Dott.ssa Veronica Rossi

Dott.ssa Veronica Rossi Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Dott.ssa Veronica Rossi, Psicologo, Via Antonio Pacinotti 20/B, Terni.

Sono la Dott.ssa Veronica Rossi una psicologa e Sessuologa

Specializzata in:
-Psicologia dell'Alimentazione e della Nutrizione,
-Psicologia sportiva,
-Tecniche psico-fisiche di gestione dello stress e dell'ansia
-Psicologia di Coppia

12/04/2026

A volte non chiediamo. Testiamo.

Diventiamo più freddi, rispondiamo meno, spariamo per qualche ora, lanciamo frecciatine o frasi ambigue… con la speranza che l’altro capisca da solo.

Il pensiero sotto spesso è questo:
“Se ci tiene, lo capisce.”

Psicologicamente questi piccoli test raramente nascono da manipolazione consapevole.
Molto più spesso nascono da paura del rifiuto.

Perché chiedere apertamente è rischioso.
Dire “mi manchi”, “ho bisogno di rassicurazione”, “mi ha ferito questa cosa” espone alla possibilità di ricevere una risposta chiara.

E a volte la chiarezza spaventa più del dubbio. Quindi si testa.
Per proteggere l’ego, per non sembrare troppo bisognosi, per non sentirsi vulnerabili.

Il problema è che il test non crea intimità.
Crea confusione.

L’altro non si sente coinvolto: si sente sotto esame.
E una relazione in cui l’amore va dimostrato continuamente diventa facilmente una relazione in cui nessuno si sente davvero al sicuro.

Il coraggio però non è far capire all’altro senza parlare, ma chiedere in modo chiaro ciò di cui hai bisogno.

Ti è mai capitato di testare qualcuno… o di sentirti testato/a?

Ci sono situazioni in cui i fatti parlano chiarissimo, ma il cuore decide comunque di  fare editing creativo.Tipo:“Non c...
09/04/2026

Ci sono situazioni in cui i fatti parlano chiarissimo, ma il cuore decide comunque di fare editing creativo.

Tipo:
“Non cerco nulla di serio” e parte subito la traduzione:
“Sì, ma forse con me…”

Ecco, in questi casi non sei ingenua/o.
Sei umanamente dentro una dinamica molto comune: la dissonanza cognitiva.
Cioè quel momento in cui una parte di te ha capito benissimo cosa sta succedendo e l’altra, per non soffrire troppo, trasforma i dati in narrativa.

Così si iniziano a scambiare: i messaggi quotidiani per investimento emotivo
l’ambiguità per profondità, l’evitamento per fragilità, il “non scelgo” per “ha solo paura”

Spoiler: a volte il significato non è così profondo.

In questo carosello ho messo a confronto i due grandi protagonisti delle nostre relazioni interne: il cuore, che spera, giustifica, proietta e il cervello, che ogni tanto prova a dire: “Guarda che non è un enigma, è un’informazione.”

E no, il punto non è diventare cinici o aromantici, non serve spegnere il cuore.
ma occorre smettere di usarlo in combinazione con la parte razionale.

Perché una buona salute relazionale nasce quando non ti difendi emotivamente ma leggi bene ciò che accade.

Il cuore ti dice cosa desideri.
Il cervello ti ricorda che desiderare qualcuno non obbliga l’altro a costruire qualcosa con te.

Dimmi nei commenti: dove ti sei incastrata/o di più?
Nel “cambierà”, nel “mi scrive quindi ci tiene” o nel “ha paura della chiarezza”?

Il corpo a volte desidera ciò che la mente rifiuta. E anche se potrebbe sembrare in coerenza, ti posso assicurare che no...
06/04/2026

Il corpo a volte desidera ciò che la mente rifiuta. E anche se potrebbe sembrare in coerenza, ti posso assicurare che non lo è.

E poi, di fatto, questa è una cosa che spesso crea vergogna.
Ad esempio, si può provare eccitazione per qualcosa che, a livello razionale, non sceglieremmo, non approviamo o non sentiamo in linea con i nostri valori.

E allora scatta subito il pensiero:
“Ma se mi eccita, allora vuol dire che lo voglio davvero?”
Non necessariamente.

Il desiderio non segue sempre la logica con cui costruiamo le nostre scelte consapevoli.

Può attivarsi attraverso simboli, memorie emotive, immagini interne, dinamiche di potere, bisogni identitari, associazioni inconsce che non coincidono con ciò che nella realtà desideriamo vivere.

È il motivo per cui una fantasia può accendere il corpo e, allo stesso tempo, non rappresentare qualcosa che vorremmo agire nella vita reale. Oppure, questo spiega anche perchè a volte ci attrae tanto ses***ente qualcuno con cui non andremmo mai a mangiare da Cracco nemmeno se la cena fosse offerta. Quindi "non lo vorresti mai" sta per situazioni o persone.

Quindi: non c'è da spaventarsi della discrepanza.
Più che altro può essere utile capirla.

Perché il problema non è il fatto che corpo e mente, a volte (spesso), parlino linguaggi diversi. Di fatto non è che vadano poi tanto d'accordo, eh.
Il problema nasce infatti quando traduciamo automaticamente l’eccitazione in:
“allora questo dice chi sono” oppure “allora c’è qualcosa di sbagliato in me.”

L'eccitazione non sta necessariamente a comunicare: “voglio questo”, ma piuttosto: “questa scena, per qualche motivo, tocca un codice emotivo profondo.”

E quel codice può parlare di potere, sicurezza, resa, controllo, essere visti, essere scelti, trasgressione, memoria… non necessariamente della scena in sé.

Ti era mai capitato di pensare che eccitazione e scelta consapevole dovessero coincidere per forza?

04/04/2026

Di solito questi sogni parlano di sensazioni.

Cadere spesso mette in scena una cosa molto semplice: perdita di controllo.
Un periodo in cui ti senti instabile, sotto pressione, o con la sensazione che “se mollo un attimo, crolla tutto”.

Non riuscire a scappare (gambe pesanti, corsa lenta, blocco) invece è spesso il modo in cui il sogno racconta:
“mi sento senza strumenti / senza via d’uscita / sto evitando qualcosa ma mi rincorre.”

E sì: più nel sogno ti sforzi di correre, più ti senti bloccato/a. È il classico circolo ansia → sforzo → più ansia.

Questi sogni aumentano facilmente quando sei stanco/a, stressato/a, dormi male o hai la testa piena.

Non sono una diagnosi, ma un indizio: il tuo sistema nervoso sta dicendo “sono in allerta”.

👉 Ti capita più spesso di sognare cadere o scappare senza riuscirci? Scrivilo nei commenti.

Il video che mi ha preso talmente tanto in parola, da sparire la prima volta che l’ho registrato 😂😂😂GHOSTING: perchè sce...
30/03/2026

Il video che mi ha preso talmente tanto in parola, da sparire la prima volta che l’ho registrato 😂😂😂

GHOSTING: perchè scegliere di sparire?

Il GHOSTING è ad oggi una dinamica molto frequente: ma che significato cela?Iscriviti al canale: https://bit.ly/2WmWVxi​_____________________________________...

Siamo onesti, a volte preferiremmo scalare l’Everest in infradito piuttosto che ammettere che qualcosa ci ha ferito o ch...
29/03/2026

Siamo onesti, a volte preferiremmo scalare l’Everest in infradito piuttosto che ammettere che qualcosa ci ha ferito o che abbiamo bisogno di un abbraccio. Ma perché mostrarci vulnerabili ci spaventa così tanto?

La vulnerabilità viene percepita come un'esposizione al rischio. Abbiamo paura che, una volta tolta la maschera della persona forte, ciò che rimane non sia "abbastanza". Così costruiamo corazze pesantissime, convinti che l'invulnerabilità sia sinonimo di forza.

In più, ricordiamoci che viviamo in un mondo che premia chi non si ferma mai e chi sembra avere sempre tutto sotto controllo. C'è un pò l'idea che chiedere aiuto sia un segno di cedimento e che sbagliare sia un fallimento dell'identità, non un semplice incidente di percorso. Risultato? Facciamo finta che vada sempre tutto bene e che riusciamo a cavarcela da soli, sempre e comunque, faticando a chiedere aiuto.

Diventa quindi difficile scrivere un: "Mi manchi". Si preferisce fissare lo schermo per ore piuttosto che scriverlo per primi.

La vulnerabilità però non è debolezza, è il coraggio di lasciarsi vedere. Ci innamoriamo della vulnerabilità degli altri perché ci fa sentire umani e vicini, ma scappiamo dalla nostra perché ci fa sentire nudi.

Ma ricordati chele connessioni autentiche nascono dal mostrare le crepe, non dalle corazze.

26/03/2026

Sognare di tradire può in alcuni casi suonare come un sogno premonitore, in realtà, nella maggior parte dei casi non è un segnale e non sono nemmeno prove che arrivano dall’inconscio.

Spesso infatti, questi sogni parlano di sicurezza, non di s**o: paura di perdere l’altro, confronto, momenti di distanza, bisogno di conferme, vulnerabilità del periodo.

E se sei tu a tradire nel sogno? Non significa che vuoi farlo davvero.

A volte racconta altro: desiderio di sentirti desiderato/a, bisogno di spazio, novità, o una parte di te che chiede aria (anche fuori dalla relazione).

Insomma: più che sul partner, spesso è un sogno che parla di fiducia (in te, nell’altro, nel legame).

Ti capita più spesso di sognare di essere tradito/a o di tradire?

Sognare di TRADIRE o ESSERE TRADITI: cosa significa?
26/03/2026

Sognare di TRADIRE o ESSERE TRADITI: cosa significa?

Enjoy the videos and music you love, upload original content, and share it all with friends, family, and the world on YouTube.

Oggi vorrei fare una piccola rivelazione su di me: sono una psicologa...con l'ADHD. Nello specifico, faccio parte di que...
24/03/2026

Oggi vorrei fare una piccola rivelazione su di me: sono una psicologa...con l'ADHD.

Nello specifico, faccio parte di quella categoria dove l’iperattività vince sulla disattenzione. Non sono la persona che "si perde" (anzi, se mi metto su un obiettivo divento un cecchino), ma sono quella che non riesce a stare ferma, che pensa a mille all'ora e che ha un’energia che spesso spaventa chi mi sta intorno.

Per anni non l’ho letto come ADHD. L’ho letto come “energia”, “irrequietezza”, “sempre in movimento”, “testa che va veloce”. Quella sensazione di avere dentro un motore che parte subito e spesso… prima ancora che io abbia finito di pensare la frase. E da fuori, a volte, questa cosa può sembrare solo un tratto di personalità: una persona sveglia, reattiva, piena di iniziativa. E in parte è vero.

Ma c'è un "ma". L'ADHD mi ha dato una marcia in più perché ho costruito un habitat su misura per me. La libera professione è stata la mia salvezza: posso gestire i miei ritmi, cambiare stimoli, passare dalla clinica alla creazione di contenuti, dalla formazione alla ricerca senza annoiarmi mai.

Però non voglio fare la versione zuccherosa. Perché la stessa medaglia, se giri dall’altra parte, ha costi reali. L’iperattività non è solo “energia”: può essere fatica a spegnere, difficoltà a rallentare, sentirsi sempre “accesa”.

Quindi sì: ci sono aspetti che per me sono stati un vantaggio. Ma questo non cancella il resto. L’ADHD non è un difetto di carattere e non è un superpotere: è un funzionamento neurodivergente che può diventare risorsa o fatica anche in base al contesto. L’ambiente conta tantissimo. A volte non è la persona “sbagliata”: è il posto sbagliato per quel tipo di motore.

C'è un pò la convinzione che se c’è amore, il desiderio dovrebbe ve**re da sé.E quando non viene, iniziamo il processo: ...
22/03/2026

C'è un pò la convinzione che se c’è amore, il desiderio dovrebbe ve**re da sé.
E quando non viene, iniziamo il processo: colpa, ansia, confronto, “che problema abbiamo?”.

Esther Perel mette il dito in un punto scomodo ma realistico:
l’amore cerca vicinanza (casa, sicurezza, continuità).
il desiderio, invece, ha bisogno di distanza.

Non distanza emotiva, eh.
Ma la distanza nel senso più importante: l’altro deve restare “Altro”.
Una persona con contorni, autonomia, vita interna.
Non solo il compagno di logistica, il collega della spesa, il socio delle incombenze.

Qui la psicoanalisi (detta semplice) aggiunge una cosa ancora più netta:
si desidera ciò che non si possiede del tutto.
Non perché dobbiamo soffrire, ma perché il desiderio vive di immaginazione.
E l’immaginazione ha bisogno di spazio.
Se tutto è prevedibile, controllato, già visto, già spiegato… l’eros non trova aria.

E infatti molte coppie non “perdono desiderio” perché manca amore.
Lo perdono perché: la relazione è diventata solo gestione, l’intimità è diventata fusione (tutto insieme, sempre, senza confini), il sesso è diventato prestazione (devo/riuscire/dimostrare)

Il desiderio non si accende con la pressione.
Si accende quando torna la possibilità di scegliere, di sorprendersi, di incontrarsi davvero.

La domanda che spesso ci si fa è: “come faccio a far tornare la voglia?”
Quando invece dovrebbe essere: "dove abbiamo perso lo spazio tra noi?"
Dove ci siamo “fusi”, dove abbiamo smesso di guardarci, dove abbiamo smesso di essere due persone?

Il segreto quindi, è non appartenersi mai totalmente e mantenere quel briciolo di estraneità che però permette di sentirsi intimi.

19/03/2026

Ci sono persone che non stanno ferme… ma non si muovono mai.
Sono sempre in “fase di cambiamento”. Da anni.

È la tela di Penelope versione moderna:
di giorno tesso (piani, liste, buoni propositi, “da lunedì”),
di notte disfo (ripensamenti, scuse eleganti, “non è il momento”, “prima devo capire meglio”).

È una forma di protezione.
Perché cambiare davvero significa cose scomode:
• perdere un pezzo di identità (“io sono fatta così”)
• rinunciare a un guadagno secondario (la scusa, l’alibi, il “non posso perché…”)
• rischiare di scoprire che, provandoci sul serio, potresti anche deluderti

Quindi la mente fa un capolavoro: ti fa sentire impegnatissim*… senza farti fare niente di irreversibile.
Tanto movimento, zero scelta.
(È un po’ come aggiornare il CV 12 volte e non mandarlo mai).

A letto (e spesso anche fuori) succede una cosa buffa:parliamo di se**0… ma in realtà stiamo parlando di sicurezza, stan...
18/03/2026

A letto (e spesso anche fuori) succede una cosa buffa:
parliamo di se**0… ma in realtà stiamo parlando di sicurezza, stanchezza, vergogna, bisogno di conferme, paura di deludere.

Insomma: un sacco di cose molto poco “pornografiche” e molto “umane”.

Ecco perché ho fatto questo "traduttore erotico", ovvero per ricordarci che le frasi sono spesso scorciatoie. Quando non sappiamo nominare un bisogno (o ci vergogniamo), lo diciamo in modo indiretto.
E l’altro, giustamente, sente solo la superficie.

Esempio classico:
“Non ho voglia” può voler dire davvero “non ho desiderio per te”…
ma molto più spesso significa: “sono piena”, “mi sento sotto pressione”, “non mi sento nel mood”, “mi manca la complicità”, “mi sento giudicata/o”, “ho bisogno di lentezza”. Il desiderio non è un interruttore: è un processo. E quel processo è sensibile a mille piccole cose della quotidianità: carico mentale, qualità del contatto, clima emotivo, stress, immagine corporea, conflitti non detti.

Il punto importante (e qui arriva la parte psicologica) è questo:
quando scambiamo una frase per una sentenza, inizia inevitabilmente uno scontro.

Se io sento “non ho voglia” e traduco automaticamente “non mi desideri più”, mi irrigidisco, mi difendo, magari attacco.
Se invece lo tratto come un segnale da esplorare, posso chiedere:
“Ok… ma è stanchezza? Pressione? Ti manca tenerezza? Ti serve più tempo?”
Cioè: sposto la conversazione dalla prestazione (“funzioniamo o non funzioniamo?”) alla relazione (“cosa ci serve per stare bene?”).

Non è “giustificare tutto”, ma fare spazio alla complessità: desiderio, eccitazione e piacere non seguono sempre la stessa strada, e non dicono sempre la stessa cosa.

Indirizzo

Via Antonio Pacinotti 20/B
Terni
05100

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Dott.ssa Veronica Rossi pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta Lo Studio

Invia un messaggio a Dott.ssa Veronica Rossi:

Condividi

Share on Facebook Share on Twitter Share on LinkedIn
Share on Pinterest Share on Reddit Share via Email
Share on WhatsApp Share on Instagram Share on Telegram

Digitare