Sei quello che pensi

Sei quello che pensi Sociologa clinica, Istruttore Mindfulness. Ascolto, accompagno, accolgo. Persone, coppie e famiglie nei momenti di cambiamento. Umanità, relazioni, benessere.

19/04/2026

INTEGRAZIONE SOCIALE E LINGUAGGIO DEL POTERE

Una riflessione istituzionale su remigrazione, rimpatri e reciprocità

In meno di un mese, l'Europa ha costruito un'architettura.

Il 26 marzo 2026, il Parlamento europeo approva con 389 voti a favore il nuovo regolamento sui rimpatri: hub di detenzione fuori dai confini dell'Unione, rimpatrio coercitivo come modalità preferenziale, trattenimento fino a 24 mesi — anche per famiglie con bambini e minori non accompagnati.
Il Consiglio d'Europa lo ha già definito "buchi neri legali" dove le persone rischiano di essere esposte ad abusi.

Il 30 marzo, il cancelliere tedesco Friedrich Merz riceve a Berlino il presidente siriano Ahmed al-Sharaa. Al centro: il rimpatrio di circa un milione di rifugiati siriani accolti durante la crisi del 2015, in cambio di oltre 200 milioni di euro tedeschi per la ricostruzione della Siria.
La cifra dell'80% citata inizialmente è già di per sé rivelatrice: si ragiona per quote, non per persone.

Il 18 aprile, in Piazza Duomo a Milano, si tiene il Remigration Summit promosso dalla Lega e dai Patrioti europei.

Tre eventi. Tre paesi. Tre settimane. Un solo movimento.

Come sociologa clinica, riconosco in questo meccanismo qualcosa che incontro anche nel lavoro quotidiano con le persone. Ogni forma di esclusione inizia con la costruzione di una distanza: "loro non sono come noi".
È una bugia potentissima che funziona da millenni.
E la storia ci mostra dove conduce quando viene istituzionalizzata.

Oggi la chiamano migrazione circolare.
Perché "rimpatrio forzato" suona male. Perché "deportazione" si usa solo quando di mezzo c'è qualcuno che possiamo permetterci di condannare. Ma il meccanismo è lo stesso.
È sempre lo stesso.
I potenti fanno le guerre. Decidono di bombardare, di invadere, di destabilizzare, di sostenere regimi che poi crollano, di depredare.
Quelle decisioni costano milioni di vite, sradicano milioni di persone, distruggono tutto quello che una famiglia ha costruito in generazioni.
E poi, quando quelle persone arrivano alle frontiere dell'Europa, quando cercano un posto dove non morire, diventano "il problema".

Non i potenti che hanno fatto le guerre. Non i governi che hanno venduto le armi. Non le banche che hanno finanziato i regimi.
Le persone che sono scappate.

La migrazione forzata non è una scelta. È la conseguenza di scelte fatte da altri, da chi ha il potere di decidere sulla vita degli altri e non ne subisce nessuna conseguenze.
È la condizione di chi viene sradicato non perché lo volesse, ma perché il mondo intorno a lui bruciava e non c'è altra strada.

Chiamarli "problema" è un'inversione morale. È accusare la vittima. È confondere la causa con l'effetto.

E VITTIMIZZAZIONE SECONDARIA.

E da migrante di prima generazione sono consapevole che nessuna diaspora è al sicuro.
Siriani, afgani, pakistani, africani, rumeni.
Siamo tollerati finché facciamo comodi, corpi e competenze utili.
Ma poi? Quando non faremo più comodo? Quando le risorse del paese natale sono esaurite?

E poi... nessuno è al riparo, nemmeno chi accoglie: sempre chiamato a essere "resiliente" di fronte a cambiamenti che non ha scelto, in un mondo che globalizza le crisi ma non le responsabilità.

Ecco perché la risposta non può essere l'integrale, l'inclusione, la tolleranza — che è già una forma di superiorità, un concedere dall'alto i diritti che dovrebbero essere universali.
La risposta è la reciprocità. Il riconoscimento che nell'incontro entrambi cambiamo, entrambi abbiamo da imparare, entrambi abbiamo da dare.

Come responsabile della Consulta per l'Integrazione Sociale, ritengo che questa politica e la strada presa dall'Europa non è accettabile. Questa inversione sistematica di causa ed effetto non è accettabile né sul piano scientifico né su quello etico.
E ritengo necessario dirlo pubblicamente.

Dott.ssa Viorica Bunduc
Sociologa Specialista
Presidente A.S.I Deputazione Centro Italia
Responsabile Consulta Integrazione Sociale

12/04/2026

Save the Children ha pubblicato un dato che dovrebbe farci fermare un momento a riflettere:
sempre più ragazzi si rivolgono all’Intelligenza Artificiale per gestire le proprie emozioni.

Le confidano ansie, paure, solitudine.
Le chiedono conforto.
Le raccontano cose che forse non riuscirebbero a dire a nessun altro.

Non è un dato da condannare.
È un dato da capire.

Ci racconta che i nostri ragazzi hanno bisogno di essere ascoltati profondamente, senza giudizio e senza fretta.
E ricorda anche a noi adulti quanto sia facile sentirsi soli davanti a ciò che non sappiamo interpretare, quanto non sia semplice trovare le parole giuste o gli strumenti per avvicinarsi davvero.

È da questa consapevolezza — dal bisogno reale di luoghi umani in un tempo sempre più digitale — che nasce TramAscolto, il nuovo punto d’ascolto promosso da A.Ge Associazione Genitori Terni.

🌿 Uno spazio reale, con persone reali.
Un luogo dove ragazzi e genitori possono portare le proprie esperienze — personali, familiari, sociali — e trovare ascolto attivo, orientamento e supporto concreto.

Non un algoritmo.
Non una risposta automatica.
Ma una presenza umana, competente e accogliente.

Il servizio è curato da:
Dott.ssa Viola Bunduc, Sociologa Specialista e istruttrice Mindfulness MBSR
Giulia Valentini, educatrice e progettista in ambito socio-educativo
Maurizio Valentini, docente e formatore sui temi dell’etica e della relazione educativa

e offre:

🔹 Ascolto attivo e orientamento per ragazzi e genitori
🔹 Supervisione sociologica
🔹 Focus group tematici
🔹 Gruppi di auto-mutuo-aiuto
🔹 Supporto in ambito di giustizia riparativa

L’intelligenza artificiale può elaborare le parole.
Ma non può sentire il peso di ciò che c’è dietro, non può sostenere uno sguardo, non può restare accanto.

Noi sì.

📍 Via del Lanificio 17 – Terni
🗓 Ogni giovedì | 16:30 – 19:00

📩 Il servizio si svolge su appuntamento
per prenotazioni: ageumbria@gmail.com

Uno spazio protetto.
Un tempo dedicato.
Un luogo dove l’esperienza personale incontra il senso sociale.

📢 Condividi questo post: potresti raggiungere un genitore che ne ha bisogno, o un ragazzo che sta cercando — senza saperlo — esattamente questo.

Oggi è il mio ultimo giorno di lavoro prima della pausa pasquale.Voglio salutare con gratitudine ogni persona che ha sce...
03/04/2026

Oggi è il mio ultimo giorno di lavoro prima della pausa pasquale.
Voglio salutare con gratitudine ogni persona che ha scelto con responsabilità di intraprendere un percorso con me — chi stava uscendo dal burnout, chi affrontava una perdita, chi si stava riscoprendo in un momento di crisi esistenziale.
Non è un cammino facile. E voi lo sapete. Non è per tutti — e proprio per questo, la vostra scelta ha un valore che non si misura.
Vi auguro che in queste festività la Morte, la Resurrezione e l'Ascensione accadano davvero nelle vostre vite. Non come metafora — come esperienza. Perché lo sappiamo entrambi: non accade mai per caso, ma attraverso disciplina, costanza e coraggio.
Nel Venerdì Santo — lasciate morire la paura, gli impostori interiori, i limiti che non vi appartengono più.
Rinascete dalle ceneri più forti, più splendenti. Illuminate le vostre vite e quelle delle persone che amate con i vostri sorrisi e il vostro amore.

Buona Pasqua.

— Dott.ssa Viola Bunduc
Sociologa Clinica | Istruttrice Mindfulness MBSR

🧱 Il cervello è un architetto straordinario.Quando il mondo si fa pericoloso — quando subiamo violenza, traumi, abbandon...
03/03/2026

🧱 Il cervello è un architetto straordinario.

Quando il mondo si fa pericoloso — quando subiamo violenza, traumi, abbandoni — costruisce muri. Robusti, silenziosi, invisibili agli altri ma solidissimi dentro di noi.

Non lo fa per punirci.
Lo fa per salvarci.

La neurobiologia ci dice che il sistema nervoso impara dall'esperienza: se aprirsi ha fatto male, impara a chiudersi. È una risposta adattiva, intelligente, necessaria.

Ma i muri non distinguono tra ieri e oggi.
Continuano a fare il loro lavoro anche quando la minaccia è passata.
Continuano a tenere fuori il pericolo — e insieme ad esso, la vita.

Perché lo stesso muro che blocca il dolore, blocca anche la connessione.
La fiducia. La gioia. La crescita.

Abbatterlo non è un atto di coraggio improvviso.
È un processo lento, come quello di un albero che, dopo un incendio, riprende a spingere radici nel terreno bruciato.
Un millimetro alla volta. In direzione della luce.

💬 E tu — c'è un muro che hai costruito tanto tempo fa e che oggi forse ti sta stretto?

💛Famiglia allargata attraverso le tappe evolutive💛La famiglia allargata — nonni, zii, cugini — è il primo mondo oltre la...
12/02/2026

💛Famiglia allargata attraverso le tappe evolutive💛

La famiglia allargata — nonni, zii, cugini — è il primo mondo oltre la casa dei genitori.
Ed è lì che, fase dopo fase, impariamo a stare nel mondo e con gli altri.

👶 Infanzia: radici e sicurezza
I nonni che ascoltano, uno zio che gioca, un cugino che ci cerca:
sono le prime esperienze di attenzione e riconoscimento al di fuori dei genitori.
Qui impariamo il senso di appartenenza, il piacere di essere visti e accolti.

🧒 Preadolescenza: sperimentare il confronto
Osserviamo come gli altri membri della famiglia trattano le differenze e i successi.
Impariamo a negoziare spazi, confini e ruoli tra chi è più grande o più piccolo di noi.
Iniziamo a riconoscere chi ci sostiene e chi ci sfida, allenando la nostra capacità di gestire emozioni e aspettative.

🧑 Adolescenza: specchi e sfide
I valori, le opinioni, le differenze tra rami diversi della famiglia diventano specchi della nostra identità.
Scopriamo quando adattarci e quando difendere ciò che siamo.
La famiglia allargata ci insegna che l’accoglienza può essere selettiva, e ci spinge a imparare a darci calore anche quando non arriva dall’esterno.

🧑‍🦱 Maturità: consolidare ciò che resta
Portiamo con noi le lezioni ricevute e scegliamo quali relazioni coltivare.
Impariamo a stabilire confini chiari con parenti lontani o impegnativi.
Sperimentiamo la capacità di accogliere noi stessi e gli altri, indipendentemente da come ci hanno accolto prima.

🌱 Vita adulta: il modello per il mondo
Le relazioni nella famiglia allargata diventano la base per le relazioni adulte: amicizie, coppia, colleghi.
Ogni incontro, ogni conflitto, ogni gesto di cura ha lasciato un’impronta,
e ci prepara a stare nel mondo con presenza, autenticità e consapevolezza.
Attraverso ogni tappa evolutiva, la famiglia allargata ci offre lezioni invisibili ma potenti, insegnandoci a trovare il nostro posto nel mondo.

💛La famiglia allargata💛Zii, cugini, nonni: il primo mondo oltre il nucleoSettimana 4💛Dopo la casa dei genitorie il labor...
09/02/2026

💛La famiglia allargata💛
Zii, cugini, nonni: il primo mondo oltre il nucleo
Settimana 4💛

Dopo la casa dei genitori
e il laboratorio dei fratelli,
la vita ci accompagna in uno spazio più ampio.
La famiglia allargata
è il primo mondo che incontriamo senza essere al centro.
Zii, nonni, cugini.
Sguardi diversi.
Regole diverse.
Modi diversi di amare.
Qui impariamo qualcosa di sottile ma decisivo:
👉 non tutti ci ameranno allo stesso modo
👉 non tutti ci vedranno come ci vedono mamma e papà

Ed è proprio questo che ci fa crescere.
Nella famiglia allargata sperimentiamo:
💛il confronto con altri modelli educativi
💛il sentirci più o meno accolti
💛il non essere sempre “speciali”
💛il trovare (o perdere) un posto

È qui che il bambino inizia a chiedersi:
“Chi sono io quando non sono al centro?”
“Che valore ho quando l’amore non è esclusivo?”

Per alcuni è stato uno spazio caldo, nutriente, protettivo.
Per altri un luogo di paragoni, etichette, esclusioni sottili.
Per altri ancora entrambe le cose.
La famiglia allargata può rafforzare o riattivare le ferite dell’anima:
▪️il rifiuto, quando non ci si sente riconosciuti
▪️l’abbandono, quando l’attenzione è intermittente
▪️l’ingiustizia, quando il confronto è costante
▪️l’umiliazione, quando ci si sente “di troppo”
▪️il tradimento, quando la fiducia viene spezzata

Ma può anche essere il primo luogo di riparazione: uno zio che ascolta, una nonna che accoglie, un cugino che sceglie.
La famiglia allargata ci insegna una verità fondamentale:
👉 il mondo non è uniforme 👉 le relazioni non sono tutte uguali
👉 il nostro valore non dipende dallo sguardo di tutti

Qui nasce la capacità di adattarci senza perderci.
Di stare in mezzo agli altri
senza annullarci.
È un passaggio silenzioso, ma potentissimo: dalla famiglia come nido alla famiglia come primo campo sociale.

Questa settimana torniamo lì.
A osservare:
💛che posto abbiamo avuto
💛cosa abbiamo imparato
💛cosa ci portiamo ancora addosso

Perché il modo in cui siamo stati nella famiglia allargata
anticipa il modo in cui entreremo nel mondo più grande.

E da qui… siamo pronti per fare un passo oltre.

🩵Il rapporto con i fratelli e la relazione alla pari🩵Il rapporto con i fratelli è il nostro primo laboratorio di relazio...
07/02/2026

🩵Il rapporto con i fratelli e la relazione alla pari🩵

Il rapporto con i fratelli è il nostro primo laboratorio di relazioni alla pari.
Non ci sono titoli, ruoli di genitore, o gerarchie assolute:
ci sono pari che condividono spazio, tempo, attenzioni, emozioni.
Con loro impariamo a confrontarci senza annullarci,
a sostenere senza sopraffare,
a ricevere senza dipendere,
a dare senza sacrificare noi stessi.
Quello che sperimentiamo con i fratelli diventa un insegnamento silenzioso,
una mappa per tutte le relazioni future:

nelle amicizie, ci aiuta a entrare in legami autentici, senza paura di perdere o essere sopraffatti;
nella coppia, ci mostra come negoziare intimità e confini, senza dover dominare o piegarci;
sul lavoro, ci insegna a collaborare e a rispettare gli altri senza sacrificare la nostra voce.
I fratelli ci mostrano le ferite ancora attive, e le maschere che abbiamo indossato per sopravvivere.
Ma ci offrono anche la possibilità di scegliere diversamente, di entrare in relazione con presenza, rispetto e autenticità,
di sperimentare ciò che allora non era possibile.

Osservare la relazione con i fratelli significa capire come ci muoviamo nel mondo,
come ripetiamo schemi,
e dove possiamo finalmente costruire legami alla pari,
liberi da vecchie ferite.
🩵Io e i fratelli.🩵
Il primo allenamento all’equilibrio, la base di tutte le relazioni adulte.

🩵 Io e i fratelli🩵Specchi, sfide e appartenenza - Settimana 3 La famiglia non si ferma ai genitori.Dopo le radici, arriv...
04/02/2026

🩵 Io e i fratelli🩵
Specchi, sfide e appartenenza - Settimana 3

La famiglia non si ferma ai genitori.
Dopo le radici, arrivano i rami: i fratelli.
Specchi viventi del nostro essere al mondo.
Con loro impariamo il confronto, l’alleanza, la competizione.
Impariamo cosa significa stare accanto a chi condivide le stesse radici ma ha il suo cielo da raggiungere.

Ogni fratello diventa un terreno di riflessione:
come mi confronto con chi mi somiglia?
Come vivo l’attenzione dei genitori?
Come reagisco quando il riconoscimento è limitato?

Nei giochi, nei litigi, nelle complicità, si accende una danza sottile:
ciò che abbiamo ricevuto dai genitori si ripete, si contesta, si reinventa.

Il fratello può far emergere la ferita del rifiuto:

la paura di non essere abbastanza,
di non meritare attenzione.
Oppure la ferita dell’abbandono:
quando l’amore sembra diviso e frammentato.
Ma i fratelli sono anche maestri di vita:
ci insegnano la negoziazione,
la condivisione, l’empatia e il rispetto dei limiti altrui.

Questa settimana torniamo lì, tra quei legami:
a osservare cosa ci hanno insegnato, cosa abbiamo replicato, cosa possiamo trasformare.

🩵Io e i fratelli.🩵
Specchi e ombre.
Riflessione del mio mondo interiore.

🧡La relazione con i genitori e le ferite dell’anima🧡- fine secondo settimana-La relazione con i genitori è la prima casa...
01/02/2026

🧡La relazione con i genitori e le ferite dell’anima🧡
- fine secondo settimana-

La relazione con i genitori è la prima casa che abitiamo.
È lì che impariamo cosa significa essere accolti, visti, contenuti.
Ed è lì che impariamo, a volte, anche come proteggerci
dall’amore che manca.
Non perché i nostri genitori non ci abbiano amato.
Ma perché ci hanno amato secondo la loro capacità.
Con i loro limiti, le loro ferite, la loro storia.
Nel modo in cui mamma e papà sono stati presenti — o assenti — il nostro sistema emotivo ha tratto delle conclusioni.
Non con il pensiero, ma con il corpo e con l’anima.
E così, nella relazione con loro, si sono formate le ferite.

Quando non ci siamo sentiti desiderati o riconosciuti,
nella relazione con i genitori è nata la ferita del RIFIUTO,
e abbiamo indossato la maschera del FUGGITIVO,
imparando a ritirarci,
a non occupare spazio,
a sparire per non soffrire.

Quando la presenza era instabile, emotivamente o fisicamente, nella relazione con loro è nata la ferita dell’ABBANDONO,
e abbiamo indossato la maschera del DIPENDENTE,
imparando ad aggrapparci
per paura di perdere l’amore.

Quando l’amore passava attraverso la vergogna, la colpa o il sacrificio, nella relazione con i genitori è nata la ferita dell’UMILIAZIONE,
e abbiamo indossato la maschera del MASOCHISTA,
mettendo da parte noi stessi
pur di restare in relazione.

Quando le promesse non venivano mantenute o la fiducia si spezzava, nella relazione con loro è nata la ferita del TRADIMENTO, e abbiamo indossato la maschera del CONTROLLANTE, per non dipendere più e non soffrire ancora.

Quando l’amore era condizionato, freddo, rigido,
nella relazione con i genitori è nata la ferita dell’INGIUSTIZIA, e abbiamo indossato la maschera del RIGIDO, diventando forti, giusti, perfetti per meritare amore.

Queste ferite non sono errori.
Sono strategie di sopravvivenza nate dentro il legame più importante della nostra vita.
E qui arriva il punto più delicato, e più vero.
I nostri genitori non potevano fare diversamente da come erano strutturati interiormente.
Hanno dato ciò che avevano.
E ciò che avevano…
spesso non era stato dato nemmeno a loro.

Noi siamo metà mamma e metà papà.
Anche quando li critichiamo.
Anche quando li rifiutiamo.
Anche quando siamo arrabbiati.
Diventare adulti emotivamentevl non significa continuare a portare il conto delle mancanze.
Significa riconoscere che quella relazione ha fatto nascere in noi ferite che oggi chiedono una risposta nuova.
Se siamo maturi, se siamo consapevoli, sta a noi fare un passaggio decisivo:
non chiedere più ai nostri genitori di essere ciò che non hanno saputo o potuto essere, ma diventare per noi stessi quel contenimento,
quella struttura, quella presenza che allora è mancata.

La relazione con i genitori non si chiude mai.
Si trasforma.
E quando smettiamo di aspettare, iniziamo finalmente a vivere.

🧡Io E I MIEI GENITORI 🧡"Le radici che mi hanno insegnato a stare al mondo"I genitori non sono solo le persone da cui ven...
28/01/2026

🧡Io E I MIEI GENITORI 🧡
"Le radici che mi hanno insegnato a stare al mondo"

I genitori non sono solo le persone da cui veniamo.
Sono il modo in cui impariamo a stare al mondo.
Prima ancora delle scelte,
delle relazioni, del lavoro, dell’amore, c’è una trama silenziosa che si forma.
Loro sono le radici.
Io sono il tronco.
E il modo in cui le radici si intrecciano determina come il tronco cresce, regge, si espone al vento.

🌸 LA MAMMA – Il contenuto della vita
La relazione con la madre
ci insegna se la vita accoglie.
Attraverso di lei impariamo:
🌚 se possiamo essere fragili senza perderci,
🌚 se l’emozione è un problema o una lingua,
🌚se il bisogno è legittimo o eccessivo.
La madre rappresenta il contenuto:
accoglienza,
comprensione,
gentilezza,
nutrimento.
È da qui che nasce il modo
in cui entriamo nell’intimità.
È da qui che impariamo
come lasciarci avvicinare,
come ricevere amore,
come stare nel legame senza difenderci troppo.
Il rapporto con il partner, spesso, parla questa lingua antica:
quella di quanto ci sentiamo accolti quando siamo veri.

🌳 Il PADRE – La struttura del mondo
La relazione con il papà
ci insegna come stare fuori.
Attraverso di lui impariamo:
🌞 se il mondo è un luogo da attraversare con fiducia,
🌞 se possiamo affermarci senza colpa,
🌞 se la forza è permessa o va nascosta.
Il padre rappresenta la struttura:
direzione,
determinazione,
confine,
potenza,
fierezza.
È qui che prendono forma
il rapporto con il lavoro,
con il successo,
con il denaro,
con il riconoscimento sociale.
È qui che impariamo
se possiamo occupare spazio
senza sentirci in difetto.

🌱 Le radici e il tronco
Quando contenuto e struttura dialogano, il tronco cresce diritto ma flessibile.
Sa reggere e sa piegarsi.
Quando una delle due manca
o è stata troppo rigida, il tronco si adatta come può.
Non per errore.
Per sopravvivenza.
La relazione con i genitori
non determina il nostro destino, ma costruisce il terreno su cui impariamo a camminare.

Questa settimana non guardiamo ai genitori per giudicarli.
Li guardiamo come radici.
Per capire:
– come entro nelle relazioni intime
– come mi muovo nel mondo
– dove mi sento solido
– dove mi sento fragile

IO E I MIEI GENITORI.
Le radici da cui nasce
il mio modo di stare al mondo.

SECONDA SETTIMANA 🧡IO E I MIEI GENITORI🧡Le prime radici dell’amoreDopo il primo respiro, il mondo ha un volto.Una voce.D...
26/01/2026

SECONDA SETTIMANA
🧡IO E I MIEI GENITORI🧡

Le prime radici dell’amore
Dopo il primo respiro, il mondo ha un volto.
Una voce.
Delle mani.
Non nasciamo solo al mondo.
Nasciamo in una relazione.

C’è un tempo, all’inizio della vita, in cui non sappiamo ancora chi siamo, ma sappiamo già se possiamo affidarci.
Se il bisogno chiama e qualcuno risponde.
Se la paura trova braccia o resta sospesa.
È lì che prende forma
quello che la psicologia e la sociologia clinica chiama
🧡attaccamento.🧡

Non come teoria,
ma come esperienza vissuta.
Come memoria profonda
che ci insegna, senza parole,
come stare nel legame, nei rapporti.

Attraverso i genitori impariamo qualcosa di essenziale:
se il mondo è un posto sicuro,
se l’amore arriva,
se dobbiamo stringerci, adattarci, aspettare o possiamo semplicemente essere.
E mentre impariamo a stare con loro, impariamo — senza saperlo — a stare con noi stessi.
Quel primo legame diventa una voce interna.
Un clima.
Un modo di avvicinarci,
di allontanarci, di fidarci o proteggerci.

Questa settimana torniamo lì.
Non per cercare colpe.
Non per riscrivere il passato.

Ma per ascoltare che forma ha preso l’amore dentro di noi.

IO E I MIEI GENITORI.
Dove tutto ha iniziato a legarsi.

25/10/2025

Lascia che la mente si fermi, e il cuore inizi ad ascoltare.

Ogni giorno abbiamo bisogno di uno spazio di calma, dove poter respirare, osservarci e ritrovare equilibrio.

Nel mio percorso come sociologa clinica e istruttrice di Mindfulness, accompagno le persone in un viaggio di esplorazione interiore, per riscoprire la serenità, comprendere le proprie emozioni e vivere con maggiore presenza.

Attraverso la presenza, la riflessione e la gentilezza, impariamo a coltivare una nuova qualità dell’ascolto — verso noi stessi e verso gli altri.

☕ Un passo alla volta, un respiro alla volta.

Indirizzo

Terni

Orario di apertura

Lunedì 14:00 - 19:00
Martedì 14:00 - 19:00
Mercoledì 14:00 - 19:00
Giovedì 14:00 - 19:00
Venerdì 14:00 - 19:00
Sabato 14:00 - 19:00

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