10/02/2026
Parliamone❤️
La regolazione emotiva, ovvero la capacità di stare di fronte alle proprie emozioni (calmarsi, confortarsi, “tirarsi su”…) non nasce autonoma.
Si costruisce, passo dopo passo, dentro una relazione.
📍Nei primi mesi di vita (0–3 mesi) il bambino non può regolarsi da solo: è l’adulto a farlo per lui. Attraverso il contatto, la risposta al pianto, le routine ripetute, anche per prove ed errori. E’ così che il genitore impara a conoscere il proprio bambino e il bambino inizia a sentire che qualcuno risponde.
📍Tra i 3 e i 6 mesi la regolazione diventa sempre più diadica: compaiono il sorriso sociale, lo scambio, l’interesse per l’altro. L’adulto attribuisce intenzioni al bambino prima ancora che lui le abbia davvero, e proprio questo “come se” lo aiuta a svilupparle.
📍Tra i 6 e i 12 mesi il bambino ha intenzionalità, partecipa attivamente allo scambio emotivo e, attraverso la ripetuta esperienza di essere visto e rassicurato, costruisce il legame di attaccamento. È qui che impara qualcosa di fondamentale:
che gli altri rispondono,
che le emozioni non sono pericolose,
che anche quando travolgono possono essere contenute.
📍Dai 12 mesi in poi inizia una regolazione sempre più autonoma, ma ancora guidata: il bambino prova, sperimenta, a volte ce la fa da solo, altre volte ha ancora bisogno di uno sguardo, di una voce, di braccia.
Solo più avanti la regolazione diventa davvero interna. E non perché qualcuno è stato ignorato, ma perché qualcuno è stato presente abbastanza a lungo.
❤️Ecco perché rispondere al pianto non vizia ma costruisce sicurezza e rende possibile, un domani, l’autonomia, ma anche la capacità di chiedere aiuto quando si ha bisogno.