Centro Studi Homo

Centro Studi Homo www.centrostudihomo.com Siamo aperti dal 1986 Psicoterapia, Yoga, Pilates, Massaggi, Meditazione. Piccole dimensioni, riservatezza, esperienza e professionalità.

Il Centro Studi Homo è una associazione culturale - assistenziale che aiuta le persone a conseguire il benessere psicofisico grazie a più metodiche occidentali ed orientali.

05/01/2026

Per due anni pranzò da sola, ogni giorno, mentre i suoi compagni facevano finta che non esistesse.
A sedici anni decise che nessun bambino avrebbe più dovuto vivere quella stessa umiliazione.
E creò un’app.
In una settimana diventò virale.

Era la settima classe.
Natalie Hampton entrava nella mensa con il vassoio tra le mani e lo sguardo che correva veloce tra i tavoli. Cercava un posto qualsiasi.
Tutti occupati.
Risate, gruppetti chiusi, conversazioni che non lasciavano spazio. Lei sapeva già come sarebbe andata. Ci aveva già provato. Avvicinarsi significava esporsi. E l’esito era sempre lo stesso: rifiuto pubblico, immediato, bruciante.

Così trovava un tavolo vuoto in un angolo.
E si sedeva da sola.
Ancora.

«Quando entri in mensa e vedi tutti i tavoli pieni», avrebbe raccontato più tardi, «sai che cercare di unirti a qualcuno finirà solo con un rifiuto. Ti senti completamente solo. Invisibile».
Ma sedersi da sola non era una soluzione. Era un marchio. Tutti lo vedevano. Tutti lo sapevano. La solitudine non era privata. Era esposta.

Per due anni — settima e ottava classe — Natalie subì bullismo in una scuola privata femminile in California.
Spinta contro gli armadietti.
Email minacciose.
Aggressioni fisiche: quattro in due settimane.
«Tornavo a casa piangendo, con graffi sul viso e lividi sul corpo», raccontò.

Quando denunciò tutto, non cambiò nulla.
Anzi. Fu mandata da un consulente per “capire perché era vittima di bullismo”. Come se fosse colpa sua.
Gli insegnanti non intervennero.
Gli studenti nemmeno.

Ogni giorno, per due anni, Natalie mangiò da sola.
L’isolamento diventò così pesante che sviluppò una grave ansia e fu ricoverata.
Sua madre definì quel periodo «il più buio della nostra vita».

Poi cambiò scuola.
E tutto cambiò.

I compagni erano gentili. Accoglienti. Inclusivi.
Natalie fece amicizia subito.
Per la prima volta dopo anni, si sentì al sicuro.

Ma non riusciva a smettere di pensare a chi era rimasto indietro.
A chi sedeva ancora da solo.
A chi aveva paura persino di chiedere aiuto, perché sapeva che avrebbe potuto peggiorare le cose.

E ricordava una frase:
quella che avrebbe voluto sentire più di ogni altra:
«Ehi, va tutto bene? Vieni a sederti con noi».

Quattro parole.
E se ci fosse stato un modo per farle arrivare senza esporsi?
Senza umiliazione.
Senza rischio.

A sedici anni Natalie creò Sit With Us ( Siediti con noi ).
L’idea era semplice e potentissima: alcuni studenti si iscrivevano come “ambasciatori”, impegnandosi a organizzare pranzi aperti. Gli altri potevano vedere, tramite l’app, quali tavoli erano accoglienti e scegliere dove sedersi.
Tutto dal telefono.
In privato.
In sicurezza.

«Così nessuno deve sapere», spiegò Natalie. «E arrivi già sapendo che non sarai rifiutato».

Non sapeva programmare.
Ma sapeva esattamente di cosa c’era bisogno.

Coinvolse i genitori, disegnò ogni funzione, scrisse ogni parola, costruì l’impegno degli ambasciatori. Assunsero un programmatore freelance.
Il 9 settembre 2016 l’app venne lanciata.

In una settimana, 10.000 download.
Poi i media. NPR. Washington Post. CBS.
Donazioni. Messaggi da tutto il mondo.
Marocco. Filippine. Australia. Francia. Inghilterra.

Perché tutti capiscono la politica dei tavoli della mensa.
Tutti ricordano quella paura.
E tutti riconoscono il valore di chi trasforma il dolore in una soluzione.

Studi universitari hanno dimostrato che l’intervento tra pari riduce significativamente il bullismo.
Natalie è diventata speaker TEDxTeen, è stata riconosciuta dall’ONU, ha ricevuto premi internazionali.

Ma ciò che contava davvero erano i messaggi:
bambini che avevano trovato amici,
che non temevano più la pausa pranzo,
che finalmente si sentivano parte di qualcosa.

«Anche se cambiasse la vita di una sola persona», disse Natalie, «ne sarebbe valsa la pena».

Oggi Sit With Us è presente in oltre trenta paesi.
Natalie è ancora la CEO.
Ma l’impatto va oltre le mense.

Ha dimostrato una cosa fondamentale:
chi ha sofferto non deve restare una vittima.
Può diventare la soluzione.

A volte cambiare il mondo non inizia con un discorso.
Inizia con un tavolo.
E qualcuno disposto a dire:
«Vieni. Qui c’è spazio».

Piccole Storie.

Pilates e yoga sono due discipline sempre più popolari, entrambe capaci di migliorare il benessere fisico e mentale. Seb...
02/01/2026

Pilates e yoga sono due discipline sempre più popolari, entrambe capaci di migliorare il benessere fisico e mentale. Sebbene abbiano origini diverse, condividono l’obiettivo di promuovere equilibrio, forza e rilassamento, rendendole strumenti indispensabili per chi desidera uno stile di vita sano e armonioso.

Il Pilates, sviluppato da Joseph Pilates all’inizio del XX secolo, si concentra sul rafforzamento del core, sulla postura e sulla consapevolezza del corpo. Questo metodo utilizza movimenti controllati e precisi che migliorano la forza muscolare senza sovraccaricare le articolazioni, ideale per chi cerca una pratica efficace e sicura. Inoltre, il Pilates aiuta a correggere squilibri posturali e prevenire dolori, favorendo una maggiore mobilità e qualità di vita.

Lo yoga, invece, affonda le sue radici nella tradizione indiana millenaria e unisce esercizi fisici, respirazione e meditazione. Questa disciplina non solo tonifica il corpo, ma calma la mente, riduce lo stress e migliora la concentrazione. La pratica regolare dello yoga porta a una maggiore flessibilità, equilibrio emotivo e un profondo senso di benessere interiore.

Scegliere di praticare Pilates o yoga significa investire nella propria salute a 360 gradi. Entrambe le discipline sono accessibili a tutte le età e livelli di esperienza, permettendo a chiunque di avvicinarsi a uno stile di vita più consapevole e salutare. Per chi desidera un corpo forte e una mente serena, integrare Pilates e yoga nella routine quotidiana rappresenta una scelta vincente e altamente consigliata.

Sei nel 2026. È l’inizio dell’anno.
Che aspetti? Vieni a trovarti!!!

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28/12/2025

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🔶 Dopo il ritorno dallo spazio disse: viviamo una “menzogna” senza rendercene conto.

Dopo aver trascorso 178 giorni a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, l’astronauta Ron Garan è tornato sulla Terra portando con sé qualcosa di più pesante di qualsiasi strumento o dato scientifico:
una comprensione trasformata del significato stesso dell’umanità.

Dall’orbita, la Terra non appare come un insieme di Paesi, confini e interessi contrapposti.
Appare come un’unica sfera blu, luminosa, sospesa nel buio del cosmo.
Non esistono linee che separano i continenti, né bandiere che delimitano i territori.
A circa 250 miglia sopra la superficie, i conflitti umani si rimpiccioliscono all’improvviso, mentre i legami che uniscono gli esseri umani diventano inevitabili.

Garan racconta di aver osservato i temporali lampeggiare sopra interi continenti, l’aurora muoversi come tende viventi sopra i poli, e le luci delle città scintillare silenziose sul lato notturno del pianeta.
Ciò che lo ha colpito di più non è stata la potenza della Terra, ma la sua fragilità.
L’atmosfera che protegge ogni forma di vita appariva come un sottilissimo anello azzurro, appena visibile, eppure responsabile di tutto ciò che respira, cresce e vive.

Questa visione ha innescato ciò che gli astronauti chiamano “overview effect”,
un profondo cambiamento di prospettiva che colpisce molti di coloro che osservano la Terra dallo spazio.
È la presa di coscienza improvvisa che l’umanità condivide un unico sistema chiuso.
Nessuna copia di riserva.
Nessuna via di fuga.
Nessun pianeta alternativo.

Da qui, Garan ha iniziato a riconsiderare le priorità dell’umanità.
Sulla Terra, la crescita economica viene spesso vista come il fine ultimo.
Ma dallo spazio, questa gerarchia crolla.
La vera priorità dovrebbe essere:
prima il pianeta, poi la società, infine l’economia.
Perché senza un pianeta sano non può esistere né una società né un’economia.

Egli paragona la Terra a un’astronave che trasporta miliardi di membri dell’equipaggio,
tutti dipendenti dagli stessi sistemi di supporto vitale.
Eppure, molti si comportano come semplici passeggeri, non come custodi,
convinti che la responsabilità di mantenere il sistema spetti a qualcun altro.

Dall’orbita, gli inquinanti non hanno nazionalità
e i sistemi climatici non riconoscono confini.
Un danno ambientale in un’area si ripercuote sull’intero pianeta.
Le divisioni che difendiamo con tanta forza sulla Terra,
dall’alto semplicemente non esistono.

Il messaggio di Garan non è idealistico né emotivo,
ma concreto e profondamente realistico.
Se l’umanità continuerà a trattare la Terra come una risorsa infinita,
anziché come un sistema condiviso e fragile,
le conseguenze ricadranno su tutti.

Vedere la Terra dallo spazio non lo ha fatto sentire piccolo,
ma immensamente responsabile.

Perché quando comprendi davvero che stiamo tutti navigando sulla stessa fragile navicella attraverso l’universo,
l’idea di “noi e loro” svanisce silenziosamente,
lasciando spazio a un’unica verità impossibile da ignorare:

esistiamo solo come “noi”.

Da Andrea Battiata

Buone feste!!!🎉
26/12/2025

Buone feste!!!🎉

Buon pomeriggio a tutti e a tutte ovviamente!! 🧘 Siamo entrati nel mese di dicembre. Mese delle emozioni legate al Natal...
02/12/2025

Buon pomeriggio a tutti e a tutte ovviamente!! 🧘
Siamo entrati nel mese di dicembre. Mese delle emozioni legate al Natale, alle relazioni, ai ricordi.
Quindi quale modo migliore delll’evento di MERCOLEDÍ 17!
Esattamente una settimana prima di addentrarci nelle feste.
Non credo ci sia modo migliore per affrontarle. Quindi vi aspettiamo per il risveglio e l’armonizzazione del secondo chakra!

30/11/2025

Un webinar gratuito per vivere il respiro come chiave che anima le āsana e apre il cammino verso uno Yoga autentico, radicato e consapevole. Con Antonio Nuzz...

26/11/2025

💔 A volte la vita non dà avvisi. Arriva, colpisce e porta via ciò che nessun cuore dovrebbe perdere: i figli. È successo così, di colpo, alla famiglia del bosco. Un giorno erano insieme, immersi nella loro piccola isola di pace; il giorno dopo, la loro casa era piena solo di silenzi e di assenze.

Loro cercavano soltanto un modo diverso di vivere: lento, semplice, pulito. I bambini correvano tra gli alberi, ridevano con gli animali, crescevano respirando libertà. Sembrava un sogno, invece è stato giudicato un problema. E quel sogno è stato strappato dalle mani di due genitori che non avevano fatto altro che amare a modo loro.

Ora il bosco è diventato un luogo diverso: non più rifugio, ma testimone muto di ciò che è stato portato via. Le foglie cadono più pesanti, la luce entra più debole, come se persino la natura sentisse che manca qualcosa. E loro, Catherine e Nathan, vivono con la stessa domanda che li divora ogni giorno: “Perché ci avete tolto i nostri bambini?”.

Indirizzo

Via Pascarella, 10/A
Terni
05100

Orario di apertura

Lunedì 08:00 - 21:00
Martedì 08:00 - 21:00
Mercoledì 08:00 - 21:00
Giovedì 08:00 - 21:00
Venerdì 08:00 - 21:00
Sabato 08:00 - 14:00

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