28/12/2025
⚠️ALLERTA SPOILER STRANGER THINGS
C’è una scena, nella quinta stagione di Stranger Things, che parla d’amore in modo sorprendentemente adulto.
È quella in cui Nancy e Jonathan si lasciano.
Li vediamo nel momento in cui la morte è una possibilità concreta. E proprio lì, quando non c’è più spazio per le maschere, trovano il coraggio di essere sinceri. Di mettersi a n**o. Di dirsi la verità, forse per la prima volta fino in fondo.
Quello che emerge è che il loro legame nasce da un trauma condiviso. Da un’esperienza dolorosa che, all’inizio, li ha uniti: stare insieme per farsi forza, per sopravvivere, per affrontare l’orrore.
Ma ciò che li ha salvati allora, col tempo è diventato una gabbia. Il patto della coppia si è cristallizzato attorno a due persone bisognose, spaventate, che si sono trovate nel momento del bisogno. E così quel legame ha smesso di permettere l’evoluzione individuale. Non li fa più crescere. Non li lascia diventare altro.
In quella stessa scena, Jonathan chiede a Nancy se è innamorata di Steve. E Nancy risponde con un’onestà disarmante: no, non può amarlo. Non perché non sia una brava persona, ma perché Steve sa chi è e cosa vuole, mentre lei no. E non lo sa perché è rimasta intrappolata in una versione di sé che non le appartiene più.
Lo stesso vale per Jonathan. Non a caso è lui a dire: “Porto questo anello in tasca da due giorni, e pesa come un macigno. Può risolvere tutto o mandare tutto in rovina”.
Tradotto: può dare un nuovo senso alla relazione, oppure può diventare un modo per non vedere. Per abbassare il volume dei sentimenti. Per andare avanti per inerzia, sacrificando l’integrità personale pur di non affrontare una verità dolorosa: ci siamo amati nel momento del bisogno, ma ora desideriamo cose diverse.
Ed è qui che la serie ci offre una lezione enorme sull’amore.
Una coppia non si regge sul bisogno. Si regge sul desiderio. Sul scegliersi ogni giorno, nonostante le differenze, i limiti, le paure. Sul voler crescere insieme, non sul restare incastrati in ciò che siamo stati.
Con la parabola di Nancy e Jonathan, i fratelli Duffer ci ricordano questo: l’amore che salva non è quello che trattiene, ma quello che lascia essere.