20/02/2022
Terapia fisica, psicoterapia e riprogrammazione posturale
La terapia fisica con frequenze meccaniche e toni binaurali può essere considerata un coadiuvante del trattamento:
-psicoterapico, elettivamente per i disturbi d’ansia e depressivi;
-del dolore cronico;
-della riprogrammazione posturale;
-riabilitativo.
Ormai molti studi in letteratura testimoniano come l’utilizzo di frequenze binaurali possa essere un alleato per il trattamento di varie condizioni di disagio psichico afferenti a disturbi ansiosi e depressivi. I toni binaurali vengono prodotti dalla somministrazione di due segnali acustici, toni puri, in orecchio destro e sinistro, con differenza di frequenza fino a 30 Hz, nell’ambito di un range che va dall’udibile fino a 1000 Hz.
Si può applicare, ad esempio, all’orecchio destro una frequenza di 400 Hz e al sinistro una frequenza di 390 Hz. Il tono più basso viene definito “frequenza portante”. Il cervello, oltre ai due toni, percepisce in modo illusorio un terzo tono che è pari alla loro differenza (in questo caso, di 10 Hz) e sul quale si sintonizza producendo specifici neurotrasmettitori.
Molti studi testimoniano anche quanto le frequenze meccaniche (vibrazioni) possano essere utili, soprattutto se applicate in maniera focale ad una piccola parte del corpo, per il controllo del dolore e per la riprogrammazione del tono muscolare.
Dati i rapporti in neurofisiologia tra i bersagli neuroanatomici che queste frequenze stimolano, ho determinato dei trattamenti che condividono sia l’uso di frequenze binaurali che meccaniche.
Dallo studio di diverse discipline come la psicoterapia, la posturologia, la biomeccanica, la fisica delle frequenze e dei suoi rapporti con la neurofisiologia umana, sono pervenuto all’elaborazione di un trattamento integrato fra psicoterapia e terapia fisica (frequenze meccaniche e suoni). Quest’ultima, adopera contestualmente una modalità di stimolazione nervosa periferica, attraverso la somministrazione della modulazione di frequenze meccaniche in precisi punti di repere (esito della valutazione biomeccanica del paziente), con una modalità di stimolazione centrale, attraverso l'uso dei toni binaurali con determinate frequenze portanti.
I risultati sono immediati per molte ragioni neuropsicofisiologiche:
Le vibrazioni inducono risposte adattive da parte del sistema neuromuscolare sia di tipo metabolico che meccanico;
Il binaurale determina precise risonanze dei circuiti cerebrali cui si coniugano profili di neurotrasmissione (ad es. serotonina e dopamina);
La somministrazione contestuale di frequenze meccaniche produce integrazioni di effetti button-up e top-down per il dolore cronico (gate control, pain managemet);
Il tono muscolare funzionalmente alterato, associato alle vie extrapiramidali, trova un riequilibrio attraverso la modulazione del segnale vibratorio determinata dall’attività spinale riflessa (v. riflesso tonico da vibrazione);
L'intervento sul sistema connettivo e sulla miofascia non solo si associa alla modulazione della risposta immunitaria attraverso la comunicazione meccanica della matrice extracellulare, ma richiama anche la "memoria corporea" e "le esperienze di base" (pensiamo, per esempio, a quella di contenimento) funzionali alla costruzione del Sé Psicocorporeo. I distretti corporei non sono soltanto espressioni anatomiche, ma racchiudono, raccontano ed esprimono la memoria di precise esperienze relazionali primarie che hanno strutturato e strutturano la nostra personalità.
In psicoterapia, aldilà del preciso quadro psicopatologico, il trattamento a frequenze fisiche risulta di importanza rilevante per il recupero e la significazione, da un punto di vista psicologico, delle riparazioni delle esperienze primarie di contatto e contenimento. Tutto ciò favorisce la possibilità di attuare un valido contributo all’interno del processo terapeutico.
Integrare questo trattamento anche nelle condizioni psichiatriche severe potrebbe significare perseguire l’obiettivo, in termini di efficacia e di efficienza, di miglioramento netto delle condizioni psicopatologiche. Tutto ciò potrebbe presentare un impatto sulla terapia farmacologica che, attraverso la stretta collaborazione con lo psichiatra, potrebbe essere rimodulata.
Questi sono solo alcuni degli effetti prodotti dal trattamento. La stimolazione vibratoria, infatti, è utile anche in ambito riabilitativo e prettamente posturale, funzionale alla riorganizzazione delle catene miofasciali. In letteratura, moltissimi studi e metanalisi dimostrano come specifici range di frequenza possano determinare una riduzione della spasticità nel paziente neurologico con alterazione della neurotrasmissione soprattutto da parte del primo motoneurone (ad es. sclerosi multipla e Parkinson).
Il trattamento si presenta come polimodale e integra, anche per le finalità non direttamente psicoterapiche, la collaborazione di diverse figure professionali di provenienza medico/riabilitativa.
Da ultimo, si sottolinea come si tratti di un metodo assolutamente non invasivo.