Dott.ssa Veronica Rossi

Dott.ssa Veronica Rossi Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Dott.ssa Veronica Rossi, Psicologo, Via Antonio Pacinotti 20/B, Terni.

Sono la Dott.ssa Veronica Rossi una psicologa e Sessuologa

Specializzata in:
-Psicologia dell'Alimentazione e della Nutrizione,
-Psicologia sportiva,
-Tecniche psico-fisiche di gestione dello stress e dell'ansia
-Psicologia di Coppia

02/06/2026

Perché un piacere dovrebbe farci sentire in colpa?

A volte una cosa può semplicemente alleggerirci, divertirci, farci staccare.
Senza diventare utile, produttiva o culturalmente difendibile.

Ogni tanto qualcosa può anche solo piacerci.
E va bene così.

Le “patologie relazionali” moderne non esistono davvero, per fortuna.Però certe dinamiche sì: screenshot mandati alle am...
30/05/2026

Le “patologie relazionali” moderne non esistono davvero, per fortuna.

Però certe dinamiche sì: screenshot mandati alle amiche, segnali preoccupanti trasformati in poesia, ultimi accessi controllati “per caso”, disponibilità emotiva immaginaria e presenze a intermittenza.

A volte le nostre ferite, rendono le cose più complicate di quanto già non lo siano.

27/05/2026

A volte pensiamo che cambiare vita significhi fare qualcosa di enorme, senza paura, con tutte le certezze già in tasca.

Per me non è andata così.

Sono passata dal mare ai boschi, da una vita a un’altra che, piano piano, ho capito somigliarmi di più. Ho scelto l’Umbria, la natura, il silenzio, i trekking da sola, le persone giuste, una casa comprata da sola. E no, non è stato sempre semplice.

Ci sono stati dubbi. Paura. La stessa paura che a volte sento ancora quando mi avventuro da sola in un sentiero nuovo.

Ma forse il punto non è aspettare di non avere paura.

Forse il punto è capire cosa senti profondamente tuo… e provare ad andarci incontro comunque.

Anche piano.
Anche tremando un po’. 🤍

26/05/2026

Molte ansie sessuali non nascono dal corpo che “non funziona”, ma dalle idee rigide che abbiamo imparato sul s550.

A volte, per vivere meglio la se55u4lit4, bisogna prima disimparare un po’ di falsi miti.

CaptionSe il DSM (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) avesse una sezione sulle relazioni moderne, pro...
24/05/2026

Caption

Se il DSM (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) avesse una sezione sulle relazioni moderne, probabilmente alcune “patologie” sarebbero queste.

Ovviamente non sono vere diagnosi, ma modi ironici per raccontare dinamiche molto reali: interpretare troppo, aspettare troppo, idealizzare troppo, restare agganciati a segnali minimi.

Può essere utile anche per spostarci dalle solite domande che ci facciamo, cose del tipo:
“Mi pensa?”
“Gli interesso?”
“Perché fa così?”

Perché magari può essere più utile è:
questa cosa mi fa sentire scelta o solo attivata?

Ah dimenticavo: parte 2 in arrivo.

Il materiale clinico è tanto. Meglio dosarlo.

23/05/2026

Ho letto questo libro di Bradshaw con la sensazione di avere tra le mani un testo prezioso: profondo, diretto, a tratti scomodo, ma necessario.

È uno di quei libri che non “spiegano soltanto”, ma aprono domande: su ciò che abbiamo vissuto, su ciò che abbiamo normalizzato, su ciò che ancora ci portiamo dentro nelle relazioni, nel corpo, nel modo in cui amiamo e ci proteggiamo.

Grazie a per avermelo inviato.

emotive

22/05/2026

Giocare con la psicologia non significa banalizzarla.
A volte l’ironia è il modo più semplice per parlare di cose che ci riguardano davvero, senza prenderci troppo sul serio ma ascoltandoci un po’ di più.

Quindi oggi facciamo così:
racconta la tua vita amorosa come se fosse una recensione su TripAdvisor.

Ridiamo, ma magari tra una stella e l’altra esce pure qualche pattern interessante.

20/05/2026

Ammetto una cosa: capisco perfettamente perché sentir parlare di certe fantasie possa dare fastidio.

Ma fare informazione psicologica significa anche riuscire a stare nella complessità, senza fermarsi alle reazioni immediate.

Una fantasia sessuale non è automaticamente un desiderio reale.
E questo non banalizza minimamente la violenza.

La mente umana e la sessualità sono molto più simboliche, profonde e a volte contraddittorie di quanto pensiamo.

Forse la domanda interessante non è sempre:

“Come si fa ad avere questa fantasia?”

Ma:

“Che cosa racconta di quella persona?”

Parliamone con meno giudizio e più comprensione.

A volte pensiamo di volere una relazione.Poi, però, quando una relazione diventa reale — quindi fatta di presenza, quoti...
17/05/2026

A volte pensiamo di volere una relazione.

Poi, però, quando una relazione diventa reale — quindi fatta di presenza, quotidianità, limiti, confronto, vulnerabilità, messaggi non sempre perfetti e persone che non sempre corrispondono all’immagine che avevamo in testa — qualcosa si complica.

Perché forse non desideravamo davvero una relazione.
Desideravamo desiderare.

Desideravamo l’attesa, la fantasia, la tensione, l’idea dell’altro.
Quel tipo di coinvolgimento che resta sospeso, intenso, un po’ irraggiungibile, e proprio per questo sembra più potente.

A volte il desiderio vive benissimo nella distanza.
Poi arriva la realtà, si siede sul divano, chiede cosa mangiamo stasera… e improvvisamente perde un pò di fascino.

Perché in fondo, desiderare qualcuno e costruire qualcosa con qualcuno sono due esperienze molto diverse.

Il desiderio può accendersi nell’assenza.
La relazione, invece, chiede presenza e impegno.

E lì la domanda diventa interessante:
voglio davvero incontrare l’Altro, o voglio restare nella fantasia di ciò che potrebbe essere?

Che poi, detta semplice:(provocazione in arrivo)... a volte ciò che ci attrae non è davvero l'Alto, ma il film che avevamo montato nella nostra testa.

15/05/2026

Il quadernino dello psicologo incuriosisce sempre tantissimo.

Cosa ci scriviamo?
Diagnosi segrete?
Frasi inquietanti?
“Il paziente ha detto una cosa molto interessante mentre io cercavo di sembrare neutrale”?

Spoiler: no.
O almeno, non proprio.

Nel quaderno spesso ci sono appunti, parole chiave, collegamenti, dettagli da ricordare, temi che tornano, piccoli fili da riprendere nella seduta successiva.

Non è un registro dei problemi.
È più una mappa.

Una mappa di quello che emerge, di quello che si ripete, di quello che forse non ha ancora trovato bene le parole.

Perché in terapia non si ascolta solo “cosa” viene detto, ma anche come, quando, con quali emozioni, con quali silenzi.

E sì, ogni tanto la grafia è talmente messa male che anche noi dobbiamo interpretare noi stessi.
La vera prova proiettiva è quella.

Il quadernino non serve a giudicare, ma serve più che altro a non perdere pezzi.

Perché certe frasi, certe immagini, certi dettagli apparentemente piccoli… a volte diventano porte importanti.

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Terni
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