Domenico De Berardis, Psichiatra, Psicoterapeuta

Domenico De Berardis, Psichiatra, Psicoterapeuta Direttore DSM Teramo e divulgatore scientifico. Ricercatore con più di 300 pubblicazioni, H-index Scopus di 59. Editor del journal “Mental Illness”.

Relatore a molti congressi nazionali e internazionali. Se vi fa piacere, seguite la mia pagina 🙏 Direttore Unità Operativa Complessa Centro Salute Mentale CD-RP Giulianova, ASL Teramo. Direttore Dipartimento Salute Mentale, ASL di Teramo. Per prenotare una visita rivolgersi obbligatoriamente al Centro Unico di Prenotazione della Asl di Teramo. Per consultare le mie pubblicazioni:
http://publicationslist.org/domenico.deberardis
https://publons.com/researcher/587683/domenico-de-berardis/

Per consultare le mie attività di ricerca:
https://www.researchgate.net/profile/Domenico-De-Berardis

Sapevate che oggi, 17 novembre, è la giornata del gatto nero? Io l’ho saputo poco fa, ed ecco a voi il meraviglioso Melo...
17/11/2025

Sapevate che oggi, 17 novembre, è la giornata del gatto nero?
Io l’ho saputo poco fa, ed ecco a voi il meraviglioso Melo che ha circa un anno ❤️
Io penso che ogni giorno sia la festa dei gatti, questi felini straordinari che ci donano affetto e tenerezza con la loro presenza silenziosa ma costante.
Condividete le foto dei vostri gatti se volete nei commenti qui sotto, mi piacerebbe tanto conoscerli. 😻

Sia lode, giubilo, euforia, magnificenza e gioia.Egli semplicemente divelle e devasta.Egli domina, segna la strada e reg...
16/11/2025

Sia lode, giubilo, euforia, magnificenza e gioia.
Egli semplicemente divelle e devasta.
Egli domina, segna la strada e regola.
Lode a Sinner per l’Italia tutta 🇮🇹🎉

“𝗔𝘀𝗰𝗼𝗹𝘁𝗮 𝗰𝗼𝗻 𝗰𝘂𝗿𝗶𝗼𝘀𝗶𝘁𝗮̀. 𝗣𝗮𝗿𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗻 𝘀𝗶𝗻𝗰𝗲𝗿𝗶𝘁𝗮̀. 𝗔𝗴𝗶𝘀𝗰𝗶 𝗰𝗼𝗻 𝗰𝗼𝗿𝗿𝗲𝘁𝘁𝗲𝘇𝘇𝗮. 𝗜𝗹 𝗽𝗿𝗼𝗯𝗹𝗲𝗺𝗮 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗴𝗿𝗮𝗻𝗱𝗲 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶𝗰𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗲̀ 𝗰𝗵...
16/11/2025

“𝗔𝘀𝗰𝗼𝗹𝘁𝗮 𝗰𝗼𝗻 𝗰𝘂𝗿𝗶𝗼𝘀𝗶𝘁𝗮̀. 𝗣𝗮𝗿𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗻 𝘀𝗶𝗻𝗰𝗲𝗿𝗶𝘁𝗮̀. 𝗔𝗴𝗶𝘀𝗰𝗶 𝗰𝗼𝗻 𝗰𝗼𝗿𝗿𝗲𝘁𝘁𝗲𝘇𝘇𝗮. 𝗜𝗹 𝗽𝗿𝗼𝗯𝗹𝗲𝗺𝗮 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗴𝗿𝗮𝗻𝗱𝗲 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶𝗰𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗲̀ 𝗰𝗵𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗮𝘀𝗰𝗼𝗹𝘁𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗰𝗮𝗽𝗶𝗿𝗲. 𝗔𝘀𝗰𝗼𝗹𝘁𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗿𝗶𝘀𝗽𝗼𝗻𝗱𝗲𝗿𝗲. 𝗤𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗮𝘀𝗰𝗼𝗹𝘁𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗰𝗼𝗻 𝗰𝘂𝗿𝗶𝗼𝘀𝗶𝘁𝗮̀, 𝗻𝗼𝗻 𝗹𝗼 𝗳𝗮𝗰𝗰𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗰𝗼𝗻 𝗹’𝗶𝗻𝘁𝗲𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝗿𝗶𝘀𝗽𝗼𝗻𝗱𝗲𝗿𝗲. 𝗔𝘀𝗰𝗼𝗹𝘁𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗰𝗮𝗽𝗶𝗿𝗲 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝗰’𝗲̀ 𝗱𝗶𝗲𝘁𝗿𝗼 𝗹𝗲 𝗽𝗮𝗿𝗼𝗹𝗲. 𝗠𝗼𝗹𝘁𝗮 𝗶𝗻𝗳𝗲𝗹𝗶𝗰𝗶𝘁𝗮̀ 𝗲̀ 𝗲𝗻𝘁𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗻𝗲𝗹 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗮 𝗰𝗮𝘂𝘀𝗮 𝗱𝗶 𝗽𝗮𝗿𝗼𝗹𝗲 𝘀𝗯𝗮𝗴𝗹𝗶𝗮𝘁𝗲 𝗲 𝗰𝗼𝘀𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗱𝗲𝘁𝘁𝗲” (𝗖𝗶𝘁.).
Comunicare significa dunque ascoltare l’altro con sincero interesse, curiosità ed empatia, è l’essenza stessa delle relazioni, l’autentico interesse nelle persone che ci raccontano, la via per risolvere conflitti che spesso dipendono dal non detto e dal non ascolto.
Buona splendida domenica a Tutte e a Tutti ☀️🗣️

𝐁𝐫𝐞𝐯𝐞 𝐫𝐢𝐟𝐥𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐬𝐚𝐛𝐚𝐭𝐨: 𝐢𝐥 𝐧𝐚𝐫𝐜𝐢𝐬𝐢𝐬𝐦𝐨 “𝐦𝐚𝐥𝐢𝐠𝐧𝐨” 𝐞̀ 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐟𝐚𝐜𝐜𝐞𝐭𝐭𝐚𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐨𝐬𝐜𝐮𝐫𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐚𝐥𝐢𝐭𝐚̀, 𝐛𝐞𝐧 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐬𝐮𝐛𝐝𝐨𝐥𝐚 𝐞...
15/11/2025

𝐁𝐫𝐞𝐯𝐞 𝐫𝐢𝐟𝐥𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐬𝐚𝐛𝐚𝐭𝐨: 𝐢𝐥 𝐧𝐚𝐫𝐜𝐢𝐬𝐢𝐬𝐦𝐨 “𝐦𝐚𝐥𝐢𝐠𝐧𝐨” 𝐞̀ 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐟𝐚𝐜𝐜𝐞𝐭𝐭𝐚𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐨𝐬𝐜𝐮𝐫𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐚𝐥𝐢𝐭𝐚̀, 𝐛𝐞𝐧 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐬𝐮𝐛𝐝𝐨𝐥𝐚 𝐞 𝐝𝐚𝐧𝐧𝐨𝐬𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐧𝐚𝐫𝐜𝐢𝐬𝐢𝐬𝐦𝐨 “𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐞”.

Non si tratta, nel narcisismo “maligno” solo di egocentrismo o un bisogno esagerato di ammirazione; qui entriamo nel campo della manipolazione perversa, dove l'altro diventa un mero strumento.
Chi ne è affetto manifesta un mix preoccupante di tratti narcisistici, antisociali e sadici, trovando un piacere perverso nell'infliggere dolore e nel dominare gli altri: pensate a una maschera di fascino e grandiosità che nasconde una profonda assenza di empatia e un odio latente, pronti a scatenarsi non appena il loro senso di superiorità viene messo in discussione.
È una problema complesso, definita da alcuni studiosi come un punto d'incontro tra il disturbo narcisistico e quello antisociale, capace di minare vite e relazioni con una precisione chirurgica.
Un vero e proprio "manipolatore perverso", come lo si definisce, che tesse la sua tela con inganni e raggiri, lasciando dietro di sé macerie emotive.
Vi straconsiglio la lettura di questo saggio fiammeggiante del professor Giancarlo Dimaggio, per poter comprendere appieno questo problema.

𝐎𝐠𝐠𝐢 𝐯𝐨𝐫𝐫𝐞𝐢 𝐚𝐟𝐟𝐫𝐨𝐧𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐮𝐧 𝐚𝐫𝐠𝐨𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐩𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐬𝐮𝐬𝐜𝐢𝐭𝐚 𝐜𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚̀ 𝐞, 𝐚 𝐯𝐨𝐥𝐭𝐞, 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 un po’ 𝐝𝐢 𝐭𝐢𝐦𝐨𝐫𝐞: 𝐥𝐚 𝐩𝐬𝐢𝐜𝐨𝐩𝐚𝐭𝐢𝐚, 𝐫𝐚𝐜...
14/11/2025

𝐎𝐠𝐠𝐢 𝐯𝐨𝐫𝐫𝐞𝐢 𝐚𝐟𝐟𝐫𝐨𝐧𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐮𝐧 𝐚𝐫𝐠𝐨𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐩𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐬𝐮𝐬𝐜𝐢𝐭𝐚 𝐜𝐮𝐫𝐢𝐨𝐬𝐢𝐭𝐚̀ 𝐞, 𝐚 𝐯𝐨𝐥𝐭𝐞, 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 un po’ 𝐝𝐢 𝐭𝐢𝐦𝐨𝐫𝐞: 𝐥𝐚 𝐩𝐬𝐢𝐜𝐨𝐩𝐚𝐭𝐢𝐚, 𝐫𝐚𝐜𝐜𝐨𝐦𝐚𝐧𝐝𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐥𝐚 𝐥𝐞𝐭𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐝𝐢 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐬𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐞𝐝𝐢𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐢 𝐭𝐢𝐩𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐌𝐮𝐥𝐢𝐧𝐨, 𝐜𝐡𝐞 𝐡𝐨 𝐭𝐫𝐨𝐯𝐚𝐭𝐨 𝐠𝐞𝐧𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐞 𝐬𝐜𝐢𝐞𝐧𝐭𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐨𝐫𝐝𝐢𝐧𝐚𝐫𝐢𝐨, 𝐧𝐨𝐧𝐜𝐡𝐞́ 𝐚𝐝𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐚 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐢 𝐢 𝐥𝐞𝐭𝐭𝐨𝐫𝐢.

Quando sentiamo la parola psicopatia, la nostra mente corre subito a scenari da film, a personaggi senza scrupoli e senza emozioni. In parte è vero, perché la psicopatia è un disturbo complesso della personalità che si manifesta con una serie di tratti distintivi. Tra questi, spiccano una marcata assenza di empatia, una tendenza alla manipolazione, un fascino superficiale ma ingannevole, e una notevole impulsività.
Le persone con tratti psicopatici possono apparire carismatiche e sicure di sé, riuscendo spesso a manipolare chi sta loro intorno per ottenere ciò che desiderano, senza provare alcun senso di colpa o rimorso. È come se vivessero in un mondo dove le regole morali e sociali comuni non si applicano a loro. Questo non significa che siano necessariamente violenti, ma la loro incapacità di connettersi emotivamente con gli altri e il loro disprezzo per le norme possono portarli a comportamenti rischiosi o dannosi.
È importante ricordare che la psicopatia non è una scelta, ma il risultato di una complessa interazione tra fattori genetici, neurologici e ambientali. Non è qualcosa da cui "guarire" nel senso tradizionale del termine, ma la comprensione di questi meccanismi è fondamentale per imparare a riconoscere certi schemi comportamentali e a proteggere noi stessi e gli altri.
La lettura di questo saggio del Professor Giuseppe Craparo e colleghi vi aiuterà nella comprensione di questo fenomeno, e risulterà una lettura coinvolgente e immersiva, pensate che io l’ho letto in una giornata sola e ne sono rimasto colpito. I miei complimenti a tutti gli Autori.
Link al saggio
⬇️
https://www.mulino.it/isbn/9788815393173

𝐏𝐚𝐫𝐥𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐝𝐢 𝐚𝐠𝐠𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢𝐯𝐢𝐭𝐚̀ 𝐞 𝐝𝐢 𝐯𝐢𝐨𝐥𝐞𝐧𝐳𝐚, 𝐝𝐚𝐥 𝐩𝐮𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐯𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐚𝐥𝐞 𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐩𝐬𝐢𝐜𝐨𝐩𝐚𝐭𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐢 𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐚 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐢𝐧𝐧𝐞𝐬𝐜...
13/11/2025

𝐏𝐚𝐫𝐥𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐝𝐢 𝐚𝐠𝐠𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢𝐯𝐢𝐭𝐚̀ 𝐞 𝐝𝐢 𝐯𝐢𝐨𝐥𝐞𝐧𝐳𝐚, 𝐝𝐚𝐥 𝐩𝐮𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐯𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐚𝐥𝐞 𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐩𝐬𝐢𝐜𝐨𝐩𝐚𝐭𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐢 𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐚 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐢𝐧𝐧𝐞𝐬𝐜𝐚𝐫𝐞.
𝐂𝐡𝐞 𝐧𝐞 𝐩𝐞𝐧𝐬𝐚𝐭𝐞, 𝐬𝐢 𝐩𝐮𝐨̀ 𝐟𝐚𝐫𝐞 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐜𝐨𝐬𝐚, 𝐬𝐢𝐞𝐭𝐞 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐞 𝐯𝐢𝐭𝐭𝐢𝐦𝐞 𝐝𝐢 𝐯𝐢𝐨𝐥𝐞𝐧𝐳𝐞 𝐨 𝐚𝐠𝐠𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢?
𝐑𝐚𝐜𝐜𝐨𝐧𝐭𝐚𝐭𝐞𝐦𝐢 𝐥𝐚 𝐯𝐨𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐨𝐩𝐢𝐧𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐧𝐞𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢. 💬

L'aggressività e la violenza sono manifestazioni comportamentali che da sempre coinvolgono e preoccupano l'umanità, spaziando dalla reazione istintuale di difesa alla premeditazione criminale.
Dal punto di vista psicopatologico, la loro comprensione ci porta in territori complessi, dove si intrecciano fattori biologici, psicologici e sociali. Non si tratta di un costrutto unitario, ma di un'amalgama di pulsioni, reazioni e cognizioni che possono portare a esiti drammatici. Pensiamo, ad esempio, a come l'aggressività possa essere vista come una forza primaria, legata alla sopravvivenza e all'affermazione di sé, un'energia che, se deviata o mal canalizzata, può trasformarsi in violenza distruttiva.
Nel campo della psicopatologia, è fondamentale distinguere tra come pulsione o stato emotivo e come atto comportamentale. L'aggressività può essere episodica, situazionale, legata a frustrazioni momentanee, oppure pervasiva, parte integrante di un disturbo di personalità. Disturbi come il disturbo , ad esempio, possono manifestarsi con scoppi d'ira intensi e aggressività verbale o fisica, spesso innescati da paure di abbandono o da un senso di vuoto interiore. Allo stesso modo, disturbi di personalità vedono nell'aggressività e nella manipolazione una strategia relazionale, una modalità per ottenere ciò che si desidera senza alcun riguardo per gli altri, quasi come un predatore che non sente rimorso.
Possiamo fare un paragone con un fiume: l'aggressività è la corrente, a volte placida, a volte impetuosa. La violenza, invece, è l'esondazione, la distruzione che avviene quando gli argini vengono superati. Gli argini sono rappresentati dalla nostra capacità di autocontrollo, dalla nostra , dalla nostra capacità di regolare le . Quando questi argini sono fragili, per predisposizione genetica, per esperienze traumatiche infantili (come abusi, neglect o abbandono), o per l'insorgenza di patologie psichiatriche gravi e non curate, il rischio di esondazione aumenta esponenzialmente. La violenza non è quasi mai un atto gratuito; è spesso la punta di un iceberg, il risultato di un complesso intreccio di fattori che rendono l'individuo incapace di gestire i propri impulsi o di comprendere le conseguenze delle proprie azioni.
Un aspetto che non possiamo ignorare è l'interferenza delle d'abuso in questo quadro. L'uso di , siano esse stimolanti, dissociative o allucinogeni, può agire come un potente catalizzatore, destabilizzando ulteriormente un equilibrio già precario. Alcune sostanze, come le anfetamine o la cocaina, possono esacerbare stati di paranoia e irritabilità, portando a reazioni aggressive sproporzionate e imprevedibili. Altri composti, invece, tipo l’alcol o altri, possono disinibire, abbassando le difese e scatenando comportamenti violenti che altrimenti sarebbero stati repressi. La droga, in questo senso, non crea l'aggressività dal nulla, ma può agire come una miccia, accendendo un incendio in un contesto già carico di tensione emotiva o psicologica. Può alterare la percezione della realtà, abbassare la soglia del dolore e inibire il giudizio, creando un cocktail pericoloso per l'individuo e per chi gli sta intorno.
In conclusione, l'aggressività e la violenza sono fenomeni multisfaccettati che richiedono un'analisi attenta e priva di semplificazioni. Comprendere le radici psicopatologiche, riconoscere l'impatto delle esperienze di vita e considerare l'influenza destabilizzante delle sostanze ci permette di avvicinarci a una visione più completa e sfumata di questi comportamenti, aprendo la strada a interventi più efficaci e mirati.
E qui sotto ⬇️ potete vedere un corso organizzato dall’Asl dalla fantastica Dottoressa Paola Savini, ormai giunto a più di 10 edizioni, che mira a un inquadramento della violenza e dell’aggressività, soprattutto nei confronti del personale sanitario: un onore aver relazionato.

Voci bibliografiche.
⬇️
Allen JJ, Anderson CA, Bushman BJ. The General Aggression Model. Curr Opin Psychol. 2018;19:75-80.
Woods P, Ashley C. Violence and aggression: a literature review. J Psychiatr Ment Health Nurs. 2007;14(7):652-60.
Siever LJ. Neurobiology of aggression and violence. Am J Psychiatry. 2008;165(4):429-42.
Papadopoulos C, Ross J, Stewart D, Dack C, James K, Bowers L. The antecedents of violence and aggression within psychiatric in-patient settings. Acta Psychiatr Scand. 2012;125(6):425-39.

𝐋𝐞 𝐚𝐠𝐠𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐚𝐥 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐬𝐚𝐧𝐢𝐭𝐚𝐫𝐢𝐨: 𝐮𝐧 𝐛𝐨𝐥𝐥𝐞𝐭𝐭𝐢𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐠𝐮𝐞𝐫𝐫𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐫𝐨𝐠𝐚 𝐥𝐚 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐬𝐨𝐜𝐢𝐞𝐭𝐚̀. 𝐂𝐡𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐭𝐞𝐠𝐠𝐞 𝐜𝐡𝐢 𝐜𝐮𝐫𝐚? ...
11/11/2025

𝐋𝐞 𝐚𝐠𝐠𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐚𝐥 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐬𝐚𝐧𝐢𝐭𝐚𝐫𝐢𝐨: 𝐮𝐧 𝐛𝐨𝐥𝐥𝐞𝐭𝐭𝐢𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐠𝐮𝐞𝐫𝐫𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐫𝐨𝐠𝐚 𝐥𝐚 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐬𝐨𝐜𝐢𝐞𝐭𝐚̀. 𝐂𝐡𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐭𝐞𝐠𝐠𝐞 𝐜𝐡𝐢 𝐜𝐮𝐫𝐚? 𝐑𝐢𝐜𝐨𝐫𝐝𝐢𝐚𝐦𝐨𝐜𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐜𝐚𝐬𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐥𝐥𝐞𝐠𝐚 𝐩𝐬𝐢𝐜𝐡𝐢𝐚𝐭𝐫𝐚 𝐁𝐚𝐫𝐛𝐚𝐫𝐚 𝐂𝐚𝐩𝐨𝐯𝐚𝐧𝐢 𝐮𝐜𝐜𝐢𝐬𝐚 𝐝𝐚 𝐮𝐧 𝐩𝐞𝐫𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨𝐬𝐨 𝐩𝐬𝐢𝐜𝐨𝐩𝐚𝐭𝐢𝐜𝐨 𝐞 𝐫𝐢𝐟𝐥𝐞𝐭𝐭𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐬𝐮𝐥 𝐟𝐞𝐧𝐨𝐦𝐞𝐧𝐨 𝐝𝐚𝐭𝐢 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐦𝐚𝐧𝐨. 𝐂𝐡𝐞 𝐧𝐞 𝐩𝐞𝐧𝐬𝐚𝐭𝐞? 𝐂𝐡𝐞 𝐬𝐢 𝐩𝐨𝐭𝐫𝐞𝐛𝐛𝐞 𝐟𝐚𝐫𝐞?

Quando pensiamo agli ospedali, immaginiamo luoghi di cura e speranza, ma i dati che emergono dal 2024 dipingono un quadro drammaticamente diverso: quello di ambienti sempre più pericolosi per chi ci lavora.
I numeri sono allarmanti e raccontano una storia che dovrebbe far riflettere tutti noi, non solo gli addetti ai lavori. Nel 2024 sono stati registrati 25.940 episodi di contro il , con un aumento del 33% rispetto all'anno precedente. Ma la situazione sta peggiorando ulteriormente: nei primi tre mesi del 2025 si è registrato un ulteriore balzo del 37%, con quasi 6.500 casi di fisica e verbale. Stiamo parlando di una media di 2.161 aggressioni al mese, numeri che sembrano usciti da un bollettino di guerra piuttosto che dalle statistiche di un sistema sanitario civile.
La distribuzione geografica di questo fenomeno mostra come il Nord Italia sia l'area più colpita, con il 63% degli episodi, mentre il Sud registra il 26% e il Centro l'11%. Le regioni che guidano questa triste classifica sono Lombardia (+25%), Campania (+22%), Puglia (+20%), seguite da Lazio (+19%) e Sicilia (+18%). Ma non si tratta di un problema confinato a poche realtà: Veneto, Piemonte, Liguria, Emilia Romagna, Abruzzo, Toscana e Calabria mostrano incrementi che vanno dal 13% al 17%, dimostrando come l'emergenza sia ormai nazionale.
Chi sono le di questa escalation violenta? I dati ci dicono che il 60% delle aggressioni riguarda gli , con le donne particolarmente esposte: le infermiere subiscono ben il 76% degli attacchi. I di famiglia rappresentano il 15% delle vittime, i chirurghi il 12%, mentre il resto coinvolge altre figure professionali del settore sanitario. I luoghi più a rischio sono i pronti soccorsi, dove si concentra il 23% degli episodi, seguiti dagli ambulatori territoriali (17%) e dai reparti psichiatrici.
Il 69% delle aggressioni è commesso da , mentre nel resto dei casi si tratta di parenti o accompagnatori. Particolarmente significativo è il dato che emerge da un'indagine Fnomceo-Censis: il 98% dei medici di pronto soccorso ha subito almeno un'aggressione durante la carriera, e oltre la metà (54%) ha sperimentato violenza fisica. Numeri che fotografano una inaccettabile normalizzazione della violenza.
Le misure legislative finora adottate, come il decreto anti-violenza che prevede l'arresto obbligatorio in flagranza per chi aggredisce il personale sanitario cercano di contrastare il fenomeno. Gli esperti sottolineano come però servano anche interventi strutturali: potenziamento della territoriale, posti di polizia presso i pronti soccorsi, campagne di comunicazione per rafforzare l'immagine dei professionisti sanitari etc.
Il fenomeno non riguarda solo l'Italia: in Europa le aggressioni sono aumentate del 32% e a livello mondiale del 39%, con picchi particolari nei paesi economicamente più deboli e nelle zone di conflitto. Ma questo non deve diventare un alibi per accettare l'inaccettabile. Come società, siamo chiamati a un esame di coscienza collettivo: possiamo davvero permettere che chi dedica la propria vita a salvare quella degli altri sia costretto a lavorare nella paura? La risposta, ovviamente, è no. E il momento di agire è adesso, prima che l'emergenza diventi irreversibile.

Qui sotto un interessantissimo articolo internazionale che analizza il fenomeno in profondità con lucidità e scientificità.
⬇️
O'Brien CJ, van Zundert AAJ, Barach PR. The growing burden of workplace violence against healthcare workers: trends in prevalence, risk factors, consequences, and prevention - a narrative review. EClinicalMedicine. 2024;72:102641.

“Sarò sereno. Sarò padrone di me stesso” (Cit.)Ripensare ai momenti vissuti in Giappone mi da’ la serenità che serve nei...
09/11/2025

“Sarò sereno. Sarò padrone di me stesso” (Cit.)
Ripensare ai momenti vissuti in Giappone mi da’ la serenità che serve nei momenti difficili, che ci sono e ci saranno sempre. Attingiamo ai ricordi belli per resistere alle difficoltà della vita, lottiamo e non perdiamo mai la speranza: “non può piovere per sempre” (Cit.)
Buona serena domenica a Tutte e a Tutti ❤️

Sarà per me un grande onore e piacere moderare la conversazione insieme alla Professoressa Maria Cristina Marroni sul ro...
05/11/2025

Sarà per me un grande onore e piacere moderare la conversazione insieme alla Professoressa Maria Cristina Marroni sul romanzo “Lo Sbilico” dello scrittore Alcide Pierantozzi: spero che verrete numerosi ad alba Adriatica questo sabato.
Si tratta di romanzo biografico pubblicato da Einaudi che mi ha preso talmente tanto che l’ho letto di getto in un solo pomeriggio!
Un romanzo sulla salute mentale e su ciò che ruota e gravita intorno ad essa in termini di emotività e verità, di rara intensità scrittoria e di grande effetto emotivo e narrativo.
Un romanzo definitivo che rompe il tabù della salute mentale, raccontando la storia dello scrittore in prima persona, e che ha la funzione fondamentale di essere una narrazione che combatte lo stigma verso la Psichiatria.
Se non lo avete letto recuperatelo immediatamente, vi assicuro che non ve ne pentirete 👏
Intanto, vi aspetto ad alba Adriatica questo sabato alle 17:30 🕠

𝐏𝐚𝐫𝐥𝐢𝐚𝐦𝐨𝐧𝐞: 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐯𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐬𝐮𝐢𝐜𝐢𝐝𝐢𝐨 𝐢𝐧 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚.È un tema difficile, ma del quale dobbiamo parlare apertamente. In Ita...
03/11/2025

𝐏𝐚𝐫𝐥𝐢𝐚𝐦𝐨𝐧𝐞: 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐯𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐬𝐮𝐢𝐜𝐢𝐝𝐢𝐨 𝐢𝐧 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚.

È un tema difficile, ma del quale dobbiamo parlare apertamente. In Italia, purtroppo, ogni anno sono circa 4.000 le persone che perdono la vita a causa del suicidio. Sono numeri che fanno riflettere e che ci ricordano quanto sia importante non lasciare sole le persone che soffrono. 😔
Telefono Amico Italia o il servizio per la prevenzione del suicidio del Sant’Andrea di Roma (https://www.prevenireilsuicidio.it/), ad esempio, ricevono migliaia di richieste d'aiuto ogni anno da persone che attraversano momenti di profonda crisi. Questo ci dice una cosa fondamentale: chiedere aiuto è un atto di coraggio, non di debolezza! 💪
Se tu o qualcuno che conosci sta attraversando un periodo buio, ricordate che non siete soli. Parlare dei propri problemi, anche con qualcuno che non si conosce, può fare una differenza enorme. Non sottovalutate i segnali e non abbiate paura di tendere la mano o di chiedere aiuto. Ci sono persone pronte ad ascoltare e professionisti della salute mentale preparatissimi. ❤️
«Parlare di suicidio, oggi, significa affrontare una delle ultime grandi barriere culturali. Questo convegno non è solo un evento scientifico: è un atto collettivo di responsabilità e speranza». (Cit. Prof. Maurizio Pompili).🔝
Ricordiamoci però che la prevenzione del suicidio è possibile, il prevederlo è spesso impossibile se la persona non chiede aiuto, prevenzione e prevedibilità sono due cose ahimè diverse, molto si deve ancora fare 😓



𝑵𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒇𝒐𝒕𝒐 𝒔𝒐𝒕𝒕𝒐 ⬇️ 𝒎𝒊 𝒗𝒆𝒅𝒆𝒕𝒆 𝒎𝒆𝒏𝒕𝒓𝒆 𝒔𝒕𝒐 𝒓𝒆𝒍𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒂𝒏𝒅𝒐 𝒂𝒍 “𝑿𝑿𝑰𝑰𝑰 𝑪𝒐𝒏𝒗𝒆𝒈𝒏𝒐 𝑰𝒏𝒕𝒆𝒓𝒏𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒂𝒍𝒆 𝒅𝒊 𝑺𝒖𝒊𝒄𝒊𝒅𝒐𝒍𝒐𝒈𝒊𝒂 𝒆 𝑺𝒂𝒍𝒖𝒕𝒆 𝑷𝒖𝒃𝒃𝒍𝒊𝒄𝒂” 𝒕𝒆𝒏𝒖𝒕𝒐𝒔𝒊 𝒂 𝒔𝒆𝒕𝒕𝒆𝒎𝒃𝒓𝒆 𝒂 𝑹𝒐𝒎𝒂 𝒐𝒓𝒈𝒂𝒏𝒊𝒛𝒛𝒂𝒕𝒐 𝒅𝒂𝒍 𝒔𝒆𝒎𝒑𝒓𝒆 𝒔𝒕𝒓𝒂𝒐𝒓𝒅𝒊𝒏𝒂𝒓𝒊𝒐 𝒑𝒓𝒐𝒇𝒆𝒔𝒔𝒐𝒓 𝑴𝒂𝒖𝒓𝒊𝒛𝒊𝒐 𝑷𝒐𝒎𝒑𝒊𝒍𝒊.

I gatti neri sono pura magia! ✨ Smentiamo subito la superstizione: questi splendidi felini portano solo fortuna e amore....
02/11/2025

I gatti neri sono pura magia! ✨ Smentiamo subito la superstizione: questi splendidi felini portano solo fortuna e amore. Avere un gatto significa accogliere un compagno leale, affettuoso e pieno di fascino. Goditi le fusa, le risate e la compagnia unica che solo un micio sa regalare. Sono semplicemente irresistibili! 😻

Buona splendida domenica a Tutte e a Tutti ☀️😎🐈‍⬛

𝐋𝐚 𝐝𝐞𝐩𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐦𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐞 𝐢𝐧 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐞𝐬𝐭𝐢 𝐫𝐮𝐫𝐚𝐥𝐢: 𝐮𝐧’𝐞𝐩𝐢𝐝𝐞𝐦𝐢𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐫𝐢𝐬𝐜𝐡𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐧𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐩𝐚𝐧𝐝𝐞𝐦𝐢𝐚. 𝐐𝐮𝐚𝐥𝐜𝐡𝐞 𝐢𝐧𝐬𝐢𝐠𝐡𝐭 𝐝𝐚 𝐮𝐧 𝐜𝐨𝐧...
01/11/2025

𝐋𝐚 𝐝𝐞𝐩𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐦𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐞 𝐢𝐧 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐞𝐬𝐭𝐢 𝐫𝐮𝐫𝐚𝐥𝐢: 𝐮𝐧’𝐞𝐩𝐢𝐝𝐞𝐦𝐢𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐫𝐢𝐬𝐜𝐡𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐧𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐩𝐚𝐧𝐝𝐞𝐦𝐢𝐚. 𝐐𝐮𝐚𝐥𝐜𝐡𝐞 𝐢𝐧𝐬𝐢𝐠𝐡𝐭 𝐝𝐚 𝐮𝐧 𝐜𝐨𝐧𝐠𝐫𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐭𝐞𝐧𝐮𝐭𝐨𝐬𝐢 𝐚 𝐓𝐞𝐫𝐦𝐨𝐥𝐢 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐜𝐡𝐞 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐨 𝐟𝐚.
𝑭𝒂𝒕𝒆𝒎𝒊 𝒔𝒂𝒑𝒆𝒓𝒆 𝒄𝒐𝒔𝒂 𝒏𝒆 𝒑𝒆𝒏𝒔𝒂𝒕𝒆 𝒏𝒆𝒊 𝒄𝒐𝒎𝒎𝒆𝒏𝒕𝒊 𝒆 𝒃𝒖𝒐𝒏 𝒑𝒐𝒏𝒕𝒆. 💬

La depressione maggiore non è solo una malattia dell’isolamento metropolitano. Quando guardiamo agli anziani nei contesti rurali, il quadro diventa sorprendentemente complesso: una grande revisione di 18 studi su 31.598 persone mostra che, nei Paesi sviluppati, vivere in città aumenta il rischio di rispetto alle campagne, ma nei Paesi in via di sviluppo questa differenza scompare e in alcuni di questi paesi, addirittura, la depressione è più frequente tra gli anziani rurali. Tradotto in numeri semplici: nelle economie avanzate gli anziani urbani hanno circa il 44% di probabilità in più di essere depressi rispetto ai rurali; nelle economie in sviluppo il divario non è significativo e, in alcuni contesti, sembra invertirsi. La chiave non è “dove” si vive, ma “come” quel luogo struttura la vita quotidiana. In città la luce artificiale notturna, il rumore, la percezione di insicurezza e il sonno disturbato possono alimentare l’umore ; al tempo stesso il trasporto pubblico, la camminabilità e la densità di servizi possono proteggere grazie a più movimento e più contatti sociali. Nelle aree rurali i fattori si ribaltano: l’aria è più scura e le notti più silenziose, ma l’accesso ai servizi di salute mentale è spesso scarso, le distanze scoraggiano le visite e la rete sociale può assottigliarsi, specie quando i figli migrano verso le città. Non è un dettaglio: in diversi studi, l’isolamento sociale è emerso come un “moltiplicatore” del rischio in campagna, più che in città. Bastano variabili apparentemente minori—vivere da soli, avere pochissimi amici, vedere di rado i vicini—per far impennare la probabilità di depressione tra gli anziani rurali. In alcuni paesi in via di sviluppo (ma l’Italia si sta adeguando a questo trend): poi, due dinamiche opposte spiegano molto: da un lato la “fuga” verso i centri urbani delle persone più istruite e con più risorse (che dunque tendono ad avere meno rischio di depressione), dall’altro il fenomeno dei “nidi vuoti” nelle campagne, con genitori anziani lasciati soli. Per gli esperti, il dettaglio più interessante è che in gran parte degli studi le differenze urbano–rurali restano anche dopo aver corretto per età, reddito, istruzione e salute fisica: il “luogo” agisce come fattore indipendente. Ma c’è grande eterogeneità tra Paesi e periodi storici, e quasi tutti i dati sono “fotografie” di un momento (studi trasversali), non film. Cosa fare, allora? Nei contesti rurali non basta “portare lo più vicino”: serve fare interventi “sartoriali” sulla trama sociale, riducendo l’isolamento con trasporti accessibili, spazi di incontro, tecnologia semplice per connettere, e reti di prossimità. Se vogliamo davvero prevenire la depressione maggiore fuori dalle città, dobbiamo progettare comunità che non lascino nessuno solo, né di giorno né di notte.



𝐐𝐮𝐢 𝐬𝐨𝐭𝐭𝐨 ⬇️ 𝐩𝐨𝐭𝐞𝐭𝐞 𝐩𝐨𝐭𝐞𝐭𝐞 𝐯𝐞𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐥𝐜𝐮𝐧𝐞 𝐢𝐦𝐦𝐚𝐠𝐢𝐧𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐬𝐩𝐥𝐞𝐧𝐝𝐢𝐝𝐨 𝐂𝐨𝐧𝐠𝐫𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐨𝐫𝐠𝐚𝐧𝐢𝐳𝐳𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐚𝐥 𝐃𝐨𝐭𝐭𝐨𝐫 𝐀𝐥𝐞𝐬𝐬𝐚𝐧𝐝𝐫𝐨 𝐆𝐞𝐧𝐭𝐢𝐥𝐞, 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐓𝐞𝐫𝐦𝐨𝐥𝐢, 𝐝𝐚𝐥 𝐭𝐢𝐭𝐨𝐥𝐨 “𝐒𝐚𝐥𝐮𝐭𝐞 𝐌𝐞𝐧𝐭𝐚𝐥𝐞 𝐢𝐧 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐞𝐬𝐭𝐢 𝐫𝐮𝐫𝐚𝐥𝐢. 𝐔𝐧𝐚 𝐧𝐞𝐜𝐞𝐬𝐬𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐂𝐚𝐥𝐥 𝐓𝐨 𝐀𝐜𝐭𝐢𝐨𝐧”.

Indirizzo

Teramo
64100

Sito Web

https://www.hindawi.com/journals/mij/

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