12/12/2025
Ridurre la Vergogna
“Chi ti vuole davvero, ti vuole anche senza fiocco.”
La vergogna è una delle emozioni più primitive e potenti.
Non nasce solo dal timore di sbagliare, ma dal terrore più profondo:
quello di essere inadeguati “nel nucleo”, come esseri umani.
Gershen Kaufman la descrive come una ferita dell’identità,
una tensione che piega lo sguardo verso il basso e sussurra:
“C’è qualcosa in te che non va.”
Donald Nathanson la rappresenta con la sua “shame compass”:
quattro direzioni in cui spesso ci rifugiamo per non sentirla:
👉 ritirarci,
👉 attaccare noi stessi,
👉 attaccare gli altri,
👉 evitare.
Ma nessuna di queste direzioni ci libera davvero.
June Tangney e Ronda Dearing distinguono tra vergogna e senso di colpa:
il senso di colpa riguarda le azioni;
la vergogna, invece, avvelena l’essere.
Per questo è così dolorosa.
Per questo è così universale.
Brené Brown parla di resilienza alla vergogna:
la capacità di restare in relazione anche quando ci sentiamo imperfetti, vulnerabili, stonati.
È un processo che richiede tre pilastri:
coraggio, connessione, compassione.
✨ Pratica del giorno
Ricorda una persona con cui puoi essere imperfetta.
Una persona davanti alla quale non hai bisogno di brillare, di spiegare, di guadagnarti spazio.
La vergogna diminuisce quando la portiamo a qualcuno che sa tenerla.
La verità è che nessuno merita amore per il fiocco perfetto.
Il valore vero — quello che resiste —
nasce quando qualcuno ci sceglie così come siamo,
anche nei giorni in cui ci sentiamo meno “presentabili”.
Ed è lì, in quello sguardo che non giudica,
che la vergogna smette di comandare
e torna a essere solo un’emozione:
umana, condivisibile, guaribile.