04/04/2026
La BELLA MEDICINA
𝗟𝗼𝗻𝗴 𝗖𝗼𝘃𝗶𝗱 𝗿𝗶𝗽𝗿𝗶𝘀𝘁𝗶𝗻𝗮𝘁𝗼 𝗶𝗹 𝗰𝗼𝗿𝗿𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗳𝘂𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗺𝗮 𝗶𝗺𝗺𝘂𝗻𝗶𝘁𝗮𝗿𝗶𝗼 𝗱𝗶 𝘂𝗻 𝗽𝗮𝘇𝗶𝗲𝗻𝘁𝗲 𝟯𝟵𝗲𝗻𝗻𝗲 𝗰𝗼𝗻 𝘂𝗻𝗮 𝘁𝗲𝗿𝗮𝗽𝗶𝗮 𝗰𝗼𝗻 𝗮𝗻𝘁𝗶𝗰𝗼𝗿𝗽𝗶 𝗮𝗹𝗹𝗼 𝗦𝗽𝗮𝗹𝗹𝗮𝗻𝘇𝗮𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝗥𝗼𝗺𝗮
𝗟’𝘂𝗼𝗺𝗼 𝗮𝗰𝗰𝘂𝘀𝗮𝘃𝗮 𝘀𝗶𝗻𝘁𝗼𝗺𝗶 𝗱𝗶 𝗴𝗿𝗮𝘃𝗲 𝘀𝘁𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲𝘇𝘇𝗮, 𝗻𝗲𝗯𝗯𝗶𝗮 𝗰𝗼𝗴𝗻𝗶𝘁𝗶𝘃𝗮, 𝗱𝗶𝘀𝘁𝘂𝗿𝗯𝗶 𝗱𝗶 𝗺𝗲𝗺𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗲 𝗰𝗼𝗻𝗰𝗲𝗻𝘁𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲, 𝗶𝗻𝘀𝗼𝗻𝗻𝗶𝗮 𝗲 𝘀𝗶𝗻𝘁𝗼𝗺𝗶 𝗱𝗶 𝗱𝗶𝘀𝗳𝘂𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗮𝘂𝘁𝗼𝗻𝗼𝗺𝗶𝗰𝗮
Il paziente di 39 anni, precedentemente sano e atletico, dopo due infezioni da SARS-CoV-2, aveva sviluppato una forma grave e persistente di Long COVID, patologia per la quale non esiste ad oggi una terapia riconosciuta. L’uomo presentava da alcuni mesi “fatigue” (grave stanchezza) invalidante, nebbia cognitiva (un senso di stanchezza mentale persistente che rende chi ne è affetto molto meno lucido ed efficiente del normale), disturbi di memoria e concentrazione, insonnia e sintomi di disfunzione autonomica, con un impatto rilevante sulla vita personale e professionale. Nessuna delle terapie utilizzate prima aveva prodotto benefici duraturi. L’equipe dello Spallanzani, costituita dalla Dott.ssa Marta Camici e dal Dott. Andrea Antinori, del Dipartimento Clinico di Ricerca Malattie Infettive, avendo riscontrato la presenza nel sangue del paziente di autoanticorpi circolanti che interferivano con importanti funzioni vitali, tra cui la comunicazione nervosa e il tono dei vasi sanguigni, ha prescritto il trattamento con immunoglobuline per via endovenosa ad alte dosi per tre cicli con cadenza mensile. Le immunoglobuline sono anticorpi purificati di derivazione umana utilizzati da anni in diverse patologie autoimmuni e infiammatorie per modulare la risposta immunitaria. Durante il trattamento, il paziente è stato anche sottoposto a misurazione della performance neuropsicologica e a una stimolazione neuro-cognitiva ad opera della Dott.ssa Giulia Del Duca neuropsicologa del Dipartimento Clinico di Ricerca Malattie Infettive dello Spallanzani. Il miglioramento è stato molto rapido: già dopo il primo ciclo si è registrata una netta riduzione della “fatigue” e della nebbia cognitiva. Nei mesi successivi i sintomi si sono progressivamente normalizzati. A un anno dall’inizio della terapia, il paziente aveva recuperato le funzioni cognitive, era tornato al lavoro e aveva ripreso l’attività sportiva non agonistica, con una qualità di vita sovrapponibile al periodo pre-COVID.Il caso, frutto di uno studio congiunto tra l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” e l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, è stato pubblicato su The Lancet Infectious Diseases e suggerisce un possibile approccio terapeutico per sottogruppi selezionati di pazienti, da confermare in studi clinici controllati. «Il Long COVID colpisce anche i più giovani, e le immunoglobuline sono un farmaco già utilizzato in ambito pediatrico per altre patologie: questo apre la possibilità di estendere in futuro questo approccio anche ai pazienti pediatrici» aggiunge la Dr.ssa Eva Piano Mortari (Unità di ricerca Linfociti B guidata dalla Dott.ssa Rita Carsetti) ricercatrice e altra prima autrice dello studio, che insieme alla Dott.ssa Chiara Agrati (responsabile Unità di ricerca Immunità patogeno-specifica) e alla Dott.ssa Giusi Prencipe (Unità di ricerca Immuno-Reumatologia) dell’Ospedale Bambino Gesù hanno identificato il complesso immunologico anomalo associato alla risposta alla terapia.