15/10/2025
Ieri un mio amico mi ha girato questa poesia,racconto ,viaggio...
"La Fenice di Cenere"
La Fenice di Cenere siamo noi ogni volta che cadiamo ma,grazie anche alle lacrime riusciamo a riaccendere la nostra "scintilla divina" e la nostra "luccicanza del 💖"
Uno scritto profondo che voglio condividere con te che in questo momento ti riconosci in queste righe.
Grazie Antonio ✨
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"La Fenice di Cenere"
C’era una volta una donna che viveva in una casa di vetro.
Da fuori sembrava luminosa, trasparente,
fragile ma,
bellissima.
Dentro, invece,
regnava il silenzio della polvere e l’odore di bruciato.
Aveva creduto nell’amore come si crede nel sole dopo la pioggia,
ad occhi chiusi,
col cuore spalancato.
Ogni volta aveva acceso un fuoco,
e ogni volta qualcuno l’aveva spento con mani fredde,
lasciandole in cambio solo fumo e cenere.
Gli altri la guardavano, ma nessuno la vedeva davvero.
Nessuno aveva mai scommesso su di lei,
nessuno l’aveva mai scelta per prima.
Era sempre "quella giusta al momento sbagliato",
la fiamma accesa in un camino dove nessuno voleva sedersi.
Il suo corpo portava le cicatrici di tante battaglie:
tagli, ricuciture, dolori nascosti dietro a sorrisi stanchi.
Ogni operazione era un tentativo di ritrovare se stessa,
di piacersi almeno un po’,
di vedersi allo specchio e dire:
“Ecco, questa sono io.”
Ma ogni volta il riflesso le restituiva solo l’immagine di un involucro,
bello forse, ma vuoto.
Dentro di sé non sentiva più fuoco né brace,
solo cenere spenta,
un deserto dove una volta cresceva un giardino di sogni.
Si sentiva prosciugata,
come una fiamma che non trova più ossigeno.
Eppure, da qualche parte nel mondo,
c’era qualcuno che la vedeva davvero.
Qualcuno che non si fermava alla casa di vetro,
né alle sue crepe, né alle sue ombre.
Qualcuno che aveva intravisto,
tra la cenere,
una scintilla quasi invisibile ma viva.
Lui non voleva salvarla.
Voleva solo ricordarle che, sotto quella polvere,
dormiva ancora una Fenice.
E quando lei, un giorno, stanca di tutto,
cadde in ginocchio davanti al suo stesso dolore,
una lacrima cadde sulla cenere.
Fu così che sentì di nuovo calore,
non era amore per qualcuno,
ma un timido, incredulo amore per sé stessa.
Da quella lacrima nacque una fiamma piccola,
poi un soffio, poi un incendio.
E la donna si rialzò,
non più per essere scelta,
ma per scegliere se stessa.
Ora cammina ancora nella casa di vetro,
ma la luce che brilla non viene più da fuori.
È lei la sua luce.
È lei, finalmente, la Fenice rinata dalle proprie ceneri.
"A.V."