31/01/2014
LE DIVERSE FACCE DELLA VIOLENZA
L’art. 1 della Dichiarazione delle Nazioni Unite sull’eliminazione della violenza contro le donne (1993) la definisce come “qualsiasi atto di violenza per motivi di genere che provochi o possa provocare danno fisico, sessuale o psicologico, comprese le minacce di violenza, la coercizione o privazione arbitraria della libertà personale, sia nella vita pubblica che privata”.
Partendo da questa definizione, si possono distinguere diverse forme di violenza, più o meno immediatamente tangibili ma comunque tutte parimenti gravi in quanto idonee a ledere la personalissima identità e dignità fisica e/o morale della donna:
VIOLENZA DOMESTICA: si consuma all’interno delle mura domestiche ed è esercitata da familiari, partner abituali, occasionali o conviventi. Può essere:
FISICA: Il c.d. ti voglio bene ma ti picchio, dalle classiche “botte” (calci, pugni, schiaffi, graffi e morsi che lasciano ecchimosi, ematomi, fratture ecc.), alle – secondo un’accezione più ampia – urla verbali, il ti**re i capelli, lo strattonare la vittima, lo spaccare oggetti. C’è chi muore sotto i colpi dell’”amato”.
Rientrano in questa categoria anche le molestie e gli abusi sessuali, l’incesto e lo stupro.
Per arrivare sino ai matrimoni coatti, alla prostituzione forzata e alla mutilazione genitale, con ciò intendendosi qualsiasi forma di rimozione e/o modificazione totale o parziale dei genitali femminili esterni perpetrata ai danni di donne o bambine per ragioni culturali o comunque non terapeutiche.
In quest’ottica, il legislatore italiano ha emesso la legge 9/18 gennaio 2006, n. 7, in tema di “Disposizioni concernenti la prevenzione e il divieto delle pratiche di mutilazioni genitali femminile”, finalizzata a promuovere e garantire un’attività di prevenzione, assistenza, e riabilitazione di donne e bambine già sottoposte a tali pratiche.
PSICOLOGICA: Il c.d. ti voglio bene ma ti anniento, manipolo e distruggo mentalmente, rendendoti dipendente da me: sottintesi, sarcasmo, intimidazioni, critiche quotidiane, battutine destabilizzanti, minacce, ricatti, insulti verbali, colpevolizzazioni, svalutazioni pubbliche e private, umiliazioni, derisione, malumore costante, squalifica o addirittura rifiuto dell’altro. E ancora, mortificazioni, sopraffazioni, tradimenti, bugie. La vittima assume ogni giorno dosi progressive di cattiveria, che finiscono per generare assuefazione. Via via che la violenza progredisce, sale di pari passo la soglia di tolleranza della parte più debole e il rischio è quello che la vittima cada in una condizione di isolamento e si inneschi un rapporto di dipendenza psicologica con il suo aggressore.
ECONOMICA: Il c.d. ti voglio bene ma ti privo del denaro e ti metto in condizione di non potertelo procurare: alla vittima (quasi sempre la donna) può essere impedito di studiare, lavorare o avere un conto corrente personale, così come la disponibilità di bancomat o carte di credito. Il denaro viene dato, centesimo per centesimo, su richiesta e a discrezione dell’altro partner, cosicché l’uno si trova in balia dell’autoritarismo dispotico dell’altro, che può permettersi di far leva sulle primarie esigenze di vita del primo (con l’arma del ricatto) per ottenere ciò che vuole. Nella separazione lo stesso meccanismo si applica nel non pagamento dell’assegno.
microcrudeltà o STALKING: Il c.d. ti voglio bene ma ti perseguito, ti assillo, ti molesto e non ti lascio andare: assillanti molestie, quali il sorvegliare, aspettare, inseguire, raccogliere informazioni sulla vittima e i suoi movimenti, le intrusioni e gli appostamenti sotto casa o nel luogo di lavoro, i pedinamenti, i tentativi di comunicazione e contatto con lettere o telefonate, sms, e-mail, chat line (il c.d. cyberstalking), graffiti, murales, lasciare messaggi a casa, in ufficio o sull’auto, inviare fiori e regali, fare visite a sorpresa, incontrare “casualmente” la vittima, ordinare merci e servizi a nome della vittima, diffondere dichiarazioni diffamatorie e oltraggiose a carico della vittima, minacciare di usare violenza contro la vittima, fare citofonate mute. E ancora, tagliuzzare la biancheria intima della moglie, mettere in lavatrice a 60° tutti i golf di cachemire del marito, smemorizzare la rubrica telefonica del cellulare del partner o la memoria del computer, riga con le chiavi l’automobile dell’altro.
MOBBING familiare: Il c.d. ti voglio bene ma ti molesto psicologicamente e ti vesso in maniera quotidiana e sistematica: comportamenti e molestie psico-fisiche, inflitte dagli stessi familiari e/o partner, che portano la vittima a smarrire gradatamente la propria autostima, a perdere la propria forza e personalità, e che sono, quindi, finalizzati a delegittimare e/o denigrare l’altro, a estrometterlo dai processi decisionali (apprezzamenti offensivi in pubblico o in presenza di amici e conoscenti; palesi e teatrali atteggiamenti di disistima e di critica; provocazioni continuative e sistematiche; coinvolgimento continuo di terzi nelle liti familiari; tentativi di sminuire il ruolo in famiglia o pressioni a lasciare la casa coniugale; ingiurie sistematiche; dimostrazioni di sfiducia). I soggetti coinvolti si trovino su piani distinti, la vittima in una posizione di svantaggio rispetto al c.d. mobber.
(Anna Maria Bernardini De Pace)