’Inibina B, la Prolattina (PRL), l’Estradiolo (E2), l’SHBG e lo studio della funzione tiroidea (TSH ed fT4).
Inoltre, è fondamentale l'ecocolordoppler scrotale o testicolare, esame non invasivo, che permette di valutare in maniera completa tutte le caratteristiche dei testicoli, di riconoscere patologie responsabili di infertilità e di individuare patologie interferenti con la salute generale del paziente, come lesioni testicolari sospette e non palpabili. Permette inoltre di valutare l’eventuale presenza di varicocele, un’altra causa frequente di infertilità.
Bisogna ricordare, infine, che il 30% dei casi di infertilità maschile è idiopatica poichè non è possibile identificarne una causa. I fattori coinvolti possono essere esterni, quali lo stile di vita, l’alimentazione e l’inquinamento ambientale, oppure legati all'individuo, come infezioni croniche, cause genetiche non note, varicocele subclinico.

Infezione da HPV (Papilloma virus)L'HPV (Human Papilloma Virus) costituisce una famiglia composta da oltre cento varietà...
02/10/2016

Infezione da HPV (Papilloma virus)

L'HPV (Human Papilloma Virus) costituisce una famiglia composta da oltre cento varietà diverse divirus. La maggior parte degli HPV causa lesioni benigne, come le verruche che colpiscono la cute (di mani, piedi o viso) e i condilomi o papillomi che interessano le mucose genitali e orali. La maggior parte delle infezioni genitali da HPV regredisce spontaneamente. Una piccola quota invece, se non trattata, può evolvere lentamente verso una forma tumorale. Il tumore del collo dell'utero è infatti quasi sempre correlato alla presenza dell'HPV.
Che cos'è l'infezione da HPV (Papilloma virus)?
L'infezione da Papilloma virus umano ha effetti molto diversi a seconda del tipo e della famiglia a cui appartiene il ceppo virale con cui si entra in contatto. Generalmente, il virus si replica sfruttando le cellule della cute e delle mucose e promuovendone una crescita eccessiva (iperplasia) che provoca le tipiche formazioni: condilomi e papillomi della cute e delle mucose. Spesso queste escrescenze sono rivestite da uno strato di cheratina (ipercheratosi) tipica di alcune forme dell'infezione.
I tipi più pericolosi di HPV sono, tuttavia, quelli che provocano lesioni a evolutività maligna nellevie respiratorie superiori – laringe, faringe, lingua, tonsille, palato, naso - o ai genitali maschili e femminili – glande, pene, scroto per l'uomo, perineo, va**na, utero, cervice uterina per la donna.
Quali sono le cause dell'infezione da HPV (Papilloma virus)?
L'infezione genitale da Papilloma virus umano si trasmette essenzialmente attraverso i rapporti sessuali: è infatti una delle più frequenti malattie sessualmente trasmesse. È ammesso che la trasmissione possa avvenire anche con un contatto fisico, se ci sono cellule virali attive e se sono presenti lacerazioni, tagli o abrasioni nella pelle e/o mucose. Generalmente, le infezioni più pericolose delle vie respiratorie o del cavo orale si trasmettono attraverso il sesso orale, attraverso il contatto, quindi, tra la mucosa e i genitali.
Le persone che hanno un sistema immunitario particolarmente vulnerabile sono più esposte al rischio di contagio. Con frequenza decisamente inferiore, l'infezione può essere provocata, in alcuni luoghi ove si crei promiscuità (come docce pubbliche, piscine, caserme), dal contatto con superfici in precedenza utilizzate da portatori dell'infezione.
Quali sono i sintomi dell'infezione da HPV (Papilloma virus)?
I sintomi del Papilloma virus umano variano in base al tipo di infezione. Generalmente, i segni più comuni dell'infezione sono le verruche comuni,plantari,genitali.
Le verruche genitali (definite condilomi) possono essere localizzate sui genitali esterni, all'interno della va**na, intorno o dentro l'ano e sul perineo (la regione cutanea posta tra la v***a e l'ano). Queste lesioni si manifestano come piccole escrescenze, a volte disposte a grappolo, dalla forma che ricorda quella di un cavolfiore. In altri casi le lesioni sono piatte e tendono a sovrapporsi.
La maggior parte delle lesioni causate da HPV sono asintomatiche, ma in alcuni casi, le verruche possono provocare fastidio, prurito o disagio. I ceppi di HPV che provocano il cancro nelle zone genitali, non si manifestano invece attraverso i condilomi, ma con modificazioni asintomatiche a carico delle mucose genitali (tipicamente del collo uterino).
Come prevenire l'infezione da HPV (Papilloma virus)?
Per evitare l'infezione da HPV è importante ricordare alcune semplici regole. Se si frequentano spazi comuni, come spogliatoi o piscine, mantenere i piedi puliti e asciutti e indossare sempre scarpe o ciabattine.
Per evitare la diffusione di verruche dalle mani alla bocca è necessario non mangiarsi le unghie.
La trasmissione dei condilomi genitali si può ridurre, diminuendo i rapporti a rischio, promiscui od occasionali e utilizzando sempre il pr********vo (che permette di neutralizzare, se non tutte, le più frequenti modalità di contagio). È importante inoltre curare l'igiene personale.
Le donne sessualmente attive devono sottoporsi periodicamente alla visita ginecologica e al Pap Test, meglio se abbinato alla ricerca del DNA virale.
Da alcuni anni esiste in commercio un vaccino che protegge la cervice uterina dai ceppi più pericolosi di HPV. Studi scientifici ne hanno promosso la somministrazione alla popolazione adolescente di entrambi i sessi, per ridurre il rischio di contagio. Recenti studi sembrerebbero validare l'utilizzo del vaccino anche alla popolazione adulta o già infettata dal virus stesso.
Diagnosi
La diagnosi clinica di infezione da HPV viene eseguita dal medico che rileva la presenza delle tipiche lesioni.
La diagnosi delle alterazioni citologiche e/o istologiche (ossia delle cellule o dei tessuti) provocate dai ceppi di HPV potenzialmente oncogeni, viene invece ottenuta attraverso l'esecuzione del Pap Test o di test appositi per la rilevazione del DNA virale. Se necessario, si effettuano biopsie mirate a carico delle mucose genitali, sotto il controllo di un particolare strumento (il colposcopio) che permette la visualizzazione ingrandita dei tessuti esaminati.
Trattamenti
È possibile che le lesioni causate da HPV guariscano spontaneamente senza alcun trattamento. È bene sapere però che, anche quando le verruche scompaiono, il virus può essere ancora presentenell'organismo umano.
Le verruche cutanee possono essere trattate con soluzioni topiche a base di acido salicilico oacido tricloroacetico o con creme ad azione antivirale, oppure essere rimosse con trattamenti chirurgici locali (diatermocoagulazione, laser terapia, crioterapia).
I condilomi genitali vengono generalmente vaporizzati attraverso la diatermocoagulazione o i trattamenti laser.
Le lesioni precancerose della cervice uterina, vengono asportate con asportazioni parziali del collo dell'utero, permettendo alla donna di mantenere inalterate le capacità riproduttive.
Web editing : Md Claudio Castobello

DAL PAP TEST ALL'HPV -DNA test Su base mondiale, il cancro della cervice uterina è la seconda forma più diffusa di neopl...
16/04/2016

DAL PAP TEST ALL'HPV -DNA test

Su base mondiale, il cancro della cervice uterina è la seconda forma più diffusa di neoplasia maligna tra le donne e colpisce circa 500.000 soggetti l’anno. In Italia, si registrano circa 3000 - 3400 nuovi casi di cancro della cervice uterina l’anno. Si tratta del tumore più importante, tra quelli che colpiscono le donne, dopo quello del colon, della mammella, del polmone e del corpo dell’utero.
E’ oramai accertato scientificamente che il cancro della cervice è causato da un virus chiamato Papillomavirus Umano, o HPV (Human Papilloma Virus).
L'HPV è un virus comune che infetta la pelle e le mucose e se ne conoscono numerose varianti, circa 150, una buona parte delle quali (circa 30) risulta sessualmente trasmissibile: tra queste, la variante 16 e la 18 sono responsabili di oltre il 70% dei casi di cervicocarcinoma.
Nella pratica clinica si parla generalmente di varianti a “basso rischio” (circa 12 sottotipi di HPV) responsabili della insorgenza dei cosiddetti condilomi; e varianti ad “alto rischio” (circa 15 altri sottotitpi virali di HPV) che possono indurre il cancro alla cervice uterina.
Evoluzione del cancro della cervice: dall’infezione HPV allo sviluppo del cancro
Si stima che l'80 per cento delle donne (e il 50 per cento della popolazione sessualmente attiva) contragga uno o più tipi di HPV nel corso della propria vita.
L’introduzione del PAP-test ha contribuito a ridurre il numero di casi in modo significativo ed è opinione comune, in ambito scientifico, che l’incidenza del cancro alla cervice potrebbe essere ulteriormente ridotta con l’utilizzo di nuovi vaccini unitamente alla prassi continuativa dello striscio cervicale e del “DNAtest HPV”.L’obiettivo della presente relazione è illustrare l’efficacia dell’applicazione di una nuova strategia di screening, basata sul test HPV-DNA HC2 (Hybrid Capture 2) come test di screening primario, in termini di accettabilità di un test molecolare di ricerca dell'infezione, di nuovi modelli organizzativi e di costi. Fino a poco tempo fa l'unico metodo di screening era il Pap-test, esame citologico su striscio che consente di identificare le lesioni precancerose e di intervenire prima che evolvano in carcinoma conclamato. Consiste nella raccolta di cellule dalla mucosa della cervice uterina che vengono poi strisciate su un vetrino e analizzate al microscopio. Viene raccomandato a tutte le donne a partire dai 25 anni di età, con cadenza regolare fino all’età di 65 anni.
Negli ultimi 50 anni il Pap-test ha consentito una riduzione del 50% dell'incidenza e della mortalità del tumore del collo dell'utero, evidenziando una sensibilità di circa il 50% nella identificazione delle lesioni lesioni preinvasive di grado elevato o di cervico-carcinoma invasivo (CIN2 o +)¹
Allo scopo di evitare importanti punti deboli di questa metodica (bassa copertura, ridotta sensibilità e quindi elevata incidenza di falsi negativi, ecc.) ha diretto l’attenzione dei ricercatori verso nuovi marcatori biomolecolari che dimostrassero una sensibilità e una specificità più elevate associate ad una standardizzazione affidabile.Così è stato formulato il test HPV-DNA HC2 (Hybrid Capture 2) in grado di rilevare il DNA virale e che permette di individuare, con grande anticipo rispetto al Pap-test, le anomalie cellulari precancerose.
Il Test HC2 utilizza una tecnologia molecolare avanzata marcata CE e approvata dalla Food and Drug Administration (FDA)
Si tratta di un test di ibridazione molecolare in micropiastra con un cocktail di sonde che identifica due gruppi di genotipi rispettivamente definiti a basso rischio 6,11,42,43,44 e a rischio intermedio-alto 16,18,31,33,35,39,45,51,52,56,58,59.
La rivelazione del segnale avviene mediante chemiluminescenza e, sulle donne risultate positive, si effettua l’identificazione dei genotipi ad alto rischio mediante sequenziamento, analisi di restrizione o ibridazione con sonde specifiche.
Quali sono i vantaggi di questa metodica rispetto al PAP Test?
- maggiore sensibilità
- possibilità di allungare l'intervallo tra un esame e l'altro
- risultati clinico-patologici oggettivi, scevri dalla soggettività dell’operatore e correlati alla oggettività del metodo di analisi.
- In ambito epidemiologico, la tipizzazione di HPV è un test utile per valutare l’efficacia del vaccino anti-HPV.
È stato ampiamente dimostrato che l’utilizzo del test HPV associato al Pap-test aumenta la capacità di individuare le donne a rischio rispetto a quanto è possibile ottenere con l’utilizzo della sola metodica del PAP TEST.
Letteratura
Gli ultimi suti presenti in letteratura dimostrano che questo assunto è stato ulteriormente amplificato dall'uso combinato della metodica HC2 associata al Pap-test, consentendo, in questo modo, di identificare fino al 95-100% delle patologie cervicali in situ o invasive (CIN 2, CIN 3 o Carcinoma).
In particolare, i dati dello studio italiano condotto dal gruppo NTCC (New Technologies for Cervical Cancer Screening Working Group), che ha coinvolto circa 100 mila donne italiane tra i 25 e i 60 anni, hanno evidenziato che il test HC2 aumenta notevolmente, rispetto al solo Pap-test, la sensibilità nell'individuare lesioni cervicali di alto grado. Lo studio ha valutato rischi e benefici di un eventuale passaggio dal semplice esame citologico, l'attuale Pap-test, a nuovi programmi di screening che accrescano l'efficacia della prevenzione.
Le due fasi del trial randomizzato hanno dimostrato un numero significativamente inferiore di casi di tumore nel gruppo di donne sottoposto al test HC2, rispetto al gruppo che ha utilizzato il solo Pap-test, nei due round di screening, indicando che la procedura basata sul test HC2 è più efficace della sola citologia nel prevenire il cancro cervicale.
Gli autori dello studio hanno concluso tale risultato è da attribuire al più precoce rilevamento delle lesioni della cervice uterina che permettono così un migliore e più efficace trattamento delle precancerosi e del cancro invasivo.
In un altro importante studio sul triage dell’ASCUS, si è dimostrato che il test HC2 ha una accuratezza migliore rispetto alla ripetizione dell’esame citologico. La sensibilità e specificità complessiva del test HC2 erano del 84.4% e 72.9%, rispettivamente, VS 81.8% e 57.6% del Pap-test.
Nel caso del triage per LSIL, la sensibilità del Pap-test si riduceva al 45.7% mentre la specificità aumentava al 89.1%²
Il confronto diretto tra Pap-test e test HPV (utilizzando il kit HC2) usati da soli nel programma di screening del cervico-carcinoma è stato effettuato in un trial randomizzato canadese, in cui sono state arruolate 10.154 donne di età compresa tra 30 e 69. Le donne sono state sottoposte ad entrambi i test, ma solo uno era considerato ai fini dello studio. Nel caso in cui test avessero dato un risultato positivo, veniva eseguita la colposcopia con biopsia cervicale. La colposcopia veniva eseguita anche in un campione casuale di donne con test negativi (casi controllo). Questo studio ha dimostrato che la sensibilità del test HPV nell’identificare il CIN2 o il CIN3 era del 94,6% (95% CI, 84,2-100), significativamente superiore (con una differenza del 39.2%) rispetto a quella del Pap-test, che era del 55,4% (95% CI, 33,6-77,2). La specificità del test HPV era del 94,1% (95% CI, 93,4-94,8), inferiore soltanto del 2,7% rispetto a quella del Pap test (96,8%; 95% CI, 96,3-97,3).
Quando i due test erano considerati insieme, la sensibilità era del 100% e la specificità del 92,5%.
In sintesi, i risultati di questo studio dimostrano che il test HC2, usato da solo come test di screening, è nettamente più sensibile rispetto al Pap-test nell’identificare le lesioni precancerose cervicali³
IN CONCLUSIONE, l’obbiettivo da raggiungere è quello di sfruttare al meglio tutte le possibilità che le nuove tecnologia ci offrono, ricordando che attualmente non esistono cure per il Papilloma virus.
Sapere, tuttavia, che il virus è presente consente al ginecologo di attuare tutte le procedure cliniche e diagnostiche ulteriori per esaminare più attentamente il collo dell’utero ed intervenire precocemente per evitare la progressione della patologia infettiva verso il carcinoma invasivo.

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A Cura di Claudio Castobello MD
Medicina della Riproduzione
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Bibliografia
1. Nanda et al. Ann Intern Med 2000; Arbyn et al. J Natl Cancer Inst. 2004; Cuzick et al. Int J Cancer 2006; Koliopoulos et al. Gynecol Oncol. 2007.
2. Arbyn et al. J Natl Cancer Inst. 2004.
3. Mayrand et al. N Engl J Med 2007.
4. Epidemiol Prev 2012; 36 (3-4) suppl 1: e1-72
5. Linee Guida della Società Italiana di Virologia (SIV)

20/08/2015

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